Smantellamento tendopoli, parte il braccio di ferro: «non sradicateci»

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Oggi, dunque, le prime consegne delle case per gli sfollati aquilani che non hanno più una casa.
I primi appartamenti realizzati in tempi record potranno essere abitati e ospiteranno in totale 4.500 aquilani entro la fine di dicembre.
Ma c'è anche chi una casa non riuscirà ad ottenerla e sarà così trasferito negli hotel (a breve tutte le tendopoli dovranno essere smantellate) o nelle case che la Protezione Civile sta requisendo. Questo perché dopo le proteste dei primi giorni anche la protezione civile ha confermato (ma solo a settembre) che le abitazioni non sarebbero state sufficienti per tutti.
Si è dovuto dunque varare piani di emergenza nell'emergenza.
Alcune soluzioni infatti sono state bocciate dagli aquilani poiché prevedono sistemazioni lontane dall'Aquila: questo implicherebbe spostamenti quotidiani e spese impreviste per raggiungere, per esempio, le zone di lavoro.
I più preoccupati sono gli anziani che vivono lo sradicamento dal proprio territorio sempre con molta difficoltà.
Poi ci sono gli aquilani che da mesi vivono nella tendopoli del "Globo" e che avvertono: «dalla nostra terra non andremo via».
«Da giorni - dicono in una lettera aperta - sentiamo di un imminente smantellamento del nostro campo».
Loro vogliono conoscere per tempo («almeno 15 giorni prima») la data di chiusura della tendopoli, la destinazione di ciascuno di loro e la durata della sistemazione momentanea.
«Sono informazioni minime necessarie per pianificare il nostro futuro a breve», dicono.
«Affinche' la nostra terra e comunita' possano rinascere - si legge nella nota - riteniamo che nessun cittadino debba essere costretto a trasferirsi in diverso territorio da quello di residenza».
Ed è proprio questo uno dei punti più difficili perchè per la Protezione Civile sembra quasi impossibile accontentare tutti.




Ognuno ha le proprie esigenze, le proprie abitudini che spesso mal si conciliano con l'urgenza dello smantellamento delle tendopoli o con la carenza di posti letto soprattutto per i residenti dell'Aquila. «Chiediamo misure concrete per il rilancio economico», continuano gli sfollati, «come per esempio la zona franca, lo stanziamento immediato di fondi adeguati per la ricostruzione che tuttora e' lentissima anche per gli edifici con lesioni meno gravi e inesistente nel centro storico».
Segue il 'monito': «avvertiamo le autorita' competenti che non permetteremo che nessun residente del campo venga trasferito fuori dal territorio. In questo tutto il campo e' solidale e determinato Chiediamo un incontro nel nostro campo con i rappresentanti delle istituzioni, a partire dal sindaco, e con la Protezione civile. Invitiamo tutti gli altri campi ad assumere la nostra stessa posizione ed a darci, all'occorrenza, reciproco mutuo soccorso»

15/09/2009 9.51