Inchiesta crolli, 10 esposti sul mancato allarme

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. Cominceranno dopodomani gli interrogatori dei primi 26 indagati nell’inchiesta sui crolli dell’Aquila che devono rispondere di omicidio colposo, disastro colposo e lesioni. Va avanti anche il filone di indagine sul mancato allarme.
Si comincerà venerdì e si andrà avanti anche sabato: le prime 13 persone indagate per i filoni della casa dello studente e del convitto nazionale sfileranno in procura davanti ai magistrati e per la prima volta potranno rispondere alle accuse mosse dagli inquirenti, spiegare circostanze, mostrare documenti per chiarire la propria posizione. Il 5 novembre toccherà a tutti gli altri.
Secondo quanto si è appreso da fonti di agenzia uno degli indagati della casa dello studente, l'ingegnere e progettista dell'opera, Claudio Botta, 89 anni, potrebbe non presentarsi davanti ai magistrati per le momentanee cattive condizioni di salute.
Altri provvedimenti per ulteriori acquisizioni stanno per essere disposti e si continua quotidianamente a lavorare a ritmo serrato.
Intanto vanno avanti nell'edificio di via XX settembre 123, quasi completamente crollato, nel quale ci sono state numerose vittime, i sopralluoghi da parte dei consulenti nominati dalla procura e dagli uomini dell'interforze della polizia giudiziaria, accompagnati dai vigili del fuoco.
Come ha ripetuto più volte il procuratore Rossini, infatti, la priorità viene data a quegli edifici dove è stato registrato un elevato numero di morti.
Ma al tempo stesso la procura si sta muovendo sul mancato allarme da parte delle istituzioni nelle settimane che hanno preceduto la drammatica scossa del 6 aprile scorso. Un filone interessante, sollecitato con forza dagli stessi aquilani.
I magistrati hanno già aperto un filone di inchiesta e sarebbero dieci gli esposti presentati ai magistrati per verificare se i messaggi rassicuranti inviati alla popolazione da parte di esperti ed istituzioni competenti tesi ad escludere una scossa forte non abbiano indotto le persone a non prendere precauzioni.
In particolare, nelle denunce si menziona la riunione della Commissione Grandi Rischi del 31 marzo scorso, appena cinque giorni prima del drammatico terremoto, al termine della quale tutti i partecipanti invitarono la gente a stare tranquilla.
Gli esposti in questione seguono quello che di fatto ha portato all'apertura del filone nella maxi inchiesta sul terremoto che vede tra i primi firmatari l'avvocato aquilano Antonio Valentini. Secondo quanto si è appreso, molti cittadini hanno apposto la firma anche a questa denuncia.
Il proliferare di esposti potrebbe segnare un'accelerazione su questo filone, sul quale il procuratore capo, Alfredo Rossini, ha rinviato gli sviluppi a dopo l'emissione di avvisi di garanzia sui crolli più gravi e significativi.
D'altra parte, la procura della Repubblica dell'Aquila ha fatto acquisire studi di ingegneria sismica con riferimento allo stato della ricerca sulle previsioni dei terremoti, per approfondire le indagini: tra gli estensori degli studi anche Enzo Boschi, presidente dell'Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia, che fa parte della Commissione Grandi Rischi.

29/10/2009 9.31

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