Asl L’Aquila, «dal commissario nessuna risposta mentre la città aspetta»

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. «Nessun confronto è stato possibile fino ad oggi con il Commissario della Asl dell’Aquila, nonostante una nostra richiesta di convocazione alla quale non abbiamo avuto risposta».

La denuncia arriva dal segretario provinciale Cgil, Dario Angelucci, e dal segretario aziendale Anna Rita Gabriele che parlano di «fatto assolutamente negativo», perché «vorremmo sapere con quale modalità si vuole attuare il mandato che la Regione ha affidato allo stesso Commissario».
Qualunque iniziativa, ricordano Angelucci e Gabriele, «va condivisa con le parti sociali e con la popolazione, e se si vuole procedere alla Asl unica bisogna verificare le possibilità in campo senza pregiudizi ma nella chiarezza delle posizioni. L'Aquila ha bisogno di certezze e di servizi adeguati, non possiamo far finta che i problemi non esistano».
Il sisma del 6 aprile ha reso inagibile gran parte dell'ospedale, Sanatrix, Gignano e San Stefar non sono operative e la Rsa di Montereale è chiusa per ristrutturazione, senza una data certa di riapertura.
Il 31 dicembre inoltre scadrà anche la cassa integrazione per i lavoratori della sanità privata e delle cooperative, dopo di che quale sarà il futuro della sanità aquilana?
I primi due mesi dopo il terremoto sono stati gestiti dall'ospedale da campo fornito dalla Regione Marche.
Successivamente i posti letto, circa un centinaio, sono stati messi soprattutto nella struttura ospedaliera mobile del G8, solo in minima parte funzionano nella struttura muraria poco danneggiata, resa agibile con lavori di consolidamento.
E' ovvio che tali posti non sono in grado di soddisfare le esigenze degli utenti, che nell'ultimo mese sono aumentate in coincidenza con l'apertura delle scuole, l'assegnazione delle case antisismiche e la non trascurabile presenza di personale occupato nella realizzazione del Progetto CASE e nella ricostruzione.
A ciò va aggiunto che il San Salvatore è l'unico presidio ospedaliero dell'Aquila dove è attiva una sola sala operatoria adibita alle urgenze, e che i posti letto "affittati" presso la clinica Villa Letizia non possono essere occupati da pazienti affetti da patologie acute non essendoci reparto di Rianimazione e Terapia Intensiva né di Pronto Soccorso, ma possono essere utilizzati per pazienti cronici e per la chirurgia di elezione.
Da non dimenticare poi il danno provocato alla clinica Sanatrix, per cui i pazienti che si rivolgevano a tale struttura per i ricoveri, le indagini diagnostiche e le visite specialistiche gravano su quello che offre attualmente l'ospedale aquilano.
«Allo stato attuale», continuano Angelucci e Gabriele, «alcuni servizi di radiodiagnostica, per esempio la Risonanza Magnetica, non eseguono prestazioni esterne, ma solo urgenze di pronto soccorso e di reparto, il laboratorio analisi inoltre non esegue indagini batteriologiche, le consulenze oculistiche di pronto soccorso sono ancora effettuate presso il container mobile di fronte l'obitorio. Alcuni reparti ospitano diversi "pazienti poggiati" di altri reparti al fine di evitare costosi trasferimenti in altri presidi anche di regioni diverse. L'obbligo di mantenere le porte aperte, per ovvi motivi di sicurezza legati al sisma, non permette ancora i ricoveri psichiatrici effettuati attraverso Tso, per cui tali pazienti vengono trasferiti in altri presidi specialistici».
Tutti problemi in attesa di una soluzione, che tarda a venire.

27/10/2009 9.04