Conservatorio giapponese, «così si sono fatti scappare la super opportunità»

Alessandro Biancardi

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Conservatorio giapponese, «così si sono fatti scappare la super opportunità»
LA VIDEOINTERVISTA. L’AQUILA. Il progetto del Conservatorio offerto dall’architetto giapponese Shigeru Ban e poi bloccato dalla Protezione civile continua a far discutere.

Se ne parla anche sui giornali d'oltre oceano e nei giorni scorsi si è paventato il rischio di possibili frizioni fra Governo italiano e giapponese per una “scortesia” non digerita ancora del tutto. Un incontro chiarificatore di recente sarebbe stato annullato e rinviato sine die.
Il progetto, come si ricorderà, in un primo momento era stato accolto di buon grado dall'Italia tanto che in una visita ufficiale dell'ex primo ministro Taro Aso era stata scattata una foto con il modellino dell'opera e il premier Silvio Berlusconi.
Poi qualcosa non ha funzionato. La Protezione civile ha avviato così una gara per oltre 5 mln di euro.
Oggi Aldo Benedetti, docente di Architettura alla Facoltà d'Ingegneria dell'Aquila ha ricostruito insieme all'architetto Gianluigi D'Angelo di www.channelbeta.net tutta la vicenda controversa e ancora poco chiara.
«Non abbiamo mai avuto controparti precise ma controparti sfuggenti», ricorda il professore che faceva parte del pool di esperti che avrebbe dovuto gestire l'intera operazione.
Le notizie su quello che sarebbe accaduto arrivavano solo «attraverso articoletti di giornali locali», che avevano molto il sapore di «avvertimenti trasversali».
Il progetto del Conservatorio di musica con annesso auditorium, era stato presentato a ridosso dell'evento sismico da Shigeru Ban dell'Università Keio e oggi per Benedetti è stata persa una grande occasione.

DAL GIAPPONE UN MESE DOPO IL SISMA

L'architetto arrivò a L'Aquila il 22 maggio e incontrò il prorettore vicario della Facoltà di Ingegneria dell'Aquila, Roberto Volpe, presso la sede di Coppito per esporre le proprie intenzioni in favore della città e dell'Ateneo attraverso la sua competenza nella progettazione e nella realizzazione di strutture edilizie in contesti segnati da eventi catastrofici di notevole rilevanza.
L'opera sarebbe stata realizzata con «materiali ecologici e reciclabili», ricorda oggi Benedetti.
Progetti simili nel mondo ce ne sono a decine e Shigeru Ban è solito proporre le sue creature su quelle aree del pianeta toccate da disastri.
Spesso si avvale anche «di una rete di architetti volontari per l'emergenza, mossi da spirito di natura solidaristica». Nessun guadagno nascosto, insomma, ma la volontà di partecipare alla ricostruzione di un paese martoriato.


A GIUGNO NASCE L'IDEA


«Fin dai primi giorni di giugno», ricorda ancora Benedetti, «l'opera cominciò a mettersi in moto grazie agli incontri tra il pool composto da docenti dell'università dell'Aquila, Genova e Perugia».
Si decise così che il conservatorio e l'auditorium avrebbe occupato in tutto 3mila 800 metri quadri a Pettino e l'edificio sarebbe stato composto su due piani: «una strutture per la didattica con 20-40 posti e l'auditorium di 605 posti».
Se quel progetto fosse andato in porto adesso sarebbe stato pronto per l'inaugurazione.
«Fin dal primo giorno il programma stabilito è apparso preciso e rapido», continua Benedetti, «l'inaugurazione si sarebbe tenuta in questo periodo, in coincidenza con l'inizio dell'anno accademico. A fine giugno avevamo pronta già l'ipotesi del progetto, a fine luglio sarebbe partito il cantiere, tutto agosto si sarebbe lavorato a ritmo serrato e a settembre sarebbe stato il momento delle rifiniture».
A ottobre e novembre solo piccoli ritocchi e via all'inaugurazione.

MA LA PROTEZIONE CIVILE BLOCCA TUTTO

«I costi erano contenuti», continua il docente, «e coperti da varie fonti: quella ufficiale del Governo giapponese che voleva partecipare alla ricostruzione della città ferita, più fonti di privati sollecitati da Shiguro Ban».
Benedetti spiega anche che la costruzione si sarebbe potuta realizzare anche in due tempi diversi: «in virtù della duplicità degli elementi da realizzare, ovvero il conservatorio e l'auditorium, avevamo considerato la possibilità di costruire in tempi diversi le due parti indipendenti».

Per Benedetti, inoltre, «alcuni costruttori si erano già dichiarati favorevoli a lavorare a prezzo di costo per essere compartecipi di questa esperienza umanitaria e benefica senza fine di lucro».
Inoltre all'iniziativa avrebbe preso parte anche una società abruzzese, la Didor Italia, di Torrevecchia Teatina, che aveva già partecipato anche ad alcuni incontri preliminari, ed è leader nella costruzione di tubi di cartone, e nella realizzazione di cassaforme per pilastri cilindrici, proprio uno degli elementi principali del progetto del maestro giapponese.
La Protezione Civile ha bocciato tutto e bloccato l'operazione sostenendo che non c'era la copertura finanziaria.
«Non c'è mai stato un no ufficiale da parte della Protezione civile», ricorda Benedetti, «e tutto il processo si è caratterizzato, fin dall'inizio, da contraddizioni enormi: c'è stata una sorta di indifferenza all'ipotesi anche da parte del sindaco Massimo Cialente, eppure il progetto era molto importante e non poteva lasciare indifferenti».
«Vista l'emergenza e la totale anarchia per questioni urbanistiche che regna in Abruzzo da dopo il sisma», continua il docente, «la Protezione civile ha preso le redini in mano e ha deciso di produrre tutto attraverso bandi d'appalto chiusi e rapidi, facendo in modo che venissero messe in evidenza tutte le condizioni di non realizzabilità, piuttosto che lavorare per il perseguimento dell'obiettivo».

Alle fine ha pensato tutto la Protezione Civile e il cantiere è attualmente in costruzione.
«Il progetto è stato mutilato e posto nella condizione di dover morire», ha chiuso con amarezza Benedetti.
Così il sogno giapponese è definitivamente naufragato.


a.l. 13/11/2009 10.31

[url=http://www.primadanoi.it/search.php?query=conservatorio+giapponese&action=results]LA STORIA DELLA SOLIDARIETA' RIFIUTATA[/url]

LA VIDEOINTERVISTA DI CHANNELBETA.NET









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