Sfrattati dalla caserma Campomizzi, la lunga giornata dei 400 'deportati'

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Protestano gli aquilani che dovranno lasciare nel giro di poche ore l'alloggio alla caserma Campomizzi per liberare il posto agli studenti universitari. * RICORSO AL TAR CONTRO LA NOMINA DI CHIODI COMMISSARIO
Le operazioni di sgombero cominciate questa mattina sono coordinate da funzionari del Comune che nei giorni scorsi hanno fatto recapitare a una parte dei residenti l'invito a lasciare entro 48 ore l'alloggio, assegnato dopo il sisma del 6 aprile 2009, per un'altra destinazione in provincia dell'Aquila.
Fino a questa mattina nella caserma alloggiavano circa 400 persone che adesso però dovranno andare altrove.
I posti da liberare e mettere a disposizione degli studenti, secondo quanto riportato nel bando dell'Adsu, azienda per il diritto allo studio universitario, sono 444.
I residenti, pur sapendo che avrebbero dovuto prima o poi abbandonare la caserma Campomizzi, lamentano che per loro non siano state scelte, come destinazione provvisoria, la caserma della Guardia di Finanza a Coppito o altre sistemazioni comunque in città.
I residenti hanno provato a negoziare con la Protezione civile locale e con il Comune delle nuove destinazioni nell'Aquilano.
«Sembra che - riferisce Antonietta Centofanti, che alloggia nella caserma - riescano a concentrare le nuove destinazioni nell'hinterland aquilano. Si parla di Roio, Scoppito, Sassa e Assergi. Qualora ci garantissero dei posti ben collegati con la città non avremmo difficoltà ad accettare il trasferimento».
Ma i cittadini hanno proposto anche una soluzione alternativa, cioé quella di concentrare in un'unica ala le persone attualmente presenti in caserma - sono non più di 200 a fronte delle oltre 300 iniziali - e lasciare agli studenti il resto del complesso che può ospitare complessivamente fino a 500 persone.
Un clima di incertezza che non piace neanche agli studenti: «Non siamo disposti a venire utilizzati; molti di noi - ha spiegato Maria Del Conte, studentessa dell'Accademia delle Belle Arti, sul posto per un primo sopralluogo - non sono disposti a venire qui se questo vuol dire cacciare fuori delle famiglie aquilane. Abbiamo 20 anni e possiamo fare da pendolari ancora per un po'. Non ci costringano, le istituzioni, a fare una guerra con gli sfollati».
Attimi di tensione stamattina se ne sono vissuti anche all'inaugurazione del Musp, modulo ad uso scolastico provvisorio, nuova sede dell'Itas.
180 studenti dell'Itc, Istituto tecnico commerciale, per il quale non sono previste strutture antisismiche, hanno protestato.
Le due scuole sono accorpate sotto un'unica dirigenza, coordinata da Pasqualina Tarullo.
I ragazzi hanno appeso manifesti mortuari con la scritta "il giorno 6 aprile è venuto a mancare l'Itc presso la zona rossa della città. I funerali si svolgeranno il 26 febbraio presso il Musp Itas in Collesapone. Non fiori, ma classi antisismiche".
Insieme ad alcuni docenti, gli studenti hanno cercato di partecipare all'inaugurazione del Musp Itas (Istituto tecnico per attività sociali), ma sono stati bloccati all'esterno dalle forze dell'ordine. Attualmente le lezioni dell'Itc si tengono in un'ala del vecchio Istituto Tecnico Industriale, nello stesso complesso che ospita il nuovo Musp, il 32/o realizzato dalla Protezione Civile dopo il sisma del 2009.
Alcuni insegnanti dell'Itc, componenti del Consiglio dove siedono rappresentanti di entrambi gli istituti, hanno lamentato di non essere stati neanche invitati oggi all'inaugurazione.

26/02/2010 15.32
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RICORSO AL TAR CONTRO LA NOMINA DI CHIODI COMMISSARIO


L'AQUILA. Un ricorso al Tar contro l'ordinanza del presidente del Consiglio con cui si nominano il presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, commissario delegato alla ricostruzione post-terremoto, Massimo Cialente vicecommissario e i sindaci dei Comuni del cratere responsabili della ricostruzione nei loro territori.
Lo ha presentato il capogruppo del Prc in Consiglio regionale, Maurizio Acerbo, insieme al capogruppo in Consiglio comunale dell'Aquila, Enrico Perilli, e a rappresentanti di comitati di cittadini.
«Con l'ordinanza del 24 dicembre 2009 - ha spiegato Acerbo in conferenza stampa - si perviene a un esproprio di funzioni proprie di Regioni ed enti locali: ciò che dovrebbe essere discusso e deciso pubblicamente, attraverso partecipazione diretta e indiretta delle popolazioni colpite dal sisma, viene deciso da organi monocratici che non devono sottostare a nessun controllo».
«L'ordinanza impugnata si ritiene illegittima - hanno chiarito i legali che hanno curato il ricorso - in quanto sovverte i poteri in materia di pianificazione territoriale che norme nazionali e costituzionali assegnano a Comuni e Regioni».
Secondo i ricorrenti, anche la gestione dell'emergenza affidata alla Protezione Civile nazionale è stata realizzata «in violazione di norme specifiche».
Per Acerbo, esponente dell'opposizione in Consiglio regionale, quanto previsto dall'ordinanza «comporta, oltre al rischio palese di malaffare e infiltrazioni mafiose, ricadute pratiche sulle prospettive della ricostruzione. Basta pensare alle linee per la ricostruzione dei centri storici, oggi emanate con estremo ritardo da un anomalo organismo tecnocratico, quale quello denominato struttura di missione, e invece dovrebbero essere oggetto di ragionata e condivisa legislazione regionale».
All'incontro con la stampa hanno partecipato anche Salvatore La Gatta, consigliere comunale di Rifondazione Comunista a Bussi sul Tirino (Pescara), l'architetto Antonio Perrotti del "Comitatus Aquilanus" e gli avvocati Isidoro Malandra, associazione "Oltre Abruzzi", e Fausto Corti, che insieme al legale romano Pietro Adami hanno curato il ricorso.

26/02/2010 15.31