Inchiesta crolli. Convitto nazionale «incuria e trascuratezza nella gestione»

Alessandro Biancardi

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LA PERIZIA L'AQUILA. Ancora «incuria» e «trascuratezza» nella gestione di un edificio pubblico. Dopo le risultanze delle perizie ordinate dalla procura dell’Aquila per la Casa dello studente, analogo epilogo sembrano avere le indagini sul crollo del convitto nazionale. * 44 MLN PER CASE SU RUOTA: «USIAMOLI PER VERA RICOSTRUZIONE»
Le responsabilità della morte dei due giovani del convitto nazionale dell'Aquila «sono da ricollegare all'incuria e all'imperizia del direttore, Livio Bearzi, che non ha tenuto conto della vetustà dell'edificio e della mancanza delle certificazioni, alla luce delle scosse precedenti il tragico terremoto, e del funzionario provinciale Vincenzo Mazzotta in rappresentanza dell'ente gestore della scuola, per non aver fatto una puntuale manutenzione, lavori di adeguamento e non aver chiuso il convitto».
Sono i rilievi dei consulenti nominati dalla Procura nella perizia sul crollo di una parte del convitto nazionale, avvenuto con il terremoto del 6 aprile 2009.
Nella relazione, inoltre, la mancata chiusura della scuola viene contestata anche al direttore, che avrebbe dovuto farla sostituendosi alla Provincia dell'Aquila.
Proprio sulla perizia la Procura ha basato le ipotesi di reato di omicidio colposo, disastro colposo e lesioni, alla base degli avvisi di garanzia emessi nei confronti di Bearzi e di Mazzotta.
Il convitto si trova in un immobile del 19° secolo, edificato sull'area di un convento francescano e della chiesa di San Francesco.
Delle strutture originarie rimane la cella di San Bernardino, realizzata dopo il terremoto del 1703.
Nella perizia, firmata dai tecnici Francesco Benedettini e Antonello Salvatori, si sottolinea che non ci sono danni e crolli riconducibili a lavori compiuti negli ultimi sette anni.
«In merito all'inadeguatezza dell'edificio dal punto di vista della rispondenza alla normativa sismica, ovvero alla necessità di provvedere alla realizzazione di opere di consolidamento e adeguamento antisismico - si legge nel documento -, la Provincia era stata formalmente informata dello studio di Collabora Engineering, che aveva ritenuto l'edificio di media alta vulnerabilità».
In relazione al direttore, si sottolinea che lo stesso non ha valutato «la totale inadeguatezza dell'edificio dal punto vista statico e sismico, vetusto nelle strutture e mai sottoposto a opere di ristrutturazione, privo di certificati di idoneità statica e di collaudo statico, di certificato di prevenzione incendi o nulla osta provvisorio».
La perizia non mette in relazione i crolli con i lavori fatti negli ultimi sette anni.
«In merito al periodo successivo alla stipula della convenzione con la Provincia per la manutenzione ordinaria e straordinaria dell'immobile, in relazione al crollo avvenuto in seguito al sisma, in base a quanto rilevato dalla documentazione fino a oggi acquisita e a quanto rilevato nella relazione di perizia, non sono stati rilevati danni o crolli riconducibili ai lavori eseguiti sull'edificio nel periodo tra il 12 agosto 2002 e il 6 aprile 2009».
«Il dottor Bearzi, nell'agosto 2008, aveva chiesto l'intervento dei vari enti proprietari delle singole porzioni dell'edificio, lamentando la necessità di interventi urgenti e chiedendo anche per iscritto il supporto dell'avvocatura distrettuale di Stato dell'Aquila», ha detto l'avvocato Paolo Guidobaldi, legale del direttore.
Si tratta di uno dei punti su cui il legale baserà la memoria difensiva da presentare alla Procura, dopo l'avviso di conclusione delle indagini nel quale si confermano le accuse di omicidio colposo, disastro colposo e lesioni.
«Successivamente, si è provveduto a effettuare interventi di carattere manutentivo limitatamente alle necessità segnalate ¿ ha continuato il legale -. A detta dei tecnici intervenuti nel periodo da agosto 2008 al 31 marzo 2009, i Vigili del fuoco chiamati espressamente e i tecnici della Provincia hanno ritenuto che, pur bisognosa di interventi, la porzione di immobile occupata dal convitto era idonea alla funzione alla quale era destinata. Inoltre, l'intero immobile è da considerare un condominio, vista la presenza di più Enti, quali Camera di Commercio, la stessa Provincia e la cappella aperta al culto, e quindi tutti coinvolti nelle opere di manutenzione, in quanto le mura portanti erano le stesse».
Guidobaldi ha sottolineato, infine, che lui e il suo assistito hanno la massima fiducia nella Procura alla quale hanno sempre assicurato piena collaborazione.
09/01/2010 9.29

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44 MLN PER CASE SU RUOTA: «USIAMOLI PER VERA RICOSTRUZIONE»

L'AQUILA. Ieri in sede di conferenza dei capigruppo, Enrico Verini dei Liberal Democratici, ha depositato una proposta che sarà discussa nel prossimo Consiglio Comunale, inerente il trasferimento dei fondi previsti per i M.A.R. (mosuli abitativi su ruota) verso la ricostruzione delle seconde abitazioni classificate B o C, non affittate alla data del 6 Aprile.
Si tratta quindi di quelle case al momento escluse dai finanziamenti, a patto che i proprietari delle stesse si impegnino, dopo i lavori, a metterle a disposizione della Protezione Civile per locazione a fitti concordati.
Molte polemiche e molti dubbi infatti sono stati sollevati riguardo il progetto M.A.R., moduli abitativi su ruota: «si tratta di strutture da campeggio o da campo Rom», sostiene Verini, «che un'infelice intuizione vorrebbe come soluzione abitativa, per anni, in favore di circa 1.500 nostri concittadini o studenti universitari».
Ma per l'esponente dei Liberal democratici la cifra prevista, di circa 44 milioni di euro, deve essere dirottata verso la ristrutturazione delle case, «perché i vantaggi , a paragone della soluzione M.A.R., sono indubbi».
Secondo alcuni calcoli di Verini la cifra consentirebbe una soluzione abitativa «a ben più di 1.500 persone», la soluzione sarebbe inoltre «ben più dignitosa» e «si utilizzerebbe il denaro per il vero fine a cui tutti dobbiamo tendere, Comune in testa: la ricostruzione della città».

LA SCUOLA VERSO LA NORMALITA'

Intanto sono stati organizzati corsi di recupero e si è dato il via all'ampliamento dell'offerta formativa, con interventi gestiti da docenti universitari, associazioni e Ordine degli Psicologi: così l'Ufficio scolastico regionale abruzzese intende sostenere gli studenti aquilani nel loro graduale ritorno alla normalità dopo il terremoto, visto che a giugno le valutazioni sul rendimento torneranno a regime, "senza clemenza".
Grazie a un ulteriore contributo di 19 milioni dal Ministero, fa sapere il direttore generale dell'Ufficio, Carlo Petracca, sono state fatte 700 nomine annuali in più rispetto al tetto.
E da dopo le vacanze natalizie, sono 16.882 gli alunni, dalla scuola dell'infanzia alle superiori, tornati sui banchi nei Comuni del cratere sismico.
A scaglioni, dopo l'interruzione delle lezioni conseguente al terremoto, erano rientrati a scuola il 21 settembre, il 28 settembre e il 5 ottobre scorsi.
Risolta quasi del tutto la questione dell'edilizia scolastica - ieri sono stati consegnati altri Musp, moduli ad uso scolastico provvisori - si entra ora nella fase in cui l'attività didattica, spiega Petracca, può migliorare, con la disponibilità di aule attrezzate, laboratori e palestre.
«Quasi tutti hanno ritrovato il luogo dell'apprendimento con la disponibilità di uno spazio, senza dover andare in altri istituti. Manca solo il Musp per l'Itas. Queste strutture in acciaio sono belle e sicure: sono ben illuminate e riscaldate, alcune addirittura, mi riferiscono gli operatori, sono più belle delle strutture definitive - spiega Petracca -. Ma per la ripresa ottimale dell'attività didattica c'é ancora da lavorare e lo stiamo facendo. Non tutte le strutture hanno i laboratori previsti, le aule attrezzate, le palestre».

09/01/2010 9.38