Parenti vittime a Berlusconi:«vergogna per insensibilità e linguaggio offensivo»

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Hanno creato sconcerto tra gli aquilani le affermazioni del premier Silvio Berlusconi sulla pericolosità per la Protezione Civile di tornare a L'Aquila. «C'è il rischio», ha detto ieri il presidente del Consiglio, «che qualche mente malata vi spari in testa».





L'AQUILA. Hanno creato sconcerto tra gli aquilani le affermazioni del premier Silvio Berlusconi sulla pericolosità per la Protezione Civile di tornare a L'Aquila. «C'è il rischio», ha detto ieri il presidente del Consiglio, «che qualche mente malata vi spari in testa».Se il mondo politico ha subito replicato il Comitato Familiari vittime della Casa dello Studente ci ha pensato un po' prima di decidere se fosse il caso di rispondere a quelle affermazioni o scegliere la strada del silenzio.
«Bisogna rispondere, ma con le dovute maniere», si sono poi detti.
«Noi, che abbiamo perso tutto, che non avremo più un futuro perché la morte di un figlio azzera ogni prospettiva, siamo stati e siamo capaci di autocontrollo e di rispetto», assicurano in modo composto.
«Due atteggiamenti che hanno scandito il nostro percorso di dolore, la nostra richiesta di giustizia.
Atteggiamenti di cui il premier dovrebbe fare largo uso in situazioni estremamente delicate, anziché attaccare, come è ormai consuetudine, la magistratura e accusare coloro che sono stati colpiti da lutti immedicabili e che, forse, si sarebbero potuti evitare, di incontrollabile furia omicida».
«Non si può che gridare 'Vergogna' dinanzi a tanta insensibilità e ad un linguaggio profondamente offensivo», continua il Comitato.
«E non si può non pensare che, magari, ci troviamo di fronte ad un gioco sporco, che si fa beffe anche dell'etica istituzionale: utilizzare pretesti, calunnie e sospetti per abbandonare L'Aquila al suo destino. Ma sarebbe veramente troppo e drammaticamente triste, poiché significherebbe usare il nostro dolore».
Il Comitato invita anche Berlusconi a leggere la lettera che Bertolaso, Capo della Protezione Civile, in data 5 luglio 2009, inviò a Sergio Bianchi, padre di Nicola, che non c'è più, nella quale al disperato grido di dolore di questo padre rispose: «I morti dell'Aquila potevano non esserci e soprattutto essere molto meno tra i giovani. Confido», scrisse sempre Bertolaso, «in coloro che devono, per loro compito, individuare responsabilità personali dirette, omissioni dolose, irresponsabilità colpevoli, perché è giusto che non si chiami disgrazia o fatalità ciò che poteva essere evitato, ma accetto di essere parte di una classe dirigente che, nel suo insieme, non ha saputo fare ciò che era possibile per evitare lutti e dolori a tante, troppe persone».
«Al premier», continuano i parenti dei ragazzi morti nella Casa dello Studente, «inoltre, sfugge un piccolo, non trascurabile dettaglio: gran parte degli studenti che hanno perso la vita, in quella tragica notte, erano “fuori sede”, ossia provenivano dalle regioni limitrofe. Cosa farà allora? Richiamerà la Protezione Civile anche dalla Basilicata, dalla Puglia, dalla Campania, dal Lazio».

09/06/2010 9.55