Haiti come L'Aquila: l'angoscia di Marta, salvata dopo 23 ore

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. «In questi momenti torno a vivere l'angoscia di quelle ore interminabili sotto le macerie in attesa e nella speranza sempre più debole che qualcuno ti venga a salvare».


Con la tragedia di queste ore ad Haiti tornano anche gli incubi e le angosce di Marta Valente, la studentessa abruzzese che alle 2:02 del 7 aprile 2009 fu estratta dopo 23 ore da sotto le macerie di una palazzina di quattro piani crollata in via Sant'Andrea, all'Aquila.
«Sono sensazioni fortì», dice Marta all'Ansa.
«Questi eventi che continuano ad accadere - commenta la studentessa 24enne - ti fanno capire che la terra continua a muoversi. E allora ci si chiede il perché queste cose accadono. Forse siamo noi che abbiamo comportamenti sbagliati nei confronti dell'ambiente. Ci si pongono tante domande. Certo si riprovano da un lato delle sensazioni di speranza, perché comunque si crede che ci possa essere ancora qualcuno vivo sotto le macerie. Mentre dall'altro lato si riprova la paura, la stessa paura che ho provato io».
Marta torna quindi a descrivere l'incubo di quelle drammatiche ore: «Sei solo, c'é il buio, il tempo scorre senza sentire nessuno, senza capire cosa sta accadendo intorno a te. Io pensavo che dovevo in qualche modo salvarmi e speravo che prima o poi arrivasse qualcuno a portarmi soccorso. Era l'unica speranza a cui mi attaccavo con la determinazione che mi dava la forza di resistere». Secondo Marta, in questi casi, forse «una piccola fortuna, o almeno nel mio caso è stato così», è che non ci si rende effettivamente conto della portata della tragedia.
«Non mi sono mai resa conto in quelle 23 ore - spiega - della gravità dell'evento che avevo vissuto e che stavo vivendo. Questo sicuramente mi ha aiutata a sopportare e a lottare per la vita. Altrimenti, credo che non ce l'avrei fatta. Per la verità io credevo che fosse crollato solo il solaio del mio appartamento e non l'intero stabile. E questo sicuramente mi ha aiutato, soprattutto nelle prime otto ore, quando sono stata totalmente sola, in un silenzio che appariva più pesante delle travi che avevo addosso».
«Poi, finalmente - ricorda Marta ancora con evidente emozione - ho sentito i soccorritori che erano arrivati e che stavano lavorando per aiutarmi. Hanno impiegato 15 ore per estrarmi dalle macerie. E anche loro, come sta accadendo in queste ore ad Haiti, hanno lavorato solamente con le mani. Io sono stata estratta dal Soccorso Alpino e Speleologico senza l'utilizzo di alcun mezzo meccanico. Hanno lavorato togliendo pietra dopo pietra. Un lavoro lungo ed estenuante, per chi lo fa e per chi lo attende. Ma, alla fine, mi hanno tirata fuori».


16/01/2010 11.10