«Noi non ridevamo». Il grido degli aquilani nella zona rossa violata

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

4830

«Noi non ridevamo». Il grido degli aquilani nella zona rossa violata
L'AQUILA. Gli aquilani si sono ritrovati ieri mattina in piazza con cartelli con scritto 'Io non ridevo' e 'Riprendiamoci la nostra città'. * LA RICOSTRUZIONE LEGGERA NON PARTE * PROCURA: «CHIUDERE INDAGINI 200 CROLLI ENTRO LUGLIO»
Una reazione rabbiosa alla luce delle intercettazioni divulgate negli ultimi giorni relative all' inchiesta fiorentina sugli appalti del G8.
Il gruppo ha forzato un posto di blocco all'altezza dei Quattro cantoni, nel cuore della zona rossa, per entrare a Piazza Palazzo, considerata inaccessibile.
Le forze dell'ordine, dalla polizia all'Esercito, hanno provato a impedire ai manifestanti, circa 300, di varcare le barricate della zona rossa, ma è stato inutile: al primo tentativo di forzare i blocchi, le persone preposte al posto di guardia hanno preferito lasciar defluire la gente onde evitare disordini. Così i manifestanti hanno raggiunto piazza Palazzo, la stessa in cui un mese fa era stato celebrato un Consiglio comunale tra cumuli di macerie.
Nel tragitto non sono mancate grida si protesta e dolore: «L'Aquila è nostra», «riaprite la città», «dov'è il sindaco? Dove Chiodi?», «bastardi ci avete mandato al macello prima del terremoto e anche adesso», «gli sciacalli stanno a Roma, L'Aquila è nostra», «non c'è pericolo diceva la Protezione civile, ecco lì il pericolo, prendono per il **** tutta italia con la ricostruzione»
Gli stessi cumuli su cui una decina di persone sono salite, rivendicando la propria rabbia per non avere più a disposizione la loro città.
Simbolicamente ogni persona ha preso con sé una pietra da quelle macerie residue dai crolli del terremoto di Aprile.
«Non possono portarci via 700 anni di storia - ha commentato Giusi Pitari, tra i manifestanti - è ora di riprenderci la nostra città, siamo indignati - ha proseguito - anche di fronte all'assenza dei nostri rappresentanti istituzionali».
Un altro manifestante, Stefano Cencioni, è stato tra i primi a salire sul cumulo di macerie in piazza Palazzo con indosso una maglietta bianca e un cartello con scritto 'Alle 3:32 non ridevo'.
«Non ridevamo, non ridevamo quella notte - ha urlato ai manifestanti - perché tra questi vicoli sono morte delle persone, e queste macerie ne sono la testimonianza».
Il signor Cencioni, sulla quarantina, ha precisato che il suo «non è uno sfogo contro il sistema della Protezione Civile che tanto ha dato a questa città».
«Ho conosciuto volontari - ha detto - che hanno lasciato le loro attività anche in Sicilia e in Valle d'Aosta per venire ad aiutarci e la persona a capo di questo sistema non può essere una persona da condannare», ha detto riferendosi a Guido Bertolaso.
«Ognuno di noi ha una storia, che l'Italia lo sappia», ha continuato Cencioni. «Noi ringraziamo ogni singolo italiano che è venuto qui a sfamarci.



«Oggi ho dovuto commettere un reato per vedere in che stato è la mia città», ha detto un altro manifestante che ha rotto il cordone di protezione della zona rossa.
Molte sono state però le critiche rivolte al capo della Protezione Civile sollecitate da quei comitati cittadini vicini al Movimento '3e32' che fin da subito non hanno risparmiato critiche al sistema del Dipartimento.
Il tutto si è svolto pacificamente e senza incidenti. Alla fine della manifestazione, i comitati cittadini hanno lasciato uno striscione su una delle fontane di piazza Duomo con scritto: "solo apparenza, poca sostanza".
L'incontro di protesta era partita dal gruppo nato su Facebook dal nome 'Quelli che a L'Aquila alle 3.32 del 6 aprile non ridevano' che oggi conta più di 35 mila iscritti.



Sulla bacheca gli utenti continuano a lasciare messaggi indignati
E nei giorni scorsi Francesco Maria De Vito Piscicelli, l'imprenditore intercettato al telefono con il cognato che ha detto che lui la notte del terremoto rideva, pregustando già gli appalti per la ricostruzione, ha scritto una lettera aperta agli aquilani.
«Non ho avuto la prontezza di chiudere il telefono. E ora mi pesa sulla coscienza più dell'accusa di corruzione».
Nella conversazione ascoltata dagli inquirenti il cognato Pierfrancesco Gagliardi lo invitava a occuparsi «di 'sta roba del terremoto perché qui bisogna partire in quarta subito ... non è che c'è un terremoto al giorno».
E gli investigatori annotavano «io ridevo stamattina alle 3 e mezzo dentro al letto». «Non l'ho detto io», assicura oggi Piscicelli. «Per errore mi è stato attribuito nelle intercettazioni. Ma io l'ho subita. Rimasi allibito», assicura l'imprenditore accusato di corruzione. E prende le distanze dal cognato: «A causa sua non vedo più mia sorella e mio nipote. Ma, per onestà, devo dire che quello è il suo solito linguaggio cinico da torinese dissacrante che usa anche con suo figlio».
Battute, dunque, a sentire Piscicelli. «Di un cattivo gusto grottesco », certo. Ma tutto lì. Lo sciacallaggio non c'entra: «Gagliardi non è un costruttore. Non ho neanche ben capito cosa fa. Si occupa di operazioni di carattere finanziario».

15/02/2010 8.20





CONDIVIDI GLI ARTICOLI DI PDN SU FACEBOOK



[pagebreak]

LA RICOSTRUZIONE LEGGERA NON PARTE

L'AQUILA. Il Commissario per la Ricostruzione, Gianni Chiodi, ha convocato per oggi pomeriggio alle 17, presso l'Aula magna della scuola ispettori e sovrintendenti della Guardia di Finanza a Coppito, una riunione con i sindaci dei comuni facenti parte del cratere.
La riunione, alla quale parteciperà anche l'assessore alla Protezione civile Daniela Stati e il vicecommissario Massimo Cialente, servirà per illustrare nel dettaglio ai sindaci l'organizzazione della Struttura per la gestione dell'emergenza (Sge) e della Struttura tecnica di missione (Stm) istituite con decreto del Commissario del primo febbraio 2010.
Intanto proprio Cialente ha denunciato che «su circa 1.500 pratiche per il recupero di B e C sono state chieste osservazioni alle quali si devono dare risposte entro 15 giorni; gli interessati non hanno ancora provveduto».
Il sindaco ha anche detto di avere «il sospetto che ci sia dietro il meccanismo di alcuni costruttori che non vogliono partire oppure che sono i progettisti che ancora una volta non riescono a fare».
Cialente ha fatto pubblicamente queste denunce nel fare il punto sulla nota dolente del mancato decollo della cosiddetta ricostruzione leggera.
Tra le disfunzioni c'é anche un altro caso sottolineato dal vice commissario.
«C'é un'altra cosa peggiore di cui ho avuto notizia ieri incontrando alcuni amministratori di condomini. Vi sono edifici terminati di fatto già nel mese di novembre che potrebbero avere l'agibilità provvisoria. A queste abitazioni manca la tinteggiatura esterna che non si può fare in questi periodi. Con un meccanismo non chiaro che cercherò di capire, succede che parecchi cittadini non sono interessati ad avere l'agibilità provvisoria: qualcuno avrebbe detto 'ma siamo ancora sulla costa, siamo in albergo e così via».
Cialente ha annunciato provvedimenti per bloccare i fenomeni che sono di ostacolo. «Quanto sta accadendo non si può più tollerare - ha spiegato -, mi sono attivato per verificare come si può bloccare il fenomeno con una ordinanza».
Anche perchè, ha garantino il primo cittadino, «i soldi ci sono. Abbiamo attualmente a disposizione due miliardi di euro. Il problema è che la situazione è ferma. Se noi non vinciamo la battaglia entro marzo-aprile non sappiamo dove mettere 1.300 nuclei da singolo».
A tale proposito, Cialente ha riferito che proprio in previsione di recuperare case con il trasferimento di famiglie nelle case di origine già recuperate, ha bloccato la realizzazione dei Mar (Moduli abitativi removibili).
«Fare mille Mar è una follia - ha sostenuto - se si hanno alternative recuperando le case: sulla questione delle B e delle C sono pronto ad immolarmi dopo che nei mesi scorsi ho attaccato Governo, Protezione civile e Regione per i ritardi ed altre vicende". Cialente ha sottolineato che "pensa di dare al massimo dieci giorni per consegnare le integrazioni e dieci al Cineas per dare risposte».
Intanto la presidente della Provincia dell'Aquila, Stefania Pezzopane, ha proposto ai rappresentanti degli ordini professionali un incontro per «trovare una mediazione che contempli il diritto dei cittadini ad avere tempi certi per la consegna delle pratiche e le richieste dei professionisti locali di essere protagonisti della ricostruzione della nostra città e di tutti i nostri borghi».
L'iniziativa è in relazione alla protesta dell'Ordine degli Ingegneri per la scadenza, fissata al prossimo 6 aprile, per la presentazione dei progetti sugli edifici classificati "E".
«Non ci piace lo scontro che si sta delineando - ha affermato la Pezzopane - perché da una parte c'é la necessità di accelerare le procedure, dall'altra quella di far sì che siano i tecnici locali a lavorare per la ricostruzione».

GLI ALLOGGI POPOLARI: LA GRANDE INCOGNITA

Sono in via di definizione, invece, le procedure per attivare i primi appalti per il recupero degli alloggi popolari danneggiati dal terremoto e classificate A, B e C, la cui ristrutturazione, secondo un accordo stipulato nei mesi scorsi, deve essere gestita dall'Azienda territoriale per l'edilizia residenziale (Ater) dell'Aquila.
Alle case popolari con maggiori danni classificate E ed F dovrà pensare il provveditorato interregionale alle Opere Pubbliche.
Le case A, B e C sono circa 800 alloggi: il fatto che dopo oltre dieci mesi tutto sia fermo con centinaia di proprietari ed inquilini, molti dei quali anziani, ancora negli alberghi sulla costa e nell'Aquilano, ha scatenato polemiche, soprattutto da parte del sindacato Mia Casa.
Allo stato attuale nonostante la definizione delle procedure, l'ostacolo più grande per l'avvio degli interventi rimane la copertura finanziaria visto che la somma di 150 milioni di euro prevista nel decreto sul terremoto non è stata ancora materialmente trasferita dal Cipe né all'Ater né al Provveditorato.
Il commissario straordinario dell'Ater, Piergiorgio Merli, ha attivato contatti con il sistema bancario per ottenere un anticipo di somme al fine di far partire le prime ristrutturazioni.
«Non c'é mancanza di volontà o incapacità - spiega Merli -, molte procedure sono state eseguite altre sono in definitivo perfezionamento».
Il problema sta invece nella indisponibilità delle somme che il Cipe non ha ancora trasferito, e questo blocca l'attività dal momento che le norme statali obbligano ad avere la copertura finanziaria se si vogliono fare appalti o prendere altri impegni.
«Voglio ricordare che non siamo più nella fase della emergenza ma della ricostruzione quindi non ci sono deroghe o velocizzazioni. Per questo - ha proseguito Merli -, sono andato ad esplorare il sistema bancario per la concessione di un anticipo che ci possa permetta di avviare io primi interventi. Credo che entro la prima quindicina di marzo riusciremo a far partire i lavori negli alloggi B senza l'agibilità».
A livello di procedure, l'Ater ha approvato il regolamento sugli appalti che ora è stato inviato all'ufficio per la ricostruzione per la ratifica definitiva.
Contestualmente, si sta costituendo la commissione che deve esaminare i progetti, una parte dei quali già consegnati dai tecnici all'Ater.

ABRUZZESI IN CANADA RACCOLGONO FONDI PER RICOSTRUZIONE AQUILANA

TORONTO. Il presidente del Consiglio regionale, Nazario Pagano, in visita istituzionale in Canada, ha incontrato le comunità di abruzzesi che vivono a Toronto.
La missione istituzionale e' composta anche dal consigliere regionale Franco Caramanico.
Pagano ha partecipato ad un pranzo di autofinanziamento promosso dall'Abruzzo Earthquake Relief Fund, presieduto dal senatore di origini abruzzesi, Consiglio Di Nino, presso il Liberty Grand, uno dei palazzi dell'Exhibition Place di Toronto.
L'organismo è stato costituito dalle comunità di abruzzesi ed italiane per raccogliere fondi a favore delle popolazioni aquilane colpite dal sisma del 6 aprile 2009.
All'evento, inoltre, ha partecipato, come ospite principale, l'amministratore Delegato della Fiat, Sergio Marchionne, teatino e canadese di adozione.
Tra le autorità e personalità erano presenti i Ministri dell'Industria, Tony Clement, e dello Sviluppo Economico, Sandra Pupatello.
Il pranzo ha consentito di raccogliere circa 700 mila dollari canadesi, che si aggiungono ad altri 500 mila dollari annunciati durante la cerimonia dal Governo dell'Ontario.
Mentre le donazioni complessive raccolte sinora dalle associazioni e comunita' di italo-canedesi presenti ammontano a 2 milioni di dollari.
Il Governo del Canada, che ha patrocinato l'iniziativa, contribuirà con oltre 5 milioni di dollari per la ricostruzione de L'Aquila.
«E' stata una iniziativa importante e straordinaria nella quale e' emerso l'attaccamento alla nostra regione da parte delle comunità di abruzzesi che vivono in Canada – ha commentato il presidente Pagano -. Queste associazioni hanno dimostrato il loro profondo affetto nella vicenda del terremoto, promuovendo una consistente raccolta di fondi per aiutare le popolazioni aquilane martoriate dal sisma».
A Marchionne Pagano ha chiesto di garantire il futuro occupazionale nei siti produttivi dell'indotto Fiat presenti in Abruzzo.



15/02/2010 9.06
[pagebreak]

PROCURA: «CHIUDERE INDAGINI 200 CROLLI ENTRO LUGLIO»

L'AQUILA. Se la ricostruzione della città stenta a decollare, le inchieste sui crolli degli edifici pubblici e privati della notte del 6 aprile vanno invece spedite.
La procura della Repubblica punta infatti a definire entro il prossimo mese di luglio i filoni di indagine relativi ai circa 200 crolli finiti sotto inchiesta.
Lo si apprende da fonti interne alla procura aquilana che dalle ore immediatamente successive al terremoto del 6 aprile ha attivato le indagini preliminari relative a quella che si sta rivelando una maxi inchiesta.
Si tratta di una operazione tanto delicata quando desiderata dalla popolazione aquilana che vuole conoscere motivi e cause dei propri morti.
Se il traguardo dovesse essere centrato, le indagini sui circa 200 crolli finiti nella lente di ingrandimento della procura sarebbero definite in 15 mesi.
Un traguardo record che permette alla procura di chiudere il discorso con largo anticipo rispetto alla tempistica concessa dalla legge: infatti, i termini per le indagini, partiti ufficialmente il 15 settembre scorso in seguito alla interruzione dei termini deciso per il sisma prima e alla pausa estiva dopo, per le fasi contro ignoti e quelle contro noti, sarebbero scaduti nel marzo 2011.
La procura conta di centrare l'obiettivo perché ritiene che i crolli più difficili da esaminare sono una ventina e che per questi è stato già sperimentato un metodo affidabile basato su perizie da parte dei consulenti secondo i magistrati approfondite e puntuali.
I restanti sono considerati più semplici, quindi, i tempi saranno molto stretti.
Il procuratore della Repubblica, Alfredo Rossini, sottolinea la speditezza dell'attività di indagine anche se pubblicamente non fissa una scadenza.
«Confermo che stiamo lavorando molto bene e con grande velocità. Dopo i filoni attivati, via via faremo tutti gli altri al più presto, anche se non posso precisare entro quale giorno. L'unica cosa che posso dire è che stiamo andando avanti a tempo di record rispetto a vicende analoghe».
Finora sono tre i filoni di indagine aperti dalla Procura con complessivi 26 indagati per i quali è vicina la presentazione delle richiesta di rinvio a giudizio al Gup e di archiviazione al Gip: la casa dello studente (otto morti e 15 indagati), il convitto nazionale (tre morti e due indagati), e la facoltà di ingegneria dell'università dell'Aquila a Roio (nessun morto e nove indagati).
Le ipotesi di reato sono omicidio colposo, disastro colposo e lesioni per i primi due, e disastro colposo per il terzo.
La prossima mossa della procura - secondo quanto annunciato nei giorni scorsi dal procuratore capo - riguarda o le richieste di rinvio a giudizio per i primi tre filoni o l'apertura del quarto filone relativo al crollo del condominio di via D'Annunzio, dove ci sono stati 14 morti, con il quale parte le serie riservata ai condomini privati con il maggior numero di vittime.

15/02/2010 9.09