Inchiesta crolli, spariti documenti fondamentali dalla Asl dell'Aquila

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Le indagini sui crolli e l'inagibilità, sancita poche ore dopo il sisma, dell'ospedale regionale San Salvatore dell'Aquila non possono essere concluse perché dalla Azienda sanitaria locale sono spariti alcuni importanti documenti. * CRESCE PROTESTA PER RITARDI ASSEGNAZIONI CASE * ANCI, RIVEDERE PIANO RICOSTRUZIONE CENTRI STORICI
La procura della Repubblica non è ancora riuscita ad entrare in possesso di alcuni importanti documenti: in particolare, non sono state recuperate carte sulla complessa e lunga storia dei lavori di una struttura progettata negli anni '70 e costruita in fasi che si sono susseguite in oltre 30 anni. Secondo quanto si e' appreso, è questo il motivo per il quale i consulenti nominati dalla procura non hanno potuto ancora presentare la perizia e, conseguentemente, il procuratore capo, Alfredo Rossini, non può firmare gli avvisi di garanzia nei confronti dei presunti responsabili dei crolli.
C'é da sottolineare che il caso dell'ospedale San Salvatore avrebbe dovuto essere - come annunciato più volte dal procuratore Rossini - il quarto filone della maxi inchiesta.
Ma il tutto ormai slitta da molte settimane: da fonti della procura é emerso che sono spariti dei documenti considerati preziosi senza i quali non si più andare avanti.
I vertici della Asl dell'Aquila stanno cercando le carte; comunque, se non verranno fuori in tempi rapidi, non è esclusa una nuova inchiesta visto che i magistrati potrebbero decidere di vederci chiaro ed indagare sull'ipotesi che i documenti siano stati fatti sparire di proposito da qualcuno perché forse prova di situazioni non legittime.
Sull'ospedale c'é da ricordare un episodio che ha fatto riflettere i magistrati, capitato a fine giugno quando un cittadino trovò nella propria auto un dischetto lasciato lì da un anonimo indirizzato alla Procura.
Nel dischetto, consegnato ai magistrati, c'erano innumerevoli tavole riguardanti planimetrie e progetti dell'ospedale San Salvatore, un materiale cospicuo ritenuto utile.
La inagibilità dell'ospedale San Salvatore provocò polemiche ed anche qualche imbarazzo visto che - secondo molti, anche tecnici - ci si attendeva che una struttura pubblica così importante potesse avere più resistenza.
Le immagini dei feriti per il terremoto curati all'aperto hanno fatto il giro del mondo.
L'assetto originario dell'ospedale San Salvatore non è ancora stato ripristinato, quindi è ancora una struttura a mezzo servizio, nonostante la Asl abbia presentato un piano di interventi.
La procura ha dissequestrato in tempi brevi le parti oggetto dell'inchiesta dove i consulenti hanno operato in tempi brevi.
Nei primi giorni di questa settimana è prevista invece la definizione delle indagini anche per il crollo della sede della facoltà di ingegneria dell'università dell'Aquila a Roio (dove non ci sono state vittime), terzo filone della maxi di inchiesta sul terremoto.
La procura della Repubblica invierà nei prossimi giorni l'avviso di conclusione delle indagini agli indagati.
In prima battuta sono state nove le persone iscritte nel registro degli indagati, tra cui direttori di cantiere, con l'accusa di disastro colposo.
Secondo il procuratore capo, Alfredo Rossini, se la scossa ci fosse stata di mattina, ci sarebbero potuto essere duemila vittime dal momento che il crollo è avvenuto nelle immediate vicinanze di una zona molto frequentata dagli studenti.
La procura ha aperto tre filoni di inchiesta: oltre alla sede della facoltà di ingegneria dell'Università dell'Aquila a Roio, la Casa dello studente, dove sono morti otto giovani e il convitto nazionale (3 morti). Complessivamente sono 26 gli indagati: 15 per la Casa dello Studente, 2 per il convitto nazionale e, come già detto, 9 per la sede della facoltà di ingegneria. I reati contestati sono omicidio colposo, disastro colposo e lesioni per i primi due casi, e disastro colposo per il terzo.

18/01/2010 9.41

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CRESCE PROTESTA PER RITARDI ASSEGNAZIONI CASE



L'AQUILA. Cresce la protesta dei cittadini delle frazioni dell'Aquila per i ritardi sulle assegnazioni degli appartamenti antisismici.
Nei giorni scorsi circa 150 persone si sono ritrovate a Paganica per un confronto con i rappresentanti della circoscrizione e con l'assessore alle Politiche abitative, Giustino Masciocco. Molti dei partecipanti appartengono a nuclei familiari ancora in attesa di sistemazione.
«Chiediamo alla Protezione civile e all'amministrazione di rendere conto dei criteri dell'algoritmo gioiello - spiega Carla Fiordigigli - mia madre era assegnataria di un appartamento ed era stata inserita nelle liste di attesa. Abbiamo fatto più volte la coda agli sportelli dell'Urp per avere notizie ma a solo a fine dicembre ci hanno comunicato che lei non avrebbe per il momento avuto le chiavi».
Gli abitanti delle frazioni di Paganica, Bagno e Monticchio chiedono che per queste aree venga data priorità al criterio di residenzialità.
«E' un dramma per 1300 nuclei famigliari - ha detto Masciocco - gran parte dei quali sono single». Una situazione difficile per i tanti anziani ancora fuori dalle liste.
«I nostri anziani sfollati lontano da casa stanno morendo - commenta Fernando Galletti - è necessario fare in fretta».
Intanto la Protezione Civile fa sapere che le ultime consegne del progetto C.a.s.e. si concluderanno entro febbraio 2010.
Nei mesi scorsi la Protezione civile aveva dato come termine ultimo fine gennaio, una scadenza non rispettata anche perchè i lavori hanno subito dei rallentamenti per vie del peggioramento delle condizioni meteorologiche coincise con l'arrivo della stagione invernale.
Ad oggi sono circa 12 mila gli sfollati con case gravemente danneggiate dal terremoto (classificate E o F), a cui sono state assegnati alloggi del progetto C.a.s.e.
Il progetto prevede la realizzazione di circa 4500 appartamenti che a regime daranno ospitalità a circa 17mila persone.
Le consegne stanno continuando al ritmo di 300 a settimana: nei giorni 19 e 22 gennaio sono programmate ulteriori consegne nelle aree di Arischia, Paganica 2 e Coppito 3.
La cadenza dovrà aumentare se si vorrà rispettare il termine di fine febbraio in quanto dai numeri ufficiali sono ancora da consegnare circa 5mila appartamenti.

18/01/2010 9.48


RIAPERTA LA PRIMA DISCOTECA ALL'AQUILA

L'AQUILA. E' tornata al lavoro la prima discoteca all'Aquila a nove mesi dal sisma: dopo aver inseguito i loro dj tra centri commerciali, sagre di paese, feste patronali o nei locali dell'hinterland i giovani del capoluogo riscoprono una "dancehall" a due passi dal centro storico, il "Gretagarbo".
Un appuntamento quello del sabato che ha visto in pista centinaia di persone, tra loro anche i rugbisti di fama internazionale, Carlo Festuccia e Andrea Lo Cicero - uno aquilano, l'altro aquilano acquisito - entrambi in forza al Racing Paris nel Super 12 transalpino.
La discoteca era già ferma da prima del 6 aprile a causa di un contenzioso in atto con i residenti di un condominio vicino.
Il viavai notturno di teenager a ridosso della discoteca aveva infastidito a tal punto i residenti di un vicino condominio, tanto da chiedere e ottenere l'annullamento della concessione edilizia al Tar. Tuttavia, negli sviluppi successivi, i proprietari dell'immobile erano riusciti a tornare a lavorare grazie ad una sanatoria del Comune, emessa nonostante il parere contrario del Consiglio di Stato; sanatoria, che è stata a sua volta impugnata.
Adesso però, a causa del sisma, nessun immobile è abitato, nell'isolato della discoteca e i rumori notturni, quindi, non possono dar fastidio a nessuno.
I gestori hanno avuto così di nuovo il via libera.

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ANCI, RIVEDERE PIANO RICOSTRUZIONE CENTRI STORICI

«Non si possono creare divisioni tra i poteri locali, i poteri regionali ed i poteri centrali né mettere in mano alla burocrazia, a qualunque livello, l'ultima parola: il 'Piano per i centri storici' va rettificato subito».
A sostenerlo è il presidente regionale dell'Anci, Antonio Centi.
«Il grandioso e complesso processo di ricostruzione-rinascita dell'Abruzzo terremotato - ha spiegato - potrà essere effettivamente avviato e realizzato se l'intero sistema istituzionale regionale viene motivato da una strategia nella quale ci si possa riconoscere un po' tutti. Se i sindaci che tirano la carretta ogni giorno tra difficoltà immense, contestazioni esasperate, rischi di inciampi formalistici, dolorose incomprensioni sono rimasti molto perplessi sul 'Piano per i centri storici' è opportuno che si rettifichi subito il percorso dei sette punti annunciato nell'assemblea di venerdì».
Secondo Centi «é interesse del presidente Chiodi - peraltro persona molto disponibile - individuare con la Conferenza permanente Anci dei Sindaci di tutti i Comuni coinvolti i punti essenziali da rettificare da proporre immediatamente al Governo. E' interesse dei cittadini sapere se la nebbia delle incertezze potrà essere finalmente diradata e partecipare così direttamente alla ricostruzione soprattutto nei centri storici minori sia per le prime che per le seconde case. Non vedo, onestamente, altra strada».

18/01/2010 10.03