Bertolaso: «Soffro come un alluvionato. Non sono Superman ma una vittima»

Alessandro Biancardi

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Bertolaso: «Soffro come un alluvionato. Non sono Superman ma una vittima»
ROMA. Una lunga lettera di 4 pagine è stata scritta dal capo della Protezione Civile ai «suoi uomini». * CIALENTE E RISATE LA NOTTE DEL SISMA:«APPALTI REGOLARI, NON SI PUÒ FARE NIENTE» * PEZZOPANE: «TUTTI I DATI PUBBLICI, FINO ALL'ULTIMO DETTAGLIO»
Dopo aver gestito le più catastrofiche emergenze italiane adesso il sottosegretario è consapevole di trovarsi lui stesso nella bufera.
Dice di sentirsi «come un alluvionato», che adesso si trova «a patire sofferenza, rimpianti, strazianti ricordi».
Parla anche di «giorni di pubblico ludibrio, di autorizzazione data a chiunque di sentenziare su di me e sul mio operato».
«Da giorni i giornali», continua Bertolaso, «titolano non sospetti su di me, ma certezze, pubblicano intercettazioni usandole non come elementi indiziari ma come prove di colpe commesse, di fatto dando una immagine complessiva della rete dei corrotti e corruttori, di cui sarei parte, magari non proprio protagonista, ma sicuramente parte».
E lui parla rivolgendosi proprio ai suoi uomini, a quanti hanno lavorato insieme a lui e che stanno scoprendo un altro Bertolaso dalle carte della Procura di Firenze.
Il capo della Protezione Civile parla anche di «giustizia sommaria» che chiama anche «fango gettato nelle pale del ventilatore, si chiama diffondere illazioni, interpretazioni, accuse, pseudocertezze, precondanne e stigmate di malavitoso addosso a chi non ha altro strumento per difendersi che la propria storia, la propria pretesa innocenza, l'inservibile appello alla verità».
«Nei processi mediatici», continua Bertolaso, «la verità è l'ultima cosa che interessa, si cercano emozioni, pruderie, notizie sfiziose sui difetti, le debolezze, le leggerezze, ma soprattutto si cerca e si riesce, gettando fango, di sfigurare il profilo di ogni persona investita da questa tempesta provocata ad arte. L'innocente e il colpevole diventano irriconoscibili».

ANGOSCIA PROFONDA

Bertolaso è un fiume in piena e assicura di aver provato in questi giorni «l'angoscia, il senso di ingiustizia, di devastazione, di perdita totale e senza eccezione delle tante persone che abbiamo soccorso dopo che le loro case erano state invase da fiumi di fango. Ti guardi intorno e vedi che ogni cosa della tua vita è sommersa, ricoperta da una patina untuosa e maleodorante».
E lui, abituato a gestire le emergenze degli altri, adesso ha bisogno di un aiuto.
«Chi è vittima di una catastrofe ha come primo bisogno di esser tolto dal fango, poi di essere aiutato a smaltirlo, poi aiutato a pulire ciò che si può pulire e a gettare ciò che si è rovinato in modo irrecuperabile. Dopo comincerà il percorso verso il “rientro alla normalità”, che come ho sempre detto non è mai un ritorno».
«Il processo della magistratura», continua la lettera, «comincerà quando i magistrati vorranno e avranno elementi per decidere» ma intanto «il danno c'è stato perchè sono stato oggetto di voci, dicerie, illazioni, sospetti non dimostrati e non dimostrabili».
«Allo stato delle cose, non posso che dirvi la mia rabbia, il mio dolore, la mia sofferenza per questo modo di travolgere tutto in nome di un preteso diritto a veder chiaro, a scovare i colpevoli e linciarli, sputtanandoli per toglierli di mezzo».

IL PENSIERO DI CHI HA LAVORATO CON LUI

E il capo della Protezione civile prova anche ad immaginare cosa stanno pensando di lui quelli che per lunghi mesi hanno lavorato al suo fianco: «“Bertolaso, il nostro Capo, un pezzo di merda così? Come abbiamo fatto a non accorgercene, come abbiamo fatto a impegnarci con tutte le nostre energie senza sapere di essere solo figuranti in una commedia dove ben altri, protetti e coccolati, erano i veri protagonisti di un sistema distorto, costruito apposta per dare benefici a chi proprio non li meritava”».
«Sono questi pensieri che considero possibili ed anche legittimi, da parte di chi ancora crede che sia verità ciò che viene raccontato in televisione», sottolinea Bertolaso.
«Se fossi accusato di un reato preciso», continua il capo della Protezione Civile, «tutto sarebbe più facile. In questa vaghezza, in questo accostare la mia faccia a chiunque abbia potenzialmente compiuto reati o ci abbia provato, in questo pretendere che un pezzo di telefonata registrata dimostri e sia prova di cose mai avvenute, come le mie avventure di sesso con una fisioterapista che semplicemente dava sollievo alla mia cervicale con una grande professionalità o i miei focosi incontri ravvicinati con una signora brasiliana che non ho mai avuto l'occasione di avere tra le braccia, non sai come fare ad evitare che la tempesta si chiuda».

«SONO PARTE LESA NON UN SUPERMAN»

«Mi batterò per la verità», prosegue Bertolaso, «anche se non interessa a nessuno, tranne che a me, alla mia famiglia e a molti di voi. Errori, mancanze di controlli, gente che ha lavorato con noi in modo disonesto: mi considero parte lesa, non coimputato o colpevole, come mi considero fin d'ora responsabile di qualche possibile errore ed omissione. Errori ed omissioni che, se ci sono stati, rappresentano errori e omissioni di uno che non è mai stato e non ha mai voluto essere Superman, rappresentano errori e, fino a prova contraria, non reati, congiure, atti intenzionali e voluti».
«Faccio mia», chiude Bertolaso, «la sofferenza di tutti coloro che si sentono colpiti ingiustamente per questo attacco forsennato e squallido che mi riguarda e, da questo patibolo che non ho scelto né meritato, vi saluto con tutto il mio affetto e la mia fedeltà al patto di rispetto e di onore che ci ha permesso di realizzare qualcosa di buono, molto buono, troppo buono per non suscitare tempeste di fango».

17/02/2010 16.42

[url=http://www.protezionecivile.it/cms/attach/lettera_aperta16feb.pdf]LA LETTERA INTEGRALE DI GUIDO BERTOLASO[/url]

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CIALENTE E LE RISATE LA NOTTE DEL SISMA: «APPALTI REGOLARI, NON SI PUÒ FARE NIENTE»

Il sindaco de L'Aquila, Massimo Cialente, lo aveva già detto nei giorni in una intervista a Repubblica: «la Protezione Civile è un'organizzazione meritoria che ha fatto molto per la mia città e non merita queste accuse. Credo che tutto si chiarirà presto».
Insomma lui di dubbi non ne ha.
Oggi torna a ribadire il concetto dichiarando di provare dolore nel pensiero che «a L'Aquila siano arrivati alcuni schizzi di questo fango con cui l'Italia si sta confrontando, ma se gli appalti sono puliti non possiamo farci nulla».
Se la città intera si è ribellata alle risate notturne degli imprenditori e ha chiesto addirittura al Comune di far causa a chi ha disonorato la memoria dei morti, il primo cittadino ci va più cauto: «pensare che i cittadini abbiano potuto, in questi mesi, avere a che fare con chi alle 3.32 rideva nel letto, pensando al grande affare della ricostruzione, fa veramente male ma tuttavia – ha aggiunto - è chiaro che, al di là del giudizio morale, non si può prendere una posizione nei confronti di un'associazione temporanea di impresa se questa, in sede di apertura dei consorzi o partecipazione alle gare, si è comportata regolarmente».
Cialente, ha però rilanciato la necessità della trasparenza, ribadendo che «il Comune sta elaborando una banca dati per il monitoraggio di tutti i cantieri post-sisma».
Ma di rendere pubblici tutti i dati sugli appalti e sub appalti già aggiudicati nessun accenno.
Il primo cittadino ha ritirato fuori però il badge introdotto a novembre: «rappresenta il primo dei nostri sforzi per il monitoraggio dei lavori nei cantieri, dobbiamo trovare dei meccanismi per difenderci da una ragnatela che in questo Paese, sta attanagliando anche personaggi ai massimi vertici di controllo e garanzia».
E Cialente ha chiamato in causa Angelo Balducci, il principale indagato nell'inchiesta fiorentina sugli appalti del G8 Maddalena.
«Sebbene ancora presunto innocente - commenta - il suo caso è emblematico perché la sua è la figura di uno dei garanti massimi che ha lo Stato nel campo dei lavori pubblici, una delle figure a cui ci si affida».
Per il sindaco, serve «un'informazione diffusa e chiara sui cantieri - dichiara - dai responsabili della sicurezza, all'elenco delle ditte e ai subappalti. Un monitoraggio necessario sulla ricostruzione pubblica e su quella privata, con 25mila cantieri aperti».
Poi qualche parola sul sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta che nei giorni scorsi aveva assicurato che nessuno degli imprenditori coinvolti nelle intercettazioni sulle risate la notte del sisma, nell'ambito dell'inchiesta fiorentina sul G8 Maddalena, avesse mai messo piede all'Aquila. «Credo che Letta - ha spiegato - non fosse a conoscenza di quello che hanno rivelato gli ultimi sviluppi. E' difficile, al contrario, pensare - detto ancora Cialente - che il sottosegretario possa aver fatto affermazioni, ben sapendo che il giorno dopo poteva essere smentito sulle prime pagine».
Infine Cialente ha sottolineato l'importanza di «collaborare con la magistratura, la quale può stabilire se ci siano irregolarità di rilevanza penale negli appalti del consorzio Federico II», costituito da tre imprese aquilane e dalla toscana Btp Spa, quest'ultima coinvolta nell'inchiesta della Procura di Firenze.
Il sindaco, inoltre, si è detto disponibile a un incontro di confronto con il procuratore capo dell'Aquila, Alfredo Rossini, che ieri ha fatto sapere di aver chiesto alla Procura di Firenze l'invio degli atti sugli appalti del G8, previsto alla Maddalena e poi spostato all'Aquila.
17/02/2010 16.53

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PEZZOPANE: «TUTTI I DATI PUBBLICI, FINO ALL'ULTIMO DETTAGLIO»

L'AQUILA. Lei non le manda mai a dire. Se il sindaco Cialente va con i piedi di piombo sull'inchiesta che ha coinvolto anche la Protezione Civile, la lady di ferro, la presidente della Provincia Stefania Pezzopane non usa mezze frasi. Lei ora esige chiarezza. A tutti i costi.
Sia «per tutelare gli imprenditori sani» ma anche i cittadini.
Così Pezzopane è tornata a chiedere attraverso una lettera ufficiale alle autorità, di conoscere quali imprenditori stiano operando sui cantieri del post sisma.
La lettera è indirizzata al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio del Ministri Gianni Letta, al Ministro per le infrastrutture Altero Matteoli, al Capo della Protezione Civile Guido Bertolaso, al Provveditore alle Opere Pubbliche Giovanni Guglielmi, al Commissario per la ricostruzione Gianni Chiodi, al suo vice Massimo Cialente.
«Le ultime notizie di cronaca giudiziaria che vengono dalla Maddalena, stringono sempre più compiutamente sul terreno della ricostruzione post sisma», insiste la presidente.
«Nomi locali, magari ignari, vengono abbinati a ditte esterne poco raccomandabili che hanno tutto l'interesse ad avere un'entratura sul territorio per meglio mimetizzarsi.
«Chiedo trasparenza e controlli severi e approfonditi sulle liste degli imprenditori e che vengano rese pubbliche fino al dettaglio», aggiunge, «per evitare che le forze sane dell'imprenditoria locale restino vittime di scaltri e spregiudicati affaristi e soprattutto che il futuro della provincia dell'Aquila sia soffocato dalla criminalità organizzata come successo in altri sfortunati territori.
Le autorità hanno il dovere di tenere alta l'attenzione e la reattività dei cittadini su queste vicende non sperare che si smorzino col tempo, con l'abitudine, il senso di impotenza, le facili rassicurazioni».
Le rassicurazioni di Gianni Letta, circa la sua assoluta sicurezza che nessun appalto del post sisma fosse andato a quei famigerati imprenditori «sono state già smentite da una semplice indagine giornalistica. Deve essere di nuovo sfuggito qualcosa».
«L'Aquila era già stata vittima di superficiali rassicurazioni durante lo sciame sismico. Due delusioni di questa portata sono già troppe», insiste, al contrario del sindaco Massimo Cialente che ha parlato di «buona fede del sottosegretario».
«Più dell'euforia di spregiudicati imprenditori che razzolano affari in mezzo al sangue e ai morti, mi preoccupa», dice ancora Pezzopane, «la tendenza di una parte a registrare tutto questo come regolare cinismo di una ricostruzione, un effetto collaterale inevitabile dove girano molti soldi. Se il terremoto si riduce a questo abbiamo già perso prima di cominciare.
Mi auguro che i cittadini continuino a reagire e ad indignarsi. La rabbia non è degli ingenui, come si teme, ma è l'antidoto contro la criminalità organizzata che tende sempre ad insediarsi dove nulla ormai fa più notizia. La provincia dell'Aquila non è mai stata così.
La sana rabbia della nostra popolazione è l'unico anticorpo contro corvi famelici e sciacalli ridenti, contro camorra e politica corrotta. In questa terra si sono perse case, lavoro, affetti. Ci restano due grandi ricchezze che i miliardari degli appalti conditi con sesso a sette stelle non possono permettersi: l'onestà e la dignità. Lasciateci ripartire da qui».
17/02/10 17.09

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