Inchiesta crolli, Rossini: «confermate le ipotesi accusatorie»

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. Se nei giorni scorsi i primi indagati sono sfilati in procura e hanno rigettato ogni accusa il procuratore Alfredo Rossini va per la sua strada: «a nostro avviso sono confermate le ipotesi accusatorie».



Sarà una battaglia aspra quella della difesa e dell'accusa nell'ambito del futuro processo che dovrà stabilire le responsabilità dei crolli avvenuti a seguito del terremoto del 6 aprile scorso.
Nei giorni scorsi i primi indagati si sono presentati dal pm Picuti, titolare dell'inchiesta.
La linea difensiva è stata comune per tutti e tutti hanno respinto al mittente ogni addebito.
Il procuratore però ha assicurato che dagli interrogatori «non abbiamo avuto la sensazione, per ora, che le persone non c'entrino. Certo si vedrà nei processi: se ci saremo sbagliati, gli indagati saranno assolti, se no condannati. Noi siamo pronti, abbiamo il nostro materiale, gli indagati e gli indagati il loro».
La scorsa settimana ci sono stati complessivamente nove interrogatori: due per il filone di inchiesta sul crollo del Convitto nazionale, dove sono morti otto giovani, sette per quello sul crollo della Casa dello studente, uno dei simboli del sisma del 6 aprile con otto giovani scomparsi.
Per quest'ultimo caso, gli inviti a comparire erano nove, ma due, tra cui il progettista dell'opera risalente al 1965, l'ingegnere Claudio Botta, 89 anni, non si è presentato per motivi di salute. Complessivamente, gli avvisi di garanzia per il primi tre filoni d'inchiesta, oltre alla Casa dello studente e il Convitto nazionale, il crollo della sede della facoltà di ingegneria a Roio, sono 26, rispettivamente 15, 2 e 9. Per la casa dello studente, ci sono anche 4 provvedimenti inviati agli eredi per conto di persone defunte, tra cui il proprietario, il costruttore e due tecnici.
Il programma degli interrogatori si concluderà in questa settimana: giovedì sarà il turno del direttore della casa dello studente, Luca Valente, del presidente dimissionario, Luca D'Innocenzo, che si è dimesso anche da assessore al comune dell'Aquila, considerati dalla Procura pedine importanti.
Il 6 e il 7 sarà la volta degli indagati per la sede di ingegneria, dove non ci sono stati morti, accusati di disastro colposo.
«Non sono la persona che cerca di affossare il contraddittorio, nel caso di specie l'indagato. – ha continua il procuratore Rossini -. Si fa male chi respinge le accuse, puntiamo al dialogo, quindi, se un indagato non è coinvolto può spiegare e si arriverà all'archiviazione».
Il procuratore ha ricordato anche «che molte persone parlano, alcuni avvocati hanno approvato i nostri discorsi, molti non parlano», ma che l'aspetto fondamentale è «che noi vogliamo far sapere la verità, senza esagerare e senza persecuzioni».
«E' una indagine che tira in ballo la pelle della gente, il sangue, i lutti, in questi processi non si può scherzare», ha chiuso.

03/11/2009 12.05