La rivolta delle carriole, in 6 mila tra le macerie

Alessandro Biancardi

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La rivolta delle carriole, in 6 mila tra le macerie
L'AQUILA. Una città recintata e vietata all’accesso. La volontà di riprendersi ciò che si sente proprio e soprattutto far ripartire quello smaltimento delle macerie che stenta a decollare. * I RACCONTI FOTOGRAFICI:  GLI AQUILANI - LA PROTESTA - I MEDIA * MACERIE, CHE FINE FANNO? LE MILLE SOLUZIONI AL PROBLEMA IRRISOLTO * SEI MESI FA IL NOSTRO ALLARME SUL CENTRO STORICO * SCOSSA DI 2.4 A L'AQUILA
Ieri L'Aquila ha mostrato il suo volto più bello: la forza della gente aquilana, la voglia di combattere, di conquistare, con il sudore della propria fronte, la propria identità e la propria storia.
Si sono ritrovati così in piena zona rossa oltre 6mila persone che con pale, secchi, carriole, ma anche mani nude e voglia di rinascere, hanno dato vita ad un enorme cantiere che ha fatto ripartire il cuore ferito di una città immobile da 11 mesi.
Oltre 6mila persone hanno urlato, protestato, sfondato, aiutato, liberato, trasportato, pulito, occupato, rivendicato, dimostrato.
Hanno accusato tutto un sistema che ha dimostrato ampie falle e gli amministratori che si sono dimostrati incapaci e distratti.
Gli aquilani hanno capito che qualcosa non ha funzionato e che la loro città rimarrà inaccessibile ancora per anni.
Tante le domande, senza risposta, del popolo della carriole: perché dopo un anno la città è ferma? Perché ora si scopre il ''problema dello smaltimento'' di quel cumulo enorme di calcinacci e rifiuti?
Perché il Comune aveva bandito un appalto in tutta fretta a giugno poi naufragato tra le polemiche proprio per smaltire le macerie, allora non c'erano i problemi di oggi?
Perchè si sono puntellati gli edifici solo nove mesi dopo?
Quanto tempo ci vorrà ancora per rivedere la città come prima?

APPUNTAMENTO A PIAZZA DUOMO

Alle 10 il ritrovo dei manifestanti a piazza Duomo era già pieno di gente. Tanti i manifesti e gli striscioni: "L'Aquila rinasce dalle sue macerie", ''smaltiamo i commissari, ricicliamo le macerie''. Decine di tute da lavoro, caschetti gialli e rossi e soprattutto pale, carriole e secchi per spostare i calcinacci.
Alle 11 i manifestanti si sono mossi alla volta di piazza Palazzo. A guidare la lunga marcia alcuni 'operai'.
Era stato stabilito che solo 45 persone, in gruppi di 15, avrebbero potuto raggiungere la "zona rossa", in base a quanto previsto da un'ordinanza del sindaco, Massimo Cialente.



Non sono mancati momenti di tensione dopo che, al passaggio del corteo davanti a uno striscione che segnala i lavori in corso del "Consorzio Federico II" - del quale fa parte la società Btp coinvolta nell'inchiesta della Procura fiorentina sugli appalti per il G8 - i manifestanti hanno sollevato in alto le pale in segno di protesta.
Il momento più intenso si è raggiunto davanti alle transenne, a Piazza Palazzo. ''Vergogna vergogna", hanno gridato gli aquilani. ''L'Aquila libera", ''Nessuna autorizzazione per entrare nella nostra città''.
Per chi varcava per la prima volta la zona rossa è stato quasi uno choc riscoprire case e negozi distrutti e come congelati nel tempo. «Lì ho comprato il vestito per mio figlio», ha sospirato una signora, cercando di riuscire ad associare ad ogni vetrina vuota il negozio che c'era prima del 6 aprile.



LO SFONDAMENTO

Alle 11.14 gli aquilani hanno sfondato la recinzione della zona rossa e sono entrati a Piazza Palazzo. Le transenne sono tate divelte, c'è anche chi è riuscito ad entrare nella zona rossa scavalcando i ponteggi dei palazzi pericolanti.
Il cambio di programma si è reso necessario, come accaduto durante una analoga manifestazione di domenica scorsa, per evitare incidenti tra la folla.
Agli angoli della piazza un centinaio di persone si è occupato della raccolta differenziata delle macerie, insieme a tecnici che si occupano di separare materiale da recuperare e materiale da smaltire.
Uomini delle forze dell'ordine sono stati disposti ai lati della piazza per controllare che nessuno si allontanasse nelle vie limitrofe, alcune delle quali ancora da mettere in sicurezza.



Sul posto anche il questore Stefano Cecere. Tutto è andato avanti senza problemi e senza scontri.
Si è poi formata una lunghissima catena umana nel centro storico de L'Aquila: da piazza Palazzo a piazza Duomo quasi duemila persone, schierate in due ali di folla, si sono passati i secchi pieni di terra. In mezzo sfilavano le carriole con i rifiuti più ingombranti salutati dalla gente con lunghi applausi.




LA CITTA' TRA FOTOGRAFI E TELECAMERE


Ma ieri L'Aquila è sembrata anche un enorme set televisivo e fotografico. Tanti i giornalisti delle testate nazionali, così come tante erano le telecamere, i microfoni.
«Non vogliamo le reti Mediaset», hanno gridato i manifestanti. «Vogliamo solo Rai 3».
Non sono mancate critiche nemmeno nei confronti del direttore del Tg1, Augusto Minzolini, colpevole, secondo gli aquilani, di non aver mostrato in questi mesi il vero volto della città ferita.
«Questa città, da dopo il terremoto, è stata oggetto di un martellamento mediatico in cui si è vista un'evidente distinzione tra quello che la stampa locale denunciava e quello che le tv nazionali riportavano», ha commentato Sabina Guzzanti, anche lei in città.
Dal luglio 2009 la Guzzanti sta lavorando a un documentario, in uscita il prossimo maggio, in cui intende raccontare le contraddizioni nella gestione della ricostruzione.



Anche ieri, ha detto, «L'Aquila rischia di prestarsi come set cinematografico e questo va a ledere la necessità di una ricostruzione partecipata, che parta dal basso, cosa che è mancata fino a questo momento».
«Vogliamo dire a Berlusconi - spiega il direttore dell'Accademia delle Belle Arti, Eugenio Carlomagno, presente tra i manifestanti - che così come è stato ben realizzato il Progetto Case, vogliamo uno sforzo ulteriore per il centro storico dell'Aquila».

01/03/2010 8.01



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MACERIE, CHE FINE FANNO? LE MILLE SOLUZIONI AL PROBLEMA IRRISOLTO

L'AQUILA. Se ieri gli aquilani si sono rimboccati le maniche e hanno affrontato in prima persona l'emergenza macerie, è palese che questa sia ancora in alto mare.
Non c'è ancora una linea d'azione comune e enti, sindaci, Protezione Civile prova a dire la sua.
Il primo quesito riguarda la quantità di macerie, sulla quale non esistono dati ufficiali, sottolinea Legambiente.
Una prima stima di Protezione civile e Vigili del fuoco parla di una forbice che solo per il comune dell'Aquila va da 1,5 a 3 milioni di metri cubi (4,5 milioni di tonnellate).
Circa un terzo del totale, vale a dire 1 milione di metri cubi, si trova sulle strade, mentre 2 milioni sarebbero quelle accumulate all'interno delle case e nei cortili.
Per dare il via alla ristrutturazione degli edifici, sostiene sempre l'associazione ambientalista, è quindi sufficiente spostare circa un terzo delle macerie: potrebbero partire, così, i lavori sui circa 10 mila edifici danneggiati tra centro storico e frazioni, con le uniche variabili dei 140 siti sotto sequestro per le inchieste della magistratura sui crolli “dolosi” e il materiale “sensibile” proveniente da edifici di pregio storico-architettonico.
Per il sindaco Massimo Cialente «la manifestazione delle carriole ha posto l'accento sul fatto che il problema vero è quello di cambiare la normativa sulle macerie».
«Per risolvere la questione - ha detto Cialente - non servono Superman o Spiderman, serve semplicemente cambiare la normativa, attraverso una modifica della normativa attuale. In tal senso è sufficiente un decreto legge, da approvare attraverso una semplice seduta in Senato o una Commissione del Ministero dell'Ambiente».
Il sindaco, che è anche vicecommissario delegato alla ricostruzione post-sisma in Abruzzo, ha giudicato opportuno predisporre siti provvisori di stoccaggio.
Ma secondo Legambiente i cumuli di detriti e calcinacci ancora accatastati in città e nei comuni limitrofi, dal terremoto dello scorso aprile, «potevano già essere rimossi, sono state già varate norme che definiscono come trattarli, ed è possibile da subito e rapidamente individuare siti temporanei di stoccaggio».
«Le istituzioni, in questi mesi, avrebbero dovuto dare il giusto peso alla necessità di liberare per lo meno le strade dai detriti, come primo indifferibile passo per avviare la ricostruzione. - dichiara il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza - Non si può non notare il ritardo con cui la questione è diventata prioritaria. Il nostro intento è di definire correttamente i termini della 'questione macerie' per addivenire al più presto all'adozione di soluzioni operative efficaci».
«Ci sono responsabilità chiaramente individuabili - aggiunge Angelo Di Matteo, presidente di Legambiente Abruzzo - e l'esigenza di fare chiarezza va incontro all'insoddisfazione dei tanti che, stanchi dell'indecisione delle istituzioni, sono scesi in piazza a manifestare la loro intenzione di essere protagonisti della rinascita della città».
Per l'assessore provinciale all'Ambiente, Michele Fina, invece, «è necessario un soggetto unico per risolvere la questione macerie. L'idea è creare un servizio integrato unico, con attività gestionali e impiantistiche ricondotte a un unico soggetto pubblico. La Provincia, in collaborazione con la Prefettura», ricorda l'assessore, «ha dato vita a un 'Tavolo ambiente', ma le azioni messe in campo, nonostante gli sforzi fatti e il nuovo coordinamento regionale, denunciano i limiti di una gestione farraginosa e frammentaria, con una previsione temporale di rimozione delle macerie addirittura quasi ventennale».
«Occorre mettere in campo un deciso intervento che riconduca a unitarietà il sistema di gestione delle macerie. Di qui la necessità che la Regione o la Provincia si facciano carico di assicurare il funzionamento dell'intero ciclo, sostituendosi a tutti i Comuni colpiti dal sisma».
Il servizio integrato unico, secondo la proposta di ordinanza «dovrà ricondurre le attività gestionali e impiantistiche a un unico soggetto pubblico, che potrà avvalersi di tutte le deroghe previste, garantendo anche uno smaltimento differenziato che è da sempre linea guida del programma della Provincia».
Per la Protezione Civile però deve essere chiaro che «spetta ai Comuni identificare i siti e realizzare le aree per la gestione delle macerie».
«La struttura commissariale - spiegano -non solo ha redatto le procedure per la gestione di tali rifiuti ad uso dei Comuni , ma ha anche analizzato speditivamente e individuato (di concerto e in stretto coordinamento con gli enti locali ordinariamente competenti) aree ritenute idonee nel territorio aquilano a partire da pochi giorni dopo l'evento sismico. Uno dei siti (cava ex teges) è stato poi scelto dal Comune dell'Aquila per realizzare il deposito temporaneo».
E, puntualizza il dipartimento, «successivamente sulla base dell'Ordinanza di protezione civile numero 3797 e stante la formale comunicazione del Comune dell'Aquila di attivazione del potere sostitutivo, il Commissario è intervenuto completando la realizzazione del sito ex teges mediante progettazione in house e affidamento dei lavori, in parte (movimenti terra) eseguiti dall'Esercito Italiano, in parte affidati a una ditta esterna in via di somma urgenza (posa teli impermeabilizzanti e alter opere accessorie)».
Ad oggi il sito ex teges, che al 31.12.2009, data del passaggio delle consegne e della chiusura della prima fase dell'emergenza, «aveva gestito circa 40.000 tonnellate di macerie, è l'unico attivo. Nessun altro Comune , a quella data, aveva manifestato richieste di interventi sostitutivi in analogia con quanto fatto dal Comune dell'Aquila».
In ogni caso, il Dipartimento della Protezione Civile, «stante il perdurare del problema e dell'inerzia degli enti locali nella scelta di aree da destinare allo scopo, ha avviato e portato a conclusione le indagini ambientali e geotecniche per la realizzazione di un ulteriore sito di deposito temporaneo nel nucleo industriale di Bazzano. I risultati delle indagini, che attestano l'assenza di motivi tecnici ostativi all'utilizzo del sito, sono stati consegnati al Commissario delegato - Presidente della Regione Abruzzo al fine di avviare le fasi di affidamento della realizzazione del deposito temporaneo».
01/03/2010 8.39

STATI: «BASTA STRUMENTALIZZAZIONI DEL PROBLEMA IN CAMPAGNA ELETTORALE»

«Sul problema delle macerie», ha commentato l'assessore Daniela Stati, «è necessario che la campagna elettorale per la Provincia di L'Aquila e chi vuole strumentalizzare si tengano lontano, perché la risoluzione di un problema impellente e di dimensioni straordinarie come questo riguarda tutte le istituzioni, a prescindere dal colore politico».
«Non capisco», continua Stati, «questo volersi sempre smarcare di fronte al problema da parte di alcuni, quasi ad addebitare sempre ad altri responsabilità o mancanze. Non è corretto ne può essere accettato. Fin d'ora tutto si è fatto con il coinvolgimento di tutti gli attori, e nei tavoli che qualcuno chiama "sfinenti" c'è stata la partecipazione di tutti, anche di coloro che poi i suggerimenti li danno in altra sede».
01/03/10 14.28