Carriole e domande: nuova domenica in centro per la ricostruzione partecipata

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Sono tornate anche ieri le carriole che da oltre due mesi "invadono" vie e piazze del centro storico dell'Aquila per chiedere partecipazione alle scelte della ricostruzione.


Questa volta oltre a portare le macerie, i manifestanti hanno caricato sulle carriole una serie di quesiti su quello che sarà la ricostruzione fisica e socio-economica dell'Aquila.
Il corteo dei manifestanti non è stato esente da momenti di tensione quando, nel passaggio all'ingresso di Corso Vittorio Emanuele, gli aquilani hanno voluto proseguire anche oltre le barriere imposte dall'ordinanza del sindaco per ragioni di sicurezza.
Un passaggio non autorizzato.
Per questo motivo le forze dell'ordine hanno cercato di invitare i manifestanti ad utilizzare un percorso alternativo per raggiungere Piazza Duomo dalla Fontana Luminosa, punto di partenza, passando attraverso le vie accessibili al pubblico.
I manifestanti hanno però insistito a transitare per il Corso ricordando che il sindaco dell'Aquila ne aveva promesso l'apertura a ridosso dell'anniversario del terremoto in Abruzzo.
Onde evitare incidenti, la polizia ha quindi aperto la barricata e sta accompagnando le carriole in giro per il centro.
Tra le domande che spuntavano fuori dalle carriole: "Sai quanti cittadini non hanno più il lavoro dopo il sisma?", oppure "Quanti soldi ha speso lo Stato italiano per L'Aquila post-sisma, escludendo fondi Ue e donazioni?", ma anche "Sai che i tuoi nipoti potrebbero non avere neanche un'idea di quella che era la tua città?"
Dal futuro dei più piccoli: "549 bambini nati all'Aquila quest'anno potranno partecipare?" - come recita una scritta, portata a spasso dalla carriola più piccola del gruppo - si arriva al destino degli anziani ancora sfollati sulla costa.
Poi i dubbi e le perplessità degli interventi sulla ricostruzione, dai controlli sulle imprese al ruolo di Fintecna, per arrivare alla rimozione delle macerie.
Significativo, a tal proposito, il sopralluogo a piazza San Domenico, riempita dalle macerie dopo un recente intervento di demolizione.
«Io abitavo qui - ha spiegato Patrizia Tocci - nella chiesa c'era un organo magnifico, ora questa piazza è tutta distrutta. Abbiamo bisogno di trasparenza per gli interventi di demolizione e rimozione delle macerie, a partire dalle ditte che sono state impiegate. Qui in questo palazzo è stato distrutto un portale».
Poi tutti in piazza Duomo per l'assemblea cittadina, che ha visto l'adesione di centinaia di persone.
«Sembra che - ha commentato Ezio Bianchi, uno dei cittadini intervenuti all'assemblea - né da parte delle forze dell'ordine, né da parte delle autorità locali ci sia consapevolezza di quello che rappresenta l'evoluzione del nostro movimento, come se non ci si volesse rendere conto di quello che sta succedendo».
Uno degli obiettivi dell'assemblea è stato quello di dare contenuti nuovi al movimento delle carriole.
«Alcuni di noi - ha detto Federico D'Orazio - sono stati ospiti a Firenze nei giorni scorsi e hanno potuto verificare con mano quanto sia alta l'attenzione a quello che stiamo facendo. Noi chiediamo una partecipazione alle scelte dal basso e siamo sostenuti da quegli stessi volontari della protezione civile che hanno vissuto con noi l'esperienza delle tendopoli, sperimentando le difficoltà a rapportarsi con un sistema di scelte imposte».
Un problema che è anche di comunicazione. «Ci invitano alle trasmissioni in tv - ha proseguito D'Orazio - salvo poi chiederci di non parlare dei veri problemi, perché bisogna mantenere il giusto riserbo. Una richiesta fuori luogo, in quanto qui si parla della sopravvivenza della città».

«Se non abbiamo segnali dal governo sulle misure a sostegno del lavoro e sulla proroga delle agevolazioni fiscali, siamo pronti a mobilitare la città già dalla prossima settimana», hanno annunciato i sindacati Cgil, Cisl e Uil, riuniti nel tendone di piazza Duomo per un confronto sulle prospettive lavorative nel cratere a un anno dal terremoto.
«C'é bisogno di un cambio di marcia - ha spiegato Umberto Trasatti, segretario provinciale della Cgil - per rafforzare le leggi del lavoro. Gli accadimenti di questi mesi in concomitanza con la crisi dimostrano ancora una volta che la parte debole del lavoro sono i lavoratori».
Una situazione che in Abruzzo assume toni drammatici.
«La recente vicenda di Villa Pini - ha aggiunto Trasatti, tra gli organizzatori della giornata - in cui la sanità privata si tiene in piedi con i soldi pubblici ha messo in luce tutte le debolezze e le contraddizioni del nostro sistema».
Ma il nodo centrale resta la pressione fiscale.
«Il Cresa ha fatto uno studio sull'Aquilano - ha spiegato Trasatti - simulando una situazione che si può verificare da qui al 1 luglio se non ci saranno nuove proroghe per le tasse. Un lavoratore che di netto prende 1300 euro e lordo di 2mila, tornando a pagare i tributi e iniziando la restituzione di quelli non versate nel 2009 e nel 2010, si troverebbe con 730 euro di stipendio a far fronte alle bollette e alle spese».
Di qui la necessità di lanciare «una vertenza cittadina che qui può diventare una vertenza nazionale».

03/05/2010 9.32