Governance post terremoto, Cna: «incomprensibile la nomina di Fontana»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Scardecchia: «umiliate le professionalità locali, Chiodi ripensi alla sua scelta».

«Nulla da dire sulla qualità del personaggio, ma troviamo discutibile che in una commissione cui spettano compiti delicati nel processo di ricostruzione del capoluogo, venga inserito un rappresentante che è espressione di una sola sigla del mondo delle imprese di costruzioni, l'Ance. E perdipiù nazionale».
Lo afferma il responsabile regionale di Cna Costruzioni, Federico Scardecchia, in relazione all'annunciata nomina del direttore generale dell'Associazione delle imprese di costruzioni di Confindustria, l'ingegner Gaetano Fontana, all'interno della “missione tecnica”.
Il ruolo, affidato dal presidente della Regione, Gianni Chiodi, sarà quello di sovrintendere ai processi di ricostruzione post-sisma.
Una funzione delicatissima, visto che l'organismo, in tandem con il Provveditorato alle Opere pubbliche, prenderà di fatto le funzioni fin qui esercitate dalla Protezione civile.
Secondo l'associazione delle piccole imprese edili aderenti alla Cna abruzzese, «mentre si invoca da più parti il coinvolgimento del sistema delle imprese locali per questa seconda e più decisiva fase di ricostruzione, si insiste invece nel voler percorrere la strada opposta e sbagliata, come avvenuto già per il progetto C.a.s.e.: ovvero, indicare interlocutori nazionali. La scelta dovrebbe invece cadere su un tecnico abruzzese dall'elevata qualità e indipendente rispetto al mondo delle imprese e delle loro organizzazioni».
«La nostra posizione – conclude Scardecchia – trova il consenso di numerose imprese edili regionali, anche di rilevanti dimensioni e capacità tecniche, che ci hanno manifestato analoga preoccupazione. Crediamo dunque che il presidente Chiodi debba ripensare alla scelta fatta, favorendo il coinvolgimento diretto delle professionalità e delle competenze locali, molte delle quali si sono distinte negli anni passati nelle attività di ricostruzione post-terremoto di Marche e Umbria. E che ora, quasi paradossalmente, si vedrebbero tagliar fuori nelle propria regione».
21/10/2009 13.12