Inchiesta G8, procuratore Rossini studia gli atti

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. «Gli atti di Firenze sono sul tavolo, ci vuole tempo ad esaminarli perchè sono voluminosi». * INFILTRAZIONI MAFIOSE, GABRIELLI: «RISCHIO GESTIBILE»
La procura di L'Aquila si è messa al lavoro anche su questo nuovo filone d'indagine, partito da Firenze e approdato nella città terremotata.
Carte che si aggiungono a carte, se è vero, come aveva detto Rossini qualche giorno fa, che il suo pool di magistrati era già al lavoro sui comitati d'affari dallo scorso agosto.
Poi però il colpo di scena e la scoperta, grazie alla pubblicazione sui giornali di una buona quantità di documenti, dell'esistenza di alcune intercettazioni telefoniche dei carabinieri del Ros di Roma: da queste sono saltate fuori ditte aquilane interessate sulla ricostruzione post-terremoto.
Per questo dalla Toscana è stato spedito il fascicolo che da qualche giorno è in mano agli inquirenti abruzzesi.
Il lavoro non sarà facile, anche perchè si tratta di migliaia di pagine da studiare e controllare. «Abbiamo chiesto con determinazione per una questione di metodo di lavoro legato al fatto che episodi accaduti nel nostro territorio sono di nostra competenza», ha detto Rossini.
«Naturalmente, pensiamo che ci siano elementi interessanti. Per quanto ci riguarda noi andremo fino in fondo, ma quando saremo ad un punto maturo, usciremo con i risultati. Non si possono fare proclami. Dalla teoria bisogna passare alle prove sulle ipotesi di reato».
Insomma il procuratore ha annunciato che non ci saranno sconti per nessuno se dagli atti emergeranno delle responsabilità sugli appalti per la ricostruzione post terremoto.
I primi fatti sotto la lente di ingrandimento della procura potrebbero essere quelli, emersi dalle intercettazioni, legati ai lavori del Consorzio Federico II, costituito dalla Btp Spa coinvolta nell'inchiesta della procura di Firenze e dalle tre imprese aquilane Ettore Barattelli, Giulio Vittorini e Marinucci-Equizi, che non hanno ricevuto alcun provvedimento a loro carico.
Il Consorzio avrebbe ottenuto appalti dalla Protezione Civile e dal Comune dell'Aquila per circa 12 milioni di euro.

L'INCHIESTA SUI CROLLI

Va avanti ormai in modo spedito, invece, l'indagine sui crolli degli edifici pubblici e privati del 6 aprile scorso.
«Stiamo facendo tante cose interessanti sui crolli dei palazzi, i cui risultati sono quelli più attesi dalla gente», ha detto Rossini.
E' prossima, infatti, la ufficializzazione da parte della Procura degli avvisi di garanzia sul crollo del condominio privato di via D'Annunzio, dove sono morte 13 persone.
Si tratta del quarto filone della maxi inchiesta, un filone che apre la serie dei condomini privati dove c'é stato il maggior numero di morti.
Gli altri filoni sono quelli della casa dello studente, 8 morti e 15 indagati, del convitto nazionale, 3 morti e 2 indagati, con le ipotesi di reato di omicidio colposo, disastro colposo e lesioni e della sede della facoltà di ingegneria dell'università dell'Aquila a Roio, dove non c'é stato nessun morto, per il quale sono nove gli indagati per disastro colposo.
Per i primi due la procura ha depositato al Gup le richieste di rinvio a giudizio. Il Gup ha fissato per il prossimo 17 maggio l'udienza preliminare per il crollo del convitto nazionale.

03/03/2010 9.30

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INFILTRAZIONI MAFIOSE, GABRIELLI: «RISCHIO GESTIBILE»


L'AQUILA. Sono oltre 2000 le aziende che hanno lavorato e lavorando negli appalti post terremoto: a tre la prefettura dell'Aquila ha revocato il certificato antimafia.
Sette sono le comunicazioni atipiche, cioé gli avvertimenti inviati alla stazione appaltante su certe aziende nei confronti delle quali sono emersi dubbi.
«Voglio sottolineare che nessuno di noi è così ingenuo e sprovveduto dal pensare che i rischi non ci siano, alcune avvisaglie ci sono state, ma da qui a dire che la ricostruzione è in mano alle mafie, ce ne corre».
Il prefetto Franco Gabrielli, che coordina il comitato che ha la competenza della prevenzione delle possibili infiltrazioni mafiose nel grande cantiere del terremoto, ha così illustrato le risultanze sul summit che si è svolto ieri alla presenza del procuratore della Repubblica, Alfredo Rossini, che come anche procuratore distrettuale abruzzese antimafia, ha il compito della repressione, e del magistrato della Dia Olga Capasso.
«E' stato un incontro per fare un punto su alcune situazioni, si tratta di azioni che rientrano nell'ambito di una attività importante incentrata sulla massima collaborazione con la procura - ha spiegato ancora il prefetto dell'Aquila -. Stiamo interpretando nel senso giusto l'interesse generale che deve garantire il rispetto della legalità».
Gabrielli ha sottolineato che «c'e questa grande e proficua collaborazione con il procuratore della Repubblica dell'Aquila e la dottoressa Capasso».
«Abbiamo revocato la certificazione antimafia a tre aziende; una di queste ha avuto ragione dal Tar al quale aveva presentato ricorso», ha continuato il prefetto.
«Ci sono state inoltre sette comunicazioni atipiche, cioé comunicazioni che la prefettura fa alla stazione appaltante che allo stato non ci sono elementi per negare la certificazione anche se ci sono indicatori che attivano dubbi. Si dice alla committenza 'valuta tu se stipulare il contratto con il soggetto oppure farlo con certi paletti'. In sostanza si lancia un avvertimento».
Secondo Gabrielli, «tutto ciò significa che il rischio c'é ed è concreto però è un rischio gestito e gestibile, di fronte al quale il titolone sul giornale non serve a nessuno».
E se nei giorni scorsi c'erano state anche denunce di carenza di organico degli organi di polizia che lavorano alla prevenzione del possibile pericolo di infiltrazioni mafiose nella ricostruzione post terremoto e dei magistrati che lavorano alla repressione Gabrielli ha assicurato: «le carenze di organico riguardano il versante giudiziario. Abbiamo il Gicer, la collaborazione di forze di polizia a livello nazionale, non siamo nelle condizioni di essere stati abbandonati».

03/03/2010 9.30

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