Macerie, Berlusconi firma ordinanza: «due anni per smaltirle»

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Entro 24 mesi il commissario delegato per la ricostruzione in Abruzzo, Gianni Chiodi, dovrà provvedere alla rimozione delle macerie e all'individuazione dei siti dove stoccarle. * INGEGNERI: «PER RICOSTRUZIONE SIAMO ALL'ANNO ZERO»
E' uno dei provvedimenti previsti nell'ordinanza di protezione civile firmata dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi su proposta del capo della Protezione Civile Guido Bertolaso.
Spetterà dunque a Gianni Chiodi l'individuazione dei siti da destinare a stoccaggio provvisorio e discarica per le macerie derivanti dal crollo o dalle demolizioni degli edifici danneggiati dal terremoto del terremoto del 6 aprile.
Lo prevede l'ordinanza nell'ordinanza n. 3857 del presidente del Consiglio, con la quale si formalizza l'incarico che prevede anche la progettazione, realizzazione, autorizzazione e affidamento della gestione delle attività nei tali siti, nonché gli impianti di selezione, trattamento, recupero e smaltimento dei rifiuti.
Vista l'urgenza di aprire i siti, è scritto nell'ordinanza, il commissario delegato sottopone i progetti degli impianti ad una procedura accelerata di valutazione di impatto ambientale di competenza regionale che deve essere conclusa entro venti giorni dalla sua attivazione.
Per favorire la ripresa dell'attività produttiva, infine, l'ordinanza autorizza il Commissario a realizzare un mercato provvisorio in Piazza D'Armi a L'Aquila, avvalendosi del Provveditorato interregionale per le opere pubbliche per il Lazio, l'Abruzzo e la Sardegna.

I DETTAGLI PER LO SMALTIMENTO

Sono stati definiti i dettagli per l'eliminazione delle macerie dal centro storico dell'Aquila e degli altri comuni del cratere.
La priorità di lavoro, sulla quale essere operativi da subito, è la rimozione delle macerie attualmente presenti in strade e piazze del centro storico dell'Aquila, ma anche delle frazioni e degli altri Comuni.
Per quanto riguarda il “cuore” del capoluogo, si tratta per lo più di macerie derivanti dalle opere di messa in sicurezza realizzate dalle ditte negli ultimi mesi.
Ditte che a seguito della firma dell'ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri, e resa nota ieri, potranno d'ora in poi effettuare il  trasporto delle stesse.
Per facilitare il compito delle imprese che andranno a lavorare nel centro storico e quello dei Vigili del fuoco e dell'Esercito, che continueranno l'opera di raccolta delle macerie, saranno individuati al più presto dal Comune e dalla Provincia, con il supporto degli stessi Vigili del fuoco e dei tecnici della Sogesid (s.p.a. del Ministero dell'Ambiente), alcuni luoghi in centro storico - o nelle zone a ridosso di esso - dove le macerie verranno pre-selezionate e separate con l'impiego di appositi container scarrabili.
Contemporaneamente, l'esercito porterà avanti l'opera di miglioramento della viabilità esterna allo stabilimento ex Teges sulla base di progetti già redatti al momento dell'individuazione del sito, mentre la Sogesid si occuperà del suo pieno adeguamento funzionale.
Continuano, inoltre, anche le attività finalizzate all'allestimento del sito di Barisciano, e di un'ulteriore eventuale macro area per lo stoccaggio provvisorio, e alla pianificazione delle attività volte al recupero.

I CONTRIBUTI PER UNITA' IMMOBILIARE

Oltre che alle imprese di costruzione - come era già previsto a luglio scorso - i contributi, fino a un massimo di 30 mila euro per unità immobiliare, vengono estesi anche ai privati che alla data del terremoto stavano realizzando unità immobiliari destinate ad abitazione principale.
In questo caso, qualora non utilizzino gli immobili per destinarli a sé stessi o ai loro familiari, i proprietari sono tenuti a mettere le case a disposizione per l'affitto ai nuclei familiari le cui abitazioni principali risultino ancora inagibili.
Per quanto riguarda la riparazione e la ricostruzione, le integrazioni alla documentazione delle domande di contributo per i lavori sugli edifici classificati B e C, devono essere consegnate al Comune entro 10 giorni dalla data della comunicazione delle relative osservazioni, anche se esiste la possibilità di proroghe, a determinate condizioni.
Sempre in base all'ordinanza n. 3857, nei confronti dei nuclei familiari stabilmente domiciliati in unità immobiliari classificate B e C, considerate come unità diverse dalla abitazione principale, per le quali i proprietari non hanno richiesto, avendone titolo, il contributo per i lavori di riparazione entro i termini prescritti o non hanno già avviato i medesimi lavori con oneri a proprio carico, la sistemazione in strutture alberghiere o assimilate cessa entro la data del 31 agosto 2010; gli stessi nuclei possono continuare a fruire del contributo per la autonoma sistemazione sino a 31 dicembre 2010.
Inoltre, viene aumentato da 7 a 15 giorni il termine per avviare i lavori di riparazione delle unità immobiliari classificate B o C, a partire dalla comunicazione del contributo definitivo. Resta confermato il termine di sei mesi o di sette mesi per la conclusione dei lavori relativi, rispettivamente, alle unità immobiliari B o C, con effetto dalla data della comunicazione del contributo definitivo.
Per quanto riguarda i nuclei familiari composti da una o due persone, che hanno perso la casa e che non siano risultati assegnatari di un appartamento del progetto C.a.s.e. o di un Map, è previsto il riconoscimento di un contributo di solidarietà pari a duecento euro mensili per persona ospitata a coloro che comunicano al sindaco del comune di appartenenza la disponibilità ad accogliere tali nuclei familiari.
Il contributo - che non può essere riconosciuto ai soggetti alloggiati presso abitazioni dei progetti Case o nelle villette di legno - è concesso per tutto il periodo di effettiva ospitalità e non comporta la cessazione del diritto al contributo per la autonoma sistemazione in favore delle persone ospitate. Ai nuclei familiari che non beneficino delle soluzioni sopra descritte, è incrementato di 200 euro il contributo per la autonoma sistemazione.

CONTRIBUTI ANCHE AD EREDI DELLE VITTIME

Sono previsti dei benefici anche per gli eredi delle vittime del terremoto del 6 aprile dello scorso anno e per quelli di coloro che sono deceduti nel periodo di tempo fino pubblicazione dell'ordinanza del Presidente del Consiglio n. 3857/2009.
Gli eredi potranno beneficiare dei contributi che sarebbero spettati ai loro congiunti, sia per quanto concerne la riparazione e la ricostruzione degli immobili sia per quel che riguarda le richieste di indennizzi.
Se i termini per formulare tali domande sono già scaduti, per gli eredi si intenderanno prorogati fino al prossimo 31 maggio.
Nella stessa ordinanza il Dipartimento della Protezione civile è autorizzato ad erogare all'Aero club dell'Aquila un rimborso fino a 90.000 euro per l'utilizzo dell'aeroporto dei Parchi di Preturo, per le necessità connesse al terremoto.
L'esenzione dal pagamento del pedaggio autostradale è prorogata fino al 31 marzo 2010 per gli utenti residenti nei comuni del cratere che non siano ancora rientrati nell'abitazione occupata alla data del 6 aprile 2009 o che non abbiano ancora trovato sistemazione alloggiativa alternativa nel territorio del comune di residenza oppure nei comuni limitrofi.

12/03/2010 9.40
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INGEGNERI: «PER RICOSTRUZIONE SIAMO ALL'ANNO ZERO»

L'AQUILA. Sulla ricostruzione post terremoto «siamo ancora all'anno zero, sulle macerie siamo a meno mille».
Lo ha denunciato il presidente dell'ordine degli ingegneri della provincia dell'Aquila, Paolo De Santis, secondo il quale «bisogna anche cominciare a capire i fenomeni sociologici del centro storico».
Su questi argomenti, l'Ordine chiederà un incontro al commissario delegato per la ricostruzione, Gianni Chiodi.
Riguardo al centro, De Santis ha sostenuto che «non si è fatto ancora nulla e, oltretutto, non si vede un master plan legato alle risorse finanziarie. E' fondamentale sapere questo se non si collega la ricostruzione ad un master plan finanziario, come si fa a dire a certi proprietari che tra dieci anni gli toccheranno i contributi? E' uno dei problemi che sollevo da mesi e mesi, ma vedo un muro nel dare queste risposte».
Secondo De Santis, «non basta la ricostruzione edilizia, bisogna considerare il sistema infrastrutturale della città».
In riferimento alle macerie, per il presidente degli ingegneri aquilani «é stata sciagurata l'ipotesi di assimilare le macerie ai rifiuti urbani. In tal senso avevo fatto una proposta all'assessore regionale all'Ambiente, Daniela Stati, nel tavolo specifico tesa a portare fuori dalla regione le macerie e provocatoriamente avevo proposto di alzare un muro di tre metri per metterli a Piazza d'armi». «Sono molte le domande che ci dobbiamo porre - ha continuato De Santis - Ad esempio: chi si è delocalizzato tornerà nel centro storico? Tutte le seconde case destinate alle residenze studentesche, ricordiamo che il centro storico era una casa diffusa dello studente, che fine faranno, chi le ricostruirà?».
«Sono queste - ha concluso Da Santis - le valutazioni che chiedo alla classe politica: fare chiarezza, prima di fare le scelte, in modo che il cittadino sappia qual è il suo futuro».
Intanto il popolo delle carriole, che tornerà nella zona rossa anche domenica prossima, chiede a Cialente un aiuto.
«Signor sindaco», scrivono, «domenica prossima torneremo a Piazza Palazzo, a tal proposito ci terremmo ad evitare di finire ancora una volta sulle prime pagine dei giornali per presunti tafferugli con le forze dell'ordine».
«Stiamo dimostrando - si legge nella lettera - di voler partecipare al processo di ricostruzione attraverso azioni concrete. Certo - si legge ancora - non svuoteremo il centro storico a carriolate, ma alcune tonnellate di quel pauroso gigante sono state selezionate ed hanno prodotto materiali riutilizzabili che domenica prossima, cresceranno di volume».
Di qui la richiesta di «poter avere a disposizione un luogo ove riporre questo prezioso materiale per evitare che eventuali incursioni notturne vanifichino il lavoro».

FINA: «SULLE MACERIE SIAMO FERMI AD APRILE SCORSO»

«Ancora una riunione ieri sulle macerie convocata dal Commissario Chiodi», sbotta l'assessore. «Da quando il Ministro dell'Ambiente si è accorto del problema macerie del terremoto, siamo stati chiamati a riconsiderare da capo tutte le soluzioni scartate già da chi ha gestito l'emergenza fin dal 17 Aprile dell'anno scorso. Delle due l'una: o le soluzioni erano 
attuabili da mesi e bisognerebbe capire perché sono state scartate; o stiamo continuando a perdere tempo, come si è fatto riconsiderando il sito di Bagno già scartato perché in area a rischio inondazione».
12/03/10 13.22