Due donne all’attacco: ecco le ingiustizie del post terremoto

Alessandro Biancardi

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 Due donne all’attacco: ecco le ingiustizie del post terremoto
LE VOCI. L’AQUILA. «Io mi chiamo Marilena Tomei, ce lo può mettere, non ho paura ad espormi perché la gente deve sapere quello che succede: tutti i benefattori devono sapere ora come stanno assegnando le case». * SCIOPERO DELLA FAME DA 14 GIORNI:«SILENZIO DEL COMUNE»

Parlare con stampa e televisioni è per la donna l'ultima spiaggia o forse la più concreta per raccontare la sua storia di «abbandono».
Ne ha contattate talmente tante di redazioni da non ricordare più quali.
Una storia come forse ce ne saranno tante ma che in essa ha lo spaccato della società degli sfollati nel quotidiano.
Della serie: i furbetti del quartierino ci sono sempre.
«Sono assegnataria di casa a Bazzano dal 24 settembre», ha raccontato la donna a PrimaDaNoi.it, «il primo ottobre ho avuto il colloquio con esito positivo, ma non mi hanno ancora dato la casa. Ho mio figlio con un forte handicap ma non voglio farmi scudo di questo: la casa è un mio diritto che mi hanno riconosciuto. Cosa stanno aspettando?»
«Sono già entrate le coppie e ora stanno entrando i single, mentre una mamma con il figlio sordo è costretta a vivere in una cameretta di 10 metri quadri».
La signora Tomei ora vive con suo figlio di venti anni sordo dalla nascita nella Caserma della Guardia di Finanza a Coppito dopo essere stata negli alberghi della costa fino a poco tempo fa.
La sua casa a Bagno Grande (frazione del Comune de L'Aquila) è stata classificata “E”.
Vorrebbe ricostruirla ma la macchina burocratica sembra inceppata («gli ingegneri sono subissati di lavoro e il Comune non riesce a far fronte»).
Intanto la casa nuova non arriva e la rabbia sale.
«Per il Map (modulo abitativo provvisorio, ndr) non ho firmato: ho diritto alla casa», continua la donna.
«E' tutta colpa del Comune», incalza la signora, «e di nessun altro perché hanno rivisto il programma della Protezione civile, ben costruito come un puzzle, e non ha funzionato. Si sa che funziona con i favoritismi per gli amici che poi diventano voti. Non diciamo nulla di nuovo. Solo che qui si tratta di una tragedia. Trovo vergognoso che chi aveva casa in affitto è entrato prima di chi aveva casa di proprietà: hanno fatto bingo perché hanno la casa senza pagare. Io non dico che dovevano rimanere fuori, per carità, ma almeno si dovevano rispettare altre priorità».
«Per non parlare del fatto che le case sono diverse tra di loro anche all'interno dello stesso circondario. E l'uguaglianza dov'è? Non si può fare ingiustizia sulle disgrazie», si chiede con forza la donna, «per avere l'uguaglianza dovevano stare nei container (quelli che sono a Cassino ed erano per noi), per stare bene invece dobbiamo subire delle ingiustizie».

I “FURBETTI DEL QUARTIERINO”

«Stanno anche dubitando della veridicità del certificato rilasciato dalla Asl sul 100% di disabilità di mio figlio, - continua- quando ora c'è gente che paga i medici per farsi rilasciare certificati falsi e andare avanti in graduatoria. False operazione, false malattie…non mi sto inventando nulla…si sa che è così».
Non ha problemi ha rivelare altri particolari che mostrano una fitta di rete di “amicizie”, coperture, omertà a danno della comunità e dello Stato. E' comprensibile anche lo stato di agitazione e di esasperazione della donna che sembra non vedere spiragli di sistemazioni decorose all'orizzonte.
«Ci sono famiglie che vivono qui in caserma abusivamente», dice Marilena Tomei «mentre lo Stato paga l'hotel sulla costa per tutta la settimana dove la famiglia va tranquillamente a farsi il weekend al mare. Quando ero in hotel, c'erano delle famiglie che arrivavano il venerdì! E dove erano state tutta la settimana non ci potevano stare anche nel fine settimana?»
«Questo è un grande danno per lo Stato, chi controlla?», sottolinea, «i vigili vanno a controllare quante persone dormono realmente negli appartamenti assegnati? Per esempio c'è gente che si fa mettere la suocera nel nucleo famigliare per avere l'appartamento più grande, ma la donna vive in ospedale da tempo».
«Queste cose bisogna dirle anche per trasparenza nei confronti di quelle persone generose le cui donazioni sono servite a realizzare le case che stanno assegnando. Devono sapere in che modo trattano le persone e lo stato di abbandono in cui vivono», conclude Tomei.

Manuela Rosa 18/01/2010 15.32

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SCIOPERO DELLA FAME DA 14 GIORNI:«SILENZIO DEL COMUNE»

SULMONA. Ha la voce squillante Rosanna Sebastiani nonostante il prolungato sciopero della fame, intrapreso 14 giorni fa, allo scopo di attirare i riflettori «sulla valle Peligna esclusa dal cratere» e di «avere risposte concrete».
Non ha lasciato il proprio lavoro nelle Marche e continua nonostante tutto facendo la pendolare. Da quella tragica notte del 6 aprile vive fuori casa con suo marito ed i suoi due figli.
Ora è ospitata dalla suocera.
Vorrebbe prendere in affitto una casa con i contributi dell'Autonoma sistemazione, ma il Comune non ha erogato i fondi e ha rimandato la palla alla Ragioneria di Stato.
«Sono ancora più motivata, ogni giorno di più, soprattutto ascoltando il preoccupante il silenzio dell'amministrazione comunale», dichiara Sebastiani, «che da quando ho iniziato lo sciopero, non solo per me ma per tutta la comunità Peligna, non si è fatto sentire. Mentre dal Consiglio regionale e da quello provinciale mi ha telefonato qualcuno».
«Qui è come se non fosse successo nulla», asserisce la donna, «ci sono 1000 sfollati della città di Sulmona ma continuiamo a pagare la Tarsu, il mutuo, insomma come se abitassimo nelle nostre case che invece sono inagibili».
Sebastiani lamenta molte mancanze nel territorio peligno duramente colpito dal sisma ma non compreso nel cratere e quindi escluso da tutte le agevolazioni per la casa.
«Non c'è stata l'assistenza psicologica per i nostri ragazzi, per esempio, che vivono la difficile fase dell'adolescenza», ha asserito la donna.
La famiglia e la popolazione di Sulmona sono solidali con la scelta di Sebastiani che raccoglie consensi anche da molte persone che non conosceva prima.
«Sono contenta anche di piccoli passi avanti come della costituzione di un comitato di abitanti di Sulmona, più o meno un centinaio, che sono in un hotel della costa con i quali mi metterò in contatto».
La speranza di fare qualcosa per sé e per la cittadinanza è ancora vivissima.
La donna ha deciso di continuare lo sciopero della fame fino a quando non si avranno delle prime risposte soddisfacenti come i finanziamenti per le autonome sistemazioni che per ora la Ragioneria di Stato ha bloccato. L'alimentazione attuale consiste in acqua, tè e ginseng.

m.r. 18/01/2010 15.27