Ricostruzione e criminalità. Gabrielli:«non sono una bella addormentata»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2648

Ricostruzione e criminalità. Gabrielli:«non sono una bella addormentata»
L'AQUILA. La guardia è alta contro le infiltrazioni mafiose e soprattutto saranno gli aquilani a decidere cosa vorranno farne della loro città.
Parola del prefetto Franco Gabrielli, nominato subito dopo il terremoto del 6 aprile che è tornato a fare il punto della situazione su quello che si sta facendo in queste settimane e su quello che si dovrà fare nei prossimi anni.
Per il prefetto il rischio di infiltrazioni mafiose non è elevata proprio grazie ai massicci controlli che si stanno facendo in queste settimane e la revoca di due certificati antimafia a due aziende che lavoravano nell'ambito degli appalti «è fisiologica» visto il numero delle aziende, oltre ad essere indice di un buon controllo.
«L'importante - ha detto - non è che un'azienda risultata poi collusa partecipi ad una gara: la cosa più importante è che nessun centesimo vada ad un imprenditore colluso».
«Se una organizzazione criminale ha come unico esclusivo principale obiettivo di fare soldi», ha proseguito, «la realtà del post terremoto all'Aquila, è sicuramente una situazione estremamente favorevole. Ma da qui a dire che tutte le aziende che partecipano sono infiltrate e che alla fin fine l'infiltrazione è una condizione oggettiva presente ed assolutamente riscontrabile, credo che ce ne corra».
«Tutti noi - ha detto - siamo consapevoli del fatto che determinate situazioni possano realizzarsi e che l'unico vero modo corretto per farvi fronte è quello di tenere la guardia alta, di fare accertamenti, accessi nei cantieri, di vedere chi realmente sta nel cantiere perché un conto è la documentazione prodotta, un conto poi sono i soggetti che effettivamente operano all'interno cantiere. Questo senza timore di essere smentito, lo stiamo facendo, da questo punto di vista mi sento anche di rassicurare la collettivita».
Gabrielli ha respinto anche le accuse mosse da «una certa stampa» nelle ultime settimane: «mi si è tratteggiato quasi come una bella addormentata nel bosco», ha detto Gabrielli, «nel senso che mi sarei reso conto ad un certo punto risvegliandomi da un torpore, che c'era qualche cosa. Rispetto a questi signori, rivendico una storia professionale che forse anche per una forma di rispetto dovrebbe essere in qualche modo tenuta in considerazione nel momento in cui si esprimono alcuni giudizi».
E sul futuro? «Sono ottimista», ha detto ancora il prefetto, «sono convinto che l'Aquila sarà ricostruita, la gente deve avere fiducia nelle istituzioni ma anche fiducia in se stessa».

L'EMERGENZA E' FINITA

«Nessuno può amare L'Aquila come gli aquilani», ha continuato Gabrielli, «e mi auguro che gli aquilani quanto prima prendano coscienza che l'emergenza è finita, che lo straordinario sforzo della protezione civile è al termine e che devono prendere loro in mano la situazione. Questo percorso per certi aspetti più complicato e difficile, deve portare i cittadini a riappropriarsi del proprio territorio. Si è fatto uno straordinario lavoro che è nella natura delle cose e che è previsto dalla legge, su un terremoto che ha distrutto patrimonio artistico e abitativo e che ha sconquassato anche un tessuto sociale. Ma a fine anno la protezione civile lascerà il campo e gli aquilani farebbero bene a scaldarsi per essere pronti a riceve il testimone al top della condizione fisica, usando una espressione calcistica. Saranno loro gli artefici del loro destino e non potranno recriminare nulla»

«A RISCHIO L'IDENTITA' DELLA CITTA'»

E poi c'é l'aspetto più importante che è quello identitario che spesso è stato messo al centro del dibattito dei cittadini e dei vari comitati sorti spontaneamente: «il terremoto può produrre un danno ulteriore sulla identità di questa comunità - ha spiegato ancora -. Queste due partite, per certi aspetti, saranno forse più complicate di quelle di poter realizzare in tempi relativamente brevi una soluzione abitativa per tutti. Ed in tal senso, credo che se sul versante attività economiche, la città, la comunità, il territorio avranno ancora bisogno di aiuti dall'esterno, sul discorso identitario è tutta una partita interna».
Questo gli aquilani lo sanno benissimo.

14/09/2009 9.37