Fusi e gli appalti privati:«è il primo di una lunga serie. Ci faccia gli auguri»

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Un appalto vinto con regolare gara europea, un lavoro commissionato privatamente dalla Cassa di Risparmio dell'Aquila, la convinzione, poi smentita dai fatti, di riuscire a mettere le mani su almeno altri due appalti post terremoto. * GIANNI LETTA «TURBATO». IN PIAZZA PER IL 'NO BERTOLASO DAY' * FIGLIE BERTOLASO:«GIORNALISTI SENZA SCRUPOLI. NOSTRO PADRE E' PULITO» * CHIODI: «CON INDAGINI RISCHIO PARALISI». NUOVA INCHIESTA A SULMONA



L'AQUILA. Un appalto vinto con regolare gara europea, un lavoro commissionato privatamente dalla Cassa di Risparmio dell'Aquila, la convinzione, poi smentita dai fatti, di riuscire a mettere le mani su almeno altri due appalti post terremoto.



* GIANNI LETTA «TURBATO». IN PIAZZA PER IL 'NO BERTOLASO DAY'


* FIGLIE BERTOLASO:«GIORNALISTI SENZA SCRUPOLI. NOSTRO PADRE E' PULITO»

* CHIODI: «CON INDAGINI RISCHIO PARALISI». NUOVA INCHIESTA A SULMONA





Riccardo Fusi - il potente presidente della Bpt dimessosi ieri, amico di lungo corso del coordinatore del Pdl Denis Verdini e indagato per corruzione e associazione a delinquere aggravata dalla finalità mafiosa dalla procura di Firenze nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti - non è forse riuscito ad entrare pesantemente nella ricostruzione post terremoto, ma le 'ferie a L'Aquila', come gli scriveva il 22 luglio 2009 in un sms il suo dipendente Liborio Fracassi dandogli la conferma della vittoria di un appalto, le ha fatte.
«Abbiamo vinto il primo appalto - è il messaggio ricevuto da Fusi - una scuola per 7,3 milioni da consegnare chiavi in mano il 10 settembre. E' il primo, gli altri a breve. Ferie a L'Aquila».
Per partecipare alla ricostruzione dell'Aquila la Bpt aveva costituito un consorzio, il 'Consorzio Federico II', con il 'Consorzio Stabile Novus', una società di Napoli gestito «occultamente» - dice il Ros - dal funzionario ministeriale Antonio Di Nardo.
Personaggio, secondo gli investigatori, vicino a soggetti legati alla camorra.
Il Consorzio Federico II non è riuscito ad operare in Abruzzo, ma la Bpt sì.
Con un'altra Ati (associazione temporanea di imprese) composta dalla mandataria 'Cmp costuzioni metalliche prefabbricate' e dalla 'Vittorini Emidio Costuzioni Srl'.
L'associazione si è aggiudicata una gara europea - come aveva già confermato nei giorni scorsi il Dipartimento della Protezione Civile - l'appalto per la realizzazione del Musp 12 (Modulo ad uso scolastisco provvisorio) 'Scuola Carducci' per un importo, comprensivo di Iva, di 7.528.290 milioni. «L'importo a base di gara - ha spiegato la Protezione Civile - era di euro 7.350.000, la gara è stata aggiudicata ad euro 6.843.900, iva esclusa, con un ribasso del 7,23%».
L'idea di Fusi non è però di fermasi ad un solo appalto.
Già il 7 giugno del 2009 l'imprenditore spiegava infatti al figlio che in Abruzzo sta partecipando a tre gare.
«In tre - dice nella telefonata intercettata - ...una per il restauro delle chiese...per i restauri monumentali...una per i campi base per le scuole...per le case quelle nuove...insomma per...e una per...L'Aquila e paesi lì intorno però ora siamo all'Aquila».
In effetti così avviene: il giorno prima infatti sempre Liborio Fracassi lo informa che la Cassa di Risparmio dell'Aquila sta per dare il via libera all'appalto per la ristrutturazione di palazzo Branconio, che essendo di proprietà privata può affidare i lavori senza gara.
«Sto preparando il contratto a misura con la banca a prezzi liberi - scrive Fracassi nell'sms inviato a Fusi - inizio lavori immediato. E' il primo di una lunga serie. Ci faccia gli auguri».
E Fusi risponde: «la ringrazio per tutto quello che ha sempre fatto e per quello che sta facendo». Chi, invece, le mani sull'Aquila non le mette, è Fabio De Santis, il 'soggetto attuatore' delle opere del G8 alla Maddalena, ora in carcere.
Ma non manca di criticare i costi dei lavori che si stanno facendo, tanto da immaginare di scrivere una lettera alla stesso Bertolaso (che l'ha sostituito alla Maddalena proprio per aver gonfiato i costi delle opere).
E' il 17 settembre del 2009, De Santis parla con Mauro Della Giovampaola.
«Tu hai visto 'Porta a Porta' - dice... Ecco, calcola che la quotazione e detta da quell'uomo lì che tu sai...2.400 euro al metro quadro...le casette di legno a un piano...noi lavoriamo a 3mila/3.100 nell'isola...un albergo a cinque stelle...eravamo dei ladri...cioé...ma ti rendi conto?».

19/02/2010 9.32

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GIANNI LETTA «TURBATO». IN PIAZZA PER IL 'NO BERTOLASO DAY'

ROMA. Si dice «turbato» il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta per l'inchiesta in corso.
«Penso anch'io con orrore», scrive alla presidente Pezzopane che qualche giorno fa gli aveva spedito una lettera, «a chi crede che le calamità possano essere un pretesto per fare buoni affari. Il terremoto, le vittime, la desolazione che ne consegue meritano ben altri sentimenti e ben altra pietà. Altro che affari! Ma, se qualcuno ha pensato il contrario, tutti faremo in modo che si ricreda!»
«Con la certezza che non verranno meno in futuro il rigore sin qui seguito, il metodo della totale trasparenza dell'azione pubblica, la determinazione rigorosa nell'uso di procedure perfettamente legali, la facilitazione dei controlli e della collaborazione tra diversi Organi pubblici, utilizzati in questa prima fase di interventi», continua il sottosegretario, «le confermo l'impegno del Governo e mio personale di andare avanti sulla via della totale e limpida rinascita dell'Aquila e della sua economia».
Ma anche il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, ha scritto al presidente della Provincia dell'Aquila.
«Posso assicurarle», scrive il ministro, «che sin dal primo momento ho impartito precise direttive in merito alle procedure che, una volta identificati gli interventi legati alla ricostruzione degli edifici pubblici di competenza di questo Dicastero, avrebbero caratterizzato l'affidamento delle opere. Ma ho voluto che una simile operazione venisse monitorata nella stessa logica e con le stesse modalità con cui il mio Dicastero segue i lavori della Legge Obiettivo, cioé fosse sistematicamente controllata da una struttura coordinata da un alto funzionario del Ministero dell'Interno che si interfaccia con la competente Dia».
«Non oggi ma sei mesi fa il mio Dicastero ed il Governo avevano posto in essere tutti gli strumenti per prevenire fenomeni malavitosi».

NO BERTOLASO DAY

E intanto è' partito anche da L'Aquila un pullman diretto a Roma, a piazza Montecitorio, per la manifestazione ribattezzata "No Bertolaso Day".
Una giornata di protesta contro il decreto 195 in discussione in Parlamento, promossa dal sindacato Rdb, insieme ai lavoratori della Croce Rossa Italiana e ai precari della ricerca pubblica.
La mobilitazione aquilana è stata coordinata dal comitato '3e32' e ha raccolto decine di adesioni anche in ragione degli sviluppi dell'inchiesta sul G8 della Maddalena.
«Vogliamo ribadire la necessità della trasparenza sugli appalti - ha spiegato Mattia Lolli del comitato cittadino -, bisogna scongiurare che gli sciacalli che quella notte ridevano prendano un solo euro nella ricostruzione della città».
«Lo scopo originario della manifestazione - ha commentato Lolli - era protestare contro il sistema di Protezione civile, in quanto crediamo che le uniche funzioni reali del Dipartimento siano la prevenzione e la messa in sicurezza del territorio. Siamo contenti che ci sia stato lo stralcio della Spa - ha proseguito -, ma alla luce delle difficoltà vissute nei mesi del terremoto, abbiamo bisogno di fare passi ulteriori».

19/02/2010 9.33


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FIGLIE BERTOLASO: «GIORNALISTI SENZA SCRUPOLI. NOSTRO PADRE E' PULITO»

ROMA. «Non intendo tacere oltre lo scempio che si è compiuto su un uomo che ha trascorso gli ultimi nove anni della sua vita a soccorrere i suoi concittadini meno fortunati».
E' un passaggio della lettera che Chiara Bertolaso, anche a nome della sorella Olivia - le figlie del capo della Protezione Civile indagato nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti del G8 - ha scritto per denunciare come la «vita e le opere» del padre si sono piegate «sotto la forza dirompente della calunnia e della menzogna».
La lettera sarà pubblicata domani in esclusiva da 'Panorama' ed è stata letta al Tg1.
Così come era accaduto qualche mese fa, quando i figli del premier Silvio Berlusconi scrissero una lettera per difendere il padre, adesso è la volta delle figlie dell'uomo delle emergenze.
«Sono una giovane studentessa che ama il suo paese e crede nelle istituzioni - scrive Chiara - In questi ultimi giorni ho visto la sua famiglia, la sua vita e le sue opere piegarsi sotto la forza dirompente della calunnia e della menzogna. Ho sentito parlare di Guido Bertolaso, mio padre, come di un avido ed un corrotto».
La ragazza sottolinea anche la gravità delle accuse sessuali.
«Ipotesi infamanti - dice - mosse sulla base di parole estrapolate da intercettazioni che dovevano rimanere segrete fino al processo».
«Ma in questo caso - aggiunge - si è già sentenziato sulla colpevolezza di Bertolaso prima ancora che si decida se rinviarlo a giudizio o meno. Alcuni giornalisti senza scrupoli hanno deciso di ergersi al di sopra della giustizia per condannare e distruggere in pochi minuti la reputazione e il duro lavoro di un uomo».
Le sorelle Bertolaso proseguono sostenendo che «é stato divulgato ciò che faceva più comodo e che avrebbe fatto vendere di più. E' un vortice che trascina tutto e tutti nella distruzione».
Chiara sostiene inoltre di «non voler negare» la fondamentale libertà di stampa, ma «piuttosto vorrei denunciare la libertà di menzogna di divulgare notizie approssimative, un reato per il quale non è prevista una pena commisurata al delitto».
«Caro papà - concludono le ragazze - di certo non saranno le parole al vento di qualche giornalista improvvisato a toccarci. Ma anzi serviranno a motivarci sempre di più nella volontà di cambiare questo paese».

19/02/2010 9.49

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CHIODI: «CON INDAGINI RISCHIO PARALISI». NUOVA INCHIESTA A SULMONA

L'AQUILA. Città in fermento in questi giorni dopo l'esplosione dell'inchiesta toscana che potrebbe avere strascichi anche in Abruzzo. Se qualcosa sta già emergendo dai faldoni degli inquirenti di Firenze, ieri il procuratore Rossini ha gelato tutti, rivelando che la stessa procura aquilana si stava muovendo già dall'agosto scorso per indagare sui comitati d'affari che si sono mobilitati dopo il sisma. L'aria è più tesa che mai. L'opposizione continua a chiedere l'istituzione di una commissione di controllo, ma ieri c'è stato già un primo stop.
La presidente della Provincia, Stefania Pezzopane, ha chiesto che tutti i documenti saltino fuori, fino all'ultimo nome.
Il sindaco Massimo Cialente, invece, ostenta più tranquillità e come il prefetto Franco Gabrielli, si dice convinto che tutto sia stato fatto nella piena regolarità.
Per il commissario delegato alla ricostruzione, Gianni Chiodi, l'auspicio di fronte agli sviluppi aquilani delle indagini sul G8 della Maddalena, è che la magistratura «indaghi a fondo e arrivi alle conclusioni presto e bene, perché questo clima di sospetto diffuso non ci fa bene».
A margine di una cerimonia all'ospedale San Salvatore, Chiodi, pur parlando di indagini legittime, ha paventato il rischio del rallentamento dell'attività della ricostruzione. «Qui - ha commentato Chiodi - tutti quanti sono talmente intimoriti nel loro lavoro a partire dai nostri dirigenti e il rischio che si corre - ha aggiunto - è che tutti mettano il freno a mano, se non addirittura un'inchiodata vera e propria».
E intanto mentre la super procura aquilana, occupata sul fronte delle inchieste dei crolli della notte del 6 aprile, su quello della commissione Grandi Rischi e sul mancato allarme, si mette in moto anche la procura di Sulmona.
Ieri, infatti, è stato aperto un fascicolo per verificare se nell'esclusione di Sulmona dal cratere dei Comuni terremotati vi siano responsabilità di carattere penale.
A sollecitare l'inchiesta è stato il consigliere comunale del Pd Antonio Iannamorelli, che ieri mattina si è recato dal procuratore Federico De Siervo per consegnare un dettagliato esposto sulla vicenda.
«Ho grande fiducia nella giustizia e nel sistema giudiziario italiano - ha detto Iannamorelli al termine dell'incontro con il capo della procura del tribunale di Sulmona - se qualcuno ha tramato ai danni di Sulmona deve pagare e pagare caro».
Tutto è nato da alcune intercettazioni emerse nei giorni scorsi che hanno gettato pesanti ombre su quello che sarebbe accaduto nel pieno dell'emergenza.

19/02/2010 9.49