"Sistema gelatinoso" coniato dal progettista del Villaggio del Mediterraneo

Alessandro Biancardi

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"Sistema gelatinoso" coniato dal progettista del Villaggio del Mediterraneo
ROMA. La parola chiave, nell’inchiesta della Procura di Firenze sulla Protezione civile, è "sistema gelatinoso". (Desideri nella foto di Sebastiano Calella) * LA LETTERA 1/ PEZZOPANE A LETTA: «SI CAMBI REGISTRO» * LA LETTERA 2/ «SANTORO, ACCENDI I RIFLETTORI SU L'AQUILA»
La definizione era stata data al telefono, dall'architetto Paolo Desideri, romano di origini pescaresi, parlando con il suo 'rivale' Marco Casamonti. È il momento centrale dell'indagine.
Desideri, insomma, spiegò il sistema che ruotava intorno ai grandi appalti della penisola: «una condizione tipica italiana» di cui gli addetti ai lavori pare conoscano bene il meccanismo.
Ma quel nome, Paolo Desideri, non è nuovo per l'Abruzzo.
Desideri infatti ha emendato uno dei progetti più importanti degli ultimi anni a Chieti, ovvero il Villaggio del Mediterraneo, che non rientra in alcun modo nell'inchiesta degli appalti.
La progettazione venne allora affidata dalla società Villaggio Mediterraneo, titolare di un contratto preliminare con il comitato Pescara 2009, allo studio Abdr dall'architetto romano, coadiuvato per una parte marginale dai colleghi Carmine Adriani, Fernando Barbieri di Tortoreto, dello studio di consulenza di ingegneria Proger della famiglia Caputi (Onofrio e Massimo).
In quel momento si modificò il primo progetto del villaggio olimpico elaborato ai tempi della cordata capeggiata dal Ccc di Ravenna, poi ritiratosi dall'investimento stimato in 160milioni di euro.
L'imponente struttura si estende -come da progetto presentato- su una superficie di circa 242.000 metri quadrati per una cubatura di 372.000 metri cubi, il 35% della quale dedicata a residenze, il 65% a servizi.
Lì appunto sono state realizzate parte delle residenze che hanno ospitato gli atleti e che adesso sono state convertite in abitazioni e uffici.
Ma i legami con l'Abruzzo non sono finiti.
Era il 2004, infatti, quando il noto architetto (che ha realizzato tra le altre cose la stazione Tiburtina a Roma) denunciò delle irregolarità nel procedimento concorsuale sulla riqualificazione delle aree di risulta di Pescara.
Desideri scrisse al sindaco Luciano D'Alfonso, alla dirigente responsabile del procedimento, Emilia Fino, al preside della facoltà di Architettura dell'università D'Annunzio, Alberto Clementi, e al presidente dell'Ordine nazionale degli architetti, Raffaele Sirica.
Lui, che arrivò al quinto posto, contestò la pubblicazione sui giornali del nome del vincitore dell'appalto prima della chiusura del procedimento concorsuale e con la graduatoria definitiva non ancora predisposta.
«Questo» scrisse l'architetto «mi sembra il più grave episodio di una serie di voci che hanno accompagnato e disturbato tutte le fasi della competizione». Desideri evidentemente non si era sbagliato di molto se è vero che la procura di Pescara ha ravvisato gravissime irregolarità proprio sulla operazione dell'area di risulta.
Lo scorso 23 gennaio, però, Comune e Fondazione PescarAbruzzo si sono messi alla ricerca di un professionista per il progetto della nuova area di risulta, dopo la rinuncia di Renzo Piano.
In pole position proprio Desideri.
Nel 2003, inoltre, l'architetto si era aggiudicato anche la progettazione del nuovo campus universitario di Pescara di viale Pindaro, da 30 milioni di euro.
Quella porzione che proprio in questo periodo sta per essere ultimata e che sorgerà nell'area compresa tra l'attuale polo universitario e il tribunale e che dovrebbe ospitare le facoltà di Lingue e di Scienze manageriali.
In quel caso parteciparono alla gara l'americano Peter Eisenman, vincitore dell'Oscar dell'Architettura, e l'inglese David Chipperfield. La spuntò Desideri.

L'INCHIESTA DI FIRENZE E IL SISTEMA GELATINOSO

Storia di oggi l'inchiesta della procura di Firenze che vuole far luce sui grandi appalti di mezza Italia.
Su Desideri pende il sospetto, da parte dei colleghi, di aver vinto una gara di Firenze grazie alle pressioni di Walter Veltroni.
Un altro architetto, Marco Casamonti arriva secondo, nonostante lavori con l'imprenditore Valerio Carducci, arrestato cinque giorni fa, e giudicato molto vicino a Rutelli.
L'impresa Baldassini Tognozzi Pontello (BTP), quella che poi entrerà nel consorzio «Federico II» e si aggiudicherà appalti milionari a L'Aquila, giunge terza.
E il suo amministratore delegato, Vincenzo Di Nardo, inizia a lamentarsi telefonicamente: dal "liquido gelatinoso" iniziano a emergere gli altri protagonisti dell'inchiesta fiorentina: il bando di gara è firmato da Angelo Balducci, il commissario delegato è Fabio De Santis.
Anche Balducci ha uno stretto legame con Pescara e con l'ex sindaco di Pescara, Luciano D'Alfonso, che lo ha voluto fortemente all'interno del comitato tecnico della sua fondazione Europa Prossima e che secondo la procura di Pescara veniva utilizzata «quale strumento di azione politica» ma spesso utilizzando i soldi pubblici.
L'architetto Desideri di Roma è proprio l'inventore della definizione «sistema gelatinoso».
E' lui, infatti, a lasciare intendere, scrive il gip di Firenze Rosario Lupo nell'ordinanza di custodia cautelare, «che effettivamente le imprese si devono 'muovere' su un piano diverso per ottenere l'aggiudicazione di un appalto, confermando la tesi del suo interlocutore circa il carattere di illegalità che permea l'intero sistema».

Desideri: «Si...oddio...io ti voglio dire...ma guarda...ti assicuro...io adesso non te lo dico relativo a questa questione nostra (…) però come considerazione generale...relativa alle imprese...evidentemente....c'è da dire questo...cioè che ora non c'è il minimo dubbio che le imprese fanno riferimento ad un ...diciamo... ad un incubatore per costruire le condizioni al consenso per la loro candidatura...».

Il suo interlocutore, Casamonti, insiste nell'indicare come al limite dello scandalo, il sistema di gestione degli appalti all'interno del Ministero:

«E' una situazione vergognosa quella delle imprese perchè...anche come si sono mossi questi concorsi...onestamente...non è limpido...al di là dei meriti...c'è un sistema dentro il Ministero dei Lavori Pubblici...che secondo me sfiora lo scandalo...cioè questo dobbiamo dirlo...perchè è vero...»

«Desideri», scrive il gip Lupo, «tenendo sempre distinto il ruolo dei progettisti, conferma ancora una volta che esiste un sistema di potere definito», proprio con l'espressione più nota di questi giorni, ovvero quel famoso «sistema gelatinoso» di cui le imprese devono tener conto per ottenere i loro risultati.

«Fammi completare il mio ragionamento», dice l'architetto al suo interlocutore, «il mio ragionamento è questo...loro evidentemente stanno immersi in un liquido gelatinoso che dici giustamente te è al limite dello scandalo...bene...però non è che possono pretendere che quando da questo liquido gelatinoso emergono...e quindi il sistema di potere porta alla premialità per loro...e tutto questo va bene...quando questo non avviene...tutto questo va male....

Insomma per Desideri tutti quelli che fanno parte del 'sistema gelatinoso' devono accettare le regole, perchè oggi può toccare ad uno (l'affidamento dell'appalto) e un altro giorno ad un altro.
Casamonti conferma su tutta la linea e spiega che la sua impresa di riferimento «è più legata al Ministero più di qualsiasi altra...quindi figurati (ride)»

I due parlano anche dei ricorsi al Tar che spesso una ditta esclusa può avanzare. Scrive il gip Lupo: secondo i due, i ricorsi «servono per acquisire crediti da spendere per ottenere le successive aggiudicazioni.
Casamonti: «se vuoi sapere come la penso...anche i ricorsi sono funzionali...l'impresa fa ricorso perchè...''questa volta mi hai inculato e la prossima volta tu mi...'' è tutta una roba così...penso che il quadro stia in questi termini....esce effettivamente un quadro sconfortante dell'architettura».


DESIDERI: «GLI ARCHITETTI NON C'ENTRANO


Nei giorni scorsi all'agenzia Ansa Desideri ha spiegato cosa intendeva dire: «gli architetti sono fuori da questi meccanismi e voglio credere che lo sia anche Casamonti – ha spiegato - ma parlare di "liquido gelatinoso" come feci in quella telefonata intercettata mi servì per dare una definizione ad un certo tipo di contesto».
«L'intercettato - ricorda Desideri - era Casamonti e il colloquio si svolge dopo che Casamonti e la ditta Giafi costruzioni arrivano secondi, dopo di me, per il Parco della Musica di Firenze. Casamonti mi telefona (il Ros registra la telefonata il 25 aprile 2008) per presentare le sue lamentele e dirmi che faceva ricorso contro la mia vittoria. Dichiara di aver perso perchè la politica "maneggia". Mi fa capire, o almeno è questo che ricavo dalle sue parole rileggendole anche oggi, che la gara è andata diversamente da come la politica, diciamo così, si sarebbe aspettata».
«Una logica ribaltata a mio modo di vedere - osserva dunque Desideri - ecco perchè quasi sbottai parlando di gelatina. Immaginavo vie gelatinose che, per sbrigarsi in certe fasi, portano avanti i lavori».
Può succedere, ha spiegato, quando si ricorre agli appalti integrati, con imprese e architetti che partecipano insieme fin dall'inizio all'aggiudicazione di un progetto. È qui il rischio del "liquido gelatinoso" per l'architetto.
«Altra questione invece - indica Desideri - è quando gli architetti partecipano a concorsi internazionali e li vincono, mentre le imprese, separatamente, procedono per le loro gare. Solo al termine di questi passaggi i vincitori, progettista e impresa, lavorano insieme. Succede in tutto l'Occidente, molto poco in Italia»

«L'UOMO DELLA CRICCA» MA LUI SMENTISCE

E nei giorni scorsi su Desideri se ne sono scritte tante, anche dei suoi rapporti con i vertici del Pd e degli aiuti ricevuti proprio dagli esponenti del Partito Democratico.
Ma lui ha ampiamente smentito: «Non ho mai ricercato l'appoggio di Walter Veltroni né per la mia vita privata né per alcuna delle mie vicende professionali», assicura. «Ho vinto concorsi internazionali di opere pubbliche in città italiane e straniere e ho avuto con le amministrazioni rapporti sempre limitati alle strette esigenze di comunicazione istituzionale tra un sindaco e un progettista».

Alessandra Lotti 20/02/2010 10.15

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LA LETTERA 1/ PEZZOPANE A LETTA: «SI CAMBI REGISTRO»

L'AQUILA. «Mi rivolgo a lei, abruzzese come me e persona misurata, affinchè si volti questa orribile pagina e si comincino a dare segnali forti di un rinnovamento etico, di un operare realmente democratico e trasparente».
Questo l'appello che la Presidente della Provincia dell'Aquila, Stefania Pezzopane, rivolge nella lettera di risposta al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, che ieri, a sua volta, le aveva inviato una missiva sui fatti dell'Aquila, relativi alle vicende di corruzione legati agli appalti per la ricostruzione.
«Il suo turbamento - scrive Pezzopane - è consolante, vista la corsa di molti a leggere l'accaduto come ennesima occasione di scontro. Mi dispiace che anche lei sia stato ingannato dalla lista ufficiale delle ditte operanti a L'Aquila, che le sara' stata certamente fornita da persone competenti e di sua fiducia. Questo però - aggiunge Pezzopane - spiega la mia insistenza nel cercare dalle autorita' la 'lista della verità' non quella per l'ufficialità pubblicata su siti e giornali. Mi preoccupa molto - sottolinea la Presidente della Provincia dell'Aquila - la vicinanza di uomini delle istituzioni a comitati d'affari e l'ombra delle mafie sul nostro territorio, rinomato per il suo sano tessuto sociale ed economico. Sento forte l'obbligo morale, come rappresentante del territorio di tenere alta la guardia. Oggi lei ha avuto la premura di rispondere alla mia lettera; altri rappresentanti istituzionali non ne colgono la necessità».
«L'apprezzamento del gesto non è solo mio ma certamente dei cittadini della provincia», continua Pezzopane.
«Troppe domande però, troppo spesso restano senza risposta, mentre freme la nostra gente per la voglia di ricostruire la citta' che sente propria. Abbiamo bisogno per questo - aggiunge la lettera - che si espliciti una linea chiara che ci consenta di pianificare a breve, medio e lungo termine senza dubbi. Abbiamo bisogno di cambiare registro anche sui metodi, che siano più includenti, stimolanti, che ricostruiscano la fiducia. Mi appello - conclude - all'affetto che lei nutre per questa terra e al senso di dignità che oggi la scuote».

20/02/2010 11.03

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LA LETTERA 2/ «SANTORO, ACCENDI I RIFLETTORI SU L'AQUILA»

L'AQUILA. Stefano Falone, aquilano e ricercatore precario ha scritto una lettera al giornalista Michele Santoro che due giorni fa nel suo programma 'Anno Zero' si è occupato, in parte, anche del terremoto aquilano.
«La nostra è una città colpita al cuore che sta morendo», scrive Falone, «ma la verità su L'Aquila è lontana anni luce da quello che è stato il tema principe della sua trasmissione».
«Come migliaia di altri cittadini aquilani», continua la lettera, «ero incollato alla televisione per seguire la puntata dedicata alla mia città. Ma si è passata ai raggi X l'avventura di Bertolaso nei meandri del Salaria Village, incorniciando la cronaca dei lussuriosi massaggi cervicali con pittoriche ricostruzioni dei dialoghi telefonici di alcuni imprenditori e funzionari pubblici, emersi da intercettazioni dei Carabinieri».
Ma perchè, si domanda Falone, non si sono toccati anche temi «altrettanto scottanti» quali «il mancato decollo della ricostruzione leggera, le decine di migliaia di sfollati ancora sulla costa e negli alberghi delle montagne abruzzesi e le tragiche morti di quella notte che probabilmente non avranno mai risposta, viste le provvidenziali riforme della giustizia concepite dai nostri solerti governanti?»
«I fatti», continua la lettera, «su L'Aquila sono lontani anni luce da quello che è stato il tema principe della sua trasmissione. O, quantomeno, dovevano fare solo da corollario alla terribile realtà di un capoluogo di regione che si dissangua di forze e lavoro, di una città in cui la speranza di rivedere un centro storico popolato per i prossimi dieci anni è prossima allo zero, di una città usata impunemente per mesi come passerella da esposizione mediatica per politici senza il minimo ritegno. Molti dei miei concittadini avevano riposto in lei una speranza, quella di vedere finalmente portati sotto un riflettore di portata nazionale i loro problemi, che sono inascoltati da mesi perché ormai cronicamente soffocati da un sistema dell'informazione per lo più asservito al potere di turno. E' di tutta evidenza, però, che quel potere non ha mani abbastanza lunghe da arrivare anche nella sua redazione, ed è per questo che molti di noi erano in febbrile attesa di vedere come e con quanta efficacia lei avrebbe reso giustizia alla nostra città, se non altro dandole la possibilità di raccontare una verità ben diversa da quella che viene veicolata in modo subdolo e ipocrita nelle case di ogni italiano».
«Purtroppo», continua Falone, «tutti noi abbiamo dovuto ricrederci e verificare ancora una volta, e nel modo più doloroso possibile, quanto sia più redditizio cavalcare un'onda piuttosto che onorare una professione come quella del giornalista, nell'interesse di decine di migliaia di persone colpite da un lutto e da una disgrazia inimmaginabile. Caro Santoro, L'Aquila merita di tornare a essere la bellissima città che era e ora più che mai ha bisogno che la sua voce arrivi a tutti».

20/02/2010 11.04