L'Aquila ricorda la sua tragedia, in 25 mila per la lunga notte

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3580

L'Aquila ricorda la sua tragedia, in 25 mila per la lunga notte
*TUTTI I VIDEO DEL PRIMO GIORNO: I SOCCORSI, LE MACERIE, LE PRIME INTERVISTE * ORE 3.46 PRIMADANOI.IT LANCIA LA NOTIZIA SUL WEB * TUTTE LE FOTO * LE NOSTRE INCHIESTE E GLI APPROFONDIMENTI * GLI ARTICOLI DEI PRIMISSIMI GIORNI
L'AQUILA. Quattro fiaccolate partite da paesi vicini, altrettanti cortei per le poche strade aperte del centro storico dell'Aquila, e poi tutti in Piazza del Duomo.
Alle 3.32, sono state ricordate le 308 vittime di un terremoto che giusto un anno fa distrusse il capoluogo abruzzese e molti centri del circondario.
Questa volta alle 3.32 c'é stato solo un lunghissimo silenzio, seguito da 308 rintocchi della campana delle Anime Sante: gli aquilani si sono ritrovati in tanti - oltre 25 mila - in quella piazza del Duomo dove un anno fa accorsero feriti, spaventati, addolorati per il terribile terremoto che aveva distrutto la loro città e ucciso parenti, amici, studenti.
C'é stata, sì, una scossa di terremoto, alle 2:57, ma di magnitudo 2.2, ovvero niente rispetto a quella di 6.3 del 6 aprile 2009.
E' stata una notte diversa, illuminata da migliaia di fiaccole, candele, lumini.



Un gesto di grande valore simbolico non solo per commemorare le vittime, ma anche per ribadire la volontà di tornare ad occupare il cuore della città e, quindi, di riappropriarsi di un'identità ferita per la lontananza forzata.
Quattro cortei - composti da giovani, anziani, alcuni con le stampelle, giovani coppie con i bambini nelle carrozzine - aperti ognuno da un gruppo di parenti delle vittime e dai vari comitati cittadini che da un anno si battono per tenere alta l'attenzione rispetto ai problemi della ricostruzione e per pungolare le autorità.



Non c'é stata alcuna contestazione lungo i percorsi né quando, tutti assiepati nella piazza principale, è stata attesa l'ora fatidica.
Prima sono stati letti i nomi delle 308 vittime, poi sono seguiti i rintocchi della campana.
Alla fine, in silenzio e con i ceri e le lampade ancora accesi, il ritorno a casa - per moltissimi lontano dall'Aquila - o alla Basilica di Collemaggio per la messa solenne dell'arcivescovo Giuseppe Molinari.
«Viva L'Aquila e gli aquilani. Che questa notte segni l'inizio di un nuovo cammino con l'aiuto di Dio». Con queste parole, l'arcivescovo ha concluso l'omelia.
Mentre il rettore della Basilica, don Nunzio Spinelli, a margine della cerimonia ha detto ai giornalisti che «Berlusconi non è venuto perché l'avrebbero fischiato. Questo é il vero motivo della sua assenza». L'omelia di Molinari è stata incentrata sull'invito alle popolazioni terremotate ad avere fede e speranza e, quindi, a riprendere il cammino.



«In queste ore - ha detto - in diversi modi sono in atto commemorazioni per ricordare quella notte terribile che nessun aquilano potrà mai dimenticare. Il nostro cuore è pieno di dolore e di morte. Il Vangelo ci invita alla speranza».
Il prelato ha sottolineato di avere ancora negli occhi il terrore e la mostruosità di quella notte e di avere davanti agli occhi le centinaia di bare e il dolore senza fine dei familiari.
«Gesù risorto è certezza di resurrezione per le persone che il sisma ci ha strappato via, ma ci vuole fede per credere a questo», ha aggiunto Molinari sottolineando che «con la Fede e la Speranza, con il cuore e la fiducia, gli aquilani ricostruiranno la città del futuro».
Anche il papa - per il tramite del segretario di Stato del Vaticano, Tarciso Bertone - ha inviato un messaggio e ha espresso la «sua spirituale vicinanza e rinnovare un incoraggiamento per la ricostruzione umana e sociale fondata sulla salda roccia della fede in Cristo risorto e, mentre esorta a custodire sempre il secolare patrimonio religioso e morale del nobile popolo abruzzese, assicura uno speciale ricordo nella preghiera invocando la celeste intercessione della beata vergine Maria e dei Santi patroni».
Atmosfera tesa, invece, alla seduta straordinaria del Consiglio comunale dell'Aquila che si è tenuta nella chiesa delle Anime Sante e cominciata alle 22.



Lì si sono ritrovati centinaia di cittadini, assiepati in chiesa e in Piazza Duomo, ma i lavori sono stati più volte interrotti dai fischi rivolti da un gruppo di persone durante la lettura del messaggio del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi; i fischi hanno superato di molto gli applausi.
Applausi al messaggio di saluto del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, qualche fischio a quello del presidente del Senato, Schifani.
Il sindaco ha ringraziato il presidente della Repubblica, il premier, la Protezione civile, i vigili del fuoco e «quanti ci hanno dato una grandissima mano e ci hanno aiutato».
«Molto è stato fatto - ha aggiunto Cialente -. Allora c'erano centomila sfollati. Abbiamo realizzato una città temporanea e stiamo cercando di ricostruirla. Il rischio vero era che questa città non ripartisse; chi si è trovato a decidere in quelle ore aveva davanti il vuoto».
In precedenza, invano, il presidente del Consiglio, Carlo Benedetti, aveva chiesto alle persone intervenute, tra i cittadini, di lasciare le sedie per far posto alle autorità.
Nessuno ha voluto rinunciare al proprio posto. Vani anche i richiami alla sicurezza da parte delle forze dell'ordine.
«Alla sicurezza - hanno gridato alcuni - dovevate pensarci il 31 marzo dell'anno scorso», in riferimento alla Commissione grandi rischi, convocata a 7 giorni dal sisma.



«E' trascorso un anno dal 2009 il nostro primo anno della nostra nuova vita - ha esordito Benedetti -; molto è stato fatto, onestamente; per avviare il processo di ricostruzione non abbiamo bisogno di elemosina, ma della solidarietà da parte dello Stato e di una tassa di scopo, così come è stato fatto per gli altri terremoti. Solo allora - ha proseguito - capiremo se si vuole che questa città sopravviva».
Presenti, oltre al sindaco, Massimo Cialente, la giunta comunale e 34 consiglieri, il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, il presidente della regione Lazio, Renata Polverini.
Non sono mancati cartelli di protesta: «via gli sciacalli», «la città è nostra», «ricostruzione al 100 per cento».
La notte è scivolata nel silenzio composto di «una bellissima e commovente fiaccolata all'insegna della pietà», come lo stesso prefetto ha rilevato, sottolineando che «la grandissima e composta partecipazione responsabilizza ancora di più le istituzioni. Lì si è vista fino in fondo la determinazione di questo popolo».



L'anniversario è stato per gli aquilani un momento di riflessione e di dolore, ma anche l'opportunità per ribadire che «il non urlare fa parte della cultura di questa gente determinata e compatta», come hanno evidenziato alcuni cittadini ricordando che il cosiddetto "popolo delle carriole" in silenzio rimuove le macerie, ma lancia segnali forti alle istituzioni.
In formato minore, ma identica, la commemorazione ad Onna, frazione simbolo di quella scossa mortale dove persero la vita 40 persone.
Il paese ha voluto sottolineare il «nuovo cammino» posando alle 4.32, un anno e un'ora dopo il sisma, la prima pietra del centro sociale.
Era presente l'ambasciatore tedesco in Italia, Michael Steiner.
Le celebrazioni riprenderanno questa mattina con la posa di una corona di fiori in piazza 6 aprile, nella caserma di Coppito.
Nel pomeriggio ancora nel centro storico: alle 15 ci sarà una "corona umana" e saranno liberati dei palloncini.
Intanto, a Onna si terrà un convegno sulla ricostruzione, con la partecipazione di Bertolaso.
Alle 17.30, nella chiesa delle Anime Sante, celebrazione straordinaria del Consiglio regionale.

06/04/2010 8.12