Mafia e 'ndrangheta: le mani della criminalità sulla ricostruzione aquilana

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. La ricostruzione de L'Aquila: una torta troppo ghiotta per farsela sfuggire. Ma la criminalità organizzata non avrebbe perso occasione per tentare ''la sorte'' e avvicinarsi a qualche appalto. * TERREMOTO. PDL E PD CONCORDI: «IL GOVERNO HA FATTO TANTO»
I dubbi e le paure sono scoppiati già a poche ore dal terremoto: la tragedia aquilana fin da subito è stata vista come una grande opportunità per le associazioni a delinquere.
Dove c'è distruzione c'è bisogno di ricostruzione e quindi di appalti milionari.
L'economia della tragedia nell'ultimo decennio è stata quella più fiorente, che si tratti di eventi naturali come terremoti o tzunami, o guerre di prevenzione o per esportare democrazia non fa differenza.
A L'Aquila sono state centinaia le gare pubbliche che vista la «somma urgenza» non sono state rigide come spesso accade, un modo come un altro per avere la strada spianata verso piccole e grandi irregolarità o favorire questo o quello.
Dalla procura di Pescara è uscita la prima inchiesta su appalti che sarebbero stati in qualche modo eterodiretti, mentre altre inchieste coverebbero sui medesimi argomenti ed avrebbero già individuato alcuni punti deboli e vulnerabilità su procedure e affidamenti.
Nelle scorse settimane sono state decine i certificati antimafia ritirati a ditte sospette. Ma in realtà i dubbi degli inquirenti sarebbero molti di più.
«Non ci sono solo i Casalesi ma anche la mafia e 'ndrangheta», ha confermato il magistrato Olga Capasso in una intervista al Tg3 regionale realizzata da Daniela Senepa e andata in onda nell'edizione di oggi delle 14.
«Abbiamo registrato tantissimi tentativi di ottenere appalti e reperire prestanome», ha confermato il magistrato che dalla scorsa estate fa parte del pool antimafia, messo in piedi per far sì che la ricostruzione della città distrutta dal sisma non diventasse speculazione edilizia o terreno fertile per la malavita organizzata.
E il lavoro non è affatto semplice: tantissimi gli appalti così come sono tante le ditte da passare al setaccio.
Un lavoro certosino e non semplice perché i legami, ovvio, non sono così palesi ma possono essere nascosti dietro mille rivoli.
E la situazione è ancora più intricata perchè, come ha confermato Capasso al Tg3, «lavoriamo con scarsità di uomini e la ricerca nella banca dati è difficilissima».
E il lavoro è titanico: si intrecciano nomi, società, città di provenienza e tutto quanto può servire per stanare una ditta legata alla criminalità organizzata.
Di numeri Capasso non ne dà ma assicura che il lavoro di ricerca condotto fino ad oggi ha prodotto tanto materiale: «ne abbiamo trovate tantissime» ha detto parlando di società riconducibili ad ambienti criminali «attraverso soci e cariche sociali o raggruppamenti imprese».
Uno lo scopo: attraverso la ricostruzione post sisma ingrassare le casse delle famiglie di mafia e camorra e ottenere così denaro fresco e importantissimo.
Tutto sembra possibile, come ha spiegato ancora il magistrato, anche grazie a prestanomi locali, che conoscono o vivono nel territorio aquilano: «soci singoli o imprese locali» che «cercano di mimetizzarsi».
Ma scartabellando tra i documenti i legami saltano fuori: «nelle storie delle imprese i collegamenti si vedono. Sarà difficile provare che anche in questo caso i soldi arriveranno dritti dritti alle organizzazioni criminali».
Il terremoto dunque oltre ad aver cambiato per sempre la faccia de L'Aquila potrebbe aver per sempre segnato il futuro dell'ex regione “isola felice”. Oggi le cose sono cambiate, il gioco si fa duro e la posta altissima.
In tutto questo scenario la Protezione civile ha amministrato d'imperio i sei mesi successivi al sisma rifiutando, contro ogni norma e ragionevolezza, ogni accesso agli atti.
Non vi è stato dunque un controllo diffuso dei cittadini che di sicuro avrebbe potuto aiutare il lavoro difficile della magistratura.
Una macchia che rimarrà indelebile sull'uniforme plurimedagliata del generale Bertolaso.

25/01/2010 14.30

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TERREMOTO. PDL E PD CONCORDI: «IL GOVERNO HA FATTO TANTO»


L'AQUILA. Il presidente della Camera Gianfranco Fini ha inaugurato questa mattina la mostra "L'Aquila. L'arte ferita delle chiese del centro storico a Montecitorio", aprendo una gara di solidarietà' tra i cittadini per adottare e salvare le opere d'arte, attraverso donazioni necessarie per i restauri.
Per l'occasione si è fatto un bilancio dei soccorsi a otto mesi dal sisma.
«Abbiamo voluto ricreare un percorso che richiama l'immagine di un cantiere all'interno di una chiesa colpita dal sisma, mostrando al pubblico le opere danneggiate e ferite come se si entrasse all'interno di un edificio terremotato e proponendo ai visitatori le opere d'arte così come sono state recuperate, con la loro storia e, purtroppo, i danni subiti», ha spiegato il presidente della Camera prima di dare la parola al Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, lodandolo per la sua presenza sul luogo del sisma «con l'autorevolezza di uomo di governo in prima linea, l'amore e la passione di uomo per la sua terra».
Fini ha ricordato «l'azione tempestiva del governo», l'impegno delle forze armate, del Vigili del Fuoco, delle Soprintendenze e dei volontari di fronte all'Arcivescovo de L'Aquila Monsignor Giuseppe Molinari, diversi prelati, il vice presidente della Regione Abruzzo Alfredo Castiglione, il presidente della Provincia de l'Aquila Stefania Pezzopane, il sindaco della città Massimo Cialente.
Ha partecipato all'evento anche Franco Marini, senatore del Pd che ha elogiato il ruolo del Governo. Oggi Marini è supervisore delle donazioni per le ricostruzioni.
«Voglio dirlo senza ambiguità. Nel dramma del terremoto in Abruzzo lo Stato si è visto ed ha operato. L'emergenza è stata affrontata con forte efficacia», ha detto il senatore.
«Dovremmo essere orgogliosi come italiani che a fine novembre di gente in tenda non ce n'era più - afferma l'ex presidente del Senato -, anche se resta la sofferenza di chi ancora vive in albergo sulla costa. Dobbiamo ammetterlo per il nostro paese. Non mi muove la preoccupazione di fare riconoscimenti al governo. Ma voglio dire che lo Stato c'é stato».
Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, si è invece augurato che L'Aquila non venga dimenticata, a seguito del terremoto di Haiti.
«Non ci possono essere graduatorie del dolore, né una classifica dei terremoti», ha detto Letta. «Ma nei giorni in cui ci arrivano le immagini del terremoto di Haiti, noi abbiamo il dovere di non dimenticare L'Aquila e l'Abruzzo».

25/01/2010 15.12