Inchiesta crolli: «vicini a chiusura su ospedale»

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Vanno avanti le indagini sui crolli del 6 aprile scorso. Sono al momento 6 i filoni aperti e ben definiti ma il numero pare destinato a crescere, fino a toccare la soglia dei 200. La Procura vuole così risalire ai responsabili delle centinaia di crolli avvenuti alle 3.32 di quella notte maledetta. * PROTESTI AUMENTERANNO DAL 30 GIUGNO
30 gli indagati fino ad oggi, 308 i morti e centinaia i feriti. Le accuse vanno dall'omicidio colposo alle lesioni.
Alcuni processi partiranno a breve, prima dell'estate. Sono già partite le udienze preliminari e c'è il rischio che tutto venga spostato a Campobasso, come richiesto da alcuni difensori che sostengono che nel capoluogo di regione non ci sia la tranquillità adeguata per giudicare gli indagati.
Ci si sta avviando in queste ore verso la definizione del filone che coinvolge il San Salvatore, una delle strutture che ha destato maggiormente l'attenzione della popolazione.
Sia perchè la struttura era estremamente recente, sia per il fatto che dopo il 6 aprile il capoluogo è rimasto per parecchie settimane senza il nosocomio di riferimento.
Oggi il procuratore capo Alfredo Rossini, nel fare il punto sulla maxi inchiesta sul terremoto, ha specificato che i consulenti della Procura non hanno ancora depositato la perizia.
In relazione all'inchiesta, Rossini ha sottolineato che si sta facendo il solito lavoro «con un ritmo spedito e con grande serenità» per portare a termine ognuna delle indagini aperte 13 mesi fa.
Il clima che si respira, invece «è quello di fare i processi», ha continuato Rossini parlando dell'andamento dell'udienza preliminare per il crollo della casa dello studente, che si e' svolta il 28 maggio scorso ed e' stata rinviata al 12 giugno.
Sull'udienza, unitamente a quella per il crollo del convitto nazionale, pesa l'istanza di rimessione presentata da due degli 11 indagati (accusati di omicidio colposo, disastro colposo e lesioni) i quali hanno chiesto alla Corte di Cassazione il trasferimento del processo al tribunale di Campobasso perche' all'Aquila non ci sarebbero le condizioni per un procedimento sereno.
«Certo, c'e' sempre istanza di rimessione - ha continuato Rossini -, ma attendiamo con serenita' il pronunciamento della Suprema Corte».
Intanto, giovedi' 4 giugno e' in programma l'udienza preliminare per il crollo della sede dalla facolta' di ingegneria dell'universita' dell'Aquila a Roio, dove non ci sono stati morti, per la quale sono indagate sette persone con l'accusa di disastro colposo. Su questo filone d'inchiesta non e' stata presentata, al momento, alcuna richiesta di rimessione.

01/06/2010 20.09

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PROTESTI AUMENTERANNO DAL 30 GIUGNO

L'AQUILA. Comune de L'Aquila e l'Anaarp (Associazione nazionale antimafia, antiusura, riabilitazione protestati e falliti) stanno lavorando su una serie di interventi che possano favorire la ripresa economica nell'area colpita dal terremoto del 6 aprile 2009.
Si è pensato così di dedicare una particolare sezione del fondo antiusura ai comuni del cratere sismico, ma anche di trasformare il protesto in insolvenza sanabile, attraverso la sterilizzazione degli effetti civili e il recupero della bancabilità per gli stessi protestati.
Secondo i dati forniti dall'Anaarp all'Aquila, nel 2008, i protesti sono stati 8.863 per un importo pari ad oltre 28 milioni e 800 mila euro.
Nel 2009 gli effetti sono stati 6.573 per un totale di 16 milioni e 700 mila euro, con fenomeni ridimensionati anche dai provvedimenti post-sisma.
Ma è possibile che la situazione si aggravi nelle prossime settimane.
«Già il livello dei protesti, in condizioni normali, all'Aquila ed in Abruzzo - ha detto Francesco Virgilii, presidente Anaarp -, era molto elevato. Alla scadenza del 30 giugno, con la contemporanea ripartenza dei pagamenti e la messa in scadenza di cambiali ed assegni, la situazione diventerà insostenibile, con conseguenze devastanti per tutto il territorio».
Di qui la scelta dell'associazione di aprire una sede in città per non fare in modo che la situazione venga sottovalutata.
Una situazione grave, come confermato dall'assessore comunale, Marco Fanfani.
«E' un circolo vizioso - ha detto - che porterà molte imprese a fallire ed altre, anche impegnate nella ricostruzione, a lasciare la città. Crediamo nell'importanza di uno strumento di prevenzione, consulenza, assistenza, per coloro che vengono respinti dal sistema bancario a causa anche di insolvenze di scarsa entità».
«Sono le banche in primis - ha concluso Fanfani - a dover cambiare mentalità ed adeguarsi alle nuove esigenze dettate da crisi internazionali ma anche strutturali».

01/06/2010 20.26