La denuncia del Cospa:«case inadeguate per gli sfollati di Ofena»

Alessandro Biancardi

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OFENA. Anche Ofena dopo il terremoto prova a tornare alla vita reale. Ma anche in questo caso non è così semplice. Il Cospa Abruzzo, guidato da Dino Rossi, ha presentato un esposto per denunciare alcune presunte anomalie che si stanno riscontrando in questi mesi.


I sopralluoghi richiesti nel comune ammontano a 517, 524 sono quelli effettuati.
Le case inagibili di categoria A sono 261, quelle di categoria B 73, 41 di categoria C, 2 di categoria D, 133 quelle classificate come E, 7 F, come riportano i dati ufficiali elaborati del Com.
«Molte case a tutt'oggi non sono state controllate, compresa la mia», spiega Rossi, «nonostante i comuni ricompresi nel cratere avrebbero dovuto eseguire i collaudi a tappeto».
I cittadini che occupano le abitazioni inagibili di categoria E ed F hanno comunque usufruito della autonoma sistemazione.
Ma, racconta ancora il responsabile del Cospa, non sono arrivati i Map, i moduli di abitazione provvisoria, «perchè il sindaco senza chiedere parere al consiglio comunale, ha ritenuto opportuno rinunciare ai moduli abitativi con l'opzione di ristrutturare i tre appartamenti dell'ex case Anas ed uno Ater, per un importo di spesa pari a 125.000 euro, deliberato con atto di giunta del 09-09-2009 n° 34 in somma urgente».
I lavori però sono ancora in corso d'opera, anche se risulta la riconsegna degli stessi il giorno 10 dicembre 2009.

LA TRASPARENZA, CHE OSTACOLO!

Visto che la vicenda mostrava alcune incongruenze il Cospa ha richiesto lo scorso 8 ottobre di avere copia dei documenti riguardanti l'assegnazione dei lavori e comunque di conoscere gli importi di spese.
«Volevamo conoscere la differenza tra due preventivi per l'esecuzione dei lavori», spiega Rossi, «in quanto in precedenza era stato presentato in Comune un costo nettamente inferiore di circa 100 mila euro».
Ma di risposte o documenti nemmeno l'ombra: «la segretaria comunale di Ofena, ora dimissionaria, ha espresso il diniego sia allo scrivente che al difensore civico da me contattato, barricandosi dietro al fatto che non è interesse di codesta associazione».

«QUESTI NON SONO LAVORI, SONO RATTOPPI»

Rossi però contesta i lavori effettuati: «non solo non sono stati ultimati, ma risultano solo rattoppi, in quanto i riscaldamenti alimentati un tempo a gasolio ora sono a metano, con un unico contatore, mentre le cucine economiche dispongono di contatori separati, e per l'acqua calda sono stati istallati dei Boiler a corrente elettrica».
«L'impianto elettrico è rimasto quello degli anni 70», continua Rossi, «mentre i contatori sono stati sostituiti ed i fili sono penzoloni senza un quadro o canaline di protezione. I corrugati non li hanno sostituiti e lo si capisce dal fatto che i rivestimenti delle cucine e dei bagni risultano integri. I serbatoi di acqua potabile sono rimasti inutilizzati ma risultano ancora in sito e sono proprio i vecchi serbatoi. Le tapparelle si chiudono a fatica e se qualcuno tenta di scaricare l'acqua del bagno si allaga tutto. In una stanza manca addirittura il pavimento. Una delle caldaie a gas nuova», continua il rapporto di Rossi, «è istallata in una cucina priva di prese d'aria in caso di fughe di gas o di monossido di carbonio. Le pareti esterne presentano le crepe lasciate dal terremoto, i lavori di manutenzione sono stati fatti solo internamente con materiali di rattoppo tipo lo stucco da imbianchino,senza allargare le fessure, posizionare la rete metallica per poi iniettare cemento di tipo espansivo».
Per quanto riguarda i sanitari, «tutte le tubazioni di raccordo sono vecchie e fatiscenti ed alcuni gruppi di miscelatori sopra le vasche non sono idonei per la doccia, in quanto sono corti, utilizzabili per le persone che non superano un metro di altezza. La ditta per risparmiare ha preferito non modificare l'impianto idraulico, altrimenti avrebbe dovuto rompere i rivestimenti e rifarli da capo, in quanto quelle mattonelle non sono più in commercio. I comignoli sono rimasti quelli degli anni 70, anch'essi in eternit, alcuni sono anche pericolanti, si vedono alcune tegole riverse, quindi speriamo che non arrivino le piogge torrenziali, altrimenti i poveri terremotati dovranno acquistare anche i canotti».
Le uniche cose istallate nuove visibili sono: le caldaie a gas, i tre lavelli da cucina, un piccolo quadro elettrico ed alcuni rubinetti. «I pavimenti dei balconi presentano rigonfiamenti dovuti al distacco delle mattonelle dal massetto», continua Rossi, «i parapetti non rispecchiano le normative vigenti sulla sicurezza in quanto sono alti meno di un metro. La normativa prevede una altezza minima di un metro».

11/01/2010 17.18