Macerie, via alla rimozione delle macerie ma i cittadini protestano

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Partirà questa mattina da Piazza Palazzo la rimozione delle macerie nelle strade e nelle piazze de L'Aquila.  * BERTOLASO VOLA A MIAMI PER RACCONTARE LA CATASTROFE ABRUZZO
A poco meno di un anno dal terremoto che ha sconvolto la città qualcosa comincia a muoversi. Dopo la rivolta delle carriole che per ben tre volte sono entrate nel cuore della città per portare via detriti e pezzi di vita aquilana, adesso inizia la vera rimozione.
Le operazioni saranno condotte per il momento dai Vigili del Fuoco e dall'Esercito.
Si tratta di circa 10 mila tonnellate di materiali che saranno rimosse nell'arco di un paio di settimane, secondo le prime stime. Poi in città, finalmente sgombra, potrebbe ripartire la ricostruzione.
Ieri il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo ha illustrato un preciso 'crono-programma' secondo quanto concordato nella riunione dello scorso 3 marzo al ministero dell'Ambiente.
«E' evidente», ha spiegato la Prestigiacomo, «che per non intralciare i lavori e per motivi di sicurezza occorre assicurare il rispetto della chiusura della zona rossa».
In particolare il piano prevede la rimozione delle macerie, operazione particolarmente delicata e laboriosa (con particolare riferimento ai materiali pregiati degli edifici storici), il loro trasporto e lo stoccaggio in appositi siti.
Entro 30 giorni si dovrà pensare all'ampliamento funzionale dell'attuale sito ex Teges e all'apertura, previa gara, di altri due siti già individuati ed esaminati a Barisciano, entro 30 giorni, e Bazzano, entro 60 giorni. C'è poi bisogno dell' individuazione di almeno una ulteriore macro-area, fra i 30 e i 50 ettari, al vaglio dei tecnici.
Per il trasporto, in attesa dell'espletamento della gara ad evidenza pubblica per l'affidamento del servizio di trasporto, saranno impiegati, ove necessario, i militari e i Vigili del Fuoco.
Bisognerà poi espletare una gara per il trasporto delle macerie nei siti individuati entro 40 giorni, facendo ricorso alle procedure accelerate.
Intanto il ministero dei Beni culturali ha "adottato" 16 monumenti della città maggiormente danneggiati sui 44 individuati subito dopo il sisma del 6 aprile.
Sinora sono stati spesi 8 milioni per i lavori; complessivamente, ne sono stati assegnati 30 dalla presidenza del Consiglio dei Ministri - di cui 20 accreditati - oltre a 3,2 assegnati e accreditati dallo stesso ministero; inoltre, sono stati impegnati 17,4 milioni per altre attività.
E' quanto emerge dal resoconto parlamentare sulla risposta del ministro per i beni culturali, Sandro Bondi, a un' interrogazione dei deputati Ghizzoni e Lolli sugli interventi del Ministero per le opere danneggiate dal sisma.
Bondi ha aggiunto che sono stati svolti lavori per la messa in sicurezza delle strutture; è stata avviata la rimozione delle macerie; è stata costituita una banca dati; è stata istituita una speciale commissione.
Al 20 gennaio - ha detto il ministro - erano stati effettuati 1.765 sopralluoghi: 1.018 chiese, 688 palazzi, 57 altri stabili (castelli, borghi, fontane, mura, porte, torri ecc). Gli esisti delle verifiche di agibilità per chiese e palazzi - secondo quanto reso noto dal ministro - sono stati: 74 per cento inagibile, 5 per cento inagibili per cause esterne, 7 per cento inagibili, 9% agibili con provvedimenti, 4% parzialmente agibile, e uno per cento temporaneamente inagibile.
E' ancora scontro, invece, tra il sindaco aquilano, Massimo Cialente, e il sottosegretario Giovanardi per 12 milioni di euro che il governo avrebbe messo a disposizione nei mesi scorsi ma che non sarebbero stati ancora impiegati.
Il primo cittadino, però, ha ribadito che «il Comune ha incontrato sia il sottosegretario Carlo Giovanardi, sia i dirigenti del Ministero, poiché lo stesso ha deciso che i 12 milioni di euro di fondi stanziati possono essere impiegati esclusivamente in opere strutturali».
«Di questi fondi - ha proseguito il sindaco - 3 milioni si sono aggiunti ad altri finanziamenti nazionali e sono stati destinati al recupero dei gravi danni dell' ex-Onpi, i cui lavori sono già stati avviati. Per quel che riguarda, invece, i restanti 9 milioni di euro, l' intenzione è di utilizzarli per ricostruire il grande palazzo ex-Eca, tra Piazza Palazzo e Via Sallustio, che diventerà sede, secondo un'idea precedente al terremoto, di un vero e proprio 'distretto del sociale'».
«Il sottosegretario Giovanardi - ha detto ancora il primo cittadino del capoluogo abruzzese - conosce bene il progetto, anche perché io personalmente l'ho accompagnato nel mese di giugno nella visita sia presso l'ex-Onpi che in Piazza Palazzo. Sollecito, anzi, la Regione Abruzzo a sottoscrivere un atto a procedere su questo percorso, anche per recuperare al più presto questo edificio. Sarebbe un atto di gravissima scortesia istituzionale, inaccettabile, se questo progetto venisse bocciato senza valide giustificazioni».

18/03/2010 9.09



LA PERPLESSITA' DEI CITTADINI

«Vengono in piazza per liberare non le macerie, ma le carriole. A L'Aquila non esiste solo piazza Palazzo: ci sono nel centro altre decine di piazze. Andremo a liberarle tutte, partendo da San Pietro».
Giusi Pitari, pro rettore dell'Università dell'Aquila e promotrice della cosiddetta mobilitazione delle 'carriole' è stata tra i primi a raggiungere la zona.
A seguito del suo intervento e della richiesta di spiegazioni da parte anche dei comitati cittadini tra cui il 3e32 sia il commissario per la ricostruzione Gianni Chiodi, sia il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente sono arrivati in centro per discutere della cosa con i cittadini.
«A loro - ha spiegato la Pitari - abbiamo subito fatto rilevare che nessuno è stato in grado di produrci un'ordinanza documentata per giustificare questa azione e lo stesso sindaco ci ha detto di non essere a conoscenza dell'avvio delle operazione».
Ma le perplessità dei cittadini riguardano non già la rimozione quanto lo smistamento.
«Temiamo - ha spiegato Anna Lucia Bonanni - che spostando le macerie nei siti di stoccaggio senza criterio si rischi di perdere del materiale o delle masserizie private difficili poi da individuare. Per questo abbiamo proposto che le macerie venissero smistate sul posto».
Alle persone intervenute, una ventina di cui solo una piccola delegazione è riuscita ad entrare a Piazza Palazzo, il commissario Chiodi ha spiegato che le operazioni di smistamento vengono coordinate da due tecnici della Sovrintendenza e i materiali tra cui coppi, inerti, ferro e alluminio arrivano nei siti già divisi.
Sul posto lavorano anche i tecnici dell'Asm e stanno operando una separazione in loco del materiale.
Gli interventi sono, oltre a Piazza Palazzo, su via Sallustio e a ridosso dell'area della Prefettura.
«Non abbiamo nascosto né a Chiodi né a Cialente - ha concluso la Pitari - le nostre perplessità di fronte ad una manovra che ha molto di sapore elettorale».
«La rimozione delle macerie», ha poi spiegato Chiodi, «è partita da Piazza Palazzo perchè è il simbolo della citta' dell'Aquila ed e' il luogo che al piu' presto deve tornare nella disponibilita' degli aquilani».
«Ci siamo rivolti agli organi dello Stato - ha spiegato Chiodi - ed ho coinvolto le Sovrintendenze e i carabinieri del nucleo ecologico. La vera novita' - ha aggiunto il commissario - e' che la rimozione delle macerie e' ora partita in maniera sistematica, che insisterà per un periodo purtroppo lungo e che riguardera' tutta la filiera, a cominciare dalla progettazione dei luoghi di stoccaggio temporaneo».
Il commissario ha poi lanciato un avvertimento sulla gestione di tutta l'operazione rimozione.
«Non dovrà accadere soprattutto quanto accaduto in passato: e cioè che le imprese che hanno fatto lavori di demolizione e puntellamento usino poi le piazze principali della città come aree di cantiere depositando i materiali di risulta. Questi - insiste Chiodi - dovranno essere selezionati a cura delle imprese, noi forniremo loro degli 'scarrabili' nelle zone strategiche della città dove poter conferire e successivamente prelevati dai mezzi per il trasporto nelle grandi aree di stoccaggio».
18/03/10 15.17

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BERTOLASO VOLA A MIAMI PER RACCONTARE LA CATASTROFE ABRUZZO

ROMA. A poco piu' di due mesi dal terribile terremoto che ha devastato Haiti, il Capo Dipartimento della Protezione Civile italiana, Guido Bertolaso, sara' il prossimo 22 marzo negli Stati Uniti per un incontro sulle strategie di ripresa di lungo periodo per il Paese devastato, su invito del Dipartimento di Stato guidato da Hillary Clinton.
La partecipazione del Capo Dipartimento all'incontro "Rebuilding for Resilience: How Science and Engineering Can Inform Haiti's Reconstruction" e' stata richiesta allo scopo di illustrare l'approccio integrato del Governo italiano alla ricostruzione post-emergenza e alla mitigazione del rischio e per condividere con i principali attori della comunita' internazionale impegnata in favore di Haiti l'esperienza maturata in occasione del terremoto dello scorso 6 aprile in Abruzzo, sotto l'aspetto di una risposta immediata attraverso la costruzione di alloggi provvisori antisismici.
Sembra quindi definitivamente accantonato lo scontro tra Bertolaso e la Clinton scoppiato quando il capo della Protezione Civile contestò come gli Usa stavano fronteggiando l'emergenza sull'isola caraibica.
Il workshop, che si terrà presso l'Università di Miami, è stato organizzato dal Dipartimento di Stato U.S.A. e dallo U.S. National Science and Technology Council Subcommittee on Disaster Reduction, in collaborazione con l'agenzia delle Nazioni Unite per la riduzione dei disastri (UN International Strategy on Disaster Reduction - UNISDR), e verterà in particolare sul ruolo che scienza e tecnologia possono giocare nella definizione di strategie di riduzione del rischio nell'ambito della ricostruzione ad Haiti, che rappresenta una sfida senza precedenti per la comunita' internazionale.
Sempre ieri il presidente del consiglio in un collegamento telefonico ad Avezzano per una manifestazione elettorale ha lanciato strali contro «la sinistra che si affanna nel dire che ciò che è successo in Francia, dove ha votato soltanto un elettore su due, succederà anche in Italia: ma io non credo che sarà così perché gli italiani sono saggi e sanno bene che non andare a votare significa avvantaggiare la sinistra».
«Il modello emiliano è fallito», ha proseguito Berlusconi, «tant'é che i cittadini delle Regioni rosse vengono a curarsi in Lombardia e Veneto, nelle Regioni dove governiamo noi».

18/03/2010 9.11