Consiglio comunale a Piazza Navona poi lancio di pomodori in viale Mazzini

Alessandro Biancardi

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Consiglio comunale a Piazza Navona poi lancio di pomodori in viale Mazzini
ROMA. Si sono posizionati in Piazza Navona, a pochi metri dal Senato, i consiglieri comunali dell'Aquila e il sindaco Massimo Cialente per un Consiglio comunale straordinario.(Foto: Franco Massimo Botticchio)
Tanti gli aquilani presenti, partiti questa mattina alle 7 con i pullman dal capoluogo di regione.
Lo scopo di questo 'trasloco' in massa è quello di richiamare l'attenzione sui problemi della ricostruzione post-terremoto, un ennesimo tentativo per cercare di tenere accesi i riflettori sulla città martoriata dal sisma.
La riunione è stata allargata a tutti i sindaci del cratere e al presidente della Provincia dell'Aquila, Antonio Del Corvo. Assente invece il presidente Chiodi «ma in questa battaglia è con noi», ha assicurato Cialente.
Alcuni partecipanti hanno esibito cartelli di protesta. "Come sta l'Aquila? - si legge in uno di questi che riporta una vignetta con medico e paziente - E' ancora un po' intontita - risponde il dottore - ma se si sveglia si incazza".
In un altro cartello c'é l'epitaffio per la città dell'Aquila listato a lutto.
In Piazza Navona è anche arrivata una carriola con delle piccole scatole della dimensione di un mattone su cui c'é scritto "cricca": un simbolo della mancata ricostruzione e un evidente riferimento all'inchiesta sugli appalti per la Grandi Opere.
A portarla è stato il senatore dell'Idv Stefano Pedica. «Faremo un corteo con chi ci vuole seguire - ha spiegato Pedica - e scaricheremo questa carriola a via Ulpiano, di fronte alla sede della Protezione Civile. Mettessero una tassa ai componenti della 'cricca' - ha aggiunto il senatore -. Sulla ricostruzione sono state dette solo bugie, il governo deve trovare i soldi».



CIALENTE: «SIAMO NEL BRACCIO DELLA MORTE»

«Prima sentivamo il governo con noi, il Paese con noi», ha detto Massimo Cialente prendendo la parola. «Ora non sentiamo più il governo dietro di noi. La ricostruzione - ha aggiunto - è completamente bloccata: se hanno deciso di non ricostruire ce lo dicano».
Cialente ha sottolineato che il nodo centrale è la «mancanza di soldi» e per questo «si sta bloccando anche la ricostruzione di edifici strategici, come la Questura».
C'é poi il nodo delle tasse: «Restituire in cinque anni - ha detto - le tasse che non abbiamo pagato per le nostre famiglie è come avere un mutuo da pagare da 250 milioni. Inoltre abbiamo ancora 32 mila sfollati senza case».
«Ci sentiamo come il condannato nel braccio della morte», ha azzardato il primo cittadino.
Per Cialente, inoltre, la ricostruzione «non può essere affidata» alla Protezione Civile.
Nel corso della seduta sono spuntati anche altri parlamentari.
Tra questi il capogruppo Pd al Senato Anna Finocchiaro, il senatore sempre del Pd Franco Marini, Elio Lannutti (Idv), Vincenzo Vita (Pd).
Si è fatto vedere, invece, il senatore del Pdl Filippo Piccone che é stato fischiato ed interrotto dagli aquilani e non è riuscito a completare il suo intervento.
Gli unici applausi li ha ricevuti quando è andato via.
«Il sindaco dell'Aquila Cialente è un incapace», ha tuonato il senatore, sindaco di Celano. «L'Aquila ha due miliardi a disposizione, ma non è in grado di espletare le pratiche per utilizzarli».
«Ho volutamente interrotto il mio intervento al consiglio comunale», ha spiegato più tardi Piccone, «nel momento in cui un gruppetto di contestatori, evidentemente tratti in inganno dalla scientifica disinformazione messa in atto dalla sinistra, ha rivolto insulti nei confronti del presidente Berlusconi. E' stato uno spettacolo che non fa onore al centrosinistra all'interno del quale pure militano esponenti come il presidente Marini e l'onorevole Lolli, che sanno ben distinguere lo scontro politico dalla necessaria cooperazione istituzionale in un momento di difficoltà».



«Piccone mente sapendo di mentire», ha replicato Cialente. «Sono un incapace? Va bene, voglio dire che è vero. Allora ci commissarino e mandino un commissario dal ministero dell'Economia: li trovi lui i soldi che servono e che non ci sono».
A cominciare, lamenta il primo cittadino, da «50 milioni che servono per saldare i debiti con gli albergatori che ancora ospitano gli aquilani e che ci hanno già telefonato dicendoci che a fine luglio vogliono libere le stanze. Dei 70 milioni previsti, noi ne abbiamo avuto solo 20».
Secondo Cialente, inoltre, «Piccone con le sue parole finisce con l'attaccare soprattutto il governatore Chiodi, perché è soprattutto al povero Chiodi - conclude - che spetta la ricostruzione».
Ha fatto richieste precise, invece, il presidente della Provincia Antonio Del Corvo, secondo il quale «serve certezza riguardo agli stanziamenti previsti nel decreto Abruzzo per capire se sono disponibili in termini di cassa. Chiediamo con forza - ha aggiunto il presidente- di assicurare continuità di supporto e di non abbandonare l'Aquila».
Del Corvo si è detto «ottimista» ma ha rivolto anche un appello agli enti locali: «dobbiamo essere in grado di spendere ciò che ci è stato messo a disposizione».
«L'Italia dei Valori non abbandonerà gli abruzzesi al loro destino», ha detto invece il senatore dell'Idv, Alfonso Mascitelli, «faremo un'opposizione durissima a questa manovra iniqua e sbagliata, che premia banchieri ed evasori mentre alle vittime del terremoto chiede di pagare tutte le tasse, anche quelle arretrate. Governo e maggioranza la devono smettere di prendere in giro gli abruzzesi elargendo loro elemosine e sbandierando un miracolo che non c'é e non c'é mai stato. Qui c'é gente che vuole certezza dei diritti, che aspetta risorse vere e non virtuali».



LA TASSA DI SCOPO

Cialente e il consiglio comunale sono tornati a chiedere la tassa di scopo che «permetterebbe di avere denaro costante: non chiediamo cifre iperboliche ma un flusso continuo di risorse».
Quanto alla zona franca «fu creata dopo il terremoto del 1703 - ha rilevato il sindaco -. E' possibile - ha chiesto il sindaco provocatoriamente - che andiamo indietro rispetto a 300 anni fa?».
Altra tegola da risolvere quella dell'Inps. Nei giorni scorsi è infatti arrivata una circolare dell'istituto che chiede il versamento di sei mesi di contributi non pagati in virtù della sospensione scattata dopo il terremoto.
E li chiede entro luglio in un'unica soluzione.
In base alle proiezioni effettuate dai sindacati, ha aggiunto Cialente, «su una busta paga da 2.000 euro questo significa circa 200 euro».
Il primo cittadino ha anche detto di aver cercato «il governo e il presidente dell'Inps Mastrapasqua, per avere chiarimenti. Ma quest'ultimo mi ha detto che non ne sapeva niente e che adesso ci si attiverà per una sospensione».



BISOGNO DI AIUTO

«Signor presidente del Consiglio dei ministri», ha detto nel suo intervento il consigliere Pierluigi Tancredi (Pdl), «le istituzioni aquilane ed abruzzesi hanno bisogno del suo sostegno e di quello di tutte le istituzioni nazionali ed, oserei aggiungere, del supporto e della vicinanza di tutti i cittadini italiani che tanta generosità e partecipazione hanno mostrato in quei drammatici momenti.
Forse oggi è giunto il momento di chiedere a tutti una piccola ma tangibile partecipazione al nostro dramma o, in alternativa, sistemi e metodi che consentano un flusso di denaro adeguato alle esigenze della ricostruzione della città».
«Siamo qui - ha spiegato la vice presidente del consiglio provinciale, Stefania Pezzopane- per dire chiaro al Governo e al Senato che sta discutendo la manovra finanziaria che va cambiato l'articolo 39. L'Aquila sta morendo, ma gli aquilani non lo permetteranno. Gli aquilani non vogliono essere trasformati in un popolo piagnucolone e che ogni tre mesi deve andare a Roma con il cappello in mano a chiedere favori ed elemosina. Siamo un popolo fiero e dignitoso che chiede il rispetto dei diritti».
24/06/2010 13.07



SI VA VERSO VIALE MAZZINI

Il Consiglio comunale dell'Aquila ha deciso al termine della seduta di proclamare lo «stato di agitazione permanente» della città.
Una delegazione dei partecipanti è andata ad incontrare al Senato il presidente Renato Schifani mentre un'altra delegazione di cittadini aquilani si è diretto verso la sede della Rai a piazza Mazzini per protestare contro la decisione di non trasmettere da parte del Tg1 e del Tg2 servizi in merito alla manifestazione organizzata all'Aquila il 16 giugno scorso.
I manifestanti si muovono con due autobus organizzati e sul posto troveranno ad attenderli alcuni concittadini giunti a Roma privatamente ma anche membri di organizzazioni che hanno dato l'adesione all'iniziativa come "Cittadinanzattiva" "Articolo 21", "Il popolo delle agende rosse e le valigie blu", tra gli altri.

24/06/10 13.58



POMODORI E MELANZANE CONTRO SEDE RAI

Fitto lancio di pomodori, melanzane, verdura varia all'indirizzo della sede Rai di viale Mazzini sono stati lanciati dai manifestanti.
Per criticare poi ironicamente la scelta del Tg2 di mandare in onda quel giorno un servizio sulle proprietà della cioccolata, i manifestanti hanno allestito un banchetto con del pane e della Nutella.
Sempre nel presidio aquilano davanti alla sede Rai di Viale Mazzini c'e un set di televisori vecchi su cui è appoggiato un computer dove scorrono le immagini della manifestazione del 16 giugno all'Aquila.
Una delegazione di aquilani ha animato il sit-in indirizzando principalmente urla di insulti al direttore del Tg1 Augusto Minzolini.
Occupando parte della carreggiata di viale Mazzini, attualmente presidiata da un cordone di Polizia a ridosso dell'ingresso della Rai, i cittadini hanno detto più volte "Menzognini devi dimetterti". «Non ci sentiamo più rappresentati da questa cosiddetta televisione pubblica in cui noi dovremmo essere tutti editori - ha spiegato Annalucia Bonanni, tra i promotori dell'iniziativa - . La televisione di stato - ha proseguito - che per un anno ha fatto propaganda di ogni iniziativa del governo adesso che le contraddizioni dell'intervento governativo vengono a galla, censura qualsiasi tipo di manifestazione di critica».
Gli aquilani supportati da altre associazioni per la libertà di stampa hanno sottolineato di essere venuti in delegazione. «Saremo molti di più il 6 luglio nella nuova mobilitazione generale».