Ricostruzione. Bocciata ditta che ribassa del 40%: vince impresa veneta con l'8%

Alessandro Biancardi

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Ricostruzione. Bocciata ditta che ribassa del 40%: vince impresa veneta con l'8%
L’AQUILA. Non doveva vincere. O hanno fatto di tutto per non farlo arrivare primo, ma secondo nell'appalto per la ricostruzione all'Aquila andato poi ad una società del Veneto per la modica cifra di 70 milioni di euro. * LA PROCURA DELL'AQUILA INDAGHERA' SUL 'CONSORZIO FEDERICO II'
Si trattava di costruire case antisismiche, quelle con i giunti che assorbono le scosse tra le fondazioni ed i pilastri in cemento armato.
Se ne è parlato domenica sera a PresaDiretta su Rai Tre di Riccardo Iacona, puntata dedicata interamente alla ricostruzione de L'Aquila.
E così tra sprechi, incongruenze, tanta sofferenza e proposte inascoltate dei cittadini che ora si sentono ghettizzati nelle palazzine del progetto Case (ma c'erano anche cittadini soddisfatti), a sorpresa è stato intervistato un costruttore pescarese, Dino D'Antonio, della Imar, una delle società più importanti in Abruzzo per il suo patrimonio tecnologico che ha consentito alle maestranze pescaresi di lavorare a Roma con Renzo Piano all'Auditorium della musica e a Pescara con Massimiliano Fuksas nella sede della Fater.
Lo abbiamo rintracciato per chiedergli spiegazioni, anche se più che le parole dell'intervista sono stati eloquenti la mimica del viso e le espressioni degli occhi.
«Ho presentato un ribasso d'asta del 40%, hanno fatto vincere una società veneta che ha offerto un ribasso dell'8%».
Possibile?
«E' vero», ha precisato D'Antonio, «ho presentato anche ricorso al Tar, ma finora non ne ha discusso. Le palazzine sono pronte e semmai avrò ragione, al massimo avrò un risarcimento danni».
Ma non c'era la procedura d'urgenza?
Non era possibile un danno per il ricorrente tale che il Tar con un'ordinanza poteva bloccare l'appalto?
«Non tocca a me dirlo ed ormai cosa fatta capo ha», continua D'Antonio, «certo alcune procedure sono sembrate strane e di questo forse il Tar avrebbe potuto tener conto. Ad esempio, essendo l'appalto diviso in due lotti, la mia proposta ha avuto una valutazione con un punteggio nel primo lotto ed un'altra diversa valutazione con un diverso punteggio nel secondo lotto. Poi si fanno le somme dei punteggi e vince chi ha offerto meno sconti».
Ma lei sa bene che a volte le offerte anomale, con ribasso eccessivo, sono annullate d'ufficio.
«La mia non è stata annullata. Semplicemente non ho vinto. Sa cosa diceva la relazione? Spiegava che la Imar poteva proporre quel ribasso perché c'era un risparmio notevole per la logistica. Io tralascio gli aspetti tecnici, perché tutti conoscono a che livello lavoriamo soprattutto per quel tipo di fondazioni. Però avevo proposto di utilizzare tutta manodopera abruzzese e locale in particolare, senza costi per attrezzare un campo per i muratori, la mensa ecc. Con la mia società, la sera gli operai tornavano a casa loro».
Deluso per questa vicenda e per le notizie che la cronaca rimanda sull'attribuzione dei lavori da parte della Protezione civile?
«Più che deluso, sono dispiaciuto: avremmo dimostrato a che livello è giunto il lavoro degli abruzzesi che non sono secondi a nessuno. Peccato che non ci abbiamo dato fiducia».

Sebastiano Calella 23/02/2010 9.23



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LA PROCURA DELL'AQUILA INDAGHERA' SUL 'CONSORZIO FEDERICO II'


L'AQUILA. Il procuratore dell'Aquila, Alfredo Rossini, ha confermato che indagherà sugli appalti presi all'Aquila dal "Consorzio Federico II", costituito dalle tre imprese aquilane Ettore Barattelli, Marinelli-Equizi e Giulio Vittorini, e dalla toscana Btp Spa del presidente dimissionario Riccardo Fusi, coinvolto nell'inchiesta della Procura di Firenze sugli appalti del G8 e dei grandi eventi.
I fatti, nei quali le imprese aquilane non sono indagate, sono emersi dalle intercettazioni della Procura di Firenze.
Per il momento Rossini è apparso però attendista: «prima di procedere a indagare sul consorzio Federico II, voglio avere più carte in mano».
Ha annunciato, inoltre, «nel frattempo andiamo avanti con le nostre indagini, facendo lavoretti tutti i giorni».
L'inchiesta aquilana sui comitati di affari, attivata dalla Procura abruzzese dopo il terremoto, è stata caratterizzata dall'apertura di un fascicolo che Rossini definisce «consistente».
In riferimento agli atti chiesti alla Procura fiorentina, Rossini ha spiegato «le carte prima o poi arriveranno, altrimenti non avrebbe senso quanto mi ha detto al telefono il procuratore di Firenze, quindi aspetto che arrivino».
E Rossini si è schierato proprio con il procuratore capo di Firenze nella polemica sollevata dal procuratore di Roma sulla competenza e sul percorso delle indagini legate agli appalti dei grandi eventi, tra cui il G8 alla Maddalena.
«Ha fatto bene il procuratore di Firenze a stare zitto – ha spiegato Rossini -. Le cose non si possono dire prima, così si creano malintesi gravi con telefonate che possono essere intercettate e si rovina l'indagine. E comunque penso che se il collega di Firenze aveva le idee più chiare, ha fatto bene a non dire nulla per vari motivi: primo perché è vietato, poi avrebbe creato un problema sul processo in quanto c'era il pericolo che saltasse la storia giudiziaria visto che i personaggi poi arrestati, stando alle indagini, stavano per scappare all'estero».
In relazione alla competenza, secondo il procuratore capo dell'Aquila «la competenza è sempre chiara».
«Nella fattispecie è apparsa un pò confusa perché non sono chiari i fatti a cui è stata applicata. Ma questo lo dico basandomi sui quanto si è letto, perché non conosco i fatti».

23/02/2010 9.59

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