Tasse terremotati, ancora troppi buchi neri. 19 manifestazione a Montecitorio

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Dubbi proteste e contestazioni per la manovra del governo sulle agevolazioni fiscali per i terremotati. Dal Pd nuova accusa sui fondi pro sisma: «usati per ripianare buco Sanità» * «DOPO SISMA 2 MILA MALATI SI SONO LASCIATI MORIRE»

Se la manovra finanziaria dovesse confermare quelle che sono le indicazioni contenute nella bozza preliminare, verrebbero accontentate solo in parte le richieste della comunità aquilana sulle agevolazioni fiscali.

Ne è certo il parlamentare del Partito democratico, Giovanni Lolli, dopo aver consultato le prime bozze del provvedimento, il cui articolo 39 prevede che i lavoratori dipendenti tornino a pagare tributi e contributi dal primo luglio prossimo, prorogando di altri 6 mesi mentre per gli autonomi con reddito fino a 200mila euro annui.
Un documento che stabilisce, inoltre, che dal primo gennaio 2011 tutti torneranno a restituire al 100% i tributi non versati nel periodo di sospensione in sessanta rate. «Riguardo alla restituzione - ha commentato Lolli - riconosciamo che un passo in avanti e' stato fatto, ma chiediamo le stesse condizioni utilizzate per l'Umbria e le Marche, così come chiediamo - ha aggiunto - una scelta più 'sociale' delle categorie che usufruiranno del nuovo periodo di sospensione, a tutela delle categorie più deboli».
E' stata rinviata al primo giugno, intanto, alla luce degli ultimi sviluppi sulla manovra, la mobilitazione collettiva sulle tasse, prevista per questo pomeriggio in piazza Duomo, all'Aquila.
Intanto una mobilitazione di cittadini, rappresentanti di enti locali, associazioni e sindacati, si troverà davanti Montecitorio, per chiedere maggiori garanzie sulla sospensione fiscale nelle aree colpite dal terremoto.
E' questa la proposta dell'assemblea cittadina tenutasi ieri in piazza Duomo all'Aquila per affrontare le tematiche più attuali sulla ricostruzione.
La mobilitazione è prevista per sabato 19 giugno, mentre martedì prossimo, (alle 17.30) ci sarà un confronto in piazza Duomo con tutte le categorie produttive.
L'assemblea ha analizzato l'articolo 39 della manovra correttiva, che affronta in maniera specifica proroghe e restituzioni dei contributi.
Dalle prime indicazioni emergerebbe che la nuova proroga, di ulteriori 6 mesi a partire dal 1 luglio, riguarderebbe solo i titolari di redditi di impresa e di lavoro autonomo con volume d'affari non superiore a 200.0000 euro. «Si tratta di un punto poco chiaro - ha commentato il tributarista Luigi Fabiani - in quanto il volume di affari è cosa diversa dal reddito, si pensi, ad esempio, ai titolari imprese commerciali il cui reddito è solo una piccola percentuale del volume di affari complessivo, dato dalla movimentazione della merce».
Altra perplessità emersa, riguarda la costituzionalità del provvedimento.
«La legge - ha spiegato ancora Fabiani - stabilisce che a parità di fascia di reddito corrisponde un trattamento, non è possibile discriminare i dipendenti e i pensionati dai lavoratori autonomi. Inoltre - ha proseguito - bisognerà stabilire se i 200.000 euro si riferiscono al 2008 o al 2009».

«SOLDI SISMA USATI PER RIPIANARE BUCO SANITA'»

Sempre da Lolli arriva un'altra notizia, ovvero che la Regione avrebbe ripianato il buco della sanità attraverso l'utilizzo dei 47 milioni dei proventi assicurativi dell'ospedale San Salvatore a seguito del sisma.
«Il terremoto dell'Aquila», ha detto il parlamentare abruzzese, «sta diventando un 'bancomat' dal quale la Regione preleva soldi per sistemare le sue pendenze».
In una conferenza stampa, convocata insieme con l'ex presidente della Provincia dell'Aquila, Stefania Pezzopane, responsabile nazionale della ricostruzione per il partito democratico, Lolli ha sottolineato che «la Regione Abruzzo ha utilizzato fondi della ricostruzione per ripianare buona parte di quei 72 milioni di euro che sono il disavanzo che la Regione aveva rispetto al piano di rientro del 2009».
«Il resto delle risorse - ha affermato oggi Lolli -sono state reperite non utilizzando i progetti obiettivo e non assegnando i fondi per i medici di base. Vorrei ricordare - ha detto ancora il parlamentare - che la legge prevede che l'utilizzo di fondi residui dei bilanci di tutte le Regioni italiane, possa essere messo a disposizione dell'Aquila. Si parla di circa 160 milioni di euro che sono esattamente la cifra che dovrebbe essere impiegata per la ricostruzione di 5 ospedali, tra i quali però, non c'é il San Salvatore».
Di qui l'impegno: «faremo i cani da guardia affinché i fondi per il terremoto restino nel cratere».

CISL: «INACCETTABILE»
L'AQUILA. Quei 46 milioni di euro dell'assicurazione della Asl per il 'San Salvatore' devono essere utilizzati per la ristrutturazione e il potenziamento dei servizi dell'ospedale aquilano. E' inaccettabile che tali risorse finiscano nel calderone del bilancio regionale per colmare i "buchi" della sanità».
Il segretario regionale della Cisl, Gianfranco Giorgi, punta l'indice contro l'ennesima spoliazione ai danni dell'Aquila.
«Siamo stati i primi, qualche giorno fa, a sollevare il problema del trasferimento delle risorse dall'Aquila altrove», sottolinea Giorgi, «un fatto gravissimo che non può passare inosservato. Il San Salvatore ha beneficiato, per la sistemazione della struttura, di 38 milioni di euro del fondo nazionale per l'edilizia sanitaria. I circa 46 milioni di euro che la Asl dell'Aquila ha nelle disponibilita' di cassa, relativi alla riscossione della polizza assicurativa, devono essere impegnati solo sulla struttura sanitaria aquilana e non spalmati sull'intera provincia. Il fatto che dall'1 gennaio la Asl sia unica, non giustifica l'operazione avallata dalla direzione dell'azienda: il territorio aquilano, se qualcuno lo avesse dimenticato, e' stato colpito da un sisma che lo ha devastato creando enormi problemi anche al settore sanitario. Il ripristino, nella sua interezza, di tutti i servizi e delle prestazioni che il San Salvatore aveva prima del terremoto e' un obiettivo primario, che richiede un impegno organizzativo, ma anche economico».
Giorgi ricorda che «molti reparti del San Salvatore sono stati accorpati; ancora non vengono ripristinati tutti i servizi e i posti letto fermi a 320 su 460; la carenza di personale nei reparti sta creando enormi problemi ai lavoratori nella gestione dei turni; l'istituzione di un Cup unico rischia di depotenziare ulteriormente l'ospedale aquilano dove i tempi di attesa ad oggi sono più lunghi; gli annunciati provvedimenti della Asl per lo snellimento delle liste di attesa saranno, forse, un palliativo rispetto alle necessita' dell'utenza, ma non risolveranno del tutto il problema. A fronte di una situazione cosi' difficile, non si comprende la scelta di dirottare i soldi della polizza assicurativa, stipulata sull'ospedale aquilano, in un'unica cassa, quella della Asl provinciale. Siamo di fronte ad un evento eccezionale, che va trattato come tale».
Giorgi lancia una proposta: «Anche se il tetto di spesa per il personale e' stato raggiunto, alla luce delle evidenti carenze di organico che rischiano di far saltare le ferie e di accentuare in estate i problemi all'interno delle Unita' operative, si potrebbe utilizzare una parte di questa somma per potenziare l'organico, proprio in virtù della situazione particolare in cui si trova il territorio. L'emergenza all'Aquila e' ancora in atto, anche se qualcuno sembra averlo dimenticato. Sui fondi dell'assicurazione il Sindacato sarà irremovibile. Già da oggi la Cisl si dichiara pronta a dare battaglia per la salvaguardia dei diritti degli aquilani».

31/05/2010 9.04

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«DOPO SISMA 2 MILA MALATI SI SONO LASCIATI MORIRE»

VILLASIMIUS. In una maxi emergenza come il sisma che ha colpito l'aquilano il 6 aprile 2009, con 308 vittime, «é inaccettabile che gli anestesisti rianimatori non possano uscire sul territorio, ma lavorare solo dentro gli ospedali, tanto più quando questi sono dichiarati inagibili come avvenuto per l'unico ospedale dell'Aquila, il San Salvatore».
A dirlo, durante il congresso Siared a Villasimius, è uno dei medici in prima linea del tragico evento, Franco Marinangeli dell'università dell'Aquila, che ha raccontato agli intervenuti quei tragici momenti della primavera scorsa e come si sentano ancora gli effetti, anche sulla salute dei malati, ad oltre un anno di distanza.
Il congresso nazionale della Società italiana di anestesia rianimazione emergenza e dolore ha voluto comparare oggi l'esperienza recente di una maxi emergenza diffusa e di vaste proporzioni, come quella dell'Abruzzo, con la strage di Viareggio più localizzata.
Le similitudini emerse sono state numerose.
In entrambi i casi si è verificata la criticità dei ponti telefonici saltati, del mancato ricorso sia alle onde radio che ai megafoni (assenti), e delle sovrapposizioni 118/115, ma all'Aquila - secondo il racconto dettagliato di Marinangeli - era saltata anche la corrente elettrica, c'era solo un ospedale con 460 posti letto in cui «già alle 6,30 dell'indomani erano esaurite le barelle, e i ferri sterili, con l'arrivo contemporaneo di 250 feriti, di cui 70 'codici rosso', oltre a 35 cadaveri».
Mentre la centrale 118 aveva gli uomini «ma i telefoni erano in tilt, e alle 10 aveva esaurito materiali e farmaci. Tuttavia, già alle 8,30 la Regione Marche si era attivata per la costruzione di un ospedale da campo, e la Protezione Civile ha fatto atterrare i primi elicotteri, a cui si è aggiunto l'elisoccorso del Niguarda che fino alle 20,30 hanno elioaviotrasportato 180 pazienti, inspiegabilmente - a giudizio del medico - solo in ospedali regionali».
A distanza di 13 mesi dal sisma, all'Aquila è stato riaperto il reparto rianimazione la settimana scorsa, ma - pur sottolineando il «fondamentale» aiuto di Protezione Civile e Vigili del Fuoco, di altre Regioni limitrofe, dell'ospedale Niguarda di Milano,e la collaborazione dei cittadini e di realtà come l'Aquila rugby - «si contano di fatto almeno altre 2mila vittime che nell'ultimo anno si sono lasciate andare, e nessuno sa spiegare perché - conclude - sia le procedure Peimaf e Pevac che gli allarmi su possibili terremoti gravi all'Aquila e a Sulmona, secondo uno studio di ricercatori chietini pubblicato nel 2006, siano rimasti nel cassetto».

31/05/2010 9.05