6 aprile, un anno dopo: 6 processi e 30 indagati

Alessandro Biancardi

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6 aprile, un anno dopo: 6 processi e 30 indagati
L'AQUILA. Un anno fa il sisma che ha devastato L'Aquila. I segni della distruzione sono ancora visibili e lo saranno chissà per quanto tempo ancora. * 6 APRILE, UN ANNO DOPO: GLI ITALIANI HANNO DONATO 11 MILIONI DI EURO * 6 APRILE, UN ANNO DOPO TRA FILM, TV E REPORTAGE * LE STORIE. «GRAZIE SILVIO» E «SI POTEVA FARE DI PIU'»
Per dodici mesi la magistratura ha lavorato senza sosta: 6 i filoni aperti e ben definiti, per il momento, ma il numero pare destinato a crescere. La procura vuole così risalire ai responsabili degli oltre 200 crolli avvenuti alle 3.32 di quella notte maledetta.
30 gli indagati, 308 i morti e centinaia i feriti. Le accuse vanno dall'omicidio colposo alle lesioni.
Alcuni processi partiranno a breve, prima dell'estate e intanto il Consiglio superiore della magistratura ha disposto la pubblicazione straordinaria di 3 posti - due di consigliere di Corte d'appello (uno al penale e uno al civile) e uno di pubblico ministero - per aumentare l'organico di toghe in servizio a L'Aquila.
Per quanto riguarda i crolli degli edifici pubblici e privati la Procura ha basato le proprie convinzioni accusatorie sulle perizie dei consulenti nominati ad hoc: le ipotesi di reato sono omicidio colposo, disastro colposo e lesioni.
Un atteggiamento contestato da più di un difensore, tanto che il decano del foro aquilano, Attilio Cecchini, ha annunciato una istanza per trasferire il processo a Campobasso «perché - sostiene - il clima che si è creato all'Aquila non è sereno e, quindi, è incompatibile con un processo che garantisca le prerogative della difesa».
Oltre a lui firmeranno la richiesta al Gip quattro legali di indagati per la casa dello studente. Da alcune settimane le attenzioni della Procura si sono concentrate sui crolli più sanguinosi dei condomini privati: sono stati definiti via D'Annunzio (13 morti, 3 indagati), e via XX settembre n.79 (9 morti, 7 indagati).
Per tutti i reati a vario titolo vanno dal disastro colposo, all'omicidio colposo e alle lesioni colpose. Si tratta di progettisti e realizzatori degli immobili ma anche di coloro che negli anni hanno svolto negli edifici lavori di manutenzione sia ordinaria che straordinaria.
Solo in un caso, (nel crollo del Convitto nazionale) sono stati raggiunti da richiesta di rinvio a giudizio un amministratore della Provincia dell'Aquila e il rettore del Convitto: il primo in qualita' di dirigente del settore edilizia e pubblica istruzione della Provincia dell'Aquila - ente proprietario dell'immobile - il secondo per «non aver valutato la totale inadeguatezza dell'edificio dal punto di vista statico e sismico».

Ma si attendono sviluppi anche dall'inchiesta sulla riunione che la commissione Grandi rischi fece il 31 marzo 2009 all'Aquila - perché avrebbe lanciato «colpevolmente messaggi rassicuranti agli aquilani» - e da quella sui «comitati di affari» sugli appalti su G8 e terremoto, per i quali i magistrati aquilani sono in contatto con quelli di Firenze.
Poi ci sono gli 11 gli imputati per il crollo della Casa dello studente in via XX Settembre, luogo simbolo della tragedia in cui morirono 9 studenti universitari.
Su questo filone d'inchiesta e' stata fissata l'udienza preliminare il 28 maggio.
Altri due sono gli indagati per il filone d'inchiesta riguardante il crollo del "Convitto Nazionale", su Corso Vittorio Emanuele II, nel "cuore" del centro storico della citta', in cui morirono tre studenti. L'udienza preliminare per questo caso e' stata fissata al 17 maggio.
Altri sette imputati sono quelli che dovranno rispondere del crollo di una vasta ala della Facolta' di Ingegneria dell'Aquila, a Roio, in cui non vi furono morti anche se il procuratore capo della Repubblica, Alfredo Rossini, ha in piu' occasioni ribadito che se il terremoto fosse avvenuto in pieno giorno, nell'aula in cui si e' verificato il crollo «ci sarebbero potuti essere fino a 2 mila morti». Su questo filone d'inchiesta l'udienza preliminare e' stata fissata al 4 giugno.

IL POOL DELL'INCHIESTA

La Procura dell'Aquila si e' avvalsa della collaborazione di una trentina di periti, di diverse squadre dei vigili del fuoco, degli agenti della Squadra mobile e dei carabinieri, compresi quelli distaccati nelle sezioni di polizia giudiziaria della stessa Procura.
Le contestazioni maggiormente avanzate dagli esperti e successivamente dalla Procura a diversi indagati sono quelle di non aver tenuto conto di norme precise sulle leggi antisismiche, di aver utilizzato materiale di scarsa qualita', della discrasia tra la fase progettuale e quella realizzativa degli edifici ed errori di calcolo nella stessa fase progettuale.
Prossimi alla definizione i filoni d'inchiesta su via Campo di Fossa e via don Luigi Sturzo in cui sono morte una quarantina di persone.
Così come si attendono provvedimenti da parte della magistratura per quanto riguarda il crollo di alcuni padiglioni dell'ospedale "San Salvatore".
Atteso anche il filone d'inchiesta riguardante il mancato allarme della commissione grandi rischi che va avanti in maniera spedita ma occorreranno due mesi circa prima di tirare le somme.
Intanto gli investigatori vanno avanti nell'audizione di persone informate dei fatti.
Si tratta di rappresentanti della Regione, del Comune e della Protezione civile.
Nel calderone delle prove ci sono diverse raccolte di articoli di giornale, diventate fonti di prova a sostegno delle decine di denunce presentate dai familiari delle persone morte.
Gli investigatori hanno anche provveduto ad acquisire una lunga serie di interviste televisive che si aggiungono alle testimonianze.
Il lavoro della Procura ha anche riguardato altri aspetti oltre quelli ai crolli. Indagini sono state aperte per fare chiarezza sulle forniture di materiali e generi alimentari durante l'emergenza terremoto e sulle infiltrazioni della criminalita' organizzata nella ricostruzione post-terremoto. Quest'ultimo filone vede la partecipazione in prima linea della Prefettura, del Gruppo interforze formato dai carabinieri del Reparto operativo dell'Aquila, del Servizio criminalita' organizzata (Sco) della Questura dell´Aquila, del Gruppo investigativo sulla criminalita' organizzata (Gico) dell'Aquila, della Direzione investigativa antimafia e della stessa Direzione nazionale antimafia.

LE INFILTRAZIONI MAFIOSE E I GRANDI APPALTI


Diversi i certificati antimafia revocati dalla Prefettura dell'Aquila nei riguardi di societa' in odore di mafia e molte le societa' impegnate in lavori di subappalto sorprese a lavorare senza autorizzazione e per questo denunciate all'Autorita' giudiziaria.
Infine la Procura dell'Aquila ha avviato nelle scorse settimane una serie di accertamenti sul filone d'inchiesta toscano sui grandi eventi che hanno portato ad arresti e all'invio di un avviso di garanzia per corruzione al capo dipartimento della Protezione civile Guido Bertolaso.
La magistratura aquilana ha acquisito delle intercettazioni telefoniche per verificare la regolarità sugli "appetiti" di alcuni imprenditori nella ricostruzione post-sisma dell'Aquila.

01/04/2010 10.26
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6 APRILE, UN ANNO DOPO: GLI ITALIANI HANNO DONATO 11 MILIONI DI EURO

L'AQUILA. Ad un anno dal terremoto in Abruzzo la Croce Rossa Italiana, che quella notte drammatica arrivò sul posto immediatamente con i volontari abruzzesi prima e con tutta la struttura nazionale poi, continua il suo impegno per le popolazioni abruzzesi.
Le donazioni degli italiani pro Abruzzo hanno raggiunto al cifra record di 11.320.875,84 euro. L'Associazione ha ricevuto, in piu', 2 milioni di euro in donazioni di beni e materiali.
Queste risorse sono state in parte utilizzate per la costruzione delle case in legno della frazione di Onna, consegnate il 15 settembre 2009.
In questi mesi la Croce Rossa Italiana, sul posto, ha impegnato quasi 10 mila fra volontari ed operatori, ha gestito 15 campi attendati e un campo base producendo oltre 2 milioni di pasti.
Ma oggi dei circa 60.000 abitanti del capoluogo, e altrettanti dei paesi di quello che è ora noto come "il cratere", un anno dopo sono ancora 52.275 gli assistiti, persone con la casa distrutta o inagibile. Sono 14.642 coloro che usufruiscono degli appartamenti del Progetto C.A.S.E. della Protezione Civile,
A fine marzo sono 1.837 le persone che hanno preso possesso dei moduli abitativi provvisori (MAP), allestiti in 18 frazioni.
Ma ancora 4.594 persone alloggiano in strutture ricettive, sia nell'Aquilano sia in località della costa abruzzese.
Altri 31.202 sono sistemati provvisoriamente in altre strutture e con diverse modalità.
Chi è riuscito a tornare nella propria casa non trova tutti i servizi e le attività commerciali di prima. Nell'imminenza dell'anniversario gli aquilani hanno deciso che non vogliono più aspettare: per tornare a vivere il centro storico e per sollecitare la rimozione delle macerie nella cosiddetta "zona rossa" hanno dato vita a una rivolta pacifica: dal 28 febbraio, ogni domenica, con le carriole sono entrati nelle vie del centro storico insieme a esperti in grado di distinguere i materiali utili alla ricostruzione dagli inerti destinati alla discarica.
Così "il popolo delle carriole", prima simbolicamente, poi con l'intervento pure dell'Esercito, è riuscito a liberare qualche piazza da cumuli di macerie.
«Ogni giorno che passa c'é un segno di miglioramento», ha detto ieri il presidente della Giunta regionale e commissario, Gianni Chiodi, dal primo febbraio commissario delegato per la ricostruzione.
«I dati economici che pure sono pesanti come redditività - ha continuato Chiodi - dimostrano in controtendenza una esplosione dei depositi bancari, quindi ci sono anche dei fatti positivi».
Chiodi ha mostrato «grande soddisfazione» per l'attività svolta: «E' stata affrontata l'emergenza in modo straordinario. L'Università ha ripreso in maniera positiva, le scuole sono state riaperte, le case per la maggior parte delle persone sono state predisposte, la ricostruzione pubblica è iniziata, le linee guida sono state date in riferimento alla ricostruzione, le macerie che erano state tolte prima abbiamo cominciato a rimuoverle di nuovo con grande efficacia dal primo febbraio». In relazione al fondamentale tema della disponibilità di fondi, Chiodi, ha sottolineato che le risorse ci sono «in particolare ad oggi abbiamo una dotazione finanziaria quasi liquida di 2 miliardi di euro, per un totale complessivo di 7 miliardi di euro per i prossimi anni».
Ma dell'Università parla decisamente in altri termini il portale Studenti.it che ha fatto una ricognizione con l'aiuto di Giovanni De Gasperis, docente presso la Facoltà di Lettere e Filosofia.
«Sono inagibili il 70% delle strutture, mancano luoghi di aggregazione, c'è il fenomeno del forzato pendolarismo e non è stata ancora aperta la casa dello studente di Casale Marinangeli, una struttura antisismica collaudata nel 2001 e mai resa disponibile dal Comune».
Ma De Gasperis si ritiene soddisfatto di quanto fatto e invita gli studenti fuori sede a considerare positivamente la situazione, soprattutto sotto il profilo formativo: «Credo che qualunque studente può prendere il meglio da questa situazione. Una cosa é studiare le grandi trasformazioni socio-economiche sui libri, una cosa è viverle da 'dentro'».
Meno positivo il punto di vista di Armando Di Cola, rappresentante degli studenti di Economia, che bacchetta la Regione Abruzzo ed invita a fare di più e più in fretta per evitare il trasferimento in massa degli studenti verso altri atenei: «Gli studenti hanno capito le difficoltà degli aquilani e per quest'anno si stanno sacrificando. Ma se non cambierà qualcosa, l'anno prossimo ci saranno ancora moltissimi trasferimenti verso altri atenei. I cambiamenti nell'offerta formativa sono proseguiti secondo i progetti pre-sisma e questo é stato un grave errore. Lo sforzo del ministero è stato eccezionale. L'istituzione che ha più competenze e che quindi poteva fare di più è la Regione Abruzzo, che invece secondo me é stata completamente assente».
«Sono ottimista, vedo le cose fatte, mi auguro che tutti si impegnino per andare avanti», ha commentato invece l'Arcivescovo Metropolita dell'Aquila, Monsignor Giuseppe Molinari, nel fare il punto della situazione a un anno dal sisma.
«Alcuni problemi sono stati risolti - ha proseguito Monsignor Molinari, altri spero che si stiano risolvendo, tanti altri bisogna risolverli. Vorrei in particolare sottolineare un aspetto che riguarda le piccole imprese che hanno anticipato i soldi per ristrutturare le case e che ora attendono l'erogazione dei fondi. Speriamo - ha spiegato il prelato - che le risorse arrivino presto perché altrimenti queste imprese vanno in gravi difficoltà economiche».

01/04/2010 10.26

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6 APRILE, UN ANNO DOPO TRA FILM, TV E REPORTAGE

L'AQUILA. Un anno dopo il sisma in Abruzzo escono, più o meno clandestinamente, vari film-inchiesta e altri sono in preparazione.
In tv non è prevista, almeno ad oggi, alcuna programmazione particolare.
Della ricostruzione però si potrebbero occupare nella loro consueta collocazione martedì 6 aprile Ballarò di Giovanni Floris su Raitre e Porta a porta e Matrix in seconda serata su Raiuno e Canale 5. Sabina Guzzanti sta montando Draquila - L'Italia che trema, un film sulla ricostruzione e sulla gestione del post-sisma con testimonianze, video e commenti dei protagonisti.
«Il film è serio fa anche ridere ma anche piangere», ha detto sul suo blog l'artista.
E' invece pronto, e ha avuto un'anteprima a Los Angeles tre settimane fa, Angelus Hiroshimae di Giancarlo Planta con Franco Nero.
Il film narra la vicenda misteriosa di un cacciatore in un'alba di nebbia all'Aquila ed è stato realizzato prima del sisma.
Proprio il 6 aprile, avrà un'anteprima mondiale a New York Comando e Controllo - uno Stato in Emergenza, documentario indipendente, scritto e diretto da Alberto Puliafito, prodotto da Fulvio Nebbia per iK Produzioni.
E' centrato sulla gestione del potere e delle emergenze da parte del Dipartimento Nazionale di Protezione Civile, partendo dalla gestione del terremoto all'Aquila.
Ricostruzioni, docufiction, interviste e riprese di assemblee pubbliche tenutesi all'Aquila tra il 2009 e il 2010.
E' il seguito ideale di Yes We Camp, il documentario realizzato da Puliafito che ha vissuto per più di otto mesi all'Aquila dopo il terremoto, prima in tenda, poi ospitato in una casetta di legno da una famiglia aquilana.
C'é poi La città invisibile di Giuseppe Tandoi (prodotto da Esprit Film e in produzione esecutiva da La Fabbrichetta), pugliese ma aquilano d'adozione che ha raccolto intorno a sé una troupe giovane proveniente in parte dal Centro Sperimentale di Cinematografia e in parte dalla stessa Accademia dell'Immagine dell'Aquila per raccontare - anche con i toni propri della commedia - la vita della città nei giorni successivi al terremoto e in particolare la vita dei giovani.
Il film racconta la speranza e la possibilità di continuare a realizzare i propri sogni anche dopo una grande tragedia.
E sempre il 6 aprile, arriva nelle sale italiane in 40 copie e in quelle digitali del circuito Microcinema, Sangue e cemento, un'inchiesta choc secondo la quale non è stata la calamità naturale ad uccidere 299 persone, ma piuttosto un intreccio di burocrazia, malaffare, speculazioni che hanno dissestato il territorio e ridotto L'Aquila in macerie, pur con scosse inferiori a quelle registrate nello stesso periodo, per esempio in Giappone.
Distribuito da Iris Film di Christian Lelli, è un'inchiesta di Franco Fracassi e del Gruppo Zero con Paolo Calabresi, che è anche la voce narrante e una produzione di Editori Riuniti, Telemaco e lo stesso Gruppo Zero, un collettivo di giornalisti e cineasti che aveva esordito con 'Zero, inchiesta sull'11 settembre'.
Ancora il 6 aprile in prima nazionale alla Casa del cinema a Roma sarà presentato Anno Zero, l'opera prima dell'attore e regista pescarese Milo Vallone, film no budget girato interamente in Abruzzo e anche nella basilica di Collemaggio a L'Aquila con una troupe locale.
Ci sono poi anche reportage fruibili solo sul web: come la serie a puntate di Cecilia Mastrantonio e Sebastiano Tecchio intitolata L'Aquila a pezzi e pubblicata dal sito della onlus internazionale Actionaid che si propone di combattere la povertà. Raccogliendo testimonianze di persone direttamente coinvolte dal sisma, ActionAid ha realizzato una video inchiesta che valuta la ricostruzione sociale delle comunità colpite.

01/04/2010 10.39

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LE STORIE. «GRAZIE SILVIO» E «SI POTEVA FARE DI PIU'»

L'AQUILA. C'è chi ringrazia il premier per quello che ha fatto ma anche chi assicura: «si poteva fare decisamente di più».
E' eterogeneo e politicamente trasversale il popola aquilano investito dalla tragedia del terremoto aquilano.
Tra questi c' anche Raffaella Moretti ha 26 anni, è la prima di tre sorelle. Vivono tutte con i genitori e la nonna in una delle nuove C.a.s.e. antisismiche nel quartieri di Cese di Preturo.
La loro casa, in via Fortebraccio, nel cuore della zona rossa, è stata gravemente danneggiata dal sisma del 6 aprile.
«Ci siamo tornati ieri per la prima volta - spiega Raffaella - ed è stato uno choc per me e per i miei, ci vorranno anni per poter tornarci ad abitare. Tuttavia - prosegue - possiamo dire di trovarci bene nel nuovo appartamento».
L'alloggio ha tre stanze doppie, l'ideale per un nucleo di sei persone: una stanza per mamma Tiziana e papà Valter, un'altra per le due sorelle, Anna Lucia e Roberta, e l'altra da dividere con nonna Maria.
«Abbiamo tutti i servizi - sottolinea con soddisfazione Raffaella - e possiamo dire di vivere in un bel complesso residenziale, immerso nel verde».
La famiglia Moretti, che ha passato l'estate in una tendopoli, è stata tra le prime, all'inizio di ottobre, ad avere le chiavi delle case antisismiche.
«Credo - aggiunge Raffaella - che tutto quello che si poteva fare in termini di assistenza alla popolazione sia stato fatto. Mi metto nei panni di chi si è trovato a dover gestire una situazione iniziale di oltre 80mila senzatetto. Anche i collegamenti con la città sono buoni certo prima vivevo in centro, adesso è tutta un'altra cosa, ma non dipende da nessuno».
A Cese di Preturo, sono in molti soddisfatti dell'intervento del Governo e della Protezione civile, anche perché negli appartamenti non è stato riscontrato alcun difetto funzionale.
C'é una famiglia che ha esposto persino uno striscione per ringraziare il premier: «C'é un uomo che fa miracoli, si chiama Silvio Berlusconi».
Su questo, Raffaella la pensa un po' diversamente. «Non sono certo una fan di questo Governo - spiega -, ma credo che muovere critiche a quanto fatto in Abruzzo in questi 12 mesi, sia ingiusto nei confronti delle istituzioni e di chi ha perso molto in questa tragedia»
«Abbiamo preso un appartamento e l'affitto ce lo paghiamo da soli, così da non dover dire grazie a nessuno», racconta invece Grazia Marcone che non ha dubbi: nella gestione degli interventi del post-sisma in Abruzzo si poteva fare di più e meglio di quanto è stato fatto in questi 12 mesi.
La giovane, 26 anni, fino al 6 aprile 2009 viveva con il padre, Walter, e il fidanzato, Cristian Sebastiani, in un appartamento in via Beato Cesidio, all'Aquila, vicino alla tendopoli di piazza D'Armi, una delle principali nel cratere.
Poi sono arrivate le 3.32 e il terremoto ha trasformato il loro palazzo in un edificio di tipo 'E', dai tempi lunghi di recupero.
Dopo i primi due giorni passati a ridosso della tendopoli di Centi Colella, la famiglia Marcone si è trasferita dall'altra parte della città, con una tenda nei pressi dell'area di Acquasanta.
«E' lì che lavora mio padre - spiega Grazia -. Invece io e il mio ragazzo stiamo affrontando tante difficoltà nelle nostre attività lavorative. Io sono in cassa integrazione. Ero commessa in una gioielleria del centro storico, che forse riaprirà tra dieci anni. Cristian vorrebbe aprire un'attività di pasticceria tutta sua, ma non trova un locale adeguato».
Il problema sono i prezzi di affitto. «Sono esorbitanti - dice Cristian - come quelli degli appartamenti, e questo frena la vera rinascita di questa città. In questo, la colpa è anche delle istituzioni locali che non fanno nulla per facilitare la ripresa delle attività economiche e quindi del lavoro. Per non parlare poi di come stanno gestendo la questione del centro storico e delle macerie». C'é, poi, anche la questione abitativa.
«Abbiamo dovuto fare avanti e indietro con Sora - spiegano i due - nei primi mesi, poi a settembre abbiamo trovato questo appartamento, uno dei pochi a prezzi ragionevoli, altrimenti - aggiungono - saremmo stati condannati a un alloggio temporaneo distante anche 100 chilometri».

01/04/2010 10.45