Processi crolli, difensori chiedono spostamento a Campobasso

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3602

L'AQUILA. Troppo coinvolgimento emotivo, la città è ancora troppo scossa, la popolazione ripone troppe aspettative nel processo ed è a rischio il diritto della giusta difesa. * LE CARRIOLE IN PIAZZA FERMATE DALLA DIGOS * 200 MILIONI DI EURO PER LA RETE VIARIA ABRUZZESE
Sono questi i principali motivi che hanno spinto i legali difensori degli indagati per il crollo della Casa dello Studente a richiedere lo spostamento dei processi.
L'Aquila, dicono gli avvocati, non è la sede opportuna.
Così il gruppo di legali ha già annunciato che presenterà nelle prossime settimane un'istanza al Gip indirizzata alla Corte Costituzionale in cui si chiede la remissione del processo dall'Aquila al Tribunale di Campobasso «perché il clima che si é creato all'Aquila è incompatibile con un processo che garantisca le prerogative della difesa».
L'annuncio è stato fatto dall'avvocato Attilio Cecchini - che già in passato aveva denunciato la situazione -, decano del foro aquilano che difende Pietro Sebastiani, uno degli 11 indagati per il crollo della casa dello studente (otto vittime) che il prossimo 28 maggio compariranno davanti al Gup che deciderà sulla richiesta di rinvio a giudizio della Procura.
I reati ipotizzati sono omicidio colposo, disastro colposo e lesioni.
L'avvocato Cecchini sottolinea che stanno lavorando con lui alla stesura dell'istanza i colleghi Massimo Carosi, Angelo Colagrande, Giovanni Di Biase e Fabio Alessandroni, tutti difensori di indagati per il crollo.
«Depositeremo al Gip un'istanza indirizzata alla Corte Costituzionale, molto probabilmente in una data antecedente all'udienza preliminare, in cui si chiede la remissione del processo con il trasferimento nel Molise, come da codice di procedura per il nostro distretto: saranno il Gup e poi il giudice monocratico di Campobasso a gestire il processo».
«La condizione ambientale aquilana oggi noi la consideriamo incompatibile con la celebrazione di un processo sereno, tranquillo, rispettoso delle regole processuali. Abbiamo l'impressione che all'Aquila si sia creata una situazione che non lo permette: si esaltano le perizie del tribunale che sono di parte e questo non è giusto perché il processo si svolge su due parti, con parità delle armi». Per il legale il fatto «che la pubblica opinione, soprattutto il comitato famiglie delle vittime, abbiano sposato le perizie della procura turba anzitempo l'equilibrio».
«A noi sembra - conclude Cecchini - che la pubblica opinione additi gli indagati come responsabili, o assassini, secondo il comitato famiglie delle vittime, e questo non è accettabile sul piano della correttezza giuridica».
E così arriva in soccorso la ‘legittima suspicione', vale a dire il legittimo sospetto di mancata serenità nel giudicare un imputato.
Il codice di procedura penale stabilisce, infatti, che «quando la sicurezza o l'incolumità pubblica o la libertà di determinazione delle persone che partecipano al processo sono pregiudicate da gravi situazioni locali tali da turbare lo svolgimento del processo», la Corte di cassazione trasferisce il processo a un altro giudice.
Fin dall'inizio qualcuno aveva paventato il rischio che la Procura de L'Aquila non fosse la più appropriata per gestire le indagini ma il procuratore capo Alfredo Rossini ha sempre rigettato ogni accusa.
«Qualsiasi azione di trasferimento di processo rappresenterebbe un atto di 'terrorismo' nei confronti di chi ha avuto vittime nei crolli», risponde invece il Comitato delle famiglie che adesso si dice preoccupato dall'evenienza paventata dai legali degli indagati.
«Il trasferimento», ha spiegato il presidente del Comitato, Antonietta Centofanti, che nel crollo ha perso il nipote, «può compromettere la correttezza della valutazione degli atti da parte dei giudici. Noi - ha detto ancora - abbiamo fiducia nei giudici che sono al lavoro in questa inchiesta purché la procura sia messa in condizioni, a livello di organico, di operare in serenità».
E se ormai per alcuni filoni è stata già fissata l'udienza preliminare tra la fine di aprile e gli inizi di maggio verrà invece definito il caso dell'ospedale San Salvatore.
I crolli all'ospedale non hanno causato vittime, ma costrinsero alla dichiarazione di inagibilità e poi allo sgombero di gran parte della struttura con i feriti meno gravi che per tutta la giornata del 6 aprile, giorno della tragica scossa, sono stati curato all'aperto negli spazi di fronte al pronto soccorso.
La procura avrebbe voluto chiudere prima la questione, ma ci sono state difficoltà a reperire tutta la documentazione da mettere a disposizione dei consulenti tecnici per redigere la perizia.
La procura finora nell'ambito della maxi inchiesta sul terremoto ha definito cinque filoni: casa dello studente, convitto nazionale, sede della facoltà di ingegneria a Rio, condomini privati di D'Annunzio e via XX settembre n.79.
Sono complessivamente 32 le persone raggiunte da avvisi di garanzia per presunte responsabilità nei crolli e quindi nelle morti.
E si sta continuando ad indagare anche sui lavori della riunione della commissione Grandi Rischi del 31 marzo 2009, ma la definizione di questo ennesimo filone della maxi inchiesta sul terremoto non è vicino.
Il procuratore capo, Alfredo Rossini, ha sottolineato che ci vorrà ancora del tempo prima dell'emissione degli avvisi di garanzia.
Il filone è stato aperto dopo la denuncia dell'avvocato aquilano Antonio Valentini, firmata poi da molti cittadini secondo i quali la riunione della commissione Grandi Rischi fatta all'Aquila a cinque giorni dal tragico sisma ha diffuso ottimismo e false rassicurazioni ai cittadini attraverso i messaggi di tecnici ed amministratori.
Nella scorse settimane da fonti della procura era emerso che i Pm avrebbero atteso lo svolgimento delle elezioni per non influenzare il clima politico con una inchiesta che potrebbe far approdare le indagini sul terremoto in un contesto nazionale.
Poi l'ulteriore rinvio che si evince dalle parole del procuratore capo.
«La commissione Grandi Rischi verrà dopo la definizione dei condomini privati con morti e dopo l'ospedale», ha chiarito Rossini, il quale ha spiegato che ci vorrà ancora del tempo per emettere provvedimenti su una tematica delicata e complessa da individuare.
29/03/2010 9.01
[pagebreak]
LE CARRIOLE IN PIAZZA FERMATE DALLA DIFOS

L'AQUILA. Sono tornate anche ieri le carriole all'Aquila, in piazza Nove Martiri, nel cuore della "zona rossa", una delle aree del centro storico devastate dal sisma del 6 aprile 2009.
Per la quinta settimana consecutiva un gruppo di aquilano ha fatto ritorno nel cuore della città sventrata per lavorare le macerie. Ma non sono mancate sorprese.
Pochi, per la verità, i cittadini che si sono radunati nei pressi della zona rossa ma in questa Domenica delle Palme, prima delle due giornate dedicate alle elezioni (provinciali per l'Aquila), sono comunque tornate in strada, sotto l'occhio vigile delle forze di polizia.
Al momento del raduno, alle 9.30, all'ingresso della Villa Comunale, all'esterno della "zona rossa", c'erano circa cento persone: componenti dei vari comitati spontanei nati dopo il sisma, ma anche semplici cittadini, comunque riconducibili al "popolo delle carriole".
Ma le carriole, una decina, sono state sequestrate dalle forze dell'ordine - sulla base del divieto di manifestazioni durante le elezioni - e gli interessati identificati.
L'invito rivolto a tutti è stato quello di fermarsi nella centrale piazza Duomo.
Giunti nella piazza, però, alcune carriole sono state recuperate nel tendone usato come deposito dopo le manifestazioni delle domeniche precedenti ed il "popolo delle carriole" si è mosso verso corso Vittorio Emanuele; varcando la zona rossa, transennata, ha poi raggiunto Piazza Nove Martiri, dando avvio come le altre domeniche alla rimozione delle macerie, monitorata dalle forze di polizia.
Sul posto hanno finito per riversarsi, per assistere a quanto avveniva, molti aquilani usciti in quel momento dalla celebrazione della Santa Messa nella chiesa di Santa Maria del Suffragio, detta delle Anime Sante, in piazza Duomo, riaperta in parte lo scorso 19 Marzo, e coloro che approfittando della bella giornata avevano raggiunto il centro per una passeggiata.
«Non vediamo l'ora che arrivi lunedì pomeriggio e finalmente ritroveremo il diritto di poter manifestare in pace», hanno detto gli aquilani.
«La carriola - hanno detto i più - è tutto fuorché un simbolo politico. Rinunciare a manifestare sarebbe stato come accreditare l'ipotesi circolata sin dall'inizio che la chiusura della campagna elettorale sarebbe coincisa con la fine delle nostre rivendicazioni. Ma invece non è così».
Successivamente si è appreso che le carriole sequestrate dalle forze di polizia sono state tre.
Il dato preciso è stato fornito dallo stesso "popolo delle carriole" durante un'assemblea a L'Aquila, nella centrale piazza Duomo, a conclusione dell'irruzione in "zona rossa" di un centinaio di aquilani. Nell'assemblea, i partecipanti hanno spiegato anche di non avere chiesto autorizzazioni preventive - a differenza delle domeniche precedenti - perché informalmente avvisati in anticipo dell'impossibilità, per legge, di fare manifestazioni in concomitanza con le elezioni.
Proprio questo fatto, hanno spiegato, aveva spinto nei giorni scorsi il "popolo delle carriole", a convocare per la giornata di ieri solo un'assemblea che sarebbe dovuta servita «per discutere la necessità di rinunciare alla manifestazione».
Poi, però, l'irruzione in "zona rossa" con alcune carriole ed i conseguenti sequestri.
«Non capiamo perché la Digos, oltre a sequestrare pericolosissimi strumenti atti ad offendere quali carriole e secchielli, abbia anche provveduto ad identificare quanti non facevano altro che chiedere di poter riavere la propria città», ha contestato il deputato del Pd, Giovanni Lolli.
«Perché il ministro degli Interni - ha domandato Lolli - è voluto ricorrere a misure di chiaro sapore intimidatorio? E' una inaccettabile prova di forza che amareggia ed inquieta. La coda di paglia del governo nella gestione del dopo terremoto si fa sempre più evidente».
«Si rassegnino tutti quelli a cui da noia la voce degli aquilani – ha aggiunto il parlamentare del Pd - perché i cittadini continueranno a farla sentire. Non si tratta solo di proteste ma anche di proposte. Dopo i fatti di oggi presenterò una interrogazione al ministro Maroni per evitare in futuro il ripetersi di simili spiacevolissimi episodi».
29/03/2010 9.02
[pagebreak]
200 MILIONI DI EURO PER LA RETE VIARIA ABRUZZESE

Piano di ricostruzione della rete viaria abruzzese: il Parlamento ha deciso di stanziare 200 milioni di euro.
La notizia viene confermata anche dall'Anas che replica così ad un articolo pubblicato dal giornale Il Fatto in cui si smentisce però che sia stata proprio l'Anas a decidere arbitrariamente di stanziare 200 milioni di euro a favore della viabilità.
La società spiega di aver semplicemente predisposto il Piano Speciale di interventi sulla rete viaria in esecuzione di una legge del Parlamento.
La stessa nota ricorda che «la legge numero 77 del 24 giugno 2009 ha imposto alla stessa Anas di redigere un Piano speciale Terremoto 2009, investendo una somma 'fino a 200 milioni di euro a valere sulle risorse stanziate per l'anno 2009, per gli interventi di Anas SpA, nell'ambito del contratto di programma da stipularsi per lo stesso anno».
Per quanto riguarda gli interventi, la nota tiene a precisare che «sono stati selezionati, d'intesa con il Ministro delle infrastrutture, tra i progetti più importanti ed in fase più avanzata di progettazione già ricompresi nella Programmazione 2007-2011 della società».
L'Anas ha previsto per la realizzazione delle opere «bandi di gara secondo la regolare normativa sugli appalti».
L'Anas segnala, «tra le opere di nuova costruzione, i lavori di adeguamento della statale 17 tra San Gregorio a San Pio Le Camere, il cui progetto definitivo per appalto integrato (dell'importo di circa 76 milioni di euro) è stato approvato lo scorso 28 maggio 2009 dal Consiglio di Amministrazione della società ed è stato trasmesso al Cipe per la procedura VIA e per la Conferenza dei Servizi, e la realizzazione di un lotto della variante sud all'abitato dell'Aquila, da Bazzano a S. Gregorio, attualmente in fase di appalto integrato (dell'importo di circa 33 milioni di euro), il cui bando e' stato pubblicato il 28 dicembre 2009».
Nel Piano sono previste, infine «opere di manutenzione straordinaria sulle principali arterie abruzzesi, concentrate principalmente nei comuni appartenenti al cratere sismico. Tali opere consistono in interventi di riparazione e consolidamento sulla viabilità di competenza a seguito dei danni del sisma, lavori di adeguamento sismico di opere d'arte e interventi di miglioramento funzionale delle infrastrutture».
Intanto sono state circa mille le imprese che hanno risposto al bando per la selezione lanciata dall'azienda territoriale per l'edilizia residenziale (Ater) dell'Aquila per individuare le aziende a cui affidare il recupero degli alloggi popolari con danni classificati A, B e C.
I termini per la preselezioni sono scaduti lo scorso 23 marzo.
La commissione interna all'Ater dell'Aquila ha cominciato l'esame per verificare i requisiti ed ammettere le imprese; secondo quanto si è appreso, i primi bandi potrebbero partire nei prossimi giorni, quindi, e nel giro di due settimane potrebbero cominciare i primi interventi di ristrutturazione.
I bandi saranno coperti con fondi dell'Ater perché il Cipe non ha ancora trasferito all'ufficio per la ricostruzione i 150 milioni di euro previsti fin dal decreto sul terremoto dello scorso mese di giugno.
L'Ater si dovrà occupare di circa 800 alloggi classificati A, B e C. Sugli edifici che hanno riportato danni classificati E ed F interverrà il provveditorato interregionale delle opere pubbliche.
Sui gravi ritardi sul recupero del patrimonio popolare da mesi sono divampate polemiche, soprattutto da parte del responsabile regionale del sindacato Mia Casa, Pio Rapagnà che ha accusato i vertici dell'Ater e il commissario delegato per la ricostruzione, Gianni Chiodi.
«La ricostruzione di una città come L'Aquila e di un territorio come quello aquilano certamente é un evento che in questo Paese non si è mai affrontato», ha commentato il vice commissario per i Beni culturali, Luciano Marchetti, nel fare il punto sulle attività per la ripresa dell'Aquila ad un anno dal tragico sisma.
Per Marchetti, ex direttore generale dei Beni Culturali in Lazio, che ha lavorato alla ricostruzione in occasione dei terremoti di Friuli ed Umbria, la ricostruzione deve essere gestita con grande intelligenza costituendo «tra l'altro un momento importante per la città dell'Aquila perché se l'amministrazione pubblica riesce a stabilire delle linee guida, delle linee di intervento che possono riqualificare la città, é il momento giusto per farlo».
Marchetti è tornato anche a parlare del centro storico.
«I cittadini - ha sottolineato - devono rientrare nel centro storico nei limiti del possibile, devono poter controllare quello che non facciamo nelle loro case, credo sia importante anche adesso nella fase di sgombero delle macerie, piuttosto che i poliziotti ci siano i cittadini a mettere da parte le loro cose, perché in realtà noi stiamo lavorando sulle cose che sono di altri, quindi, per lo meno i proprietari devono essere avvisati e interessati alla loro proprietà».

29/03/2010 9.01