Vittime terremoto: «no al disegno di legge per il processo breve»

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. I familiari della vittime della Casa dello Studente si mobilitano contro il disegno di legge sul ''processo breve''. «Dobbiamo sapere chi ha ucciso i nostri figli»
Se domani sarà l'ottavo mese dalla tragedia e si aspetta di conoscere ancora chi siano i responsabili dei crolli dei palazzi dove sono morte 309 persone, i familiari delle vittime chiedono a tutti gli aquilani «di opporsi ad una legge che vanificherebbe il diritto alla chiarezza e alla giustizia; un diritto che ci riguarda tutti e la cui salvaguardia è l'unico strumento che abbiamo a disposizione per scongiurare il ripetersi di tragedie come quelle che L'Aquila ha vissuto e subito nella notte del 6 aprile».
«Il processo va misurato con una clessidra che non insabbi», ha commentato Alessandro Bergonzoni, scrittore e comico bolognese. Anche lui ha voluto aderire all'appello che Roberto Saviano ha rivolto al presidente del Consiglio affinché ritiri il ddl sul processo breve. Appello pubblicato sul sito di Repubblica che ha già raccolto l'adesione di oltre cinquecentomila persone. «Se venisse approvata questa norma molti processi verrebbero falcidiati», ricorda il comitato dei familiari.
«Così accadrebbe per inchieste complesse come quelle per il crollo della Casa dello Studente de L'Aquila e del Convitto Nazionale, ma anche per i crolli di altri numerosissimi palazzi, tomba di decine e decine di persone, rispetto ai quali devono ancora prendere avvio le inchieste».
Si indaga, per i primi due crolli, per omicidio e disastro colposo, reati puniti dal codice con una pena inferiore a dieci anni.
«In questo modo», ricordano i parenti delle vittime, « le inchieste rientrerebbero nel ddl sul processo breve e sarebbero destinate a perdersi per strada. Il risultato? Resterebbero impuniti i colpevoli e coloro che sono stati colpiti da lutti strazianti e immedicabili non avranno più giustizia.
Fissare tempi contingentati per celebrare le cause, senza fornire strumenti e risorse alle procure significa condannare alla prescrizione processi importanti. La lunghezza dei processi va imputata sia alla mancanza di risorse per poterli celebrare in maniera più efficiente, sia alla mancanza di una legislazione che possa realmente snellirli».
E' di questi giorni la notizia di un provvedimento del Ministro Alfano circa tagli sul personale giudiziario che andranno ad interessare in maniera rilevante anche il tribunale dell'Aquila.
«Che senso ha una scelta del genere», si domandano i parenti delle vittime, «specie per quanto riguarda la Procura dell'Aquila, che sta affrontando una enorme mole di lavoro in un contesto di assoluta criticità? Come si pensa di accelerare l'iter dei processi se si riducono risorse umane?
Chiediamo alle cittadine e ai cittadini dell'Aquila, e a tutti coloro che nel nostro Paese hanno a cuore la giustizia, di mobilitarsi e di essere al nostro fianco affinché venga scongiurata quella che l'Associazione Nazionale Magistrati ha definito ''una tragedia per il mondo del diritto''»
Le adesioni si possono inviare anche all'indirizzo di posta elettronica:
antoniettacentofanti@libero.it

05/12/2009 10.38