Terremoto. Il far west dei subappalti finisce in Parlamento

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Il “far west dei subappalti”, tutte i dubbi e le domande irrisolte poste dal giornalista Angelo Venti su Site.it e Left finiscono in Parlamento.

ABRUZZO. Il “far west dei subappalti”, tutte i dubbi e le domande irrisolte poste dal giornalista Angelo Venti su Site.it e Left finiscono in Parlamento. L'onorevole Laura Garavini, capogruppo Pd in Commissione parlamentare antimafia, è la prima firmataria di una interpellanza urgente e due interrogazioni parlamentari a risposta scritta, a cui si sono aggiunte le firme di una quarantina di altri deputati.
Come sottolinea lo stesso Venti pare che tra questi non ci sia nessun abruzzese. Una curiosità, nessuno di essi - pare - è
abruzzese. L' interpellanza urgente n. 2-00565 è stata presentata venerdì 11 dicembre 2009. In premessa si elencano una serie di atti e di notizie relative all'ordinanza del 12 novembre 2009 n. 3820 con cui il Dipartimento di protezione civile ha cancellato il “reato di subappalto non autorizzato“.
Nell'interpellanza si chiede al Presidente del consiglio e ai ministri dell'Interno e della Giustizia: «se l'articolo 2 comma 1 dell'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri del 12 novembre 2009 n. 3820 non costituisca un abuso del potere di ordinanza da parte del Dipartimento di protezione civile, vanificando gli accertamenti e le verifiche su almeno 132 subappalti sospetti e rendendo inutilizzabili le prove già raccolte da parte delle forze dell'ordine».
«Le due interrogazioni parlamentari, invece», racconta sempre Venti, «affrontano il problema dei forti ritardi nel fornire adeguati
strumenti di controllo e di trasparenza - pur previsti ad aprile nel Decreto Abruzzo - per la prevenzione delle infiltrazioni della criminalità organizzata negli interventi per l'emergenza e la ricostruzione delle zone terremotate, in particolare sui contratti pubblici e sui successivi subappalti per lavori, servizi e forniture». Nella prima interrogazione - la n. 4-05378 dell'11 dicembre si chiede al presidente del consiglio: «quali siano i provvedimenti sinora messi in atto e quali si intendano prendere nel prossimo futuro, per celermente costituire, presso il Prefetto di L'Aquila, l'anagrafe informatica di elenchi di fornitori e prestatori di servizi, non soggetti a rischio di inquinamento mafioso, cui possono rivolgersi gli esecutori dei lavori oggetto del decreto Abruzzo, in ossequio all'articolo 15, comma 5, di detto decreto. Se tale compito non costituisca, nonostante le difficoltà applicative, una priorità per il Governo, anche perché consentirebbe di completare il quadro già offerto dal sito della prefettura aquilana con il censimento delle ditte affidatarie dei lavori - invero di assai minore entità e rilevanza - in capo agli enti locali e al Provveditorato delle opere pubbliche (cosiddetta Operazione Fiducia)» Nell'ultima interrogazione, la n. 4-05377, in premessa si ricorda come il Decreto Abruzzo già ad aprile disponeva la costituzione di una «Sezione specializzata» del «Comitato di coordinamento per l'alta sorveglianza delle grandi opere» nonché la costituzione di un «Gruppo interforze centrale per l'emergenza e ricostruzione», il cosiddetto GICER. Ma si ricorda anche che il relativo decreto, emanato solo il 3 settembre, a metà ottobre giaceva ancora presso la Corte dei Conti per la registrazione, che lo stesso ancora non risulta pubblicato sulla Gazzetta ufficiale e che dei due organismi non vi è traccia nei siti internet del Ministero dell'interno e della prefettura di L'Aquila. L'interrogazione conclude chiedendo al Ministro dell'Interno:«se detti organismi si siano effettivamente insediati e siano stati convenientemente provvisti di personale, mezzi e strutture in grado di renderli operativi ed efficienti per il contrasto ai paventati e allarmanti fenomeni di infiltrazione che sono istituzionalmente chiamati a combattere ».
«Siamo curiosi di conoscere le risposte, se mai arriveranno», commenta Venti. «Su questi temi, come site.it, abbiamo scritto per mesi senza ricevere nessuna risposta, se non un irrituale comunicato in cui la prefettura ci accusava di ''mettere comunque in evidenza fatti e situazioni non veritiere e quindi destabilizzanti per l'informazione corretta dell'opinione pubblica''. Comunicato, per la verità, in cui il Prefetto Franco Gabrielli invece di smentire le notizie contenute nell'articolo finiva per confermarle. Ora - con queste interrogazioni sottoscritte da decine di deputati - a rispondere in Parlamento alle stesse domande sono chiamati il Presidente del consiglio, il Ministro dell'Interno e il Ministro di Giustizia».

17/12/2009 11.31