Idv contro Chiodi:«ci dica che ruolo ha avuto nella gestione degli appalti»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3754

ABRUZZO. «Il governatore Chiodi, prima di chiamarsi fuori da qualsiasi coinvolgimento in fatti poco chiari, ha il dovere di dire agli abruzzesi cos’è accaduto a L’Aquila, dal 6 aprile ad oggi».


Lo chiede Alberto Di Croce, dell'Idv di Teramo, che pone domande ben precise al presidente e commissario alla ricostruzione da poco meno di un mese.
E' ancora polemica, quindi, per la lista pubblicata nei giorni scorsi dal settimanale L'Espresso
delle ditte che si sono aggiudicate gli appalti del G8. Tra queste è spuntata fuori anche la Las Mobili, chiamata fornire mobili per circa 300mila euro e vicina al governatore che dal 2007 compare come sindaco supplente. «Lei, presidente, si è mai occupato direttamente o indirettamente di appalti della Protezione Civile a L'Aquila? Se sì, di quali?», chiede Di Croce. E ancora: «quante sono le ditte, che intrattengono rapporti di lavoro con il suo studio di commercialista a Teramo, che hanno partecipato ai lavori di emergenza a L'Aquila, dopo il terremoto? Cosa sapeva lei, presidente, dei traffici pubblici dei funzionari corrotti ed arrestati?. «Prima di definire ‘triviale' la politica di chi vuole soltanto sapere, deve - esimio Governatore - scrutare all'indietro e consentire di valutare con estrema precisione qual è stato il suo comportamento. Prima di chiamarsi fuori, in sostanza, ci deve dire se ha mai messo il suo naso negli appalti».
«Vogliamo sapere», continua l'esponente dell'Idv, «se lei ha interposto i suoi buoni uffici per aziende che hanno ottenuto appalti nel post-terremoto; se ci sono responsabilità penali verranno accertate dai magistrati, ma noi abbiamo il diritto di chiederle – e glielo chiediamo – se nell'affollato intreccio di interessi pubblici, privati e familiari che hanno interessato l'emergenza aquilana, lei abbia avuto un ruolo e quale».
«Per ciò che è accaduto deve fare chiarezza», continua Di Carlo, «e non altro; per ciò che riguarderà il futuro, lei deve in qualsiasi momento fornirci informazioni su come viene dato un appalto, su come viene realizzato un lavoro, quanto costa ai contribuenti e quali risultati vengono raggiunti. Questa è la trasparenza, il resto sono solo chiacchiere».
Secondo il consigliere regionale Carlo Costantini «Chiodi è il presidente della Regione e, se avesse voluto, avrebbe potuto imporre al Governo nazionale ed a tutto il sistema della Protezione Civile trasparenza, partecipazione e controlli in tutti i processi di gestione del denaro pubblico destinato a L'Aquila».
«Se avesse contribuito ad assicurare trasparenza», continua Costantini, «nessuno avrebbe dubitato della sua correttezza, anche in presenza di benefici diretti a favore di suoi amici o suoi clienti. Chiodi ha, invece, preferito schierarsi con i potenti oggi messi a nudo dalle inchieste giudiziarie, con chi ha voluto "secretare" per mesi le modalita' di gestione delle risorse pubbliche destinate a L'Aquila, impedendo in prima persona che in Abruzzo nascesse anche una sola tra le innumerevoli iniziative per la partecipazione e la trasparenza (commissioni consiliari - ricostruzioni on line etc.) proposte dai Comitati cittadini, dall'Italia dei Valori, da altre forze di opposizione ed in moltissimi casi anche dagli stessi organi di informazione».
Per Lelio De Santis, responsabile Enti Locali Italia dei Valori, «il degrado della politica favorisce i corrotti e gli incapaci. E in tutto questo L'Aquila ne paga le conseguenze. E' ora di dire basta».
«I partiti», insiste De Santis, «non possono limitarsi a giudizi a posteriori ad ogni fatto increscioso, ma dovrebbero prevenire non mettendo in lista persone poco pulite e non accettando intrecci e collusioni con il mondo affaristico. Bisogna reagire, indignarsi e mobilitarsi per sconfiggere il malcostume nella gestione della cosa pubblica e nessuno può permettersi di giustificare o minimizzare quanto sta succedendo, che rischia di minare la coesione sociale e la vita democratica. Noto, al contrario, silenzio e quasi rassegnazione, ma questo è il momento delle responsabilità e delle azioni concrete da parte delle Istituzioni Pubbliche. Chi non se la sente può pure scendere dell'autobus».

27/02/2010 10.01