L'Aquila, «il disastro si poteva evitare. Allarme lanciato nel 1996»

Alessandro Biancardi

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LA VIDEOTESTIMONIANZA. ABRUZZO. La tragedia del 6 aprile si poteva evitare. I 317 morti per il terremoto potevano essere ancora vivi. Non sono parole dettate dal dolore ma fatti certificati da documenti, studi e articoli di giornale ingialliti nel tempo.
Come è possibile?
Lo ha spiegato il fisico Gaetano Di Luca intervistato dal blog di Beppe Grillo che 12 anni fa, grazie a una rete di monitoraggio sismico, denunciò l'estrema pericolosità di un terremoto per gli edifici della città de L'Aquila.
Lo studioso chiese anche di mettere in sicurezza le scuole e la Casa dello Studente. Già, proprio la Casa dello Studente, quell'enorme edificio crollato nella notte maledetta, dove hanno perso la vita otto studenti.
Ma Di Luca non venne ascoltato.
Anzi, prima fu contestato ufficialmente, quindi allontanato e la rete di rilevazione venne smantellata.

QUELLA STRANA ACCELERAZIONE NEL CENTRO DELL'AQUILA

Il fisico racconta precisamente i fatti, ricordando date e particolari.
Tutto ha inizio nel 96 dopo un terremoto di magnitudo 4 nella zona di Amatrice, Montereale, nel 20 ottobre 1996.
«Dopo questo terremoto», spiega a Grillo, «ci fu una registrazione nel centro storico dell'Aquila, vi era della strumentazione: gli accelerometri sono stazioni che registravano le accelerazioni del terreno e qua nasce una cosa strana, ossia la registrazione presentava un effetto di coda. Si vede l'arrivo del terremoto, l'onda più ampia, che è l'onda "S", quello che non doveva esserci è l'effetto di coda, una specie di risonanza a bassa frequenza, che continua per decine e decine di secondi. Il mio primo impulso è stato: “Oddio, questo strumento è rotto non ha una resistenza tale da permettergli lo smorzamento dell'oscillazione libera”. Ero convinto, vi giuro che ero convinto che lo strumento andasse rivisto e ricalibrato, che andasse corretto, in realtà mi sbagliavo. Mi sbagliavo, perché lo strumento funzionava benissimo e l'effetto di coda che faceva risuonare il centro storico dell'Aquila per decine di secondi, era un effetto reale: chiaramente le misure sono continuate, abbiamo una trentina abbondante di chilometri. Stiamo parlando di fine 96: allarmati - all'epoca collaboravo con alcuni colleghi dell'ex Servizio Sismico Nazionale - abbiamo deciso di migliorare la misura, mettendo altra strumentazione...»

TRE ANNI DOPO LA DECISIONE DI RENDERE PUBBLICO LO STRANO FENOMENO


Passano tre anni e dopo molto lavoro e qualche pubblicazione, racconta sempre De Luca, «decisi di rendere a livello di conferenza stampa, questa scoperta».
Il fisico ricorda anche che non c'era alcuna intenzione di allarmare la popolazione ma solo di far capire quello che stava accadendo.
«Quello che volevo fare», ricorda ancora, «era sì lanciare un sasso, ma non volevo nascondere la mano, nel senso che c'era una soluzione. Abbiamo la rassegna stampa che abbiamo visto dell'epoca»,
«Avevamo un grosso problema», ricorda ancora De Luca, «ossia il rischio sismico era elevato, ma questo ormai si sapeva, che l'Appennino centrale aquilano era a elevato rischio sismico, a quello si andava a sovrapporre un problema di amplificazione, attenzione: l'idea era: "Cominciamo a mettere in sicurezza quello che si può, un edificio all'anno, due, non so, quello che si può, prima si inizia e prima si finisce", perché non potevo sapere che, dopo dieci anni, ci sarebbe stata una scossa così violenta, avrebbe anche potuto avvenire tra altri dieci anni».

DOPO LA CONFERENZA STAMPA DE LUCA VIENE CACCIATO


«Il giorno stesso dell'uscita dei giornali», ricorda oggi De Luca, «a Roma già preparano la lettera».
Che lettera? «Una contestazione al dottor Gaetano De Luca. Il direttore non conosceva affatto quello che veramente avevo detto, perché lui addirittura parla di dichiarazioni riguardanti la sismicità del territorio, ma non ho mai parlato di sismicità del territorio, ho parlato di una cosa completamente diversa».
La sostanza di questa lettera era che De Luca non era autorizzato a rilasciare dichiarazioni.
«Io invece», continua il fisico nel racconto rilasciato a Grillo, «ero autorizzato e, soprattutto, stavo dicendo cose già pubblicate. Ma la cosa ancora più assurda è che lui mi diceva che dovevo operare una precisa smentita: come faccio a smentire delle cose che avevo già pubblicato a livello scientifico? Però sta di fatto che sono dovuto andare via, ho avuto problemi fino a arrivare al 2002, dopo il terremoto del Molise, in cui la rete regionale d'Abruzzo fu completamente smantellata e di fatto fu un dispetto».

IN ABRUZZO UN BUCO DI DATI

De Luca sostiene, infatti, che gli strumenti sono stati messi in un magazzino e che nella zona abruzzese c'è stato un buco di dati, se vogliamo, perché dalla fine del 2002 fino al 2005 non c'è stato un monitoraggio a scala locale.
Chi decise di smantellare la rete regionale?
«Il Servizio Sismico Nazionale», risponde De Luca.
Cosa si sarebbe potuto fare per evitare la tragedia? Anche su questo il fisico ha una risposta certa: «il centro storico dell'Aquila ''risuona'', ha questa peculiarità, che è un'aggravante micidiale, l'idea era quella di cominciare a mettere in sicurezza quello che si poteva, come le scuole. All'epoca del 99 c'erano un paio di scuole, qualche edificio pubblico, la Casa dello Studente: stiamo parlando di piccoli interventi, magari anche di importanza a livello di finanziamento, però uno non chiedeva tanti soldi subito, bastava cominciare un edificio l'anno e, in dieci anni, se ne facevano almeno dieci».
«Provo tanta amarezza e basta», chiude lo studioso. «Continuo a non trovare risposte alle mie domande, del perché mi è successo questo o del perché sono stato contestato, non lo so».

11/11/2009 10.19





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