Previsione terremoti: Boschi-Bertolaso, qualcuno mente. Acerbo:«è gravissimo»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

19696

Previsione terremoti: Boschi-Bertolaso, qualcuno mente. Acerbo:«è gravissimo»
ABRUZZO. Messaggi tranquillizzanti, logica messa sotto i piedi ed oltre trecento morti. Fa ancora discutere il carteggio pubblicato da L’Espresso tra Enzo Boschi, dell’Istituto di geofisica e vulcanologia ed il capo della protezione civile, Guido Bertolaso. * CROLLO CASA DELLO STUDENTE: CONCLUSE LE INDAGINI * DI STANISLAO (IDV) INTERROGAZIONE PARLAMENTARE SU ACCUSE





La ruggine e l'acredine tra i due è sfociata in una dura presa di posizione di Boschi che chiarisce alcuni punti fondamentali: tra i tanti quello che lui non ha mai escluso la possibilità di scosse forti dopo lo sciame sismico.
Boschi ricorda poi almeno due casi in cui la Protezione civile avrebbe utilizzato il suo nome all'interno di comunicati tranquillizzanti.
Inoltre, dalla lettera di Boschi trapela una immagine della Commissione Grandi Rischi che si tenne il 31 marzo a L'Aquila nella quale in tutta fretta si parlò di tutto tranne di organizzazione e direttive da prendere visto che le scosse si susseguivano da mesi e quel giorno vi fu la più forte di 4 gradi della scala Richter.
Anche il racconto che Boschi fa della firma del verbale di quella riunione -contro il muro- e solo la sera del 6 aprile, firma sottopostagli dalla protezione civile «per ragioni interne» sembra una situazione surreale.
Bertolaso dal canto suo smentisce e attacca.
Sta di fatto che qualcuno probabilmente sta mentendo pur continuando a ricoprire ruoli fondamentali per il Paese e la tutela di vite umane.
Che le cose siano state sottovalutate è una idea che è presente nelle menti degli abruzzesi dal 6 aprile.
Quegli stessi abruzzesi che attendono risposte certe e precise anche dalle indagini della magistratura per non far morire una seconda volta i 300 aquilani vittime del sisma.
«Il quadro che ne viene fuori», commenta Maurizio Acerbo, consigliere regionale di Rifondazione Comunista, «non può che preoccupare tutti gli italiani visto che la vicenda riguarda i massimi responsabili della nostra sicurezza rispetto a catastrofi di questo genere. E' doveroso fare chiarezza e accertare le responsabilità al fine di evitare che si ripetano tragedie evitabili. Perché non è stato detto alla popolazione che ben prima dell'inizio dello sciame sismico, nel 2007, l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia aveva comunicato alla Protezione Civile che “la probabilità massima di accadimento di un forte terremoto è in un segmento appenninico contenente L'Aquila”? Perché per due anni non si è fatto nulla e, cosa più grave, non si è lanciato l'allarme neanche dopo mesi di sciame sismico?»
Ancor più grave per Acerbo sarebbe il fatto che i comunicati della Protezione Civile, da cui enti locali e popolazione attendevano indicazioni sul da fare, sarebbero stati secondo Boschi in qualche modo taroccati, cioè non corrispondenti alla situazione di “altissimo rischio”.
Eppure qualcosa non torna, non è mai tornato, perché quei giorni tremendi di paura prima del 6 aprile tutti dicevano di «stare tranquilli» «perché i terremoti non si possono prevedere».
Stare tranquilli significa: un terremoto non succederà. Ma questa è una previsione bella e buona.
Perché quello «state tranquilli» poteva significare solo che un terremoto forte e distruttivo non sarbbe mai arrivato visto che non si è fatto nulla per preparare le persone e le cose per una grossa emergenza.
Persino le aree delle tendopoli sono state individuate solo dopo il terremoto mentre le regole di protezione civile vorrebbero organizzazione ed esercitazioni continue. Niente di tutto questo invece è stato mai fatto.
Dunque, la Protezione civile pur non potendo prevedere ha puntato tutto sul “no”, questo sì un grande rischio.
Infatti si è sbagliata, il terremoto c'è stato. Una scommessa ardita ed un errore gravissimo.
23/12/2009 14.29


[url=http://www.primadanoi.it/notizie/24243-Previsione-terremoti-su-L-Espresso-le-lettere-al-vetriolo-Bertolaso-Boschi]L'ARTICOLO DI IERI E QUELLO DELL'ESPRESSO[/url]

CONDIVIDI GLI ARTICOLI DI PDN SU FACEBOOK



[pagebreak]

CROLLO CASA DELLO STUDENTE: CONCLUSE LE INDAGINI

Intanto sarebbe stata chiusa l'inchiesta sul crollo della Casa dello studente dell'Aquila, in cui 11 persone, sono finti sotto inchiesta.
Altre quattro sono invece decedute nel corso degli anni. Nella mattinata, il personale della Squadra mobile della Questura dell'Aquila, diretto da Salvatore Gava, ha provveduto a notificare agli indagati la chiusura delle indagini preliminari da parte del pm Fabio Picuti e del Procuratore capo della Repubblica dell'Aquila, Alfredo Rossini.
Quanto alle ipotesi di reato per il crollo, in seguito al sisma, costato la vita a otto ragazzi, non ci sono sorprese.
Nessuno stralcio e le ipotesi e gli indagati sono rimasti gli stessi.
Le ipotesi contestate a tutti sono omicidio colposo, disastro colposo e lesioni per lo shock patito dai sopravvissiti, oltre alle violazioni di leggi antisismiche in relazione alle ristrutturazioni effettuate tra il 1994 e il 2003.
Gli indagati hanno venti giorni di tempo per chiedere di essere interrogati, o chiedere di rendere spontanee dichiarazioni, o presentare documentazione e memorie e/o chiedere al Pm di disporre nuove indagini.
Gli indagati sono: Claudio Botta, 89 anni, aquilano, ingegnere progettista, Giorgio Gaudiano, di Roma, (78) responsabile del collaudo per l'acquisto dello stabile da parte del Consiglio di amministrazione dell'opera universitaria dell'Aquila, Walter Navarra, aquilano, (62) ingegnere incaricato dal Cda dell'Opera, Bernardino Pace, di Pratola Peligna (52), progettista e direttore dei lavori di ristrutturazione dello stabile, Carlo Giovani, aquilano, (43), direttore dei lavori per conto della Regione, Pietro Centofanti, di Sulmona, (49), progettista e direttore dei lavori di restauro dello stabile, Tancredi Rossicone, di Scanno (52), progettista e direttore dei lavori di restauro, Massimiliano Andreassi, aquilano, (40), progettista e direttore dei lavori di restauro incaricato dei controlli che, secondo la Procura, non sarebbero stati eseguiti a norma; Pietro Sebastiani, aquilano, (49), responsabile area tecnica dell'Azienda per il diritto allo studio universitario, presidente della commissione di collaudo dei lavori di ristrutturazione, Luca Valente, aquilano (47), direttore dell'Azienda per il diritto agli studi universitari, Luca D'Innocenzo, aquilano (33 anni) presidente dimissionario dell'Adsu. Piu' in particolare Botta, Gaudiano, Navarra, Pace, Centofanti, Rossicone, Andreassi, in quanto tecnici, sono sotto inchiesta per violazioni di legge antisismiche e per non avere effettuato, in modo preventivo e nemmeno successivamente, le corrette valutazioni e verifiche di adeguamento statico in relazione alle ristrutturazioni da loro effettuate senza prove di stabilita'. Sebastiani, D'Innocenzo e Valente, inoltre, sono indagati per omissioni di vigilanza sulla rispondenza dell'edificio alla destinazione e controllo sulla adeguatezza statica dell'edificio. Ma ci sono delle forti contestazioni anche per quanto riguarda le tecniche di costruzione di quell'edificio realizzato nel 1965 con evidentissime infiltrazioni di acqua nei pilastri.

23/12/2009 14.28


CONDIVIDI GLI ARTICOLI DI PDN SU FACEBOOK



[pagebreak]

DI STANISLAO (IDV) INTERROGAZIONE PARLAMENTARE SU ACCUSE


ROMA. Questa mattina, intanto, dopo aver depositato la sua Proposta di Legge sull'istituzione della Commissione parlamentare d'inchiesta sulla Commissione Grandi Rischi, il deputato Augusto Di Stanislao (Idv) ha presentato un'interrogazione al Presidente del Consiglio in merito al carteggio pubblicato ieri da L'Espresso.
Il deputato sostiene che è necessario sapere come il Governo «intende affrontare e gestire una situazione di tale gravità legata ad un Dipartimento della Presidenza del Consiglio dei Ministri e chiede che venga fatta immediata e doverosa chiarezza sullo scambio di accuse tra
Boschi e Bertolaso, doveroso soprattutto nei confronti delle popolazioni colpite dal sisma e delle centinaia di vittime innocenti».

Di seguito il testo integrale della Proposta di inchiesta parlamentare depositata da Di Stanislao


ISTITUZIONE DI UNA COMMISSIONE PARLAMENTARE D'INCHIESTA SULL'ATTIVITA' DELLA COMMISSIONE NAZIONALE GRANDI RISCHI IN RELAZIONE AL SISMA DEL 6 APRILE IN ABRUZZO

La presente Proposta di inchiesta parlamentare nasce dall'esigenza di verificare, valutare e monitorare il lavoro che ha svolto e svolge la Commissione Nazionale Grandi Rischi a seguito dell'ultimo sisma avvenuto il 6 Aprile scorso e della conseguente denuncia per omicidio colposo plurimo a suo carico presentata alla Procura della Repubblica. Analizzare e valutare compiti e responsabilità nell'attività prevista e quale sia il confine tra un procurato allarme e la morte di centinaia di persone.
Ralph J. Archileta dirige lo Earth Science Department dell'università della Californiaa Santa Barbara ed è considerato uno dei maggiori esperti statunitensi di “grandi terremoti”. Lui ha affermato :” davanti a disastri naturali come i terremoti nessuno si permetterebbe mai di ignorare una teoria, neanche la più bizzarra” e lo studioso Hirishi Wakita ha dedicato la su avita allo studio del radon che lo ritiene uno dei precursori più attendibili.
In Italia, il 40 per cento della popolazione vive in aree a rischio sismico, dove il 64 per cento degli edifici non è costruito secondo le norme antisismiche e dove sono morte 120.000 persone nell'ultimo secolo. Due milioni di persone sono esposte al rischio vulcanico. Negli ultimi novanta anni ci sono state in Italia 5.400 alluvioni e 11.000 frane. Questi disastri sono costati negli ultimi venticinque anni oltre 200.000 miliardi di lire. Occorre tuttavia domandarsi se sia corretto per eventi solo apparentemente straordinari, fare leva ogni volta sulla drammaticità degli esiti per legiferare in maniera affrettata, incontrollabile e conseguentemente spesso inappropriata, riscrivendo le competenze di chi fa che cosa, la quantità e la partizione dei fondi, nonchè la loro reperibilità. Finora si è sempre fatto ricorso a ordinanze e decreti urgenti per definire le competenze, stabilire i provvedimenti e reperire i relativi fondi, ma non si è ancora riusciti ad intervenire in modo omogeneo ed organico e si continua ad assistere a variazioni in corso d'opera.
Il terremoto si manifesta come un rapido e violento scuotimento del terreno non prevedibile e avviene in modo inaspettato e senza preavviso. Dura pochissimo, ma le sue conseguenze in termini di vittime, danni materiali e popolazione coinvolta, sono spesso drammatiche. L'Italia è un Paese ad elevata sismicità per la frequenza e la forza dei terremoti che hanno interessato il suo territorio e di cui conosciamo gli effetti grazie alle testimonianze scritte lasciate dai testimoni che hanno permesso di ricostruire la sua storia sismica nel corso dei secoli.
La notte tra il 5 e il 6 Aprile 2009 un sisma di magnitudo 5.8 Richter con epicentro a pochi chilometri da L'Aquila ha segnato profondamente l'intera Regione Abruzzo.
Circa 140 paesi colpiti, di cui una cinquantina gravemente danneggiati, 70.000 sfollati, circa 300 deceduti e 1.500 feriti e ancora 8.500 persone sul campo tra soccorritori, vigilanti, operatori sanitari, tecnici e poi 2.000 vigili del fuoco, 1.500 militari, 2.000 forze dell'ordine e 3.000 volontari arrivati da ogni angolo della Regione e da varie parti d'Italia; 161 campi con 6.000 tende e 91 presidi medici; tutto questo supportato da una grande e forte solidarietà di tutti i cittadini, le istituzioni italiane e straniere a fare donazioni in denaro e in beni materiali.
nell'analizzare razionalmente la vicenda , potrebbe non sembrare un evento inaspettato. Dal 14 Dicembre 2008 l'aquilano è soggetto ad una serie ininterrotta di scosse. Dal 14 Dicembre 2008 al 31 marzo 2009 i sismografi registrano 179 scosse n quel territorio, 41 di esse recepite dalla popolazione. Tra il 30 e il 31 Marzo nella città si avvertono 10 scosse comprese tra i 2,4 e i 4 gradi di magnitudo. In quelle ore Giampaolo Giuliani, tecnico del laboratorio di fisica del Gran Sasso che studia in proprio il comportamento del gas radon in prossimità dei terremoti, preannuncia un forte sisma da lì a qualche giorno. Il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente davanti alle prime crepe in alcuni palazzi invia un telegramma alla Protezione civile in cui chiede lo stato di emergenza. Il 31 Marzo 2009 (Allegato A)si riunisce la Commissione Grandi Rischi che inizia con un resoconto sterile dei fatti in cui il Prof Boschi afferma: “ improbabile che ci sia a breve una scossa come quella del 1703, pur se non si può escludere in maniera assoluta.” e rassicurando i cittadini afferma che non ci sarebbe stato nessun pericolo. ( allegato B). Dal 1 al 6 Aprile ci sono state altre 9 scosse di magnitudo tra 1,8 e 4,6 prima di quella devastante di magnitudo 5,8 alle 3,32 del mattino.
Il 6 Aprile alle ore 16.30 presso la Scuola Sottoufficiali della Guardia di Finanza di L'Aquila si riunisce la Commissione grandi rischi. Dal quel verbale si legge: “… la zona epicentrale dell'evento è viceversa caratterizzata da pericolosità tra le più alte in Italia. Un terremoto di elevata magnitudo era quindi da attendersi, non in un momento preciso e con un epicentro definito.” (Allegato C)
da un noto avvocato aquilano Antonio Valentini è stata presentata una denuncia penale contro la Commissione Grandi Rischi alla Procura della Repubblica con l'accusa di omicidio colposo plurimo.
Il 22 Dicembre 2009 sul sito web de L'Espresso vengono riportati i testi di due lettere rispettivamente del Prof. Boschi e di Guido Bertolaso. Il 16 Settembre scorso il Prof. Boschi, Presidente dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) scrive una lettera a Guido Bertolaso, Direttore del Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri, all'On. Giuseppe Zamberletti, Presidente Commissione Grandi Rischi, al Prof. Franco Barberi, Vice Presidente vicario della Commissione Grandi Rischi e al Dr. Gianni Letta. Il prof Boschi fa un suo dettagliato resoconto dei fatti relativo al terremoto del 6 Aprile scorso a L'Aquila e riguardo alla riunione del 31.03.09 afferma : “… Inizia alle ore 18.45. La riunione è del tutto irrituale anche per la presenza di numerose persone a me sconosciute. Viene improvvisamente interrotta alle 19:30 da De Bernardinis senza che sia stata concordata alcuna deliberazione e senza che sia stato stilato il verbale. […] Per come la vedo io la riunione del 31.03.09 effettivamente non c'è stata. […] successivamente venni a sapere che la riunione era stata interrotta perché alle 19:30 era già prevista una conferenza stampa […] il 6 Aprile, dopo il terremoto , la Commissione Grandi Rischi viene riconvocata a L'Aquila. Mauro Dolce mi mostra il testo che riporta in maniera decisamente confusa , imprecise e incompleta cose dette durante la riunione del 31.03.09.” Boschi, tra l'altro, sostiene che nella riunione del 31.03.09 non è stata dato alcun rilievo all'allegato tecnico presentato da Giulio Selvaggi , Direttore del Centro Nazionale Terremoti dell'INGV e afferma : “ qualcuno corregge questo testo alla meno peggio e Mauro Dolce ce lo fa firmare (contro il muro) nella caotica serata del 6 Aprile, a suo dire, per ragioni interne.” Boschi ha scritto che Bertolaso gli avrebbe messo in bocca parole non dette e che “ non era presente a L'Aquila e quindi qualcuno ha fatto confusione, o peggio, ha mentito.”
Di un coinvolgimento della comunità scientifica nella protezione civile si comincia a parlare solo con gli anni 80, dopo le dure lezioni ricevute dai terremoti di Friuli e Irpinia. Dopo varie costituzioni e ricostituzioni , con il Decreto Legge 7 settembre 2001 n. 343 convertito con modificazioni nella legge 9 novembre 2001 n. 401, la Commissione Nazionale per la Previsione e la prevenzione dei grandi rischi viene ridefinita nelle sue indicazioni essenziali: natura, finalità, collocazione, mantenendo tuttavia la tendenza ad articolarsi per sezioni di studio. Su questa base il Decreto del Ministro dell'Interno delegato del 12 aprile 2002 la ricostituisce negli 8 settori previsti. Nel decreto dell'aprile si registra, in più, un aumento delle partecipazioni istituzionali a scapito dell'aspetto strettamente “scientifico” della commissione. Ma l'articolo 2 del Decreto, essenziale per l'articolazione della commissione in sezioni, viene subito modificato con un Decreto del Presidente Berlusconi del 4 novembre 2002, il quale denuncia indirettamente tutti i limiti di un organismo divenuto ormai pletorico e quasi ingestibile, in cui soltanto pochissime sezioni si riuniscono per lavorare e in cui la seduta plenaria è difficilmente organizzabile. Con il breve decreto autunnale, il Presidente del Consiglio modifica appunto l'importante articolo 2 del Decreto del 12 aprile, stabilendo che "1. La Commissione e' presieduta dal Presidente del Consiglio dei Ministri ed e' composta dal capo del Dipartimento della protezione civile, con funzioni di vice presidente, che sostituisce il presidente in caso di assenza o impedimento, da un esperto in problemi di protezione civile, dal presidente e da un esperto per ciascuno dei settori di rischio di cui all'art. 3, da due esperti designati dall'Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici, da due esperti designati dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, da un rappresentante del Comitato nazionale di volontariato di protezione civile, dal presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e di vulcanologia, dal presidente del Gruppo nazionale difesa terremoti, dal presidente del Gruppo nazionale difesa catastrofi idrogeologiche e dal presidente del Gruppo nazionale vulcanologia. Si riparte da capo, quindi, e si tende a cambiare filosofia, dunque.
Finalmente, con la legge 27 gennaio 2006, n. 21, la Commissione nazionale per la previsione e la prevenzione dei grandi rischi ritorna ad essere “l'organo di consulenza tecnico-scientifica del Dipartimento della protezione civile”, nel mentre vengono fissati alcuni paletti per la sua composizione.
Con il DPCM organizzativo del 3 aprile 2006, infine, la commissione viene ridotta nella composizione, delegando quantità e qualità dei contributi tecnico scientifici all'implementazione di un apposito registro di esperti da coinvolgere nelle attività della commissione, che recupera in ogni caso la sua funzione plenaria. Vi è da dire che con l'ultima formulazione, la Commissione, da organo consultivo e propositivo che era, sembrerebbe individuato ora unicamente come organo consultivo del Capo del Dipartimento. Infatti, mentre la legge 401 del 2001, recitava che ”la Commissione nazionale per la previsione e prevenzione dei grandi rischi, che si riunisce presso il Dipartimento della protezione civile, è articolata in sezioni e svolge attività consultiva tecnico-scientifica e propositiva in materia di previsione e prevenzione delle varie situazioni di rischio”, non discostandosi molto dalle indicazioni della vecchia legge 225/92 (“La Commissione nazionale per la previsione e la prevenzione dei grandi rischi è organo consultivo e propositivo del Servizio nazionale della protezione civile su tutte le attività di protezione civile volte alla previsione e prevenzione delle varie ipotesi di rischio. La Commissione fornisce le indicazioni necessarie per la definizione delle esigenze di studio e ricerca in materia di protezione civile, procede all'esame dei dati forniti dalle istituzioni ed organizzazioni preposte alla vigilanza degli eventi previsti dalla presente legge ed alla valutazione dei rischi connessi e degli interventi conseguenti, nonché all'esame di ogni altra questione inerente alle attività di cui alla presente legge ad essa rimesse”). La legge 21/06, da cui in pratica l'ultimo decreto dipende, sembrerebbe ricondurre la commissione al suo naturale ruolo di organo di consulenza. In realtà, fra i compiti della Commissione nell'ultimo decreto vi è proprio quello di formulare “pareri e proposte”, per cui in buona sostanza non si registrano cambiamenti reali nella natura della Commissione stessa. Con l'ultimo Decreto del Presidente del Consiglio 3 aprile 2006 che attua il disposto della Legge 21/06.
La Commissione ha come compito principale quello di formulare pareri e proposte nei settori di rischio, riunendosi di regola bimestralmente. Può prendere iniziative presso il Capo del Dipartimento per organizzare particolari iniziative di studio e approfondimento. Può effettuare ricognizioni, verifiche, indagini. Può tenere un registro di esperti per singoli settori di studio a cui attingere per arricchire di volta in volta di nuovi contributi il lavoro della commissione stessa.
Se è vero che non si possono prevedere i terremoti, in Giappone non è esattamente così.
Negli anni ottanta in Giappone ciclicamente bambini, impiegati, personale di albergo si addestravano alle simulazioni antiterremoto. Poche regole precise, piccoli oggetti d aiuto, molta e continua informazione procedurale destavano non poca curiosità e commenti in un paese che organizza anche i posti dei senzatetto con i numeri e le righe per terra. Il 17 ottobre 1989 segna una data storica per San Francisco (California) un mega terremoto la segnò profondamente con il primo terremoto andato in diretta sulla CBS durante una finale storica di football americano. Dopo quell'evento gli stati uniti hanno cominciato il loro pellegrinaggio in Giappone e proprio dai loro efficaci programmi nazionali hanno cominciato a mettere in pratica i sistemi di prevenzione. La prevenzione come unica arma funzionate contro i terremoti in quanto purtroppo ad oggi non sono prevedibili (o quasi). Ad oggi il Giappone è il paese con la migliore organizzazione a tema sismico del mondo. Il Giappone ha redatto a livello governativo 6 punti focali per la prevenzione/organizzazione contro i terremoti:
1) informativa di prevenzione su larga scala (volantini,manuali, documentazione)
2) strutture preorganizzate e visibili di cartellonistica di percorsi di emergenza
3) pianificazione dettagliatissima delle evacuazioni post sisma
4) strutture globali (abitazioni,tubature cavi elettrici) antisismici
5) kit di sopravvivenza in uffici e case
6) esercitazioni cicliche antisisma
Scuole, palazzi, centri turistici per stranieri, di fatto tutti gli enti governativi giapponesi hanno la prevenzione dei terremoti come fondamenta della vita sociale giapponese. Manuale e documentazione viene aggiunta e spiegata ovunque perfino nei ryokan tradizionali .Questo manuale eccelle nella semplicità e completezza ed è stato copiato in Canada, Usa, e paesi scandinavi come esempio di eccellenza organizzativa.
i percorsi cittadini delle prefetture sono tutti segnalati e pianificati con segnaletica fissa per convogliare il traffico delle persone in panico e dei soccorsi in caso di post sisma.
I cittadini sono organizzati per aerea abitativa ed in caso di evento catastrofico, sanno senza aspettare i soccorsi dove si devono raggruppare (piazza, parco o scuola) ed attendere istruzioni. Nulla é lasciato al caso, anzi nelle grandi città la “carpa/pesce gatto” indica quali siano le grandi arterie che sono chiudili in pochi minuti con possibilità di confluire il flusso emergenze.
nelle agenzie immobiliari giapponese, per appartamenti in palazzina esiste una sezione di vendita (obbligatoria per legge) che spiega gli accorgimenti antisismici obbligatori che equipaggiano il palazzo. Da qualche anno per esempio alcuni palazzi basano i pilastri portanti su sfere di cemento all'interno di cilindri di cemento, che in caso di terremoto fanno muovere il palazzo in movimenti circolari i quali spezzano l'urto del terremoto.
I negozi, gli uffici e molte abitazioni hanno incollate sulla porta di casa o sotto le scrivanie il famoso kit anti sisma che in casi emergenza trovandosi bloccati permette di sopravvivere alcuni giorni aspettando i soccorsi (torce a carica, radio a carica, garze cerotti, acqua, barrette energetiche, fischietto etc) .
Le scuole, gli uffici etc seguono ciclicamente percorsi ed addestramenti antisismici che senza alcun dubbio [dati alla mano] aumentano la possibilità di sopravvivenza all'ennesima potenza.
L'Italia come il Giappone è un Paese sismico, ma con un'organizzazione e un'attività di prevenzione completamente diversa, o meglio, quasi inesistente.
L'inchiesta ha come fine ultimo verificare e analizzare compiti e responsabilità della Commissione Grandi Rischi previste dal Decreto costitutivo. Vigilare sul lavoro svolto e valutare i benefici apportati alla collettività all'eventuale fine di riconsiderarne l'attendibilità e la struttura. La Commissione d'inchiesta ha il compito di verificare il lavoro svolto dalla Commissione Grandi Rischi anche a seguito della denuncia penale evidenziata in precedenza.
On. Augusto Di Stanisla

PROPOSTA DI INCHIESTA PARLAMENTARE
D'iniziativa del Deputato DI STANISLAO

ISTITUZIONE DI UNA COMMISSIONE PARLAMENTARE D'INCHIESTA SULL'ATTIVITA' DELLA COMMISSIONE NAZIONALE GRANDI RISCHI IN RELAZIONE AL SISMA DEL 6 APRILE 2009 IN ABRUZZO

Art.1
(Istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta sul'attività svolta dalla Commissione Nazionale Grandi Rischi)
1. Ai sensi dell'articolo 82 della Costituzione, è istituita una Commissione parlamentare d'inchiesta, di seguito denominata “Commissione”, al fine di verificare monitorare e valutare compiti e responsabilità della Commissione Nazionale Grandi Rischi in relazione al sisma del 6 Aprile 2009 avvenuto nella zona dell'aquilano, in Abruzzo.

Art.2
(Composizione e durata)
1. La Commissione è composta da dieci deputati, scelti dal Presidente della Camera dei deputati in proporzione al numero dei componenti i gruppi parlamentari, comunque assicurando la presenza di un rappresentante per ciascun gruppo parlamentare.
2. Il Presidente della Camera dei deputati, entro dieci giorni dalla nomina dei componenti, convoca la Commissione per la costituzione dell'ufficio di presidenza
3. La Commissione elegge al proprio interno l'ufficio di presidenza, composto dal presidente, da un vicepresidente, da un segretario.
4. La Commissione conclude i propri lavori entro 6 mesi , può essere prorogata una sola volta e per non più di tre mesi dal Presidente della Camera dei Deputati su motivata richiesta della commissione stessa;
5. La Commissione, entro venti giorni dalla conclusione dei suoi lavori, presenta all'Assemblea della Camera dei deputati la relazione finale sulle attività svolta e sui risultati dell'inchiesta

Art.3
(Compiti e Organizzazione)
1. La Commissione ha il compito di

a) Verificare il lavoro svolto dalla Commissione Nazionale Grandi Rischi in relazione alle 8 sezioni in cui si articola relativamente alle diverse calamità naturali
b) Verificare il lavoro svolto dalla Commissione Grandi Rischi in relazione alla Sez.I - Rischio Sismico, limitatamente all'evento sismico de L'Aquila
c) Verificare e valutare (prima, durante e dopo il terremoto del 6 Aprile 2009) la formulazione di pareri e proposte nei settori di rischio, l'organizzazione di particolari iniziative di studio e di approfondimento, eventuali ricognizioni e verifiche da parte della Commissione Nazionale Grandi Rischi
d) Verificare la frequenza di riunioni della Commissione Nazionale Grandi Rischi
e) Verificare le responsabilità della Commissione Grandi Rischi in relazione al terremoto del 6 Aprile 2009 a L'Aquila e anche al fine di valutare l'attendibilità della grave accusa penale formulata a suo carico
f) Verificare il rapporto tra la Commissione Nazionale Grandi Rischi e la Protezione Civile Nazionale in relazione agli indirizzi e alle scelte operate fino alla data del 6 Aprile 2009

2. Le attività e le funzioni della Commissione sono disciplinate da un Regolamento interno approvato dalla Commissione stessa prima dell'inizio di lavori
3. Per l'espletamento delle sue funzioni la Commissione fruisce di personale, locali e strumenti operativi messi a disposizione dal Presidente della Camera dei deputati.
4. Le spese per il funzionamento della Commissione, pari a 40.000 euro, sono poste a carico del bilancio interno alla Camera dei Deputati



Art. 4.
(Poteri e limiti della Commissione).
1. La Commissione procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell'autorità giudiziaria.
2. La Commissione può avvalersi dell'opera di esperti, agenti e ufficiali di polizia giudiziaria e di tutte le collaborazioni che ritiene necessarie.
3. La Commissione può richiedere copie di atti e documenti relativi a procedimenti e inchieste in corso presso l'autorità giudiziaria o altri organismi inquirenti.
4. La Commissione stabilisce quali atti e documenti non devono essere divulgati, anche in relazione a esigenze attinenti ad altre istruttorie o inchieste in corso.
5. Per il segreto d'ufficio, professionale e bancario si applicano le norme vigenti in materia. È sempre opponibile il segreto tra difensore e parte processuale nell'ambito del mandato.
6. Per il segreto di Stato si applica quanto previsto dalla legge 3 agosto 2007, n. 124.
7. Ferme restando le competenze dell'autorità giudiziaria, per le audizioni a testimonianza davanti alla Commissione si applicano le disposizioni degli articoli da 366 a 384-bis del codice penale.
8. La Commissione può avvalersi dei risultati di studi e di ricerche, nonché della collaborazione di enti e di soggetti pubblici e privati che operano nel settore oggetto dell'inchiesta parlamentare.

On. Augusto Di Stanislao