Tutta L'Aquila in corteo. Cialente: «da soli non ce la possiamo fare»

Alessandro Biancardi

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Tutta L'Aquila in corteo. Cialente: «da soli non ce la possiamo fare»
L'AQUILA. Vuvuzelas, striscioni, bandiere, ma nessun simbolo politico, solo i colori neroverde, simbolo dell'Aquila. Per un'ora invasa anche l'autostrada A24.
Così in migliaia, (20 mila per gli organizzatori, poco più della metà per la questura) hanno aderito all'appello della mobilitazione cittadina in programma oggi alla Villa Comunale per chiedere la sospensione dei contributi per tutti senza limiti e lo sblocco dei fondi per la ricostruzione.
E la città si è riversata tutta in strada, unita come non mai.
Con un unico obiettivo: far capire che la misura ormai è colma.
Che c'è bisogno di soldi, di partire con la ricostruzione, di creare un futuro per quanti dalla notte del 6 aprile non hanno più un lavoro né opportunità di vita.
L'Aquila ferita ha reagito ancora una volta, con quella forza che sa tirare fuori nei momenti più tragici.
Giovani, anziani, bambini, rappresentanti politici (dal sindaco Cialente al presidente della Provincia Del Corvo) esponenti dell'imprenditoria e della chiesa (c'era monsignor D'Ercole), dei sindacati e delle forze dell'ordine.
Al centro di tutto il problema delle tasse e la proroga parziale che non ha accontentato praticamente nessuno.
Ma oggi è stata anche l'occasione per accendere i riflettori nuovamente sulle oltre 32 mila persone ancora assistite che dal 6 aprile non sono tornate più nelle loro case.
Vivono in alberghi, nelle abitazioni del progetto C.a.s.e., nei map, nelle caserme, lontani dai loro quartieri, dalle abitudini, dalla vita quotidiana che si è fermata 13 mesi fa.




IL CORTEO INVADE L'AUTOSTRADA


Il corteo è partito poco dopo le 16, come previsto, ha attraversato tutto il centro storico, le principali arterie cittadine per arrivare a Piazza d'Armi e quindi raggiungere il polo industriale dell'Aquila Ovest.
In testa uno striscione con scritto 'SOS', poi tutti gli stendardi dei Comuni che hanno aderito e quindi quelli della Provincia dell'Aquila e della Regione Abruzzo.
In molti, stamani si sono svegliati con un sms: «se vuoi che per te e per i tuoi figli, per L'Aquila, ci sia una speranza di futuro, oggi vieni alla Villa Comunale. Non ti far 'fregare' dalle chiacchiere e dai colori politici, qua si lotta per L'Aquila e gli unici colori ammessi sono il nero e il verde (i colori simbolo del capoluogo d'Abruzzo ndr)»
E loro, gli aquilani forti che tutto il mondo ha imparato a conoscere hanno risposto all'appello.
«Da soli - ha detto il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente, lanciando il suo grido di dolore - non ce la possiamo proprio fare. La nostra grande preoccupazione - ha proseguito - è quella di ritrovarsi a gennaio a dover pagare tasse vecchie e nuove senza avere alcuna garanzia sulla ripartenza del sistema economico».
Tantissimi gli striscioni esposti, ognuno con un messaggio forte quanto disperato: "Proroga della pazienza" con un riferimento ironico alla proroga delle agevolazioni fiscali ma anche "308 aspettano giustizia, 16 mila senza lavoro, 100 mila rivogliono la loro città: benvenuti nel cratere benvenuti in Italia", e poi ancora "Dopo le passerelle qui la città rischia di essere abbandonata".
«Speriamo che questa manifestazione apra gli occhi perchè L'Aquila è una polveriera», ha commentato il parlamentare del Pd, Giovanni Lolli.
«L'annuncio di ieri di Letta e Chiodi - ha aggiunto Lolli - neppure si commenta perchè in politica si commentano gli atti e non le parole. E' una mossa totalmente insufficiente: per il pagamento delle fiscalita' siamo già fregati, per la restituzione la proroga accordata - ha concluso - non e' quella che chiediamo noi».
«Il governo Berlusconi si sta dimostrando incapace di mantenere gli impegni assunti con gli aquilani», hanno commentato il segretario regionale del Pd Silvio Paolucci ed il segretario provinciale dell'Aquila Michele Fina, che hanno guidato la delegazione del Pd, «e la manovra finanziaria imposta dagli errori dello stesso governo ora ci preoccupa ancora di più: la situazione all'Aquila e' disperata e il governo e' fuggito»,
Un gruppo di manifestanti si è poi improvvisamente staccato dal corteo, e' entrato in autostrada con lo scopo di bloccarla.
Ha superato la barriera dell'Aquila Ovest e si è diretto verso le carreggiate.
Per precauzione la polizia stradale ha bloccato l'accesso, mentre il corteo si è mosso per alcune decine di metri sulla carreggiata in direzione di Roma».
Dopo circa un'ora i manifestanti hanno fatto dietrofront e sono tornati al casello dell'Aquila Ovest da dove erano entrati.
«E' stata una giornata bellissima - ha commentato il sindaco Massimo Cialente - abbiamo dimostrato che uniti possiamo vincere qualsiasi battaglia. Adesso - ha proseguito - la sfida sarà essere di nuovo insieme per il 22 di giugno dove dovremo dimostrare al resto della nazione in che condizioni si trova la nostra città».
A fine serata, però, una brutta notizia ha rovinato la giornata di gioia dei manifestanti. «Il Tg1 non ha detto nemmeno una parola dei 20 mila aquilani che hanno sfilato per le vie della città», è la voce che si rincorre sui social network.
Non una novità per il popolo abruzzese ormai abituato (ma non rassegnato) al reiterato oscuramento di tutto ciò che avviene in città che non sia filogovernativo.
La paura è quella di rimanere da soli.
E' questo il vero dramma nel dramma.
Perchè spenti i riflettori sulla città terremotata la ricostruzione sarà sempre più in salita.
16/06/10 21.00

IL VIDEOREPORTAGE DI GIUSEPPE FERRANTE



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