Negozi svuotati e sventrati nella zona rossa ma non è stato il terremoto

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Il terremoto è stato un vero e proprio shock per gli aquilani: vite spezzate, case crollate, spostamenti forzati. Ma il dolore non è finito ed ogni giorno c'è qualche sorpresa negativa.
«Non siamo più proprietari di nulla, siamo stati spogliati anche della speranza di recuperare quel poco che apparteneva alle nostre vite».
A parlare è la signora Federica Beniamino che racconta la sua vicenda ancora incredula di quello che hanno visto i suoi occhi.
La donna prima del sisma del 6 aprile scorso aveva un negozio di abbigliamento nella centralissima via Marrelli.
Domenica scorsa, insieme a tanti altri aquilani, andata nella zona rossa per appendere le chiavi alle transenne che impedivano l'accesso ai Quattro Cantoni.
«Dopo aver passato la barriera», racconta la donna, «la mia nostalgia mi ha spinto a dare uno sguardo al mio negozio».
E qui l'incredibile: «ho ritrovato il negozio completamente sventrato, svuotato, senza porte, senza saracinesca».
La donna non credeva ai suoi occhi: «nei mesi scorsi, dopo ripetute richieste fatte per capire come recuperare i miei averi mi è stato risposto che a lavori iniziati mi avrebbero avvertito. Ma nulla. Mai nessuna telefonata ricevuta, niente, solo il silenzio».
Però qualcuno ha comunque cominciato a fare i lavori.
Ieri la signora è andata al comando dei Vigili del Fuoco per chiedere spiegazioni: «ingenuamente», racconta, «credevo che la ditta che si era occupata dei lavori avesse comunque avuto l'accortezza di recuperare cosa c'era al suo interno».
Ma ha ricevuto nuovamente una brutta notizia: tornata in centro accompagnata da un ingegnere e guardandosi intorno ha trovato delle sue cose che avrebbe voluto recuperare: «ho trovato pochissimi dei miei oggetti nel cumulo di macerie e ferraglie ammucchiate a piazza Palazzo», dice ancora incredula.
«Sono completamente sconcertata. Dopo mesi passati a chiedere informazioni sulla possibilità di recuperare oggetti per me importanti non solo scopro che era possibile farlo ma scopro che le mie cose sono state gettate».
La donna ha deciso di rivolgersi ad un legale tramite il quale ha già fatto un esposto alla procura per poter capire come effettivamente sono andate le cose.

LA MIA CASA VERRA' DEMOLITA

Un'altra storia la racconta Elena Boschetti che pur essendo residente in provincia di Milano è nata e cresciuta a L'Aquila. Boschetti nei giorni scorsi ha scritto una lettera al sindaco Cialente raccontando la sua storia: «la casa di mia proprietà si trova nella zona rossa dell'Aquila e precisamente vicino al piazza S. Pietro. Proprio ieri, per pura casualità ho contattato un geometra che lavora per un impresa edile alla quale è stata affidata la Zona in questione il quale mi ha messo al corrente del fatto che dai primi del mese di marzo 2010 (quindi tra pochissimi giorni) procederebbero alla demolizione totale della casa di mia proprietà in virtù di una Ordinanza che purtroppo non sono ancora riuscita ad avere».
Dopo questa telefonata sono nati una serie di dubbi: «perché nessuno mi ha avvisato anzitempo di questo programmato intervento di demolizione? Ma soprattutto: quali sono le garanzie di ricostruzione una volta che la mia amata casa verrà rasa al suolo?».
«Posso capire», continua la donna, «che questi interventi – seppur molto tardivi – sono stati resi necessari per una questione di sicurezza pubblica (anche se nella zona rossa vi sono dei limiti di accesso molto rigidi), tuttavia non capisco come si possano emanare ordinanze atte a demolire degli edifici storici senza dare altrettante garanzie di ricostruzione ai legittimi proprietari che non solo perdono un immobile senza alcuna garanzia di futura ricostruzione ma soprattutto perdono una parte delle loro radici e della loro storia».

25/02/2010 9.00

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