Terremoto. Boschi (Ingv): «quattro zone silenziose da troppo tempo»

Alessandro Biancardi

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SULMONA. Ci sono zone più a rischio sismiche di altre ma la scienza oggi non può dire quando avverrà un terremoto. Lo ha ribadito ieri il presidente dell’Ingv, Enzo Boschi in un incontro a Sulmona.

Fin dalle prime ore dopo il sisma del 6 aprile scorso gli studiosi hanno ribadito che è impossibile prevedere un terremoto.
E' stato duro nei mesi scorsi lo scontro con il ricercatore Giampaolo Giuliani che con le rilevazioni del gas radon sostiene che si possa prevedere una scossa.
Una posizione mai accettata dall'istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia o dalla Protezione Civile che denunciò Giuliani per procurato allarme quando annunciò possibili forti scosse.
Boschi però oggi fa sapere di aver invitato Giuliani a un incontro per capire le sue teorie e i suoi studi, senza però aver mai ricevuto risposta.
Insomma, forse anche la “scienza ufficiale” avrebbe voluto approfondire o comprendere meglio gli strumenti dell'uomo che prevede i terremoti.
«E' scientificamente provato che la produzione di particolari fenomeni o di gas, come il radon, non sempre si concludono con un evento sismico - ha aggiunto Boschi -, annunciare un terremoto oggi, un altro domani e un altro ancora tra sei mesi è facile. E può darsi che alla fine uno ci azzecca pure. Al momento nessuno è in grado di fare previsioni sistematiche, forse sarà possibile tra qualche secolo».
Ma il presidente dell'Ingv ha ammesso che è però possibile indicare le zone più a rischio rispetto ad altre, cosa che lui stesso cominciò a fare quindici anni fa, quando furono individuate le zone d'Italia ad altissimo rischio sismico.
«Quattro zone da troppo tempo non soggette a movimenti sismici», ha aggiunto, tra queste l'Appennino centrale tra Rieti e Sulmona, con un potenziale superiore a 6.5 Richter.
La mappa di queste zone fu pubblicata sul Corriere della Sera nel settembre del 1999: vi figuravano l'Appennino Centro-settentrionale tra il Casentino e Città di Castello (Perugia); l'Arco Calabro settentrionale tra Castrovillari e Cosenza e la Sicilia orientale nella Val di Noto.
Oltre a queste zone venivano indicate probabili lacune nella Costiera adriatica, tra Marche e Romagna e nell'Appennino Centro-meridionale, nel Sannio.
«Sappiamo che oltre il 40 % del territorio e' considerato a rischio e oltre il 60 % degli edifici e' giudicato inadeguato», disse allora il professor Franco Barberi, sottosegretario alla protezione Civile. «Il quadro e' preoccupante - osservò Barberi - e l' unico modo per difendersi e' attuare una politica di prevenzione consistente nell' adeguamento edilizio».
«In quell'anno è stato fatto anche un censimento degli edifici pubblici a rischio - ha proseguito Boschi -, quello che meraviglia è che nessuno abbia fatto nulla. Una situazione che sta diventando grottesca. Sappiamo tutto e conosciamo le zone a rischio, ma non si fa nulla per evitare che gli edifici crollino. Ora basta: se ci sono edifici a rischio vanno chiusi».
Il presidente ha sottolineato come la questione della fortificazione dei centri storici e del patrimonio immobiliare storico culturale è enorme: «in America e in Giappone non hanno questo problema. Ma io dico che con un piano a lunga scadenza anche i centri storici possono essere consolidati. In che modo dovranno deciderlo gli esperti urbanistici, io mi occupo solo di sismologia».
Al presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, Boschi ha detto di aver suggerito di realizzare una struttura per lo studio degli eventi sismici con sede all'Aquila o a Sulmona.
«So che in questo momento le priorità sono altre - ha detto -, ma avere sul posto scienziati che studiano quotidianamente i movimenti del sottosuolo è di fondamentale importanza».
«Con gli edifici adeguati il terremoto non fa paura - ha concluso Boschi -. Su questo fronte possiamo fare ben poco: noi facciamo l'analisi di quanto succede, le scelte politiche spettano ad altri. So solo che se fossi venuto un anno fa a parlare di terremoto nessuno mi avrebbe ascoltato. E sono convinto che tra sei mesi accadrà la stessa cosa, finché non si verificherà un nuovo evento sismico disastroso».


23/09/2009 9.33