Requisizione case sfitte, 1.200 lettere pronte per partire

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. Partiranno oggi le lettere, in cantiere ce ne sono 1.200, per la requisizione degli alloggi non occupati che dovranno essere messi a disposizione degli sfollati. * «NOI DA QUI NON CE NE ANDIAMO», LA PROTESTA DEGLI SFOLLATI DI SAN GREGORIO



Una misura necessaria, hanno spiegato nei giorni scorsi la Protezione civile e il prefetto dell'Aquila, per consentire a tutti gli sfollati di avere un tetto sulla testa entro Natale.
«Il numero delle case agibili - ha detto Gabrielli - risultano da accertamenti eseguiti dalla Guardia di Finanza, bisogna vedere se le case sono allocate perchè noi non andremo a togliere le persone ma verificheremo chi sta dentro».
I controlli saranno minuziosi e la volontà è quella di punire chi ha fatto dichiarazioni false o chi ha intenzione di speculare sulla tragedia degli sfollati per fare soldi.
«Un giorno - ha raccontato il Prefetto - stavo con mia moglie mangiando una pizza e in un tavolo vicino c'erano delle persone che raccontavano come un loro amico che aveva diversi appartamenti, stava cercando di eludere gli interventi con il sistema del comodato d'uso, verificheremo».
Per il momento dalla prefettura si stanno acquisendo tutti i dati degli alloggi, poi i proprietari degli immobili si vedranno recapitare l'invito a presentarsi per la requisizione.
Se il proprietario, alla presenza della forza pubblica, di un rappresentante dell'Agenzia del territorio e della società che gestirà gli appartamenti per conto della Protezione civile, aprirà l'immobile e consegnerà le chiavi bene, «altrimenti», ha spiegato Gabrielli, «noi procederemo con la forza, l'ordinanza ce lo consente».
L'addetto dell'Agenzia del territorio verificherà lo stato dei luoghi e alla presenza del proprietario si perfezionerà l'atto.
Da quel momento l'appartamento è requisito dalla società che provvederà anche all'erogazione dell'indennizzo, che non è l'affitto al proprietario della casa, stabilito dall'Agenzia del territorio.
I contratti relativi alle utenze domestiche per acqua, energia elettrica e gas, delle abitazioni requisite, possono essere intestati agli assegnatari, anche senza il consenso dei titolari.

22/09/2009 9.38

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«NOI DA QUI NON CE NE ANDIAMO», LA PROTESTA DEGLI SFOLLATI DI SAN GREGORIO

L'AQUILA. Non si placano le proteste degli sfollati che in questi giorni dovranno lasciare le tende per andare a vivere in casette di legno o alberghi.
Per tutti la difficoltà maggiore è quella di allontanarsi dalla propria frazione. Spesso i nuovi alloggi vengono assegnati in località lontane dal comune d'origine o lontano dalla sede di lavoro.
Fatto sta che ieri gli sfollati di San Gregorio hanno parlato chiaro: «dalla frazione non ce ne andiamo», hanno detto, respingendo così qualsiasi ipotesi di trasferimento provvisorio, dopo la smobilitazione delle tende in attesa della consegna degli alloggi del piano Case.
Gli abitanti si sono riuniti ieri nella tendopoli dell'abitato per «inoltrare alcune richieste alla Protezione Civile prima dello smantellamento».
E quella che è andata in scena è stata una riunione dove tutti la pensavano alla stessa maniera.
Dall'incontro, infatti, è emerso, che «dopo quasi sei mesi in tendopoli, nessuno è disposto a lasciare la città - spiegano i residenti - altrimenti lo avrebbe fatto a suo tempo».
Gli sfollati della tendopoli hanno sottolineato la necessità di conoscere la propria destinazione provvisoria almeno dieci giorni prima, per potersi organizzare.
Pur apprezzando il fatto di aver ottenuto un alloggio nei Map, i moduli provvisori, o nell'ambito del progetto C.a.s.e., i residenti di San Gregorio chiedono alla Protezione Civile di individuare soluzioni fino alla consegna delle chiavi.
«Chiediamo - ha spiegato il delegato del sindaco per la frazione, Fabrizio Di Marco - con la massima urgenza i risultati dei carotaggi fatti al terreno nel territorio, visto che la maggior parte degli ospiti avevano un'abitazione nelle case comunali classificate B ed E».
Il capogruppo Idv in consiglio comunale ha denunciato una lentezza delle perizie per le case classificate B e C che dipenderebbe «non solo dalla complessità e dall'incertezza delle procedure, ma anche dai troppi impegni presi da tecnici e progettisti».
«Credo che tecnici e progettisti», ha detto Angelo Mancini, «abbiano preso una quantità di lavoro molto superiore alle loro potenzialità, e questo ha provocato gravi ritardi. E' uno dei motivi per cui molte famiglie che pensavano di tornare a casa tra novembre e dicembre saranno costrette a stare ancora fuori. Invito tutti a riflettere su questo».

22/09/2009 10.05