«L'Aquila era già morta prima del 6 aprile». Cialente querela Stracquadanio

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. «L'Aquila era già morta prima del 6 aprile». «Un sindaco governa non incita le folle». «Cialente ha qualche interesse in gioco nella partita della non ricostruzione e poi cerca di scaricare questi interessi sul governo che lo ha nominato dall'inizio commissario straordinario». * CIALENTE INSISTE: «LAVORI FERMI PER INDISPONIBILITA' FONDI» * UNA LETTERA A MARONI PER GLI SCONTRI DI ROMA * CASENTINO RIPARTE, GLI ALLOGGI ATER NO
Sono queste alcune frasi pronunciate dal parlamentare del Pdl Giorgio Celio Stracquadanio nel corso dell'intervento alla Camera dei Deputati nella seduta del 7 luglio scorso, in concomitanza con la manifestazione di protesta di circa cinquemila aquilani a Roma durante la quale vi furono scontri con la polizia.
Proprio per quelle affermazioni il sindaco dell'Aquila e vice commissario per la ricostruzione, Massimo Cialente, ha annunciato la presentazione di una querela.
Si arriverà quindi in tribunale ma probabilmente non si otterrà niente perchè l'estensore di quelle affermazioni gode dell'immunità di parlamentare.
Ma Cialente vuole andare comunque avanti. Almeno per far vedere che certe cose non se le fa scivolare addosso.
Stracquadanio aveva attaccato gli aquilani per la protesta denunciando che la ricostruzione non può essere fatta attraverso la manifestazione delle carriole e sottolineando che L'Aquila «era una città che stava morendo, indipendentemente dal terremoto, e che il terremoto ne ha certificato la morte civile».
«Cialente è il vice commissario», ha continuato il rappresentante della maggioranza , «e se deve protestare allora lo dovrebbe fare allo specchio perchè la sua responsabilità è totale. Il problema vero è che non ha preso decisioni da quando ha assunto l'incarico di vice commissario ma si lamenta».
Ma per il sindaco l'esponente del Pdl ha detto sciocchezze e cose non vere, «ma lo querelo per difendere la città definita morente, cosa non vera perché L'Aquila, dopo una crisi industriale comune a molti altri centri, si stava rilanciando».
«So che con l'immunità parlamentare non succederà nulla - ha continuato Cialente - ma querelerò Stracquadanio, il cui intervento dimostra a quali umiliazioni sono costretti gli aquilani e che cosa pensa il Pdl dei terremotati. Possono anche mandarmi via, ma sappiano che troveranno 40mila aquilani più arrabbiati di me».
Di parere opposto l'esponente del Popolo delle Libertà, secondo il quale «i cinquemila manifestanti che sono venuti a Roma» sarebbero una minima parte dei 50 mila cittadini del cratere.
«Si rinunciò a fare new town», come chiesto dai governi locali, ha ricordato Stracquadanio, «e oggi si lamentano perchè ci sono quartieri che soffrono di mancanza di opere di urbanizzazione. Il governo aveva l'intenzione di creare in città un polo universitario come la Sapienza e ci hanno attaccato di voler cementificare. Da quando non c'è più la protezione civile i problemi si sono triplicati. Siamo noi», aveva chiuso il deputato, «che dobbiamo andare a protestare contro di loro, non viceversa».
12/07/2010 8.19

IL DISCORSO DI STRACQUADANIO



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CIALENTE INSISTE: «LAVORI FERMI PER INDISPONIBILITA' FONDI»

«Se non spendiamo è perché i lavori sono partiti con un ritardo di almeno tre mesi e perché i soldi non sono ancora disponibili».
Così il sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente, in una appassionata conferenza stampa ha chiarito la questione legata alla disponibilità di fondi per la ricostruzione, tema sul quale «é in atto un autentico balletto di cifre», rinviando al mittente ogni accusa sulla eccessiva burocrazia degli uffici comunali.
La situazione è impantanata ormai da mesi e dal Comune piovono responsabilità sul Governo e viceversa.
La situazione non si sposta di un centimetro e molto spesso lo scontro politico ottiene più risalto e visibilità dei numerosi problemi quotidiani, ricostruzione ferma in primis.
Ma Cialente va per la sua strada: sta cercando in tutti i modi di far capire che lui ha le mani legate, nonostante da Roma si dica ben altro.
Il sindaco ha spiegato che dei due miliardi di euro della Cassa depositi e prestiti disponibili per i contributi agevolati, quelli di più semplice accesso, cioé anticipati dalle banche che poi vengono rimborsarti dallo Stato, non sono stati utilizzati perché solo alla fine di lunghe trattative «anche con le mie richieste al ministro Tremonti», sono stati rimossi ostacoli «come l'ipoteca sulla casa e il tetto massimo portato dopo una lunga battaglia da 80mila per le B e le C, e 150mila per le E, a 200mila per tutti», che hanno frenato i cittadini che hanno optato maggiormente per i contributi diretti.
In riferimento a questa situazione, il sindaco, nel reiterare la richiesta di finanziare la ricostruzione con il contributo agevolato, finora negata da Roma, ha fatto appello ai cittadini perché per il recupero delle B, C ed E si scelga da subito la via del contributo agevolato, e a quanti hanno scelto il contribuito diretto di trasformarlo rivolgendo al Comune in agevolato.
In fatto di contribuiti diretti, Cialente denuncia che «i fondi non ci sono ancora perché per dal Cipe ci sarebbero dovuti arrivare per quest'anno 780 milioni di euro».
«Avremmo dovuto averli tra febbraio e marzo scorsi - ha precisato - ma Berlusconi ha firmato la liberatoria dei fondi solo l'altro ieri, il giorno dopo la manifestazione a Roma. Questo significa che per ottenere qualcosa dobbiamo andare alla Capitale, farci prendere a manganellate e lasciare sul posto qualche goccia di sangue».
Sui ritardi, Cialente tira in ballo le istituzioni che hanno deciso la filiera delle procedure con i passaggi tra Fintecna, Cineas e le richieste di Durc (Documento unico di regolarità contributiva), che deve essere fatto dalle imprese per ogni singolo lavoro per dimostrare che é in regola con i contributi ai lavoratori.
Da quanto emerso finora, Cialente ha svelato che il 10-15% delle aziende non è risultato in regola.
«Non abbiamo deciso noi l'obbligo del Durc. Ci si dica di non richiedere il Durc e il Sal, saremmo lieti di farlo e guadagneremmo molto tempo».
«Se ci danno quanto dato ad altri territori che hanno vissuto la stessa tragedia, tutto finirà - ha continuato - altrimenti non ci fermeremo. Ad esempio, con la restituzione delle tasse in dieci anni al 10%, saremo tutti più poveri e quindi spendendo meno, l'economia non ripartirà».

12/07/2010 8.49
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UNA LETTERA A MARONI PER GLI SCONTRI DI ROMA

Ieri, in un tendone affollatissimo di cittadini e alcuni rappresentati istituzionali, l'assemblea cittadina ha fatto il punto sulla situazione e le iniziative da mettere in campo dopo la manifestazione del 7 luglio.
A poco meno di una settimana si chiede di fare piena chiarezza su quanto accaduto nella capitale. Il risultato certo è che tre aquilani hanno riportato lievi ferite dovute alle manganellate dei militari quando il corteo è entrato in contatto con il cordone di sicurezza predisposto dai carabinieri.
I manifestanti hanno deciso di inviare una lettera al Ministro Maroni in merito proprio agli incidenti: si respingono le accuse delle forze dell'ordine su presunte provocazioni dei manifestanti, si chiede un'inchiesta al Ministro e le dimissioni dei dirigenti che hanno dato una versione tendenziosa dei fatti.
Secondo la questura di Roma, infatti, i carabinieri avrebbero cominciato a manganellare solo dopo essere stati provocati dalla folla, ipotesi completamente smentita dai presenti.
Si dice anche che nel gruppetto in prima fila ci fossero anche esponenti dei centri sociali, anche questa ipotesi completamente smentita da chi ha organizzato il corteo.
Proprio per questo ieri l'assemblea ha approvato la lettera e chiede di sottoscriverla a tutti gli attori istituzionali che hanno aderito e partecipato alla manifestazione, in primo luogo quindi i sindaci, il presidente della provincia, i sindacati, l'università, la curia. Chi firmerà?
« Abbiamo sentito», si legge nella lettera, «il capo della Digos di Roma, il Questore di Roma e anche il capo della Polizia, dott. Manganelli, evocare la presenza di elementi esterni a noi estranei che avrebbero agito da agenti provocatori. La informiamo», continuano, «che di quel che è accaduto gli unici responsabili siamo noi, cittadini aquilani, madri, padri, figlie e figli. Di questo ci assumiamo tutti uniti piena e unica responsabilità. Tutto il resto sono delle assolute falsità».
L'onorevole Giovanni Lolli (Pd), che anche lui ha rimediato una manganellata, ha annunciato, sempre sui fatti della manifestazione, un'interrogazione parlamentare.
L'assemblea ha deciso inoltre di organizzare già nella prossima settimana un'iniziativa sull'informazione, da tenersi di nuovo a Roma per presentare il materiale fotografico e video sulla manifestazione e dare il più ampio resoconto all'opinione pubblica su quanto è realmente avvenuto.
Ai politici locali, in primo luogo il Commissario Chiodi e il vice presidente del consiglio regionale De Matteis, i quali hanno rilasciato dichiarazioni che avallano sostanzialmente la tesi della provocazione da parte dei manifestanti l'assemblea chiede di dare conto e dimostrare quanto pubblicamente dichiarato.
E adesso si pensa anche al futuro. L 'assemblea ha annunciato che si farà carico di elaborare una legge di iniziativa popolare sul terremoto, da presentare all'inizio dell'autunno (dopo aver raccolto le 50 mila firme previste dalla Costituzione per tale iniziativa)
Al Commissario Chiodi si chiede un confronto pubblico con il vice-commissario Cialente, «al fine di chiarire le tante voci e dichiarazioni che si susseguono negli ultimi tempi, riguardo alla mancanza o alla non capacità di spesa dei fondi per la ricostruzione».
Prossimo appuntamento, come sempre, mercoledì.

12/07/2010 8.49

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CASENTINO RIPARTE, GLI ALLOGGI ATER NO


L'AQUILA. Casentino torna ad avere il servizio ambulatoriale.
L'associazione Regionale Società Operaie di Mutuo Soccorso d'Abruzzo nella persona del presidente regionale Raffaele Lolli, ha consegnato ieri mattina le chiavi dell'ambulatorio medico di Casentino al sindaco di Sant'Eusanio Forconese Giovanni Berardinangelo.
Si tratta di una struttura di 70 mq circa situata nel villaggio Map di Casentino e realizzata interamente dall'associazione in soli due mesi.
«L'ambulatorio - dice il sindaco Giovanni Berardinangeli – prima del terremoto si trovava nel centro storico di Casentino ed era di fondamentale importanza per i residenti del paese per lo più anziani».
Insieme alle autorità e alle 34 famiglie di Casentino hanno partecipato 70 rappresentanti dell'associazione Società Operaie di Mutuo Soccorso provenienti dall'Abruzzo, dalla Lombardia, dalle Marche, dal Veneto e dalla Puglia.
«La comunità non dimenticherà – dice Mimmo Srour questo gesto di solidarietà manifestato da ogni parte di Italia, il messaggio che si sta veicolando in questi giorni, che gli aquilani hanno cancellato dal loro vocabolario la parola grazie è inesatto, perché la popolazione aquilana di Casentino, in questo caso non dimenticherà mai chi gli è stato tanto vicino».
Prima del taglio del nastro e dei festeggiamenti l'Arcivescovo dell'Aquila ha benedetto i locali della nuova struttura.
E se qualcosa comincia a ripartire c'è sempre qualcosa che resta fermo al palo, come la riparazione degli alloggi Ater dell'intera provincia.
L'associazione Mia Casa d'Abruzzo chiede al Consiglio regionale di predisporre un testo legislativo “specifico e ad hoc” contenente «norme di indirizzo all'altezza di una vera e propria “Legge quadro” in merito alla riparazione e ricostruzione della Edilizia Residenziale Pubblica per quanto di competenza, e in particolare per la loro messa in sicurezza antisismica, con ben individuati capitoli di spesa e risorse finanziarie immediatamente utilizzabili».
«La Proposta di legge di iniziativa rigorosamente del Consiglio regionale», spiega Pio Rapagnà, «assegnata in via di necessità ed urgenza alla 2^ Commissione Consiliare, dovrebbe essere portata in aula alla prima seduta utile del Consiglio regionale e, in ogni caso, prima della sospensione dei lavori per le ferie estive».
Il Consiglio regionale è chiamato inoltre, in quanto massima ed unica Isitutuzione legislativa regionale autonoma, a predisporre “provvedimenti” e “piani strategici” per la “riqualificazione e messa in sicurezza” dell'Edilizia Residenziale Pubblica a rischio sismico, dentro e fuori il cratere e su tutto il territorio regionale.
«Le Istituzioni regionali e della Protezione Civile», chiede Rapagnà, «forniscano indicazioni precise e fattibili sia alle 5 ATER della Regione Abruzzo e sia ai tantissimi Comuni direttamente proprietari di alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica Regionale e Comunale, mettendoli nelle condizioni, anche finanziarie, di provvedere nel più breve tempo possibile».

12/07/2010 8.50