Il popolo delle carriole pianta fiori nel centro de L'Aquila

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Quarta domenica di operosa protesta quella di ieri per gli aquilani. E all'appuntamento nel centro storico con le carriole, che ormai simboleggiano la forte volontà di rinascita a quasi un anno dal terremoto, a L'Aquila sono arrivati anche i fiori, per festeggiare la primavera. * CIALENTE TORNA A CHIEDERE LA TASSA DI SCOPO
In migliaia hanno affollato le vie della cosiddetta "zona rossa", ancora costellata di macerie e transenne, per colorarle con piante fiorite e palloncini.
In mezzo agli aquilani pronti a riappropriarsi degli spazi della loro quotidianità, sono spuntati anche turisti che hanno raggiunto il capoluogo abruzzese per vedere di persona, per la prima volta dal 6 aprile 2009, il centro devastato dal sisma.
Fiori in piazza Regina Margherita, alla Fontana Luminosa e anche sui mattoni accumulati in piazza Palazzo, da sabato libera dalle macerie dopo due giorni di intenso lavoro di Vigili del Fuoco ed Esercito.
Nelle ultime tre settimane era qui che si radunava periodicamente il "popolo delle carriole".
Ieri il centro nevralgico della pacifica protesta si è spostato in piazza Nove Martiri, nel cuore della "zona rossa".
In realtà, a spingere i manifestanti a trasferire le carriole è stato l'arrivo del presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, che è anche commissario per la ricostruzione post-sisma.
«Vogliamo scoraggiare qualsiasi tentativo di strumentalizzare il nostro movimento - hanno detto i promotori dell'iniziativa -. Non abbiamo nulla contro il commissario Chiodi, ma abbiamo ripetuto più volte ai politici di tenersi fuori».
Tant'é che quando il governatore è arrivato in centro, spiegando ai presenti di voler raggiungere piazza Palazzo per ringraziare Vigili, Esercito e personale dell'azienda municipalizzata per il lavoro svolto, il corteo che si stava dirigendo lì per avviare la rimozione delle macerie ha cambiato itinerario, deviando per piazza Nove Martiri, dove le carriole hanno poi trascorso la mattinata.
Fiori sono spuntati anche in tutti gli angoli di piazza Duomo, area che fino al terremoto ospitava ogni giorno un mercato di millenaria tradizione.
Il presidente Chiodi ha però assicurato che la Regione metterà «tutta l'attenzione necessaria nel rimuovere le macerie del centro storico».
«Quello della rimozione delle macerie è un lavoro delicato - ha detto Chiodi - perché ciò che per la massa è spazzatura, per gli aquilani rappresenta storia, sudore (per quanto hanno costruito in tutti questi secoli generazioni di aquilani) e sangue per i morti del terremoto. Si capisce dunque quanto sia delicata l'opera di rimozione, perché da un lato dobbiamo garantire al più presto un centro storico pulito in grado di riprendere a pulsare e nel quale potranno partire i lavori di ricostruzione, e dall'altro non possiamo permetterci di buttare via la storia di un intero territorio in comuni discariche».
Proprio per questo, il commissario per la ricostruzione ha specificato che «verranno recuperate pietre, marmi, mattoni e coppi» e che «ogni cosa tornerà al suo posto».
Ha scatenato reazioni diverse, invece, un'intervista rilasciata da monsignor Giovanni D'Ercole, vescovo ausiliare dell'Arcidiocesi de L'Aquila, al quotidiano "La Repubblica", in merito alla situazione della città a quasi un anno dal terremoto.
Ma dopo la pubblicazione dell'articolo l'Arcidiocesi aquilana ha diffuso un comunicato in cui si spiega che più «rispecchiando grossomodo il pensiero di monsignor D'Ercole, l'articolo omette l'apprezzamento del presule per quanto il Governo ha fatto all'Aquila dal giorno del terremoto a oggi, con particolare riferimento all'opera da tutti apprezzata del Sottosegretario Guido Bertolaso».
«Ha ragione il vescovo D'Ercole quando sottolinea la gravità dei ritardi delle amministrazioni locali a L'Aquila - commenta in una nota il presidente dei senatori Pdl, Maurizio Gasparri -. L'ho sentito telefonicamente e ho raccolto il grido di dolore perché, mentre l'intervento nazionale è stato tempestivo ed efficace, le amministrazioni locali appaiono inerti, indecise».
Per Gasparri, «il senso delle parole di don Giovanni D'Ercole è stato molto chiaro e non intendiamo fare, come la sinistra, delle strumentalizzazioni basate sul nulla».
«L'azione dell'esecutivo - aggiunge Gasparri - ha dovuto colmare anche in questi giorni le inefficienze di chi, sul posto, organizza manifestazioni invece di dare un contributo fattivo all'opera di ricostruzione».
«Trovo gravissime, scorrette e soprattutto ingiuste, le dichiarazioni del capogruppo Pdl al Senato, Gasparri», ha denunciato invece il sindaco Cialente che ha invitato il senatore «a un pubblico confronto, anche televisivo, nelle prossime ore, con Comune, Provincia e Regione e, mi piacerebbe, anche con il nostro Vescovo e la stessa Protezione Civile».
Per Cialente le parole di Gasparri sono «gravissime perché potrebbero prefigurare il gioco mediatico che, nella tragedia, tutto ciò di buono che si è fatto sarebbe stato realizzato dal Governo, tutto ciò che non è andato e continua a non andare, sia imputabile agli enti locali».
«Mi aspetto», ha detto Cialente, «che sia lo stesso Governo a smentire Gasparri ritengo che abbia l'obbligo istituzionale, ma anche morale di dire la verità. Sono innumerevoli i problemi non risolti, a partire dalla mancanza di alloggi alle oltre 1.500 famiglie alle quali erano stati promessi. Mentre Comune, Provincia e Regione continuano a lavorare, vedo che qualcuno che non sa nulla di quanto succede ogni giorno pensa di fare campagna elettorale giocando sulla pelle degli aquilani. Si arriva persino a strumentalizzare le parole del nostro Vescovo, che molto correttamente, ha detto la verità: la situazione è drammatica e comprende la disperazione dei cittadini che si sentono abbandonati e a volte possono contestare tutte le istituzioni, dal governo, agli enti locali, alla stessa curia».
E' intervenuto anche il deputato abruzzese del Pd Giovanni Lolli: «Ho visto che Gasparri si è autonominato autentico interprete del pensiero del vescovo dell'Aquila, spiegandoci lui cosa in realtà il vescovo voleva dire».
Per Lolli «la ricostruzione del centro storico dell'Aquila e degli altri Comuni non può essere lasciata nelle mani dell'amministrazione comunale; è un problema del paese, della nazione, e quindi dello Stato».
Ricorda poi che il ministro Bondi, rispondendo a una sua interrogazione, ha fatto sapere che «solo per 12 monumenti sono stati raccolti pochissimi spiccioli», mentre «i beni monumentali non sono 44, ma 1.700 nelle zone terremotate. Solo scelte forti da parte dello Stato - prosegue Lolli - possono rispondere a problemi come quelli che abbiamo all'Aquila, in mancanza di queste scelte continueremo a sentirci abbandonati e a protestare. Si rassegni Gasparri - conclude l'esponente del Pd - alla favoletta che quello che va bene è merito del governo e quello che va male è colpa dei sindaci: qui da noi non ci crede nessuno».

22/03/2010 9.33
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CIALENTE TORNA A CHIEDERE LA TASSA DI SCOPO

L'AQUILA. Il sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente, torna a ribadire la necessità di rilanciare una tassa di scopo per la ripresa e la ricostruzione de L'Aquila, in virtù dell'emergenza fondi.
«Purtroppo - spiega - la sospensione delle tasse che abbiamo avuto dal primo gennaio al 30 giugno attualmente non ha copertura finanziaria per 463 milioni di euro, e se non si trovano i soldi saremo costretti, a partire dal primo luglio, a pagare tasse nuove e arretrate».
Cialente tira in ballo anche la carenza di fondi per la riqualificazione dei beni culturali distrutti dal terremoto del 2009.
«Sono consapevole - aggiunge - che si sta facendo molto per il problema delle macerie, ora bisogna mantenere questo lavoro di squadra per le altre problematiche, a partire dalla crisi occupazionale e del lavoro».
Nodo centrale resta la "zona franca". «E' vero che è stata approvata - commenta il sindaco -, ma 45 milioni di euro per quattro anni sono davvero pochi e poi bisogna approfondire il discorso dei fondi Cipe. A L'Aquila - prosegue - spetta una parte dei 4 miliardi previsti per la ripresa produttiva, ma di questo discorso non si sa nulla».
Ieri il sindaco ha partecipato alla seconda tappa di Giro d'Italia 4x4, il talk itinerante con Giovanni Floris.
E' stata una occasione per parlare di ricostruzione in un dibattito insieme al primo cittadino ma anche ad esponenti della società civile, psicologi, insegnanti, imprenditori e rappresentanti del "Coordinamento delle carriole".
«Un bellissimo momento di confronto - ha dichiarato Giovanni Floris - un nuovo successo di un'iniziativa che riporta, a nostro modo di vedere, i giornalisti a fare il proprio mestiere, al di là delle polemiche e degli incomprensibili divieti che ci hanno impedito di fare il nostro lavoro».
Il sindaco Cialente ha confermato che «pochi giorni dopo il sisma era stato anche ipotizzato il trasferimento del capoluogo di regione in province limitrofe (anche nel Lazio), con tutte le strutture amministrative e di personale. A questa ipotesi - ha proseguito il sindaco - mi sono opposto fermamente e ho dovuto lanciare per aria anche qualche sedia».
Sulle strategie di uscita dall'emergenza il dibattito (che si è tenuto in una sala dell'auditorium Sericchi, gremito ben oltre i 200 posti a disposizione) è emersa la volontà sia degli amministratori che degli altri intervenuti di riaprire al più presto alla cittadinanza almeno parte del centro storico. Confcommercio e Confesercenti hanno ribadito la volontà di collaborare per la riapertura di almeno 100 attività commerciali delle 526 attive prima del terremoto nella zona rossa.

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