Appalti e ricostruzione: «non c’è trasparenza: questi sono i risultati»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Ricostruzione e malaffare. Ricostruzione e criminalità organizzata. Il primo grido di allarme è stato lanciato dalle agenzie di stampa nella primissima mattinata del 6 aprile 2009.
Da allora il sospetto ha accompagnato ogni giorno della delicata fase di emergenza post sisma.
Un sospetto pesantissimo che ha invaso le coscienze di tutti i cittadini abruzzesi e non. Gli amministratori invece hanno fatto finta di nulla e non si sono mai curati di attivarsi per arginare gli scandali presenti e futuri.
A parole tutti si sono dimostrati pronti a rassicurare: dalla procura, alla protezione civile a Gianni Chiodi che ha spiegato che «la mafia non esiste in Abruzzo ed è una invenzione dei giornali».
Molto spesso però il sospetto di attività illecite compiute anche facilmente senza gare pubbliche ha dovuto lasciare il passo alle certezze.
All'inizio fu lo scandalo per lo smaltimento delle macerie con il tentativo di un appalto (poi ritirato) del Comune dell'Aquila tra le polemiche (né è nata una inchiesta di cui non si sa ancora nulla), poi vi furono gli allarmi di alcune ditte legate alla mafia siciliana e a Ciancimino, poi vi fu l'allontanamento di una ditta vicina ai Casalesi, e poi altre cinque sotto osservazione e poi tante incongruenze e stranezze come la presenza di personaggi già al centro di inchieste o sospetti per i loro trascorsi a sovrintendere che tutto si svolgesse regolarmente.
Sugli appalti milionari gestiti dalla Protezione civile occorrerebbe un controllo approfondito e diffuso che finora non c'è stato anche se Bertolaso&Co continuano a far credere che una lista con i nomi di aziende sia “trasparenza”.
Questo quotidiano lo ha ripetuto svariate volte che la trasparenza sul web era l'unica cosa possibile per attuare un vero controllo.
Inoltre non pare cosa facile avere la “vera” documentazione dei diversi appalti e comunque si tratterebbe di un lavoro enorme. E' tra quelle carte che si potrebbero capire moltissime cose ma tra le opzioni della Protezione civile non vi è quella di consegnare le carte.
Di solito si preferisce liquidare tutto con «abbiamo pubblicato sul sito».
Chissà quale altro scandalo ancora bisogna attendere per avere il diritto sacrosanto di sapere.

COSTANTINI: «SOMMERSO GIGANTESCO»


«C'e' un 'sommerso' gigantesco che ruota attorno alla gestione dei fondi per l'emergenza a L'Aquila, agli appalti, agli incarichi, che il PdL nazionale e regionale non hanno voluto far emergere», sostiene Carlo Costantini (Idv)
«Brunetta - aggiunge Costantini - aveva assicurato che tutte le informazioni sarebbero state pubblicate su un sito on line, ma al di fuori dei pochi e insufficienti dati pubblicati sul sito della Protezione Civile, affidamenti con le procedure della 'somma urgenza' continuano a imperversare a L'Aquila: affidamenti che derogano da tutte le normative sugli appalti nazionali e comunitarie, basati su ordinanze che resistono per certi versi anche ai controlli della Corte dei Conti, in un contesto di vera e propria sospensione dello 'Stato di diritto'. In questo contesto, a un osservatorio sulla trasparenza gestito dai politici, avanzata dal Partito Democratico - prosegue Costantini -, ho sempre preferito un osservatorio gestito da milioni di cittadini, da realizzare attraverso la semplice immissione sulla rete di tutte le informazioni relative alla gestione dei fondi relativi all'emergenza e alla ricostruzione. Quel che e' certo, pero', e' che il tentativo di determinare a tavolino gli esiti di un appalto (tentativo che avrebbe portato agli arresti di questa mattina), non solo non mi sorprende, ma al contrario mi sembra del tutto compatibile con un sistema che sembra costruito appositamente per sospendere per un periodo di tempo ormai indefinito le regole del gioco».

L'OSSERVATORIO DEL PD

Il Pd dal canto suo continua a premere sull'osservatorio sulla trasparenza.
«L'osservatorio- spiega il Capogruppo del PD Camillo D'Alessandro - raccoglierà tutti i dati sulla ricostruzione e svelerà la così detta filiera: dall'appalto, agli aggiudicatari, agli eventuali sub-appaltatori, fino all'ultimo dei fornitori di prestazioni, indicando sede legale ed operativa delle imprese. Il tutto dovrà essere pubblicato sul sito della Regione Abruzzo, in modo che chiunque, cliccando sulla singola opera potrà verificare chi ci lavora ed a quali prezzi».
Sulla trasparenza batte anche il consigliere di Rifondazione comunista, Maurizio Acerbo.
«Gli arresti di oggi confermano che c'è bisogno del massimo di trasparenza sulla ricostruzione. Quella che finora non c'è stata con la scusa dell'emergenza. I due arrestati sono noti esponenti del centrodestra abruzzese», ha ricordato Acerbo, «vale per loro, come per tutti, la presunzione di innocenza, ma è indubbio che emerge per l'ennesima volta il carattere bipartisan dell'intreccio politica-affari che Rifondazione ha sempre denunciato in Abruzzo. Questa volta il Pdl non potrà gridare contro le toghe rosse perchè in Abruzzo ad indagare suoi esponenti (da Aracu a Mileti) è la stessa Procura di Pescara che ha posto agli arresti big del Pd come Del Turco e D'Alfonso».
Un problema c'è e da sempre è quello della mancanza di trasparenza, chiara, ferma, costante volontà di ogni amministratore giunto al posto di comando.
Chiodi non ha invertito la rotta.
 
23/11/2009 20.12.46

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