A L'Aquila la protesta delle 'mille chiavi'

Alessandro Biancardi

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A L'Aquila la protesta delle 'mille chiavi'
  L'AQUILA. Sono tornati in centro, come la settimana scorsa, per appendere simbolicamente delle chiavi sulle transenne del corso e dire così «riprendiamoci la città». * AQUILANI CONTESTANO TROUPE DEL TG1 «SCODINZOLINI SCODINZOLINI»
Questa volta gli aquilani non si sono accontentati di varcare le barricate per raggiungere piazza Palazzo, la piazza del Comune, ma hanno proseguito oltre raggiungendo via Sallustio, una delle arterie principali e di lì raggiungere tutti quei vicoli e vicoletti per 10 mesi interdetti ai cittadini dopo il terremoto del 6 aprile.
Diversamente dalla scorsa settimana, quando nessuno dei politici era intervenuto alla manifestazione, stavolta sia il sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente, sia la presidente della Provincia, Stefania Pezzopane, si sono uniti ai manifestanti per un confronto.
Manifestanti che non hanno risparmiato critiche all'indirizzo di Cialente, vice commissario della ricostruzione, per i ritardi negli interventi nel centro storico e nella rimozione delle macerie che sono ai lati delle vie e delle piazze principali.
Il centro è stato presidiato dalle forze dell'ordine, che hanno scelto però di non intervenire alla richiesta dei manifestanti di varcare i blocchi, così tutto il centro de L'Aquila ieri è stato accessibile.
I cittadini sono tornati così nel cuore della loro città e hanno scrutato vicolo dopo vicolo, senza ordine, a piccoli gruppi.



Hanno passeggiato, non senza rabbia, tra quelle stesse traverse dove le macerie non sono state neanche ordinate e le porte e le finestre delle abitazioni lesionate sono spalancate, in balia di chiunque.
I più anziani radunati, in un angolo di piazza Palazzo - dove si trova, tra l'altro, l'antica sede del Municipio – hanno intonato: «L'Aquila bella mé, tu mi sci vist' è nasce tu mi sci vist' è scesce, cuscì te voglio revedé».
Il resto del centro, però, è rimasto in silenzio: nessuno davanti alle macerie in quella che è stata la propria casa o la propria scuola ha avuto coraggio di dire una parola di troppo.
«E' il regalo più bello che potevo farmi per il mio compleanno - ha detto Donatella Capulli, tra i manifestanti - perché non avrei mai sperato di poter tornare alle mie strade, dove sono nata».
Non sono mancate le contestazioni al sindaco Massimo Cialente.
«L'approccio che si è fatto è stato volto anzitutto a tamponare la pura emergenza», ha spiegato il primo cittadino alla folla, «mentre noi non abbiamo avuto gli strumenti per attivare la ricostruzione vera e propria. A settembre erano pronte le prime linee guida per il centro storico».
Sia sulla questione degli aggregati urbani che sulla rimozione delle macerie e sulla gestione della ricostruzione del centro storico, molti aquilani hanno sfogato ieri sul sindaco dell'Aquila la rabbia di fronte alle difficoltà nella ricostruzione post-sisma, in quella che è stata una delle poche occasioni di confronto.



Cialente ha così replicato: «Era necessario creare una struttura ad hoc, un'unità di missione solida, per affrontare una situazione abnorme. "Ora - ha aggiunto - l'unità di missione è fatta. Possiamo intervenire».
«L'esperienza di oggi ci insegna che la vera ricostruzione non è ancora cominciata», ha commentato il parlamentare aquilano del partito democratico Giovanni Lolli, anche lui tra le macerie del centro.
«Questa città sta vivendo un momento drammatico - ha spiegato - in cui bisognerebbe mobilitarsi anche solo per far rimuovere le macerie. Chi parla di ricostruzione dice una bugia perché qui ancora non è stato fatto nulla e i vicoli che stiamo calpestando ce lo dimostrano».
Lolli è tornato sulla questione abitativa: «é ormai non opportuno giudicare quello che è stato fatto con il progetto C.A.S.E. e con il piano Map. La questione drammatica riguarda però tutte quelle persone che sono ancora sbattute in ogni angolo di Abruzzo: un conto - ha concluso - che ti trovi a Tortoreto e hai la possibilità di uscire a prendere un gelato; altra cosa è se vivi da otto mesi in un albergo di montagna dove non c'é neanche la possibilità di uscire. Una situazione che purtroppo riguarda molti anziani».

22/02/2010 8.18



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AQUILANI CONTESTANO TROUPE DEL TG1 «SCODINZOLINI SCODINZOLINI»

L'AQUILA. E ad essere contestata ieri durante la mobilitazione degli aquilani è stata, oltre al sindaco Cialente, anche una troupe del Tg1.
La giornalista Maria Luisa Busi, in Abruzzo per un servizio per il settimanale di approfondimento Tv7 e altri colleghi sono stati contestati al suono di «scodinzolini, scodinzolini!» e accusati di avere diffuso un'immagine falsata della situazione in Abruzzo.
A loro, la giornalista ha replicato: «capisco la situazione e capisco gli aquilani» e ha parlato di una contestazione «molto forte nei confronti del Tg1».
«Quello che io posso dire - ha spiegato poi Busi all'Ansa - é che io sono qui per fare il mio lavoro onestamente e non posso rispondere, ovviamente, dell'informazione a livello generale che il Tg1 ha fatto nel corso di questi dieci mesi dal terremoto. Posso solo dire - ha detto ancora - che quello che ho visto all'Aquila, in questi giorni con i miei occhi, è molto più grave di come talvolta è stato rappresentato: migliaia di persone sono ancora in albergo, le case non bastano e la ricostruzione non è partita».



Il comitato di redazione del Tg1 ha poi diffuso una nota con la quale si è espressa solidarietà nei confronti della troupe guidata dalla Busi.
«Il lavoro di tutti va rispettato», si legge nella nota, «a maggior ragione il lavoro di cercare le notizie e di raccogliere i punti di vista».
«Altro sono la critiche, legittime perché provengono dagli aquilani, direttamente interessati, alla linea editoriale che spesso, anche in occasione del terremoto e del post terremoto - continua il cdr - si è rivelata appiattita sulle posizioni del governo. Tutti i colleghi hanno lavorato in questi undici mesi con onestà, impegno e professionalità consapevoli del bene irrinunciabile che ha connotato la storia del Tg1: la credibilità».
«Questa contestazione», ha commentato il coordinatore della segreteria nazionale del PdCI Federazione della sinistra, Alessandro Pignatiello, testimonia lo scarso gradimento che l'informazione del Tg della rete ammiraglia, diretto da Augusto Minzolini, ha da parte dei diretti interessati, che la tragedia del terremoto la vivono quotidianamente sulla loro pelle. Le stesse parole della giornalista Maria Luisa Busi sono emblematiche. E' evidente che sul Tg1 di Minzolini finora è andata in onda un'informazione lontana dalla realtà, compiacente solo ai voleri del padrone di turno e poco aderente ai problemi veri dei cittadini aquilani».



Anche il capogruppo dell'Italia dei Valori in commissione di Vigilanza, Pancho Pardi ha parlato di un Tg1 che «ha raccontato per mesi una serie di menzogne sull'Aquila facendo da amplificatore alle bugie di regime e alla resa dei conti», e che adesso «è stato sbugiardato».
«Il Tg1», ha continuato Pardi, «ha sempre fatto apparire in forma patinata tutta la vicenda del post-terremoto, nascondendo tutti i problemi e riportando solo la voce di chi, come Berlusconi, diceva che tutto andava per il meglio, mistificando la realtà. Ora i cittadini, che da mesi si sentono presi in giro, hanno reagito».

22/02/2010 8.20