Controllori fuori gioco ed incarichi professionali gestiti dal "sistema"

Alessandro Biancardi

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Controllori fuori gioco ed incarichi professionali gestiti dal "sistema"
L’AQUILA. L'inchiesta che ha coinvolto Guido Bertolaso per fatti che per il momento non interessano l'emergenza abruzzese torna a riaccendere i riflettori sui metodi dell'intervento post sisma della Protezione Civile.
La trasparenza è mancata da sempre, le regole sugli appalti sono state momentaneamente accantonate in nome dell'emergenza, i controllori sono stati messi in fuori gioco.
L'Italia ha scoperto da qualche giorno che la Protezione civile non è solo interventi pronti e soccorso altruistico (i volontari ricevono importanti rimborsi), non è solo grande organizzazione ma anche amicizia e interessi, forse corruzione, di sicuro grande giro di miliardi senza controllo.
In pochi hanno ricordato che Bertolaso era già indagato nell'inchiesta napoletana sull'emergenza rifiuti, anche in quella occasione non era emerso un quadro edificante.
Agli allarmi di questi mesi, però, che giungono da L'Aquila martoriata e che pretendono risposte chiare dalla politica, si fa finta di non vedere e si scende come sempre nella polemica.
Si chiede trasparenza e si dà solidarietà, si chiedono carte e si risponde che la Protezione civile spa non si farà.
I dubbi, mille su una gestione senza controllo, rimangono: da certi appalti che sembrano avere cifre enormi a lavori fatti male o non fatti per nulla, alla gestione dei subappalti sui quali a tutt'oggi non c'è alcuna lista che possa confutare quelle voci su enormi conflitti di interessi di alcuni amministratori che pure avrebbero avuto diversi interessi diretti o indiretti nella grande ricostruzione.
Le liste non ci sono ed i documenti la protezione civile non li ha mai pubblicati sul suo sito.
E grazie a qualche giornale nazionale si scoprono altri inquietanti risvolti che riguardano la gestione ed i controlli.
Antonello Caporale su Repubblica di oggi ricorda come «per aiutare Guido Bertolaso, agevolandone l'attività con il controllo dei contratti che il dipartimento della Protezione civile avrebbe sottoscritto in tutta fretta per far fronte alla più grave delle emergenze, Silvio Berlusconi rese pubblica l'ordinanza del 9 aprile 2009 in cui, all'articolo 8 comma 3, si istituiva un super comitato per la verifica dei conti. I conti del terremoto dell'Aquila. Una commissione di garanzia snella (solo tre membri) presieduta da un magistrato della Corte dei Conti».
Fu subito chiamato all'opera il giudice Salvatore Nottola, presidente della sezione Lazio della Corte. Magistrato di lungo corso, esperto e solerte.
«Nottola ora ricorda», si legge nell'articolo di Repubblica, «"Fui gratificato da quella nomina e pronto a mettermi al lavoro. Trascorse alcune settimane, feci chiamare il dipartimento della Protezione civile dalla mia segretaria per sapere quando e come organizzarci. Le risposero che l'emergenza era tale da impedire una riflessione in merito". Nottola comprese e attese ancora. "Nessuno mi richiamò e allora, alla fine di luglio, ritelefonai io. Mi spiegarono ancora che la commissione di garanzia non era un'urgenza. Ne ho preso atto, e ho continuato ad attendere"».
Nottola attende ancora di presiedere la prima riunione.
La commissione non si è mai nemmeno costituita, riferisce il giornalista Antonello Caporale, una commissione di cui finora in pochissimi si sono occupati e magari nemmeno sapevano l'esistenza.
«"Sono mancati i controlli. Qualcosa può essermi sfuggito durante lo tsunami della mia vita che è stato l'anno scorso con una somma insostenibile di responsabilità ed emergenze"», aggiunge Nottola, «tra le cose sfuggitegli al pensiero, per l'appunto, anche la nomina dei revisori dei conti indispensabili per fronteggiare l'enorme flusso di cassa. Controlli necessari per intensificare il sommario e parzialissimo lavoro di monitoraggio che la legislazione ordinaria prevede. I conti del terremoto sono gonfi come una pancia piena di cibo. Si è speso, e tanto. Bene o male? Ecco, ci sarebbe stato bisogno di una super verifica».
In totale la spesa per gli appalti e la gestione totale (anche questo è un mistero) si aggirerebbe tra 1,5 e 2 miliardi di euro sfuggiti ad ogni controllo democratico e alla trasparenza.
Forse un primato per l'Italia, forse l'inizio di un nuovo metodo.


CIALENTE: «BANCA DATI PER I SUBAPPALTI»


L'AQUILA. L'inchiesta che ha coinvolto Bertolaso sta avendo l'effetto che in molti aspettavano da tempo: risvegliare dall'intorpidimento che dopo la tragedia ha assalito diversi amministratori pubblici.
Un sonno profondo sceso probabilmente sia perchè le cose da gestire erano troppe, sia perchè tutti i poteri erano in mano al capo della Protezione Civile.
Adesso il sindaco de L'Aquila, oggi vice commissario per la ricostruzione, ha chiesto l'istituzione di «una grande banca dati che permetta anche il monitoraggio dei subappalti per scongiurare le infiltrazioni mafiose e le procedure illecite nella ricostruzione del cratere».
Per Cialente la preoccupazione principale non riguarda i grandi appalti pubblici, quanto i cantieri per le abitazioni private.
«Penso - ha spiegato - che ci siano stati tanti e tali fari accesi sull'Aquila, che a differenza del G8 della Maddalena aveva tutti gli occhi puntati, per questo motivo i controlli sugli appalti pubblici sono stati numerosi».
«Il problema è un altro - ha proseguito - dobbiamo confrontarci con oltre ventimila cantieri per la ricostruzione delle B, delle C e delle case E che rappresentano altrettanti appalti che sono gestiti da privati. Come si può avere certezza che ci sia trasparenza?».
Cialente ritiene che le infiltrazioni possano riguardare anche piccoli subappalti limitati ad alcuni settori nei cantieri privati. «Bisogna verificare ad esempio - ha concluso Cialente - che non vi siano irregolarità nella gestione dei servizi accessori nel cantiere come l'allestimento dei ponteggi, ad esempio, o le operazioni di tinteggiatura, tutte piccole attività, gestite in subappalto, che rischiano di sfuggire al nostro controllo». Potrebbe subire modifiche sostanziali, invece, il piano di utilizzo dei Moduli abitativi removibili (Mar) per integrare l'offerta alloggiativa nel comune dell'Aquila.
«Ci siamo attivati a settembre - ha detto Cialente - anche andando in disaccordo con la Protezione civile, perché quella dei 500 Mar ci sembrava una risposta importante, soprattutto per quelli che attendevano interventi di ricostruzione leggera. Però adesso - ha proseguito Cialente - i tempi di riconsegna per le case B e per le C, scanditi dall'ordinanza, coinciderebbero con i tempi di realizzazione dei Mar».
Tutto giusto ma poter controllare anche i subappalti deri vari progetti messi in campo dalla Protezione civile non sarebbe né superfluo né secondario.

COSTANTINI: «A L'AQUILA HANNO MANGIATO TUTTO»

Decisamente più critico nei confronti della Protezione Civile il capogruppo dell'Idv, Carlo Costantini.
«Con Bertolaso è tutto fatto in casa», ha detto Costantini. «Non solo gli appalti, prendiamo il caso degli incarichi tecnici a L'Aquila: la progettazione e la direzione dei lavori di decine di cantieri del Progetto C.A.S.E. Una torta di svariate decine di milioni di euro. Almeno quelli, penserebbe una persona di buon senso, dovrebbero essere stati affidati a tecnici indipendenti dal “sistema”, a studi tecnici locali, a professionisti abruzzesi associati o comunque ad ingegneri ed architetti scelti con procedure trasparenti ed aperte. E invece no! Anche quei soldi sono rimasti all'interno del “sistema”, a disposizione di chi di quel “sistema” fa parte o di chi – magari grazie ad un massaggio – e' riuscito ad avvicinarlo».
Il Capogruppo IdV spiega il perché: «sia la responsabilità del progetto, che la direzione dei lavori sono rimasti nella disponibilità esclusiva di Gian Michele Calvi, braccio destro di Bertolaso, che attraverso la Fondazione Eucentre, destinataria dell'incarico e dei relativi compensi, ha selezionato i professionisti da coinvolgere nell'operazione. In verità, le cose non potevano andare diversamente, non solo e non tanto perchè Calvi e gli altri non avrebbero mai rinunciato a questa parte del potenziale “bottino”, quanto e soprattutto perchè la Direzione dei Lavori affidata a professionisti esterni avrebbe potuto aprire una falla nel sistema».
I direttori dei Lavori indipendenti ed autonomi dal “sistema”, sottolinea Costantini, «avrebbero, infatti, potuto accertare che il Progetto c.a.s.e. e' uno sperpero di denaro pubblico senza precedenti; impedire o scoprire “magagne” tra la protezione civile e le imprese appaltatrici ed addirittura opporsi e dununciarle; riscontrare dall'interno che il Progetto c.a.s.e. e' completamente illogico ed irrazionale anche sul piano tecnico».
«Ma che amministratori abbiamo?», domanda Lelio De Santis, responsabile Enti Locali Italia dei Valori. «Domenica quando i cittadini hanno invaso la zona rossa io ero con loro ma è stato triste constatare l'assenza di tutti gli amministratori: comunali, provinciali e regionali, evidentemente ancora a dormire per smaltire le fatiche del duro lavoro amministrativo…»
«Oggi, più di ieri», continua De Santis, «evidentemente, il Palazzo è molto distante dalla città e la sfiducia verso la Politica aumenta proprio per l'insensibilità e l'arroganza di chi, una volta eletto, non adempie al suo dovere civico ed istituzionale e dimentica la ragione della sua missione».


15/02/2010 10.58


[url=http://www.primadanoi.it/upload/virtualmedia/modules/bdnews/article.php?storyid=25008]LA RICOSTRUZIONE DEL SUPEREROE BERTOLASO[/url]
[url=http://www.repubblica.it/rubriche/piccolaitalia/2010/02/15/news/controllori_spariti-2303183/]L'ARTICOLO DI REPUBBLICA[/url]

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