Cialente, "Il Castello" ed i conflitti di interesse

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

7118

Cialente, "Il Castello" ed i conflitti di interesse
L’AQUILA. Era già successo la scorsa estate che un esponente del Pdl facesse trasparenza su una questione controversa e piena di polemiche e misteri. Qualche giorno fa nel pieno della bufera su Bertolaso&Co ci ha riprovato il Giornale della famiglia Berlusconi.
La scosa estate era il capogruppo alla Regione, Gianfranco Giuliante, che in un paio di occasioni denunciò presunte irregolarità su appalti per la ricostruzione appaltati dal Comune, attaccando ferocemente il sindaco del Pd, Massimo Cialente.
L'altro ieri Il Giornale per allargare il tiro e spostare l'equilibrio dello scandalo un po' più a sinistra ripropone qualche interrogativo rispolverando una polemica che aveva innescato lo stesso quotidiano lo scorso 17 giugno. Ma oggi c'è qualche risvolto in più.
«A differenza dei suoi concittadini (che ancora dormono in tenda o in pensioni di quart'ordine) il primo cittadino», scrive Il Giornale, «alloggia, con la sua famiglia e con tutti i trenta parenti della moglie, in un resort extralusso sul mare di Tortoreto. Più precisamente in una villetta da 400mila euro di 110metri quadrati, su due livelli, tre camere, salone, doppi servizi, tv al plasma, aria condizionata, garage, giardino panoramico vista mare, piscina con idromassaggio».
Il complesso residenziale è quel «Borgo Il Castello» realizzato da due noti costruttori aquilani, Romano Marinelli e Giulio Vittorini, quest'ultimo molto amico di Cialente: il quotidiano lo dimostra con una breve testimonianza della suocera di Cialente.
«Col tempo più di qualcuno», si legge ancora nell'articolo, «inizia a storcere il naso perché si accorge che proprio Romano Marinelli, quale vice presidente, e Giulio Vittorini, in qualità di consigliere, fanno parte del Consorzio Federico II (insieme a Ettore Barattelli, presidente, e Liborio Fracassi, consigliere e direttore tecnico) che, in deroga, hanno ricevuto in appalto direttamente dall'amministrazione Cialente numerose “opere provvisionali”.
Quali, ad esempio, la Camera di Commercio, la Biblioteca provinciale, la Carispaq, un vasto complesso fra corso Vittorio Emanuele, Tre Marie, via Platini, piazza Duomo, palazzo Branconi Farinosi più tutti gli edifici ricompresi fra piazza San Silvestro, via Del Guasto, Via di Ghignano eccetera».
Nel consorzio Federico II, come si sa, figura anche la società al centro della maxi inchiesta fiorentina, quella Btp (Baldassini-Tognozzi-Pontello) di cui fanno parte l'indagato Riccardo Fusi, quale presidente del cda che si è dimesso, Vincenzo Di Nardo, amministratore delegato, e Roberto Bartolomei, vicepresidente.
Il quotidiano ricorda che nel cda dell'istituto di credito de L'Aquila, la Carispaq, figura Ettore Barattelli, il costruttore presidente del Federico II che ha per soci Vittorini e Marinelli, «quelli dello stesso resort di Tortoreto dove oltre alla famiglia del sindaco Cialente, udite udite, venne alloggiato anche Tordera e famiglia».
Un conflitto di interessi pericoloso, sostiene Il Giornale, mentre la posizione del primo cittadino da sempre è stata ondivaga, con critiche che sono sembrate pesanti e vicinanza spesso eccessiva allo schieramento opposto, solidarietà incondizionata a Bertolaso e concetti spesso molto simili a quelli lanciati dagli avversari.
Anche ieri la cosa si è ripetuta. C'è Chiodi che ripete che le indagini non faranno che rallentare la ricostruzione e Cialente gli fa l'eco.
Così in città l'inchiesta sul G8 alla Maddalena rischia di creare un «clima di diffidenza, che paralizza la nostra attività amministrativa».
«Con l'atmosfera che si sta creando a livello nazionale e che ha riacceso i fari su L'Aquila - ha detto oggi Massimo Cialente - sta partendo un meccanismo negativo e problematico per la ricostruzione. L'altro giorno - ha aggiunto dopo essere intervenuto alla manifestazione nel centro storico del capoluogo abruzzese - i miei funzionari sono riusciti ad aprire le buste della gara d'appalto per la gestione delle macerie in sobbalzo. Alle 11 sono state aperte le buste - ha proseguito - ma dopo sole tre ore, qualcuno, forse la guardia di finanza, ci ha sequestrato gli atti».
Secondo Cialente «bisogna mettersi nei panni dei dirigenti del Comune che sono intimoriti di fronte a un sistema che interviene al primo sbaglio - ha spiegato - o, addirittura, interviene senza sapere chi ha sbagliato o meno. Dopo tre ore - ha detto ancora a proposito dell'episodio delle macerie - non si può stabilire se siamo in presenza di un reato o meno. Di contro, questo clima, rischia di appesantire il lavoro dell'amministrazione comunale».

22/02/2010 8.43








CONDIVIDI GLI ARTICOLI DI PDN SU FACEBOOK