«Negligenza, imprudenza e imperizia», così la Procura incastra la Grandi Rischi

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. La valutazione dei rischi sismici in corso sul territorio aquilano fu «approssimativa, generica e inefficace in relazione alle attività e ai doveri di previsione e prevenzione». * CHIODI STA CON IURATO: «SOLIDARIETA' AL PREFETTO»
Inoltre, «sia con dichiarazioni agli organi di informazione sia con redazione di un verbale», per gli inquirenti la Commissione Grandi Rischi fornì a cittadini, politici e alla stessa Protezione civile «informazioni incomplete, imprecise e contraddittorie sulla natura, sulle cause, sulla pericolosità e sui futuri sviluppi dell'attività sismica in esame».
E' quanto si legge, tra l'altro, nell'avviso di garanzia e di conclusione delle indagini preliminari emesso dalla Procura dell'Aquila nei confronti dei sette commissari indagati per omicidio colposo, lesioni personali colpose e cooperazione nel delitto colposo: Franco Barberi, Bernardo De Bernardinis, Enzo Boschi, Giulio Selvaggi, Gian Michele Calvi, Claudio Eva e Mauro Dolce. Nell'avviso di garanzia, dopo aver riepilogato le cariche dei sette indagati, si cita il passaggio del verbale della riunione del 31 marzo 2009, in cui la Commissione grandi rischi affermava di essersi riunita per «fornire ai cittadini abruzzesi tutte le informazioni disponibili alla comunità scientifica sull'attività sismica delle ultime settimane» e si sottolinea la «colpa consistita in negligenza, imprudenza e imperizia».
La Procura riscontra la violazione degli articoli 2, 3 e 9 della legge che istituisce la Protezione civile e la stessa Commissione grandi rischi (225/1992); degli articoli 5 e 7bis della legge sul coordinamento e le strutture logistiche della Protezione civile (401/2001); dell'articolo 4 della legge sull'emergenza rifiuti in Campania, che integrava l'organizzazione della Commissione (21/2006). Tra le altre violazioni riscontrate, quelle all'articolo 3 del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 23582 del 3 aprile 2006 e alla normativa generale della legge che disciplina le attività di informazione e comunicazione delle pubbliche amministrazioni (150/2000).
L'avviso continua citando dichiarazioni e alcuni brani degli indagati messi a verbale nella riunione del 31 marzo: «non è possibile fare previsioni» (Boschi), «la semplice osservazione di molti piccoli terremoti non costituisce fenomeno precursore» (Boschi), «improbabile il rischio a breve di una forte scossa come quella del 1703» (Boschi), «non c'é nessun motivo per cui si possa dire che una sequenza di scosse a bassa magnitudo possa essere considerata precursore di un forte evento» (Barberi), «le registrazioni delle scosse sono caratterizzate da forti picchi di accelerazione, ma con spostamenti spettrali molto contenuti, di pochi millimetri, e perciò difficilmente in grado di produrre danni alle strutture» (Calvi).
E dopo le polemiche di Bertolaso e del dipartimento che dirige, scoppiate per questa indagine, torna a parlare anche il procuratore Alfredo Rossini.
«Solo la Commissione grandi rischi e' l'oggetto dell'indagine, la Protezione civile non capisco cosa c'entri. Quindi si sono arrabbiati, ma non si capisce il perchè. Abbiamo sempre avuto rapporti civili, sono sorpreso».
Se è vero che tra gli indagati risulta anche Bernardo De Bernardinis, responsabile dell'Ufficio Emergenze del Dipartimento della Protezione Civile, Rossini assicura che «in tutti questi atti non si parla mai di Protezione civile. Abbiamo capi d'imputazione precisi, che sono stati contestati e depositati. In tutti questi non c'e' menzione - ha concluso Rossini - della Protezione civile».
Ha contestato gli attacchi alla Procura anche il consigliere regionale dell'Idv Carlo Costantini: «E' scorretto e fuorviante rispondere oggi con affermazioni scientifiche, ma di tipo generico (i terremoti non sono prevedibili) a contestazioni riferite ad una situazione particolarissima, che i cittadini ricordano perfettamente e che la Procura avrà di sicuro ricostruito nei minimi particolari».
Il deputato dell'Idv Augusto Di Stanislao chiede invece la costituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sull'attività della Commissione nazionale per la previsione e la prevenzione dei grandi rischi in relazione al sisma del 6 aprile 2009 in Abruzzo.
«Le indagini non mi stupiscono affatto – ha commentato Di Stanislao - ho chiesto e sollecitato più volte l'avvio del dibattito in Commissione della mia proposta di legge perchè ero convinto che non solo bisognava verificare fatti e responsabilità di ciò che è successo a L'Aquila, ma rivedere completamente i principi e lo spirito che guidano l'operato di una Commissione così importante come questa dei Grandi Rischi».

05/06/2010 10.09

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CHIODI STA CON IURATO: «SOLIDARIETA' AL PREFETTO»

L'AQUILA. Solidarietà e vicinanza al prefetto dell'Aquila Giovanna Iurato per le accuse rivolatele da alcuni esponenti dell'Idv, è stata espressa dal presidente della Regione, Gianni Chiodi.
«Da garantista convinto e da uomo delle istituzioni», Chiodi tiene a ribadire che nessun cittadino italiano può essere ritenuto colpevole se prima non viene giudicato.
«Non è più tollerabile che in nome di logiche esclusivamente politiche», ha affermato il presidente della Regione, «si continui a minare la credibilità della persone e la funzionalità delle istituzioni invocando una cultura del giustizialismo che non ci appartiene».
Chiodi, nel ribadire la piena fiducia nella magistratura inquirente che con serenità ed obiettività porta avanti le sue indagini «a tutela della legalità, della democrazia e del diritto», si dice convinto che la Iurato «saprà dimostrare la piena estraneità agli episodi che le vengono contestati e potrà, in questo modo, iniziare con la necessaria serenità, il suo delicato cammino alla guida di una prefettura chiamata ad affrontare problemi di enorme difficoltà».
Intanto oggi alle 17, riaprirà la parte stretta di corso Vittorio Emanuele dell'Aquila, dai Quattro cantoni fino a piazza Regina Margherita.
Le transenne che tenevano questa via all'interno della zona rossa saranno rimosse dal sindaco Massimo Cialente.
A 14 mesi dal terremoto tutta la strada principale della città antica sarà dunque di nuovo percorribile e si potrà attraversare il centro storico dalla Fontana luminosa fino alla villa comunale. Il tratto da piazza Duomo ai Quattro cantoni era stato infatti riaperto all'inizio dello scorso settembre.
«Sposteremo le transenne con tutti i cittadini che vorranno essere presenti ai Quattro cantoni – ha dichiarato il sindaco Cialente – la gran parte del cuore dell'Aquila resta ancora prigioniera del disastro causato dal sisma, questo è vero. Ma l'agibilità di tutto corso Vittorio Emanuele è comunque molto significativa, sia perché le operazioni di messa in sicurezza sono state molto impegnative e sia perché, tra l'altro, mi auguro che decine di commercianti possano ottenere le agibilità necessarie per riaprire i loro negozi, se la situazione lo consentirà».

DEFINITE LE LINEE PER I CONSORZI

Sono state definite, invece, le disposizioni per la costituzione ed il funzionamento dei consorzi obbligatori per la ricostruzione o la riparazione degli aggregati edilizi danneggiati dal sisma.
Il commissario Chiodi ha infatti firmato il decreto n. 12 che regolamenta gli organismi di questo genere, dando attuazione a quanto previsto dall'ordinanza del presidente del Consiglio dei Ministri n. 3820.
Prima della costituzione di tali consorzi - per i quali il decreto commissariale prevede i criteri, gli organismi e le modalità di funzionamento - dovranno essere individuati dai Comuni gli aggregati edilizi.
I consorzi saranno costituiti tra i proprietari delle singole unita' immobiliari che formano l'aggregato (o da coloro che hanno diritto reale di uso o usufrutto) attraverso una scrittura privata. Nel decreto e' presente uno schema tipo da utilizzare per l'atto costitutivo.
La creazione di tale organismo sarà valida anche se non tutti i proprietari - o gli aventi titolo - decideranno di aderirvi.
Il decreto, cosi' come l'ordinanza, hanno infatti previsto che il consorzio sia efficace con la partecipazione dei proprietari che rappresentino almeno il 51% della superficie lorda coperta complessiva dell'aggregato, come stabilita dall'ordinanza del presidente del Consiglio dei Ministri n. 3820.
Una volta costituito, il consorzio ha lo scopo di svolgere le attività necessarie a consentire la realizzazione degli interventi sulle strutture, parti comuni ed impianti funzionali alla piena agibilità ed abitabilità dell'aggregato ed è tenuto ad affidare i lavori da eseguirsi in conformità alla normativa vigente. La durata del consorzio stesso non può essere inferiore a 6 anni, salvo un anticipato scioglimento in caso di raggiungimento dello scopo.

05/06/2010 11.39