Pagamento tasse in 10 anni e non 5. Cialente: «troppo poco»

Alessandro Biancardi

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Pagamento tasse in 10 anni e non 5. Cialente: «troppo poco»
L'AQUILA. I terremotati dell'Abruzzo potranno pagare le tasse in 120 rate dal 2011. Lo prevede un apposito emendamento del governo alla Manovra. (Foto: Patrizio Migliarini)* POLEMICHE SUGLI SCONTRI. «CENTRI SOCIALI». «NON E' VERO» * «MANGANELLATI ANCHE DAL TG1 DI MINZOLINI»
Ieri sera, dopo una giornata intensa e convulsa a causa della manifestazione romana, una nota di Palazzo Chigi ha reso noto che il governo presenterà in aula al Senato la correzione al decreto legge sulla manovra, per ripartire il pagamento su 10 anni anzichè su 5, come attualmente dispone la norma approvata in Commissione.
Ma non per tutti e continuano imperterrite le differenze con gli altri terremotati che in situazioni analoghe hanno beneficiato di vantaggi superiori.
Dal primo luglio dipendenti e pensionati dovranno versare nuovamente le imposte.
Tutto è sospeso invece per i lavoratori autonomi e per le imprese che hanno un volume d'affari inferiore ai 200 mila euro che non dovranno versare tributi e contributi fino al 20 dicembre 2010.
Una fetta troppo piccola di cittadini, però, si dice ormai da settimane, è rinchiusa in questo range.
La sospensione dei pagamenti annunciata dal governo per l'Abruzzo, e poi attuata con un emendamento introdotto nella manovra, divide così i destini dei lavoratori autonomi e dei dipendenti. Una lotta tra ''poveri'' di cui il territorio non sentiva di certo la necessità.
Gli "autonomi" avranno ancora 5 mesi di sospensione.
E, anche se la norma non è ancora stata trasformata in legge, l'Agenzia delle Entrate e l'Inps hanno annunciato che manterranno la moratoria.
Lo stop, invece, non vale per dipendenti e pensionati, ma anche per le aziende più grandi.
Sono escluse espressamente anche le banche e le assicurazioni. Per i primi, comunque, non ci sono "grandi" scadenze in vista.
Il pagamento dell'Ici sulle seconde case andrà fatto a dicembre e anche le imposte per la dichiarazione Unico, prevista in prima battuta il 16 giugno, rientrano certamente tra i tributi arretrati che vanno versati da gennaio prossimo.

DAL NUOVO ANNO A REGIME

Dal prossimo anno, però, si tornerà a regime, secondo quanto previsto dall'emendamento del relatore di maggioranza approvato in commissione Bilancio al Senato sul decreto della manovra.
La riscossione degli arretrati inizierà dal mese di gennaio senza sanzioni, interessi e ulteriori oneri: sarà però possibile suddividere il versamento in sessanta rate mensili di pari importo.
Lo stesso vale per i contributi previdenziali ed assistenziale, nonché per i premi per l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali.
Il fisco, insomma, anche se con ritardo vuole incassare i tributi dovuti con una inversione di tendenza rispetto al recente passato.

GLI ALTRI TERREMOTI

Per il terremoto del 13 dicembre in Sicilia la sospensione dei tributi durò 3 anni e il governo nel 2003 ridusse del 90% i versamenti per chi non aveva pagato.
Per il terremoto di Umbria e Marche del 1997 il recupero iniziò nel gennaio 2009, con l'abbattimento per le vittime dei 3/5 di quanto dovuto.
Lo stesso accadde per il terremoto del Molise del 2002: la sospensione per le zone più colpite durò fino al 31 dicembre 2008 e alla fine, con un emendamento proposto da deputati locali, venne introdotta una decurtazione equiparata a quella di Umbria e Marche.
Ovviamente ogni volta che si decide una proroga o una decurtazione di imposte è necessario prevedere una "copertura finanziaria".
Questa volta a pagare lo slittamento della sospensione per l'Abruzzo saranno i fumatori.
I mancati incassi saranno realizzati con l'aumento delle accise su alcune tipologie di prodotti da fumo e in particolare sulle sigarette "low cost.

CIALENTE E LOLLI INSODDISFATTI

«L'emendamento rappresenta un passo avanti da parte del Governo, ma purtroppo non è ancora sufficiente», ha commentato ieri sera il sindaco Cialente. «Resta sempre il fatto che ciò che non é stato versato andrà restituito al 100%. Per essere chiari, fino a stamattina un lavoratore aquilano con uno stipendio netto di mille euro avrebbe avuto una decurtazione in busta paga di 266 euro, restando con uno stipendio di appena 740 euro, da terremotato e magari con un coniuge in cassa integrazione. Con l'emendamento inserito questa sera in finanziaria da parte del Governo, quello stesso lavoratore avrà una ritenuta in busta paga di 134 euro e uno stipendio di 876 euro. In ogni caso, come si vede, si tratta di decurtazioni insostenibili per le famiglie aquilane».
Insoddisfatto anche il deputato del Pd, Giovanni Lolli che ha parlato di un «piccolissimo passo avanti del tutto inadeguato».
08/07/10 8.03

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POLEMICHE SUGLI SCONTRI. «CENTRI SOCIALI». «NON E' VERO»


L'AQUILA. Non si placano le polemiche sugli scontri avvenuti ieri Roma quando un gruppo di manifestanti tra via Venezia e via del Corso è venuto a contatto con dei carabinieri.
I militari hanno colpito tre persone con i manganelli ferendoli alla testa.
Il ministro Maroni ha aperto una indagine per verificare quello che sia successo ma fin da subito la reazione delle forze dell'ordine è apparsa spropositata.
Qualcuno ha avanzato l'ipotesi che il corteo non fosse stato autorizzato, versione però smentita dalla ex presidente della Provincia Stefania Pezzopane.
«Eravamo autorizzati» anche se probabilmente per un numero minore di persone.
Erano più di 5 mila, invece, ieri mattina, gli aquilani stipati tra via del Corso e via Venezia.
Per la questura di Roma la vicenda è chiara: «in difformità con quanto richiesto dai promotori, alcuni manifestanti, per lo più estranei ai terremotati, hanno iniziato a premere sul cordone delle forze dell'ordine chiedendo con veemenza di raggiungere Piazza Montecitorio. L'opera di mediazione svolta dai funzionari preposti al servizio di Ordine Pubblico e dallo stesso sindaco dell'Aquila è stata resa difficoltosa a causa della presenza tra i manifestanti di appartenenti all'area antagonista e di rappresentanti di centri sociali di Roma e dell'Aquila, che incitavano a forzare il blocco per strumentalizzare possibili disordini».
La versione viene però smentita dal deputato del Pd, Giovanni Lolli, anche lui colpito dai carabinieri.
«Non c'era nessun centro sociale fra i terremotati. Sono stato in prima fila tutta la giornata, prendendo anche la mia dose di manganellate, e insieme a me hanno sfilato sempre i sindaci del territorio a tutela della nostra gente. Non ho visto centri sociali – ha assicurato ancora - lo posso testimoniare perchè ero lì e perché conosco gli aquilani. E' offensiva l'idea che si facciano strumentalizzare da chicchessia. Questa è la lotta di tutti gli aquilani, al di là di ogni colore politico e tutti chiediamo due cose: risposte concrete e rispetto».
«A manifestare», gli ha fatto eco il senatore del Pd, Giovanni Legnini, «non c'erano folli urlatori facinorosi ma cittadini comuni, imprenditori, commercianti, pensionati, studenti, lavoratori, rappresentanti delle istituzioni locali, delle parti sociali ma anche di Confindustria e della Confapi. Insomma, cittadini abruzzesi uniti contro una manovra che ignora la difficoltà di vita, umana e materiale, che impedisce loro di tornare a pagare regolarmente le imposte».
«Questo è il governo dell'odio e del manganello», ha commentato Antonio Di Pietro, segretario di Idv.
«Sono al fianco degli aquilani. Gli scontri con le forze di Polizia sono vergognosi. Questa è una battaglia della disperazione. Una battaglia tra poveri che porta solo dolore».
L'errore, secondo Di Pietro, sarebbe stato quello di aver bloccato i manifestanti «e alzato il livello della tensione. Anche i terremotati hanno il diritto di manifestare».
La solidarietà agli aquilani è arrivata anche dal segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani («molto grave quanto accaduto a Roma») e dalla Fillea-Cgil che si è scagliata contro «l'accoglienza a suon di randellate riservata ai cittadini».
«Sono indignato, per quanto accaduto ieri durante la manifestazione dei sindaci e dei cittadini aquilani a Roma. Esprimo la mia totale solidarietà in particolar modo al sindaco Cialente per l'aggressione subita inutile ed immotivata», ha detto invece Carmine Celardo segretario regionale del sindacato dei lavoratori Unsiau.

08/07/2010 9.00

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«'MANGANELLATI ANCHE DAL TG1 DI MINZOLINI»

L'AQUILA. Una giornata di lotta per chiedere la sospensione delle tasse, ma anche una giornata di indignazione contro i mezzi di comunicazione.
Ieri mattina il corteo di Sos Ricostruzione, in marcia per la città , è passato anche sotto la sede della Fnsi, la federazione nazionale della Stampa italiana, protestando a gran voce contro la malainformazione sul terremoto dell'Aquila.
«Lì raccontano solo le passerelle – hanno denunciato i terremotati - non si dice nulla delle 16 mila persone che hanno perso il lavoro né delle cricche dei subappalti».
Il segretario generale Franco Siddi è immediatamente sceso in strada ad incontrare i manifestanti. «Vi ringrazio per aver denunciato uno stato di disagio che molti non vogliono vedere o raccontare - ha detto Siddi alla folla -. Venerdì sciopereremo contro il ddl sulle intercettazioni e contro i tagli, ma anche perché ci siano le condizioni per un'informazione pulita e leale come state chiedendo, perché non si mostrino solo le passerelle».
Ammettendo che in questi mesi c'é chi non ha compiuto pienamente il suo dovere di cronaca, Siddi ha però ricordato che «molti giornalisti hanno lavorato per mesi all'Aquila, scrivendo nei container accanto a voi. Abbiamo combattuto perché molte agenzie volevano andare via. Siamo vicini a voi perché la stampa continui a tenere i riflettori accessi perché anche per chi non ha a disposizione i telegiornali l'informazione deve essere garantita. A decidere purtroppo non siamo noi, ma le proprietà dei giornali e i direttori che non sempre pensano che sui giornali vada raccontata la vita vera, ma per i quali basta anche sono riportare una battuta o una presenza. Quando capita non lo condividiamo. Avete diritto a manifestare. Spero lo scrivano i miei colleghi. Avete la nostra solidarietà ed il nostro sostegno».
E ieri, ancora una volta, le critiche più feroci sono state contro il Tg1 delle 13 che non ha mostrato le immagini degli scontri né riferito che ci fossero 3 feriti e piazzato il servizio dopo 18 minuti dall'inizio, al quattordicesimo posto.
La notizia dei tre aquilani feriti, una protesta disperata contro il governo e una città totalmente bloccata, è stata infatti data dopo quella di due preti cinesi uccisi (in Cina), della scoperta di alcuni evasori totali a Lodi, di un giovane morto in un incidente stradale a Roma, degli sviluppi dei casi Claps e Marcinelle, degli arresti per appalti nelle ferrovie a Napoli, dei presunti finanziamenti illeciti a Sarkozy, del tedesco che ha ucciso due italiani, di alcuni arresti per camorra a Ercolano.
Il consigliere regionale dell'Idv, Carlo Costantini, ha usato parole forti: «i manganelli e l'informazione di regime sono gli indicatori classici dei regimi dittatoriali: in Italia siamo ben oltre». «Le notizie che interessano direttamente il presidente del Consiglio», ha aggiunto, «vengono trattate dalla televisione di Stato non secondo le logiche di una informazione imparziale, ma secondo le convenienze personali di Berlusconi».
Costantini ha sottolineato che «siamo stati inondati per settimane da aperture del Tg1 su tagli di nastri e cerimonie di inaugurazione, mentre le manifestazioni di protesta che interessano lo stesso presidente del Consiglio, caratterizzate da una enorme partecipazione popolare, sono state relegate in coda nel Tg1 di oggi dell'edizione delle 13 e 30».
Ha parlato di «ennesimo, clamoroso e offensivo trucco del Tg1», il capogruppo dell'Idv in commissione di Vigilanza Francesco Pardi. «Non si poteva davvero tacere degli incidenti tra forze dell'ordine e terremotati dell'Aquila durante la manifestazione a Roma. Allora Minzolini ha deciso, da fuoriclasse della disinformazione, di non annunciare nei titoli di apertura l'accaduto e di relegarlo al diciottesimo minuto del suo Tg1, quattordicesimo dei servizi in programma oggi».
Per Giuseppe Giulietti di Articolo21 «i disordini e gli scontri che hanno coinvolto i cittadini aquilani nel centro di Roma, sono stati, come è doveroso, al centro delle aperture di tutte le maggiori edizioni dei tg dell'ora di pranzo», tranne che nel Tg1.
«L'informazione Rai - aggiunge Giulietti - paga il suo prezzo all'asservimento politico al premier facendo 'scadere' il servizio di cronaca nell'area di minore ascolto. Così non può andare avanti. I cittadini manganellati in piazza, non meritano di essere 'manganellati' anche dal Tg 1».

08/07/2010 9.58