Commissione Grandi Rischi: tra i 7 indagati Boschi, De Bernardinis e Barberi

Alessandro Biancardi

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Commissione Grandi Rischi: tra i 7 indagati Boschi, De Bernardinis e Barberi
 L’AQUILA. Sono 7 gli indagati della Commissione Grandi rischi in relazione al filone d'inchiesta sulle risultanze della riunione del 31 marzo 2009 all'Aquila, a cinque giorni dal tragico sisma. Chiusa l'indagine.
Le indagini chiuse nelle settimane scorse dagli agenti della sezione di polizia giudiziaria della Procura della Repubblica dell'Aquila e dalla Squadra Mobile diretta da Salvatore Gava, sono finalizzate a chiarire se gli esperti ed i rappresentanti della Protezione Civile hanno fornito alla popolazione elementi troppo rassicuranti in rapporto allo sciame sismico.
Dopo mesi di scosse continue, infatti, nessuno lanciò mai l'allarme e si smentì categoricamente l'ipotesi di una scossa devastatrice.
I maggiori studiosi italiani di sismologia si incontrarono ed esclusero la possibilità che arrivasse una scossa come quella del 1703 quando, dopo alcune scosse più lievi un tremendo terremoto distrusse l'intera città. 3 mila i morti. E nei giorni precedenti la sequenza di scosse era stata molto simile a quella ripetutasi ai giorni nostri.
Tra gli indagati ci sarebbero alcuni vertici della Protezione Civile, dell'Ingv, sismologi di fama mondiale e tecnici del settore.
Il filone - l'accusa per tutti e' omicidio colposo - È stato aperto dopo la denuncia presentata da una trentina di cittadini per un totale di almeno 10 esposti e secondo i quali la riunione della commissione Grandi Rischi fatta all'Aquila a cinque giorni dal tragico sisma aveva diffuso ottimismo e false rassicurazioni ai cittadini anche attraverso i messaggi di tecnici ed amministratori.
Il fascicolo in mano ai magistrati aquilani, titolari dell'inchiesta e' molto voluminoso e raccoglie non solo studi di settore in materia di prevenzione dei terremoti ma anche le interviste rilasciate da politici e appartenenti alla Protezione civile subito dopo la chiusura della riunione.
Tra gli studi anche quelli relativi ai fenomeni sismici degli ultimi mille anni che hanno interessato il capoluogo abruzzese. In questo periodo, infatti, sono stati almeno altri due i terremoti devastanti tutti preceduti da uno sciame sismico durato alcuni mesi.
«Si tratta di un filone molto importante - ha commentato il procuratore capo Alfredo Rossini – che è stato portato a conclusione in maniera che gli indagati possano portare avanti le loro difese con serenita' e con tutto il tempo necessario. Speriamo di arrivare ad un risultato conforme a quello che la gente si aspetta. Questo e' un lavoro serio».



«SCOSSA IMPOSSIBILE»

Ma leggendo il verbale delle «massime autorità scientifiche del settore sismico» (così vengono definite nel documento) che dovevano fornire un quadro di quello che stava accadendo e di quello che sarebbe potuto accadere, si scopre che nessuno immaginava quello che stava per accadere.
«I forti terremoti in Abruzzo hanno periodi di ritorno molto lunghi», spiegò Enzo Boschi dell'Ingv e uno dei più aspri oppositori di Giampaolo Giuliani sul tema dei precursori sismici. «E' improbabile che ci sia a breve una scossa come quella del 1703, pur se non si può escludere in maniera assoluta».
Chi si stava battendo per assicurare che era impossibile prevedere le scosse si stava però al momento stesso lanciando in una previsione.
Sulla stessa linea anche il professor Barberi che parlò di previsioni temporali sulle evoluzioni del sisma «estremamente difficili»
Più cauto il professor Eva che disse che «non è possibile affermare che non ci saranno terremoti».
Le statistiche alla mano dissero che si prevedeva un lento diminuire dello sciame sismico.
L'assessore alla protezione civile chiese poi se si dovesse dare credito a chi da settimane (si legga Giuliani ndr) diceva di essere in grado di fare previsioni.
Barberi spiegò che la misurazione del radon «è un problema molto vecchio, a lungo studiato che non ha portato soluzioni utili».
Il 6 aprile dopo il terremoto la commissione si riunì nuovamente. Sul verbale non c'è riferimento alle previsioni di «improbabilità» di Boschi ma si dice solo che si conferma «l'impossibilità di prevedere l'evento sismico in termini geografici, temporali e dimensionali».



IL GIALLO DEL VERBALE

Ma su quella riunione ci sono tornati qualche mese dopo sia il capo della Protezione Civile che Boschi dell'Ingv.
Il giornalista Primo Di Nicola dell'Espresso, rintracciò e pubblicò sul settimanale lettere ufficiali tra i due. Nella prima Boschi contestava il fatto che il 6 aprile, subito dopo il terremoto, Bertolaso dichiarò: «in una conferenza stampa Boschi ha stabilito che non era prevedibile alcuna situazione di terremoto più violenta di quelle che si erano registrate». Uno scaricabarile per indicare il presunto responsabile?
Non è vero, giurò Boschi, che aveva detto che non ci sarebbero stati rischi: «Il fatto che io possa avere escluso forti scosse in Abruzzo è assurdo», si legge nella lettera.
Il 17 febbraio 2009, l'Ingv inviò «all'Ufficio sismico della Protezione civile un comunicato sulla sequenza in atto che non può essere certo considerato tranquillizzante».
E qui l'attacco più duro, perchè secondo Boschi la Protezione Civile non avrebbe fatto niente. C'è poi il giallo del verbale: nella famosa riunione della Commissione grandi rischi svoltasi a L'Aquila il 31 marzo (appena 6 giorni prima del sisma devastante e subito dopo una scossa di magnitudo 4, «non si è discusso minimamente sulle azioni da intraprendere» nonostante «l'altissima pericolosità sismica» dell'Abruzzo, ricorda Boschi.
Come fu possibile? Ma Boschi aggiunse anche dell'altro e sostenne che qualche giorno dopo, quando la Commissione venne riconvocata a l'Aquila, «Mauro Dolce, capo dell'Ufficio sismico del dipartimento, mi mostra un testo che riporta in maniera confusa cose dette nella riunione del 31 marzo».
Qualcuno «corregge il testo alla meno peggio e Dolce ce lo fa firmare per "ragioni interne"», salvo poi vederlo pubblicato sui giornali. Soprattutto dopo avere scoperto che il 30 marzo e il 1° aprile «dalla Protezione civile sono stati diramati due comunicati (recanti anche il mio nome) "tranquillizzanti" di cui non sapevo niente».
03/06/2010 13.46




CIALENTE: ''BOSCHI DISSE, 'SISMA PRIMA O POI ARRIVA'"

«Io in quella sera del 31 marzo ero il vaso di coccio che faceva domande, ma ricordo molto bene le parole di Enzo Boschi dell'Ingv: ma che volete, all'Aquila prima o poi un terremoto arriva...».
Così il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente ricorda oggi la riunione della Commissione grandi rischi a 6 giorni dal terremoto.
Il sindaco non sa ancora se anche lui è stato iscritto nel registro degli indagati. Per il momento, assicura, non ha ricevuto alcuna notifica «ma se venissi indagato sarei proprio cornuto e mazziato...».
Il sindaco ricorda che la risposta data alle sue paure fu decisa «e io, dopo essermi arrabbiato per la risposta, mi preoccupai subito, anche perché in quei giorni stavo mettendo in sicurezza delle scuole che avevo chiuso per colpa delle scosse precedenti senza avere i soldi per farlo - racconta - il 2 aprile feci richiesta di 20 mln al governo e una delibera sullo stato d'emergenza».
Anche l'assessore regionale alla Protezione Civile Daniela Stati spiega «di non sapere nulla e di non aver ricevuto nulla. Quel giorno, come tutti i politici presenti, prendemmo solo atto di quello che ci fu detto dagli scienziati. Mi auguro davvero che la magistratura faccia serenamente il suo corso», chiude l'assessore.



GLI INDAGATI

Gli indagati sono 7 e non 9 come detto in precedenza e sono: Franco Barberi, presidente vicario della commissione nazionale per la prevenzione e previsione dei grandi rischi e ordinario di vulcanologia all'universita' Roma Tre, Bernardo De Bernardinis, vice capo settore tecnico operativo del dipartimento nazionale di Protezione civile, Enzo Boschi, presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e ordinario di fisica terrestre presso l'universita' di Bologna, Giulio Selvaggi, il direttore dell'ufficio rischio sismico della Protezione Civile, il professor Gian Michele Calvi dell'Eucentre di Pavia, il professor Claudio Eva dell'Università di Genova, Mauro Dolce, direttore dell'ufficio Rischio sismico del dipartimento di Protezione civile e ordinnario di tecnica delle costruzioni presso l'universita' Federico II di Napoli
03/06/10 14.55

ROSSINI AL TG3: «L'ALLARME ANDAVA DATO»

«I responsabili sono persone molto qualificate che avrebbero dovuto dare risposte diverse ai cittadini. Non si tratta di un mancato allarme, l'allarme era già venuto dalle scosse di terremoto. Si tratta del mancato avviso che bisognava andarsene dalle case».
Lo ha detto al Tg3 Abruzzo il Procuratore della repubblica dell'Aquila, Alfredo Rossini, commentando la notifica della conclusione delle indagini sulle risultanze della riunione del 31 marzo 2009.
«Abbiamo indagato sulla Commissione Grandi Rischi perchè - ha detto il procuratore - ci sono state denunce di persone che hanno subito questa situazione. Ci sono stati decessi e altro e non potevamo non seguire questo filone».
Quanto ai prossimi sviluppi, Rossini ha chiarito che «abbiamo fatto tutte le indagini e depositato gli atti. La fase successiva - ha concluso - sarà portare gli atti davanti ai giudici».

03/06/10 17.13
QUI SOTTO IL VERBALE DELLA RIUNIONE DEL 31 MARZO 2009



IL VERBALE DEL 6 APRILE 2009




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