Incurie ed errori progettuali: l'infernale trappola della casa dello studente

Alessandro Biancardi

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Incurie ed errori progettuali: l'infernale trappola della casa dello studente
L’AQUILA. Un pilastro in meno, una scala d'emergenza non saldata a dovere, un ascensore non a norma. E poi ancora un terrazzo non impermeabile e il tetto (che poi è crollato) sovraccaricato con pannelli solari e serbatoi d'acqua più del consentito. * ASSOCIAZIONE VITTIME: «VOGLIAMO SAPERE PERCHE’ SONO MORTI I NOSTRI RAGAZZI»
Sono successe cose molto strane nel recente passato dell'Aquila. Il sindaco degli ultimi dieci anni non ha mai sentito parlare del rapporto Barberi, quello che indicava il rischio sismico ed individuava edifici a rischio.
Il Prg ha ignorato una faglia secolare che era lì da sempre e da sempre ha fatto danni come quella della zona di Pettino dove è stato costruito un intero quartiere nell'indifferenza generale.
I geologi che hanno dato il parere tecnico per costruire hanno firmato senza battere ciglio: si può costruire.
Una struttura pubblica, la casa dello studente, rifugio di centinaia di universitari è stata invece costruita con cemento scadente e con un pilastro in meno: un miracolo che sia rimasta in piedi per così tanto tempo, un vero azzardo tentare la “sveltina” in zona sismica. Il tutto nell'indifferenza totale ed in spregio delle più elementari regole civili.
Nessuno si era mai accorto di quel pilastro in meno nella casa dello studente ma tutti avevano denunciato i sintomi preoccupanti di quello che stava accadendo già prima della scossa del 6 aprile. Fatti che indiscutibilmente parlerebbero di una città in mano a speculatori senza scrupoli e controllori cechi o colpevolmente distratti.
Ancora una volta il funebre ritornello è: i 300 morti del terremoto potevano essere salvati se tutti avessero fatto il proprio dovere.
L'ultimo particolare del pilastro mancante è emerso dalle perizie tecniche ordinate dalla procura dell'Aquila che raccontano come l'ala nord della casa dello studente dell'Aquila ha collassato anche per la mancanza di un pilastro portante, causando la morte di 8 studenti la notte del 6 aprile scorso.
Lo scrivono nero su bianco i consulenti Francesco Benedettini e Antonello Salvatori, nell'ambito dell'inchiesta che vede indagati, per omicidio colposo, disastro colposo e lesioni, 15 tra tecnici e costruttori con l'ipotesi di reato di omicidio colposo, disastro colposo e lesioni.
Il voluminoso documento conferma quanto anticipato nei mesi scorsi anche circa le responsabilità umane precise nel cedimento della struttura, realizzata nel 1965 come magazzino privato ed adibito a residenza universitaria nel 1980.
I periti confermano anche altre indiscrezioni, tra queste: il fatto che la scala di emergenza - oggetto della penultima ristrutturazione, nel 2002 - è crollata perché non era saldamente attaccata alla struttura, e che le travi e i pilastri del piano terra - nello spazio della mensa - erano intrisi di umidità.
Tra le altre anomalie riscontrate dai tecnici, ci sono il sovraccarico sul tetto crollato, causato dai pannelli solari (circa 400 chilogrammi) e dai serbatoi d'acqua.
Come se non bastasse al di sopra della casa dello studente c'era un grosso terrazzo non impermeabilizzato e quindi esposto alle piogge.
Proprio la situazione di travi e pilastri è quella denunciata dagli studenti che ai magistrati hanno raccontato di avere visto e denunciato «colonne che trasudavano».
Dentro al calcestruzzo dell'armatura era presente acqua tanto da rendere debole la struttura.
La perizia, dopo l'accesso agli atti concesso dalla Procura, é anche nelle mani delle difese che stanno organizzando le strategie per i loro assistiti.
Nell'ambito dell'inchiesta, il procuratore Alfredo Rossini e il sostituto, Fabio Picuti, ascoltarono nell'ottobre scorso anche l'ingegnere Giuseppe Carraro Moda, ex docente di estimo della facoltà di ingegneria dell'università aquilana il quale, in relazione ai crolli del 6 aprile dichiarò: «effettivamente la sorveglianza sull'edilizia era scarsa e le imprese facevano quello che volevano, anche delle cose non regolari» e riferì di avere consigliato di non tornare a dormire in quella struttura ad alcuni studenti che lo avevano chiamato allarmati.

ACCUSE CONTRO I PROGETTISTI

Le perizie della Procura evidenziano allora «quale sia stata la considerazione di progettisti, direttori dei lavori, imprese e responsabili nei confronti delle strutture dell'edificio e con quale incuria e superficialità siano stati eseguiti i lavori di qualsiasi genere che hanno interessato elementi strutturali».
Gli esperti, dunque, confermano chiaramente responsabilità umane nel crollo della residenza universitaria che quindi, a loro avviso, non è collassata a causa del sisma.
Tra gli altri elementi emersi c'é anche un rilievo sull'ascensore: «A dimostrazione della superficialità con cui le strutture principali e secondarie sono state trattate durante tutta la vita di questo edificio si osserva che anche la struttura di ancoraggio delle guide dell'ascensore è stata montata in maniera anomala non solo per gli aspetti sismici ma anche per gli aspetti statici. Infatti il nucleo ascensoriale è stato realizzato con tamponatura non forata anziché, come opportuno in zona sismica, con pareti in calcestruzzo. Le guide dell'ascensore prima non visibili ed ora a causa del crollo visibili, hanno gli agganci metallici non fissati con la struttura portante. Tale aggancio è del tutto insufficiente e pericoloso sia per la stabilità delle guide che della paretina».
«Tali controlli hanno evidentemente una origine non recente», scrivono ancora i periti, «ed avrebbero potuto essere identificate con una corretta campagna di controlli manutentivi soprattutto in occasione delle ristrutturazioni fatte di recente - scrivono i consulenti nominati dalla procura Francesco Benedettini ed Antonello Salvatori -. Di notevole rilievo è la considerazione che un forte degrado strutturale (corrosione delle barre di armatura dei pilastri) diminuisce le capacità resistenti dell'elemento stesso. Come si nota dalle fotografie scattate in diversi pilastri della struttura residua le barre di armatura sembrano in pratica scomparse e quindi la capacità resistente dei pilastri è ridotta in maniera considerevole».
Ci sono anche altri rilievi fatti dai consulenti tecnici nella perizia.
Ad esempio, secondo i consulenti, il progettista non ha previsto nell'edificio un sistema di resistenza teso a contrastare azioni orizzontali provenienti da tutte le direzioni.
L'impresa esecutrice non ha disposto le staffe di armatura dei pilastri all'interno dei nodi della struttura nonostante fosse stato previsto nel progetto.
Inoltre, il calcestruzzo utilizzato, apparendo disomogeneo, sarebbe di qualità scadente, in sostanza inferiore rispetto alle indicazioni progettuali.
E' stato anche evidenziato il fatto che non c'é mai stata richiesta, né tanto meno fatti lavori di adeguamento delle strutture negli anni successivi alla realizzazione, risalente al 1965, neanche quando negli anni '80 e' stata cambiata la destinazione d'uso da civile abitazione a residenza universitaria.
Ed ancora: sono stati rilevati danni alle strutture causati dalla non impeccabile posa in opera degli impianti termici, idrici ed elettrici.

07/01/2010 8.00

[url=http://www.primadanoi.it/search.php?query=casa+dello+studente&mid=6&action=showall&andor=exact]TUTTO SULLA CASA DELLO STUDENTE[/url]

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ASSOCIAZIONE VITTIME: «VOGLIAMO SAPERE PERCHE' SONO MORTI I NOSTRI RAGAZZI»

L'AQUILA. «I risultati della perizia creano rabbia e dolore ancora più profondi ed insopportabili perché ai malefici della natura prima o poi ti devi piegare, a quelle degli umani no. I ragazzi si potevano salvare se tutti, dico tutti, avessero compiuto il proprio dovere».
Sono le parole che Antonietta Centofanti, presidente del comitato delle vittime della casa dello studente, pronuncia per commentare il risultato della perizia sul crollo della residenza universitaria redatta dai consulenti nominati dalla procura.
Per la Centofanti, il verdetto della perizia è una tragedia nella tragedia.
In sostanza dal documento emerge che nell'ala nord mancava un pilastro e quindi ci sono responsabilità umane alla base dei crolli.
Antonietta Centofanti ha perso un nipote di 19 anni, morto insieme ad altri sette giovanissimi: ora «per quei percorsi di vita gioiosi e pieni di sogni, spezzati nel fiore della giovinezza», chiede con determinazione giustizia.
«Ci sono responsabilità macroscopiche, nella struttura c'erano 120 posti letto ed una mensa molto frequentata - spiega - non c'é distinzione di ruoli tra architetti, ingegneri, strutturisti e dirigenti. Non si può far finta di non sapere, chi non sa è ignorante e quindi colpevole. Tutti i colpevoli vanno puniti senza sconti. Non mi fanno nessuna pietà, né credo nei loro ravvedimenti».
Ed aggiunge:«vigileremo se questi signori abbiano incarichi o appalti nella ricostruzione, li vogliamo fuori da ogni percorso di costruzioni».


IL PROCESSO BREVE RISCHIA DI CANCELLARE LE ACCUSE


Il comitato delle vittime della casa dello studente ha avviato, inoltre, una raccolta di firme contro la istituzione del processo breve in discussione in parlamento «per scongiurare il pericolo che il provvedimento stoppi i processi» legati alla maxi inchiesta sul terremoto.
«Vogliamo giustizia», continua Centofanti, «e siamo fiduciosi nell'operato della procura che, pur lavorando in condizioni molto critiche e con mezzi precari, ha fatto miracoli facendo un lavoro straordinario. Ora si devono fare subito i processi, a partire dalla casa dello studente, ma abbiamo timore che leggi ad personam come il processo breve non permetta di ottenere giustizia e condannare i responsabili dei crolli».
La Centofanti ricorda che il testo della petizione contro il processo breve è stato attaccato «nell'albero dei desideri» che si trova in piazzetta Regina Margherita, ex zona rossa nel cuore del centro storico.

PROCURATORE ROSSINI:«CASA DELLO STUDENTE NON SAREBBE CROLLATA SE….>

Secondo le perizie, la Casa dello Studente crollata per il sisma dell'Aquila sarebbe rimasta in piedi se fosse stata costruita a norma.
Lo ha detto il procuratore capo aquilano Alfredo Rossini in un'intervista al Tg1.
«Queste perizie - ha spiegato Rossini - sono state fondamentali, perché noi abbiamo impostato tutto il lavoro sul cercare le prove sicure con degli specialisti, grandi professori che hanno fatto queste indagini. Siamo stati presenti quasi sempre mentre facevano i rilievi, quindi molte cose già le avevamo capite. Sono degli elementi fondamentali per poter fare il passo successivo che praticamente è la richiesta di rinvio a giudizio davanti al gip».
Come è possibile costruire, nel 1965, un palazzo senza un pilastro centrale?
«E' - ha risposto il procuratore - una bella domanda, la faremo nel dibattimento».

D'INNOCENZO TIRA UN SOSPIRO DI SOLLIEVO

Dopo la lettura delle 168 pagine delle risultanze dei periti, l'ex presidente dell'Adsu Luca D'Innocenzo ha tirato un sospiro di sollievo.
«La perizia depositata prima di Natale parla chiaro: ci sarebbero 14 persone che nella vicenda del crollo della Casa dello Studente hanno delle responsabilità a fronte dei 15 indagati. Manca il mio nome tra i responsabili nonostante sia ancora indagato, ed è giusto che sia così: io non c'entro niente».
D'Innocenzo era il gestore della Casa dello Studente quella tragica notte del 6 aprile, dove morirono 8 studenti.
«In questa vicenda - ripete - ci sono finito per sbaglio. A leggere le 3 mila pagine depositate è evidente che il mio nome non serve alle indagini. Ho sentito parlare di mancanza di pilastri, e non tocca a me dare giudizi. Ma ad una sommaria lettura della perizia si parla semmai di errori progettuali: mancherebbe un pilastro perché non sarebbe stato calcolato e nessuno dalla data della costruzione del fabbricato di via XX settembre si sarebbe preso la briga di ricalcolare i dati progettuali. Fu sbagliato il progetto, mi è sembrato di capire».

E L'ADSU NON RESTITUISCE 500 EURO DI CAUZIONE…

L'azienda per il diritto allo studio universitario (Adsu) dell'Aquila non ha ancora restituito alle famiglie delle otto vittime della casa dello studente il deposito cauzionale di 500 euro che ogni studente aveva versato per coprire eventuali danni.
«Ho chiesto per telefono la restituzione ma niente è stato fatto – spiega Centofanti -. Non è stato fatto nulla, vorrà dire che presenteremo l'ennesima denuncia. L'avremmo voluto evitare. Naturalmente, non sono i soldi che ci interessano, quello è un gesto simbolico, ma registriamo ancora una volta la mancanza di rispetto e di attenzione e il trattamento tracotante che ci hanno riservato».

07/01/2010 8.07